La prima volta che Giuliana Battipede ha notato questa umanità derelitta è stata quando ha trovato, accanto a un cassonetto dell’immondizia, la foto di un tale coi baffi. Una foto piuttosto grande, di quelle che si incorniciano e si appendono in camera da letto o in salotto. Osservandola, ha scoperto che quel signore baffuto era andato fino a Parigi per farsi ritrarre, che era il 1922 e che egli aveva all’incirca 25 anni (buffi i tempi: oggi nessuno si riferirebbe a un ragazzo di 25 anni chiamandolo “signore”, ma la foto parla chiaro, questo coi baffi è un uomo fatto, non un ragazzo).
Da quella prima, sono molte le fotografie che ha recuperato sui banchetti dei robivecchi, con bambini, donne, uomini fermati in un istante di vita lontana. Li ha fatti riscaldare al fuoco del suo interesse, li ha solleticati con una nuova curiosità, ha provato a capirli, a ricordarli immaginandone la vita e inventando per loro vite diverse. Insomma: li ha adottati tutti.