Fotografia di specchi e pozzanghere, tra tecnica e gioco

Nel precedente articolo avevo parlato di riflessi, rimandando un approfondimento tecnico sulla gestione dei riflessi, così eccola!

Anche questa volta dovrò andare per approssimazione ed accennare solo superficialmente alcuni aspetti tecnici, per approfondirne altri.

La gestione più totale di luci e riflessi in interni  d’altronde è campo privilegiato  del settore fotografico still life che a non tutti interessa. Oltretutto può richiedere accessori specialistici, come una gabbia di luce, con o senza  illuminazione interna. Potreste anche costruirne una con uno o due fogli di cartoncino bianco 70×100, giusto per giocare un poco e capire le altre difficoltà dietro l’angolo.

Fotografare al meglio una bottiglia è assai complicato. Il vetro è convesso, vanno eliminati i riflessi che potrebbero esserci dell’ambiente circostante, compreso fotografo, e costruiti nuovi riflessi che vadano a sottolineare la forma della bottiglia. In questo video è spiegato in modo sintetico, come potrete vedere la strumentazione necessaria per buoni risultati non è esattamente alla portata di tutti.

 

 

Un altro modo di gestire i riflessi è usare un filtro polarizzatore davanti all’obiettivo. si può arrivare ad eliminare completamente i riflessi… ma non sempre funziona. Sta di fatto che il filtro polarizzatore è, ingiustamente, uno dei filtri meno usati, forse perché  molti non sanno usarlo. Anche questa sarebbe materia per un articolo.

Quello che  cercherò di affrontare in questo articolo riguarda essenzialmente gli specchi, come gestirne i riflessi in modo  a volte creativo, non come eliminarli.

Già gli specchi… una delle più antiche invenzioni dell’umanità. Tutto nacque dall’osservazione degli specchi naturali, osservando la propria immagine riflessa in un lago o in una pozzanghera. Venne voglia di portarsela a casa quella magia, per averla sempre a disposizione.

I primi specchi realizzati nell’antichità erano semplici lastre di metallo, spesso argento, rame o bronzo, perfettamente lucidate. Nel XIV secolo a Venezia in particolare a Murano si producevano specchi unendo una lastra di cristallo lucidato con fogli di stagno e mercurio: i sottili strati di stagno venivano uniti al vetro tramite un bagno di mercurio ed esercitando pressione; tale processo era costoso e complesso, rendendo lo specchio un prodotto di lusso. I famosi specchi veneziani si diffusero nei palazzi nobiliari e nelle regge. Nel 1634 gli artisti di Murano diedero un contributo fondamentale per la creazione della Galleria degli Specchi di Versailles.

Oggi gli specchi consistono in una lastra di vetro su cui è deposto un sottile strato di argento o alluminio, fissato al vetro mediante processi chimici. Lo strato metallico è deposto sul lato opposto a quello riflettente ed è ricoperto da una vernice a scopo protettivo. In questo modo il delicato rivestimento è protetto dal vetro stesso, ma si ha una seconda riflessione minore causata dalla superficie frontale del vetro. Questo tipo di specchi riflette circa l’80% della luce incidente. Un altro tipo di specchi sono gli specchi in prima superficie, i quali espongono lo strato di metallo riflettente direttamente sulla superficie del vetro a differenza dei tradizionali specchi in cui lo strato di metallo riflettente è deposto “dietro” al vetro, vengono solitamente impiegati nelle macchine fotografiche, nei proiettori e nei telescopi poiché non presentano quella debole riflessione secondaria caratteristica degli specchi tradizionali. Questi specchi vengono prodotti per alluminatura, che consiste nello scaldare l’alluminio sotto vuoto fino a farlo evaporare, in modo che possa andarsi a condensare sulla lastra di vetro che viene predisposta al di sopra.

 

 

Provate a fare la prova matita, appoggiandone la punta sulla superficie dello specchio. Noterete la differenza di riflessione tra uno specchio normale e uno alluminato. Nel secondo caso, non vi è lo spazio tra l’oggetto e la sua immagine riflessa, corrispondente a due volte lo spessore del vetro. Vi accorgerete se il vostro specchio e alluminato e capirete pure quale è lo spessore del vetro se non è alluminato. Se provate a fare lo stesso esperimento noterete che una pozzanghera funziona più o meno come uno specchio alluminato, dato che la sua superficie riflettente è sottilissima.

In Natura i migliori “specchi” si hanno quando sotto la superficie per varie ragioni il fondo è assai scuro, ottime sono le pozzanghere formate da buche dell’asfalto. Fortunatamente in tutte o quasi le città, anche nei paesini, di buche se ne trovano a sufficienza, così nessuno è discriminato, tutti possono fotografare i riflessi in una pozzanghera.

 

 

Tuttavia l’acqua ha un “albedo” assai basso. Oh ora anche l’albedo? Beh sì!

L’albedo (dal latino albēdo, “bianchezza”, da albus, “bianco”) di una superficie è la frazione di luce o, più in generale, di radiazione solare incidente che è riflessa in tutte le direzioni. Essa indica il potere riflettente di una superficie. Uno specchio ben fatto ha un potere riflettente come detto intorno all’80%, l’acqua riflette solo il 10%, molto meno della ghiaccio e della neve fresca. Tuttavia è un composto chimico assai particolare. La neve è fatta di piccole particelle d’acqua, riflette la luce in modo irregolare, l’acqua la riflette in modo regolare, del tutto simile a come viene riflessa la luce da uno specchio. Quali sono le regole della riflessione degli specchi?

  1. L’angolo di incidenza del raggio con la superficie riflettente è uguale all’angolo di riflessione del raggio riflesso.
  2. Prolungando il raggio luminoso nello spezio oltre lo specchio, il fascio converge in un punto simmetrico a quello della sorgente luminosa. L’immagine che si viene a formare è detta immagine virtuale.

 

 

Questo l’avevo detto nel precedente articolo ma c’è anche altro, riguarda le peculiarità dell’immagine virtuale che si forma in uno specchio piano

  1. L’immagine virtuale che si forma è della stessa grandezza  dell’oggetto.
  2. L’immagine è tanto lo specchio quanta è la distanza tra l’oggetto e la superficie  dello specchio
  3. L’immagine è dritta, come l’oggetto.
  4. È una immagine virtuale perché appare essere dietro lo specchio. L’immagine ha i lati invertiti, il lato sinistro dell’oggetto appare destro, i leggono le scritte al ‘contrario. Tutto ciò viene chiamato inversione  laterale dell’immagine.

Il punto 2 ha una importanza notevole. Se si fotografa un palazzo riflesso in una pozzanghera, o in uno specchio, la messa a fuoco sarà a 50 metri se il palazzo è a 50 metri dallo specchio. Se ne vedrà solo una parte riflessa ma le dimensioni apparenti sono quelle reali. Nonostante la pozzanghera abbia una profondità di si e no un centimetro. Per essere più precisi se si sta fotografando la superficie dello specchio si mette a fuoco a una distanza pari alla somma delle distanze fotocamera – specchio – specchio – soggetto riflesso. Se si vuole fotografare  la superficie dello specchio si deve mettere a fuoco alla distanza dal piano dello specchio, o della pozzanghera, funzionano allo stesso modo.

 

 

Tutto ciò può apparire irrilevante ma potrebbe anche ingannare l’autofocus. Tipicamente avviene quando si cerca di mettere a fuoco un cielo terso, come se cercaste di mettere a fuoco direttamente il cielo, l’autofocus avrà seri problemi.

Magari tutto avviene in modo assai corretto, però se volete realizzare una foto un poco particolare, ove il punto di messa a fuoco sia più preciso e a vostra scelta, meglio disattivare l’autofocus e fotografare con obiettivi ad ampia apertura focale, tipo un normalissimo 50ino vintage come il mio Zuiko f. 1,8.

 

Autofocus on, messa a fuoco sul piano della pozzanghera, sfondo sfuocato

 

Su APS-C diventa circa un 70mm, la ritengo una lunghezza focale interessante per questi giochini di astrazione dal reale. In ogni caso, che si agisca ad autofocus inserito o a messa a fuoco manuale, il punto di messa a fuoco è estremamente critico, sta a voi sceglierlo.

 

 

Bisogna anche tener conto che basta un alito di vento perché la superficie della pozzanghera si increspi distruggendo in parte o del tutto l’immagine virtuale. Quindi meglio impostare un tempo di esposizione rapido. Però per lo più non si tratterà di un motion blur.

è più un frammentamento dell’immagine che può anche essere interessante. In pratica si formano piccole onde, sono come un alternarsi di specchi concavi e convessi, che distorcono o spezzettano l’immagine a seconda del tipo di onda, in genere più lenta in grandi superfici acquose, più rapida in genere nelle pozzanghere.

 

 

Tutto ciò da luogo, in specchi interni o pozzanghere esterne, a una miriade di possibili variabili con le quali potete giocare, per puro divertimento o per cimentarvi  nella realizzazione di arte fotografica, non si sa mai, basta conoscere le regole del gioco. Non bastasse oltre alla riflessione può entrare in gioco anche la rifrazione, un fenomeno assai bizzarro, aiuta a rendere fluido il reale. La differenza tra riflessione e rifrazione è chiara: la prima si riferisce al raggio riflesso, la seconda al raggio che, attraversata la superficie di separazione, prosegue la sua propagazione all’interno del secondo mezzo.

 

 

Italo Calvino in Lezioni Americane scriveva: «La fantasia è un posto dove ci piove dentro», descrive la fantasia come un luogo delimitato, ma aperto verticalmente per essere permeabile alla pioggia. Insomma proprio come una pozzanghera… e oggi pioviggina  a tratti, smette e riprende smette e riprende, così per i miei giochini fotografici  oscillo tra una passeggiatina (le pozzanghere del quartiere le ho tutte mappate), uno sguardo allo specchio del bagno e una foto ad una forchetta immersa in un bicchiere d’acqua

Per le cronaca: le ho fatte in B/N perché mi garbavano di più ma si possono fare anche a colori, per magari giocare con i colori in modo arbitrario, se si è veri artisti.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

 

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo sito web può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milano. info@newoldcamera.it
All rights are reserved. No part of this web site may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milan, Italy. info@newoldcamera.it

©2024 NOC Sensei – New Old Camera Srl

 

 

 

 

2 Comments

  1. Giorgio Rossi Reply

    grazie a te, sono contento che l’articolo ti sia piaciuto, purtroppo le condizioni meteo erano poco adatte a fare fotografie migliori,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *