Ho recentemente recuperato tramite l’amico, collezionista e appassionato Nikon F Claudio Torrini un esemplare di questa fotocamera prodotto tra aprile e giugno del 1964, corredato del primo mirino esposimetrico Photomic, ancora con cellula di misurazione esterna, nella seconda versione con la lettura esposimetrica attivabile tramite pulsante di accensione e spegnimento.
Completa il set il 50 mm 1,4 Nikkor S anch’esso coevo al corpo macchina.

esemplare di Nikon F Photomic del 1964 oggetto di questo articolo
Non capita frequentemente di trovare esemplari che abbiano mantenuto, come in questo caso, i componenti di origine.
Come tutte le fotocamere modulari, anche Nikon F sconta la possibilità che negli anni mirini e ottiche che componevano il corredo iniziale, siano stati sostituiti con versioni aggiornate o semplicemente con pezzi funzionanti in caso di guasto degli originali.
Se dunque vi interessa verificare la coerenza delle parti di una Nikon F che possedete o che volete acquistare, la questione è meramente legata al puro piacere collezionistico, vi sono siti come quello del fotografo e collezionista svizzero Richard de Stoutz che forniscono una mappatura di dettaglio delle varie versioni di fotocamere ottiche ed accessori in grado di fugare ogni dubbio.
La Nikon F viene presentata nel 1959 fortemente voluta dall’importatore statunitense Joe Ehrenrich, il quale, dopo aver preso la rappresentanza americana di Nippon Kogaku nel 1954 e aver di molto favorito la diffusione dei modelli a telemetro della serie S, raccoglie nello stesso periodo le istanze provenienti dal mondo dei professionisti americani, con il quale mantiene un forte legame anche negli anni successivi, indirizzandole verso l’azienda giapponese per lo sviluppo di una nuova reflex.

fac simile risalente al 1967 del certificato di acquisto e garanzia di un corredo Nikon F importato negli Stati Uniti dalla Ehrenreich Photo Optical Industries
Questa azione non solo spiega il motivo dell’uscita di una fotocamera che anticipa di oltre un decennio molte delle caratteristiche ed impostazioni che le reflex 35 mm di fascia alta adotteranno solo negli anni ’70, ma è anche alla base delle evoluzioni che Nikon F avrà nella sua longeva carriera in termini di ottiche e accessori, tra questi ultimi di certo occupano un posto di rilievo la serie di mirini Photomic.
Di queste vicende ho parlato nella serata NOC di fine 2025 dedicata al passaggio dalle Nikon a telemetro alla Nikon F.
Con una impostazione derivata dalle reflex tedesche Praktina di inizio anni ’50, prodotte da KW nella DDR, la F contiene sin dalla nascita il seme di una lungimiranza che sarà uno dei fattori del suo successo.
Basti pensare al doppio accoppiamento, tempi e diaframmi, dell’esposimetro opzionale che non ha eguali nella produzione del periodo e consentirà a Nikon di mantenere nel tempo aggiornati sulla F i mirini Photomic, stando così al passo con la forte spinta evolutiva che i sistemi di lettura avranno sulle SRL negli anni ’60.
Il meccanismo di trasmissione del diaframma, dall’ottica al prisma esposimetrico, tramite la classica forcella che appare su tutte le ottiche manual focus con diaframma automatico del sistema F, verrà ceduto a Mamiya negli anni ’70 e caratterizzerà il funzionamento dei prismi esposimetrici di tutti modelli della serie 645.
Completano il quadro delle caratteristiche di distintive il mirino con copertura del 100% del formato 35 mm e l’otturatore in Titanio garantito per centomila scatti. Il tutto contenuto in un robusto corpo in pressofusione con la scatola dello specchio rimovibile, in caso di interventi di riparazione, con poche e semplici operazioni.
Vediamo quindi più nel dettaglio, le curiosità e qualche cenno storico dell’esemplare al quale è dedicato questo articolo.
La Nikon F del 1964 con matricola 6549656 monta, come facevo cenno in apertura, il primo mirino esposimetrico denominato Photomic, uscito nel 1962, il cui nome deriva dalle parole photo, meter e automatic.

particolare del Photomic primo tipo nella versione con pulsante di accensione
Questo mirino giunge sul mercato dopo gli esposimetri clip on con cellula al Selenio denominati semplicemente Exposure Meter e realizzati in tre versioni dall’anno di uscita della fotocamera fino al 1962. Anche questi accesori hanno sin dall’origine il doppio accoppiamento tempi/diaframmi al corpo macchina.

Exposure Meter tipo I del 1959
Il primo Photomic del 1962 ha la cellula al CdS esterna, quindi non è TTL. La cellula ha un angolo di misurazione di circa 65 gradi che corrisponde, indicativamente, all’angolo di campo di un obiettivo grandangolare da 35 mm.

estratto dal libretto di istruzioni della Nikon F Photomic con l’illustrazione degli angoli di misurazione della cellula dell’esposimetro rispetto al campo inquadrato; nelle due immagini sotto l’angolo di misurazione dopo l’applicazione dell’accessorio tele
Il mirino è corredato da due accessori la cui presenza è sempre meglio verificare in sede di acquisto di un corpo usato corredato da questa versione di Photomic.

accessori di cui è corredato il Photomic
Il primo accessorio è un riduttore di angolo di lettura, ovvero una sorta di tubetto metallico da applicare alla cellula tramite filettatura. Questo riduce l’angolo di lettura a circa 18 gradi corrispondenti all’angolo di campo di un 135 mm.
Il secondo è un disco opalino, sempre da posizionare sulla cellula, che trasforma il sistema di lettura esposimetrica da riflessa ad incidente.
Entrambi sono generalmente riposti, l’uno sull’altro, sulla filettatura esterna del tappo della batteria.
Questo mirino fu prodotto in circa ottantacinquemila esemplari sostanzialmente suddivisi in due tipologie:
Tipo I – detto anche red flag o a bandierina ha un tipo di accensione meccanica che avviene tramite lo spostamento del coperchio della cellula che quindi è di fatto sempre in tensione. È la versione più rara del mirino, prodotta in meno di 25.000 esemplari. Il retro del coperchio ha un cerchio rosso visibile solo quando l’esposimetro è attivo.

particolare della bandierina per l’attivazione dell’esposimetro on il cerchio rosso del Photomic primo tipo
Tipo II – detto anche button o a pulsante, introdotto a fine 1963, nel quale il coperchio a bandierina viene sostituito da un interruttore, soluzione questa che si trova anche sulle successive versioni del Photomic. È la variante numericamente più comune ed è quella montata sulla Nikon F oggetto di questo articolo.

particolare dei pulsanti di accensione spegnimento dell’esposimetro del Photomic secondo tipo
Vi sono alcuni accorgimenti da adottare nell’utilizzo di questo mirino esposimetrico, accorgimenti che è piuttosto difficile trovare nella letteratura o in rete anche in ragione della maggiore rarità di questo accessorio rispetto agli altri Photomic e alle limitazioni legate, principalmente, alla tipo di lettura con cellula esterna, che di norma fanno si che questi siano da sempre esemplari destinati alla collezione più che all’uso.

estratto dal manuale di istruzioni della Nikon F Photomic con le indicazioni per il calcolo dell’esposizione
Vediamo nel dettaglio alcuni di questi accorgimenti.
Rispetto ai modelli successivi, il Photomic ha una diversa impostazione dei valori presenti sulla ghiera cromata di impostazione della sensibilità della pellicola, coassiale con il selettore dei tempi.

indici presenti sulla ghiera di impostazione della sensibilità del film che possono facilmente essere confusi con i riferimenti di apertura massima dell’ottica montata, presenti sulle successive versioni del Photomic T
Gli indici numerici che su di essa appaiono, non sono infatti relativi all’impostazione della massima apertura dell’obiettivo in uso, come acceda sul Photomic T, ma si riferiscono ai fattori di correzione da utilizzare in caso di applicazione di filtri sull’obiettivo.
La scala riporta gli indici di 1,2 – 1,6 – 2 – 2,5 – 3,2 e 4 che andranno posizionati, a seconda del fattore di correzione del filtro, accanto alla sensibilità della pellicola utilizzata.

pagina del manuale di istruzione della Nikon F Photomic con le indicazioni per l’utilizzo di filtri e la relativa tabella con i fattori di correzione
Senza filtri o con filtri con fattore di correzione a 0, quali ad esempio UV e Skylight, occorre utilizzare il triangolino nero posizionandolo sempre sulla sensibilità della pellicola in uso.
L’anello riporta anche un punto di riscontro giallo/arancione da utilizzare quando viene montato l’adattatore per la riduzione dell’angolo di misurazione. Anche in questo caso il punto colorato dovrà essere posizionato in corrispondenza del valore ASA.
Accanto al punto giallo/arancione vi sono gli indici 2 e 4, dello stesso colore, per l’applicazione dei fattori di correzione in caso di utilizzo di filtri quando si utilizza il riduttore.
Occorre inoltre prestare attenzione in fase di presa dei valori esposimetrici, ad esempio se si utilizza la focale standard 50 mm, poiché la cellula esterna ha un angolo di misurazione più ampio e può essere influenzata da luminanze esterne alla porzione dell’effettiva inquadratura.
Questo del resto accade anche quando si usa, ad esempio, un esposimetro esterno.

estratto dal manuale di istruzioni della Nikon F Photomic con lo schema di misurazione della cellula paragonato con il campo inquadrato dall’ottica standard 50 mm
Di contro, l’adozione del riduttore di campo consente di avere una lettura selettiva sempre da gestire con attenzione rispetto al tipo di soggetto ripreso.
Un punto a favore, rispetto agli altri mirini TTL, è la possibilità di effettuare la lettura incidente con l’apposito disco opalino.
Sono queste le principali differenze tra il Photomic primo tipo e le successive versioni TTL, il Photomic T del 1965 e il Tn del 1966, che richiedono entrambe il settaggio della massima apertura dell’ottica in uso.

particolare dell’anello di impostazione della diaframma di massima apertura presente sul Photomic T e Tn
La versione Tn, la n significa narrow, introduce il sistema di lettura ponderata al centro.
Il modello FTn del 1968, dove F è la sigla di F-stop, introduce il riconoscimento automatico della massima apertura dell’ottica.

‘tabella riepilogativa dei sistemi esposimetrici per Nikon F (slide tratta dal materiale della serata NOC di novembre 2019 dedicata ai sessant’anni della Regina)
Questa Nikon F Photomic del 1964 è testimone, sebbene indiretto, di una svolta che di lì a poco si manifesterà a seguito dell’introduzione, l’anno successivo, del Photomic T primo mirino esposimetrico per Nikon F dotato di lettura TTL, che contestualmente comporterà l’introduzione dell’unica vera modifica che i corpi macchina subiranno per poter ospitare un nuovo dispositivo/accessorio del sistema F.
Il Photomic T è dotato di cellule CdS montate a fianco dell’oculare di mira il cui spessore rende necessaria la fresatura, sul corpo macchina, delle due elette posteriori dell’alloggiamento del prisma, poste a fianco della sede nella quale trova posto l’oculare del mirino.

particolare dell’alloggiamento del pozzetto con le due parti qui integre e fresate nei modelli che ospitano i Photomic dal modello T in poi
Questa modifica, introdotta di serie sui modelli prodotti a valere dall’uscita del nuovo mirino, riguardò anche esemplari già prodotti e all’epoca giacenti in magazzino che furono modificati in fabbrica prima della commercializzazione e contraddistinti da un punto rosso posizionato a sinistra del numero di matricola.
Queste fotocamere, denominate Red Dot, costituiscono un gruppo di circa sedicimila esemplari che si stima inizi con matricola a partire dal numero 6581000 sino alla matricola 6602847. In questo range soprattutto per i numeri di matricola più alti, vi sono corpi con matricola normale mescolati a corpi Red Dot..
Dopo la matricola 6602847, Nikon interrompe la serie con iniziali 66, in precedenza assegnata alle fotocamere a telemetro, e salta direttamente al blocco 67, dove tutti i corpi macchina integrano la modifica nativamente di serie.
A valere quindi dal blocco 67 il punto rosso viene definitivamente abbandonato.
Se vi capita quindi di incappare in esemplari non Red Dot con matricola inferiore a 65810000, che abbiano la modifica all’innesto del mirino, si tratta con buona probabilità di interventi effettuati da laboratori specializzati dopo il 1965.
Non esiste una stima ufficiale del numero complessivo di esemplari di Nikon F prodotti. Mettendo insieme alcune fonti è possibile stabilire siano stati poco meno di un milione nel corso dei quattordici anni di produzione, dal marzo 1959 all’ottobre 1973.
Un errore comune è pensare che le prime due cifre del numero di serie indichino l’anno di produzione: questo è vero solo in parte e, per pura coincidenza, solo a partire dal 1968 quando la produzione per un periodo ha superato costantemente le centomila unità annue.

Max Terzi

una scena tratta da Blow Up di Michelangelo Antonioni del 1966 dove compare a più riprese una Nikon F prisma nelle mani di David Hemmings che interpreta il ruolo di un fotografo londinese
Una breve nota su Richard de Stoutz citato in apertura dell’articolo
Fotografo svizzero tra i massimi esperti mondiali di storia e collezionismo del sistema reflex Nikon F è membro di spicco della prestigiosa Nikon Historical Society. A livello internazionale è celebre per aver creato e curato l’archivio digitale indipendente più dettagliato al mondo dedicato alle fotocamere reflex analogiche professionali di casa Nippon Kogaku.
Tra le caratteristiche salienti del sito vi sono:
- lo studio tassonomico: il sito funge da enorme database visivo e storico che cataloga l’evoluzione del sistema Nikon F e dei modelli successivi come la serie F2.
- l’analisi dei numeri di serie: attraverso un vero e proprio lavoro di archeologia industriale l’autore documenta fino alle variazioni minime di produzione, alle modifiche ai loghi, all’evoluzione delle leve autoscatto e ai dettagli dei corpi macchina in base all’anno e al blocco di produzione.
- l’analisi e documentazione degli obiettivi e accessori: oltre ai corpi macchina, il suo archivio analizza nel dettaglio le lenti dell’epoca con baionetta F.

copertina del manuale di istruzioni della Nikon F Photomic
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