Il discorso su distorsioni e prospettiva non riguarda solo riprese di architettura, quindi invito anche chi fosse interessato al ritratto, alla figura intera, a fotografia still life, macro, ecc. a proseguire la lettura, capisco che fa caldo, al limite prendetevi una birretta fresca fresca con un limone spremuto e pedalate, ce la potete fare.
Cos’è la distorsione in fotografia? Spesso si dice che un obiettivo distorce, è vero? Bisogna essere più specifici, esistono due distorsioni: la distorsione geometrica e quella prospettica.
Si parla di distorsione geometrica/ottica quando un obiettivo restituisce delle linee rette come curve. Accade tipicamente con obiettivi fish eye ma anche, sebbene meno, con obiettivi grandangolari. In questo caso si tratta di distorsioni in genere lievi, a “barilotto”, se le linee rette risultano deformate, sino a diventare linee curve convesse o a “cuscinetto” se le linee diventano a curve concave. Gli zoom durante il cambio di focale da grandangolo a teleobiettivo possono passare da una distorsione ottica a barilotto a una a cuscinetto.
Per esemplificare visivamente quanto sopra prendete un cucchiaio bello lucido ed osservatevi ponendolo davanti al vostro volto dalla parte concava, poi dalla parte opposta. Eliminare completamente tali distorsioni nella progettazione di un ottica non era facile, di conseguenza le ottiche molto geometricamente corrette costavano assai care. L’avvento dei computer ha reso la progettazione di sistemi ottici più facile e veloce grazie a calcoli automatici, simulazioni precise e programmi dedicati, partendo anche da schemi ottici precedentemente realizzati da altri brand, rinunciando all’autofocus.
Attualmente anche case non blasonate produttrici di ottiche riescono a produrre ottiche ottime a costi di vendita ridotti. Resta comunque una differenza a volte sensibile derivata dall’uso di materiali vetrosi più economici rispetto ai materiali usati dai brand più noti. Non si paga solo il nome. Le differenze non sono sempre evidenti, e non si tratta solo di deformazioni geometrico/ottiche. Magari un ottica economica rende meno bene i colori oppure produce vistosi flare o “color fringing” (aberrazione cromatica).
In ambito digitale molte distorsioni geometriche possono essere corrette via software, sia direttamente dalla fotocamera che in post-produzione. Spendere molto vale la pena? Dipende da quanto pesa una spesa maggiore sul vostro portafoglio, da quanta foto scatterete con quell’obiettivo, dalla destinazione finale di uno scatto, da quanto viene ingrandito, da come viene stampato, se a colori, se in Bianco e Nero. Anche dall’effetto “placebo”, se avete speso poco per un ottica sarete sempre in dubbio se il risultato ottenuto sia all’altezza dei vostri desideri, se avete speso molto non avrete dubbi del genere. Di contro se fate fotografie di “merendina” con un obiettivo costosissimo la colpa per lo più sarà vostra.

Distorsioni di vario genere, sia geometriche sia prospettiche, sono evidentissime in riprese di architettura ma possono essere evidenti in qualsiasi ripresa, molto nei ritratti. Le distorsioni geometriche o prospettiche derivano moltissimo dalla distanza e dall’angolazione di ripresa, possono essere usate “artisticamente”. Se non sono volute la cosa migliore da fare è evitare di mettersi in situazione limite, tipo forte controluce, distanza di ripresa troppo ravvicinata, obiettivo disposto riprendendo molto obliquamente, luce sgradevole e quant’altro.
Per quanto riguarda le distorsioni geometriche possiamo fare in genere poco per evitarle, sono insite nell’obiettivo, più accentuate in obiettivi estremamente grandangolari.

Molti anni or sono obiettivi grandangolari spinti prodotti da brand minori, i cosiddetti universali, davano risultati davvero inaccettabili, oggi possono dare risultati ottimi.
Va considerato che obiettivi grandangolari molto spinti, a partire dai 7mm sino ad arrivare ai 20mm in genere danno luogo a prospettive accelerate poco piacevoli, una volta acquistati vi renderete spesso conto di usarli assai poco e solo per esigenze di ripresa rare.
Maestro nell’usare il 21mm superangulon fu Jeanloup Sieff in molte sue foto non ci si accorge della accelerazione prospettica derivante dall’uso di questo obiettivo.

Va aggiunto che gli obiettivi fotografici NON sono geometricamente corretti a tutte le distanze di ripresa, l’entità della distorsione varia spesso in base alla distanza del soggetto, è opportuno tenerne conto
Le situazioni limite sono sempre pericolose. Pensate di guidare a velocità eccessiva nella pioggia, in una strada tortuosa di montagna, se andate fuori strada non è colpa dell’auto, è colpa vostra. Sta a voi capire quando fotografando vi mettete in situazioni limite ed agire in modo opportuno per evitarne le conseguenze, se le volete evitare. Può sembrare ovvio ma non è tanto ovvio. Per esempio vedo fotografie di tramonti col sole nell’inquadratura e difetti di flare, scarsa nitidezza ecc. o ritratti con inavvertite deformazioni prospettiche e molto altro.
Le accelerazioni prospettiche non sono segno di scarsa qualità dell’obiettivo, non inventano nulla di abnorme, seguono regole ottiche precise, quelle del disegno prospettico. Per affrontare con competenza riprese di architettura sarebbe necessario conoscere almeno le basi del disegno prospettico. In questo tutorial Alessia Falanga spiega in modo semplice a efficace cos’è la prospettiva centrale. Un testo ben approfondito sulla prospettiva centrale lo potete trovare a questo link.
Nelle mie foto di architettura uso spesso, sia interni che in esterni, riprese effettuate i prospettiva frontale a volte solo lievemente a volte marcatamente decentrata, non è un vezzo, serve a rendere meno monotona e statica una inquadratura e a evidenziare meglio alcuni particolari, a volte solo lo “strombo” delle finestre, altre volte la fuga di un colonnato.
Una foto molto simmetrica di un colonnato interno di una chiesa può essere visivamente statica.
Riprendendo in prospettiva perfettamente frontale la fuga è identica a destra e sinistra, ma troppo accelerata, se riprendo in posizione decentrata una delle fughe permetterà di vedere meglio il colonnato.
Stessa cosa avviene fotografando una fuga di palazzi, ai due lati della strada. Meglio la prospettiva frontale ma decentrata. Riprendendo dal marciapiede non dal centro strada si evita di essere investiti da una macchina. Il che può essere positivo.

A questo punto, per sintesi, ricorro ad una spiegazione in AI per approfondire come sono collegate la fisica dell’obiettivo e le regole del disegno prospettico.
Il centro ottico è il “Punto di Vista”
Nel disegno prospettico, tutto parte dal punto di vista dell’osservatore. In un obiettivo, questo ruolo è svolto dal centro ottico (il punto in cui i raggi di luce si incrociano all’interno della lente). La distanza tra questo centro e il sensore (o in piano della pellicola) determina l’ampiezza della scena, esattamente come la distanza dell’osservatore dal quadro nel disegno.
Ne deriva un concetto fondamentale, spesso ignorato. La prospettiva dipende UNICAMENTE dalla distanza tra il fotografo e il soggetto da rappresentare, NON dall’ampiezza di campo ripresa dall’obiettivo. A prima vista potrebbe sembrare il contrario ma è così. Se si scattano scatti due foto dalla stessa identica posizione, una con un obiettivo grandangolare e una con un teleobiettivo, ritagliando la foto scattata con il grandangolo si otterrà una proporzione geometrica identica a quella scattata col teleobiettivo.
La vicinanza fisica al soggetto ingigantisce gli elementi in primo piano e allontana visivamente lo sfondo. Spesso si parla di “prospettiva accelerata”, non è una deformazione, segue perfettamente le regole del disegno prospettico. Deriva da una ripresa troppo angolata.

Ovviamente in certe situazioni di ripresa non si può fare diversamente. Il campo visivo umano totale si estende per circa 180-220 gradi in orizzontale. Tuttavia l’occhio umano si comporta come uno zoom, concentrandosi percettivamente sulle zone di interessa. Di conseguenza un obiettivo da 35 mm su pieno formato (full frame) si avvicina molto alla sensazione di spaziosità e naturalezza della nostra percezione della scena.
Però in riprese di architettura il campo inquadrato sarebbe spesso insufficiente, Per questo consiglio, ove possibile, di usare in ripresa obiettivi meno grandangolari possibile.
Va anche considerato un aspetto mentale della visione, importante. Siamo sempre più bombardati da riprese effettuate con ottiche anche fortemente grandangolari, di conseguenza ci siamo abituati a considerarle come visivamente naturali e mentalmente accettabili, sino a non far più caso alla accelerazione prospettica, ove non si varchino certe soglie che dipendono molto da come viene usato un obiettivo. Per mio giusto personale non sono mai oltre il 24mm, come visto Sieff usava molto piacevolmente il 21mm, sapeva “gestirlo”.
I raggi di luce creano le “Linee di Fuga”
Nel disegno si tracciano linee immaginarie che convergono verso i punti di fuga. Nella realtà, i raggi luminosi viaggiano in linea retta dagli oggetti verso l’obiettivo. L’obiettivo cattura queste linee rette; di conseguenza, tutte le linee parallele nella realtà (come i binari del treno) convergono geometricamente verso un punto di fuga sull’orizzonte dell’immagine finale. Posizionare la linea dell’orizzonte in basso, o in alto può dare luogo a sensazioni emotive diverse, di cupezza, se c’è molta “terra” o di serenità se c’è molto cielo, una linea dell’orizzonte troppo centrale può essere emotivamente neutra, banale.
La lunghezza focale modifica la “Distanza di Visione”
La lunghezza focale di un obiettivo cambia la percezione dello spazio, replicando il posizionamento del disegnatore:
- Grandangolo: Equivale a disegnare molto vicini al soggetto con un angolo di visione ampio. Esaspera la prospettiva, gli oggetti vicini sembrano enormi e quelli lontani piccolissimi.
- Teleobiettivo: Equivale a disegnare un soggetto da grandissima distanza usando un cannocchiale. Schiaccia la prospettiva (compressione dei piani): le distanze tra gli oggetti sembrano ridursi, proprio come in una prospettiva parallela o assonometrica.
Il sensore o la pellicola costituiscono il “Piano del Quadro” Nel disegno rinascimentale si immagina una lastra di vetro verticale (il quadro) su cui intersecare le linee visive. Nella fotocamera, il sensore digitale (o la pellicola) è l’esatto equivalente piatto e parallelo di quel quadro. Se il sensore è perfettamente verticale, parallelo ad una facciata le linee verticali della scena (come i lati dei palazzi) rimarranno verticali e parallele, seguono le regole della prospettiva centrale a un punto di fuga se la prospettiva è perfettamente centrale, a due punti di fuga se è decentrata.

L’inclinazione crea il “Terzo Punto di Fuga” Se un disegnatore guarda verso l’alto, le linee verticali convergono verso il cielo. Se un fotografo inclina la fotocamera verso l’alto (effetto bdf o low-angle shot), l’obiettivo devia l’ortogonalità rispetto al terreno. Questo fa convergere le linee verticali degli edifici verso un terzo punto di fuga in alto, creando la prospettiva accidentale a tre punti
Grandangolare forte Fotografare un edificio con un grandangolare spinto (focali inferiori a 20mm o fino a 14mm/12mm) significa esaltare la prospettiva e catturare l’intera struttura anche in spazi molto stretti. Questo tipo di scatto genera linee forti, dinamismo estremo e una forte drammaticità visiva, però può risultare visivamente e mentalmente eccessivo.
Effetti visivi e caratteristiche
Distorsione prospettica: Le linee verticali dell’edificio convergono vistosamente se si inclina la fotocamera, creando un effetto “caduta” o slancio verso il cielo. In riprese con grandangolari spinti la prospettiva risulta esagerata, gli elementi più vicini all’obiettivo appaiono enormi e dominanti, mentre le parti distanti si rimpiccioliscono rapidamente, la ripresa può risultare facilmente poco realistica, addirittura brutta se il primo piano non c’è nulla di interessante e viene riprodotta solo una landa desolata. Ovviamente un ampio angolo di campo permette di includere l’intero contesto urbano o naturale intorno all’edificio senza dover fare un passo indietro, sta al fotografo trovare un equilibrio piacevole tra l’includere e l’escludere.

Consigli pratici per lo scatto
- Se si vuole mantenere le linee dritte, la fotocamera deve essere in bolla.
- Inserire nell’inquadratura elementi interessanti nei primi piani aiuta a dare tridimensionalità e guidare lo sguardo verso l’edificio.
Se si vuole evitare del tutto la convergenza delle linee senza perdere l’ampiezza, si può valutare l’uso di un obiettivo decentrabile. Come detto nel precedente articolo, non disponendo di un obiettivo decentrabile, il parallelismo delle linee può essere ripristinato in post-produzione. Tuttavia si provoca una alterazione delle proporzioni lato lungo/lato corto, a volte solo leggermente percepibile alla vista. Se si raddrizzano linee di fuga fortemente convergenti, le proporzioni lato lungo/lato corto risulteranno fortemente alterate, sino a rendere il soggetto ripreso poco realistico. Sarà quindi necessario ripristinarle con una ulteriore post produzione, agendo su immagine > scala immagine. Da qui si può modificare sia la larghezza che l’altezza in modo da ripristinare le proporzioni originarie, con l’avvertenza di disabilitare il “lucchetto” altrimenti si modificano entrambe in modo uguale.
In riprese col banco ottico. Basculare indietro l’obiettivo non provoca alterazioni e deformazioni prospettiche, può essere utile per aumentare l’estensione della profondità di campo. Basculare indietro il dorso di un banco ottico provoca deformazioni prospettiche. In questo tutorial i movimenti del banco ottico sono spiegati assai bene.
In riprese con normali digitali o fotocamere analogiche. Molti obiettivi grandangolari specialistici permettono il tilt & shift (basculaggio e decentramento). In riprese macro può essere utile il basculaggio dell’ottica, per riprese di architettura meglio far finta che non esista, anche perché la profondità di campo di un’ottica 35mm o medio formato full frame è assai maggiore di quella di un’ottica equivalente per formato 4×5’ o 8×10’. È sufficiente chiudere il diaframma.
In interni siamo dentro una “scatola”, la fotografiamo da dentro, in esterni fotografiamo la scatola da fuori, sono due approcci un poco diversi, sopratutto riguardo le fughe laterali.

La prospettiva accidentale (o a due punti di fuga). La prospettiva perfettamente centrale e frontale, a un punto di fuga, può risultare statica e noiosa, descrive bene una facciata, non rende la volumetria dell’edificio, a volte è difficile da realizzare con precisione, specialmente in esterni.
Per rendere la volumetria, l’estensione nello spazio, di un edificio in fotografia si ricorre, senza nemmeno rendersene conto alla prospettiva accidentale, che vuol dire un poco “a casaccio”, Il termine deriva dal fatto che la disposizione degli elementi non è frontale o rigidamente simmetrica (non accidentale), ma riproduce una visione più casuale, naturale e dinamica della realtà, simile a come i nostri occhi vedono gli edifici quando ci troviamo davanti a un angolo di strada.

Nel disegno si ha già in mente prima di iniziare a disegnare che tipo di prospettiva accidentale si desidera realizzare. In fotografia si fanno aggiustamenti spostando anche molto lievemente il punto di ripresa sino a trovare l’angolazione di ripresa che si preferisce.
È la filosofia fotografica della “nticchia” (“lenticchia” o “un poco”), in vari dialetti settentrionali si dice “cicinin”.
Bisogna anche scegliere a quale dei due lati di un edificio si desidera dare più importanza. Spesso l’entrata e la facciata principale si trovano sul lato corto e tuttavia si cerca di dare al lato lungo una dimensione realistica, evitando una eccessiva accelerazione prospettica del lato lungo. In ogni caso si cerca una angolazione di ripresa che dia due punti di fuga piacevoli, credibili.
La prospettiva accidentale offre un impatto visivo dinamico e tridimensionale. In questo tutorial è spiegata assai bene.
Queste sono le nozioni di base, per imparare ad usarle non c’è niente di meglio che esercitarci fotograficamente, giocando. Lo possiamo fare molto piacevolmente a casa, prendendo una scatola, un qualsiasi normalissimo parallelepipedo, fotografandolo nei più diversi modi possibili, imparando ad usare la fotocamera come se fosse un banco ottico o quasi. In questo caso è meglio usare il cavalletto, andando a mano libera è più difficile essere precisi.
Buona cosa è che la fotocamera sia perfettamente in bolla. In ogni caso, in riprese di architettura in esterni o interni occorre attivare la livella elettronica interna in modo da misurare l’inclinazione sui 2 assi, orizzontale e verticale. Occorre anche visualizzare nel display/mirino una griglia a 24 riquadri, simile a quella del banco ottico, serve a “calibrare” con precisione l’inquadratura. Se si vuole simulare al meglio il banco ottico è bene usare il display, non il mirino.
Si possono rifilare zone poco interessanti dell’inquadratura? Secondo me si dovrebbe rifilare sempre rispettando le proporzioni di ripresa, farlo non è peccato mortale, quindi a volte lo faccio.
A 36° circa in casa fuma un poco il cervello, spero di non aver scritto cavolate.

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