Photo London nel 2025 ha compiuto dieci anni. Un buon anniversario alla fiera londinese che si è dimostrata all’altezza delle aspettative, equilibrata ed elegante.
Alla Somerset House di Londra anche quest’anno è andata in scena la fotografia con la manifestazione fieristica Photo London. Diretta da Sophie Parker, ha accolto gallerie provenienti da tutto il mondo che hanno saputo raccontare qual è l’orientamento del linguaggio della fotografia, quindi in quale direzione si sta dirigendo e come dobbiamo guardarla. Facciamo insieme il punto della situazione.


Rappresenta una costante, sempre apprezzata, la presenza di fotografi storicizzati come Brassaï, Irving Penn, Sebastião Salgado e altri grandi autori ormai riconosciuti a livello mondiale. C’era insomma quella fotografia classica che amiamo tutti, in bianconero e a colori, e qualche preziosissimo vintage – come un Gustave Le Gray del 1840 coperto nelle ore più luminose della giornata perché rischiose per la stampa (infatti io l’ho visto come lo vedete voi nel mio scatto, coperta da un telo nero, salvo scoprirla un attimo), e un quadrittico esposto presso lo stand della Lee Miller Archives, stampato direttamente dalla fotografa e datato 1944.
Ho notato la significativa presenza di immagini dedicate alla vegetazione più varia, quindi fiori, alberi, interpretazioni cromatiche della natura, gigantografie e infiorescenze molto colorate e stilose, tanta attenzione a close-up di piante e fiori, il tutto realizzato non con approccio naturalistico ma autoriale, ovviamente.
La fotografia analogica era rappresentata da diverse gallerie che hanno esposto opere realizzate con antiche tecniche di stampa, da tecniche sperimentali o supporti insoliti che avvicinano la fotografia all’ibridazione dei linguaggi. Questa possibilità espressiva oggi appartiene serenamente al contesto fotografico, più di qualche anno fa quando si affacciavano sperimentatori spesso poco compresi che osavano mescolare i linguaggi.
Questo ambito da sempre attira la mia attenzione e mi fa piacere aver notato tanta aderenza a tale focus in questa edizione di Photo London. La presenza della fotografia sperimentale che torna al passato la leggo come un segnale di riflessione su ciò che ha costruito la fotografia come la conosciamo oggi – le origini – modalità e strumenti però utilizzati col desiderio di attualizzarne la rappresentazione, di parlare in modo moderno. Ossia con gli strumenti degli albori della fotografia parliamo di esigenze contemporanee.



Pur trattandosi di una fiera, quindi con il principale scopo di accogliere le esigenze dei collezionisti (leggi vendere le opere esposte), non sono mancati stand incentrati sulla denuncia ambientale, politica e sociale, così come situazioni più “light” dedicate al genere della fotografia fashion e alla ritrattistica.
Tanta attenzione (forse troppa?) in generale all’estetizzazione dei contenuti: siamo talmente abituati a nutrirci velocemente di immagini che senza un’estetica – passatemi il termine – “violenta” e pop, potrebbe risultare difficile soffermarsi il dovuto su un’immagine e quindi il rischio è che anche il miglior talento possa essere guardato con superficialità. Non so se sia la via giusta da percorrere, salvo usare la bellezza per attrarre “nell’immagine” con un contenuto altrettanto forte. Il valore della fotografia così si compie totalmente: estetica e contenuto insieme, et voilà.





In definitiva ho trovato questa fiera di un livello molto alto, rappresentativa del mondo della fotografia, anche se con tante gallerie londinesi e solamente due italiane, che vale la pena citare: la Podbielski Contemporary e la A.More gallery, entrambe con sede a Milano.
Una presenza speciale, fuori dal comune sicuramente per una fiera di fotografia, ma che ho apprezzato molto, è stata quella del celebre marchio K-Way® che ha presentato la mostra itinerante In Y/Our Life – The Hidden Side of Everyday Things, curata da Gianluigi Ricuperati.


L’esposizione presentava un’installazione multisensoriale della fotografa Serafi n Gerber e dell’artista olfattiva Francesca Casale, e un’installazione fotografica di Anastasia Pavlova che esplorava il modo in cui marchi iconici come Bic, Moleskine e Rollerblade sono diventati vere e proprie icone e parte della nostra vita quotidiana.



Oltre al padiglione centrale, la fiera si estendeva nelle tre “wings” laterali della Somerset e ai piani interrati dove trovavano spazio le case editrici, la sezione Discovery dedicata alle gallerie emergenti, la mostra Positions curata da Maria Sukkar, la Nikon School con le immagini vincitrici del Nikon Emerging Photographer of the Year, l’Hahnemühle Student Award, e la personale del fotografo americano Colin Dodgson, con una collezione di fotografie di viaggi realizzate a bordo di due treni letto, voluta e prodotta da Belmond, azienda inglese che opera nel settore turistico.
Inoltre, ho trascorso molto tempo all’interno della splendida mostra London Lives nella quale trenta artisti di spicco hanno celebrato con i loro scatti la straordinaria ricchezza del talento fotografico londinese.
In una sezione vi erano anche le immagini vincitrici del LensCulture New Discoveries, raccolte in una mostra collettiva che celebrava la ricchezza e la diversità della nuova fotografia contemporanea, presentando 68 fotografi pluripremiati provenienti da 24 Paesi.
In ultimo, nel pomeriggio di sabato 18 ho partecipato al talk organizzato dalla galleria Hilton Contemporary che ospitava un duetto d’eccezione: Paul Nicklen e Cristina Mittermeier che hanno parlato delle loro scelte fotografiche spesso coraggiose – come quella di lasciare volontariamente il National Geographic – e del loro impegno costante per la salvaguardia del pianeta.
In definitiva, gallerie storiche ed emergenti erano circondate da case editrici, immagini di giovani talenti, mostri sacri della fotografia e vincitori di premi. Passato e presente? Può darsi, perché ho trovato che, sebbene mancasse qualche presenza autorevole italiana, il vocabolario dell’immagine a Photo London sia stato servito in ogni sua forma, con eleganza e contemporaneità.
Aspettiamo quindi il futuro, anticipato forse da qualche proposta presente in fiera. Vedremo se fiorirà.


























