Da ragazzina dipingevo in via Duomo, a Taranto Vecchia, nella bottega di Nicola Giudetti, una figura quasi mitica per i tarantini. Avevo 13 anni. I miei quadri seguivano il cuore e l’istinto, e parlavano della mia città, della leggerezza del volo dei gabbiani, del cielo azzurro, del nostro meraviglioso mare, ma anche dell’inquinamento e delle contraddizioni del territorio.

Facevo questo con molto eclettismo, in termini di linguaggio visivo e di scelta dei materiali. Quando presi coraggio ed esposi i dipinti fuori dai confini tarantini, per questo melting pot visivo ricevetti una critica che allora mi sembrò feroce: “Dovevo scegliere una sola strada per farmi riconoscere”. Rimasi delusa.
Crescendo, ho capito che per restare coerente con il mio spirito spartano, la mia anima ribelle e la mia sensibilità poetica, probabilmente eredità della Magna Grecia, dovevo invece concentrarmi proprio sulla diversificazione. Così ho sperimentato la pittura, il disegno, la poesia e ho poi incontrato la fotografia, che non ho più abbandonato.
Avevo 15 anni quando ci siamo incontrate, la fotografia ed io. Scattavo davanti ai tramonti tarantini, di rara bellezza, scaricando rulli e rulli su quell’arancione pieno di sfumature riflesse nel mare.

Poi le strade si sono moltiplicate e continuano a farlo ancora oggi. Mi sono spostata a Lecce, poi a Roma e ora vivo a Monza. Ho lavorato come fotografa, cameraman, grafica, giornalista, curatrice, docente. Fino ad arrivare al mio oggi, allo Studio CAOS, dove curo i mondi fotografici di autrici e autori che mi chiedono supporto per crescere, migliorarsi, esporre, vendere le proprie fotografie.
Ma Taranto resta sempre negli occhi e nel cuore. Va da sé che, quando sono stata contattata per partecipare alla mostra fotografica “È Taranto” in veste di fotografa, la cosa mi ha riempito di gioia e di orgoglio.
“È Taranto” è, per l’appunto, il titolo della mostra, inaugurata il 5 dicembre e visitabile fino al 31, presso la Biblioteca Acclavio di Taranto. Ma “È Taranto” è molto più di una mostra fotografica collettiva perché si impegna a raccontare la città, i suoi abitanti, “la sua bellezza e la sua incoerenza, unite alla forza fatta di mare e acciaio, di silenzio e clamore, di archeologia e futuro”, come spiega Alessandra Macchitella, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno che ha curato questa esposizione.
“La mostra – continua Macchitella – racconta la pluralità su cui si fonda la città di Taranto, non vista come frattura, ma come energia vitale, materia viva che pulsa e si rigenera. È il ritratto di una città che vive di contrasti e armonie inattese, di spigoli e dolcezze, di chiaroscuri che si ricompongono in un racconto corale che è, allo stesso tempo, intimo e collettivo”.
Per l’occasione sono stati scelti dieci fra fotografe e fotografi tarantini che hanno interpretato la poliedricità della città, e con cui sono felice di condividere gli spazi della Biblioteca Acclavio. Gli autori e le autrici sono Cosimo Calabrese, Enzo Ferrari, Claudia Fuggetti, Carmine La Fratta, Pierfrancesco Lafratta, Gemma Rossi, Francesca Sebastio, Luca Tocci, Roberta Trani e la sottoscritta.
Dieci sguardi che esplorano la dualità propria della città di Taranto, “i suoi due mari, il tempo sospeso tra mito e futuro, la vita quotidiana fatta di intimità e coralità, la materia che alterna pietra e acqua, luce e ombra, attesa e movimento”, commenta la curatrice.

Ogni autore espone cinque immagini che costruiscono un racconto visivo ma che invitano anche a fare una riflessione: le fotografie infatti raccontano certamente una Taranto salda nelle sue tradizioni, ma anche una città che contemporaneamente avanza verso il futuro.
Molto efficace, dal mio punto di vista di curatrice (stavolta), è la struttura pensata per l’allestimento espositivo, ideata e progettata da Pierluigi Mirizzi, direttore dell’agenzia pubblicitaria Media Division Group. Questa racconta Taranto con un assetto circolare, che rende l’esperienza immersiva e tridimensionale, creando un percorso narrativo dentro cui stare, soffermarsi, guardare, leggere, confrontarsi.
Ecco come in mostra viene descritto il mio contributo fotografico:
“Le fotografie di Loredana De Pace raccontano una Taranto nostalgica, vista con uno sguardo che unisce appartenenza e distanza. È lo sguardo di chi è andato via, portando con sé lo strappo e la memoria delle proprie radici. A vent’anni ha lasciato la città per studio e lavoro, ma la Puglia e Taranto restano nei suoi occhi, come un orizzonte interiore. Ogni ritorno diventa occasione per ritrovare un contatto con “lei”, attraverso l’obiettivo. Con la sua Rolleiflex biottica e la pellicola in bianco e nero, nel 2017 ha realizzato il progetto “Qualcosa è cambiato”: un viaggio fotografico alle origini, alla ricerca dei frammenti della propria “sé tarantina” nei luoghi d’affezione, tra la città vecchia e quella nuova. Scatti che parlano di ritorno, di tempo che passa e di un’appartenenza che non si spegne.”
Chiudo questo contributo con la testimonianza di Fiorella Occhinegro, Vice Presidente di Fondazione Taranto 25, partner di questa iniziativa e organizzazione no-profit/fondazione di partecipazione che lavora per supportare lo sviluppo sociale, culturale, sportivo ed economico della città e del suo territorio.
“La sacralità dell’umano, della vita quotidiana, a volte anche nella superstizione, nel gioco. Questo emerge dalla mostra “È Taranto” che ho trovato estremamente efficace perché racconta una Taranto non rappresentata come semplice sfondo, ma espressa nell’eccezionalità che caratterizza il suo DNA.
Le fotografie esposte rivelano piccoli gesti, sguardi, attese, momenti fermati magistralmente dall’obiettivo dei dieci fotografi invitati.

I gesti immortalati assumono una dimensione quasi sacrale, anche quando sono semplici, come l’osservare il mare.
La città è raccontata anche dal punto di vista architettonico, con i vicoli, le soglie, le strade, gli immobili nella loro fissità, tutti luoghi profondamente vissuti, veri.
Quindi sacralità e verità.
Altro aspetto che mi ha molto colpito è stato la presenza di tanti volti di tarantini – noti e meno noti – che circondano l’esposizione e, per come sono stati allestiti, è come se essi stessi guardassero la mostra. “È Taranto” è una mostra che invita a rallentare e ad osservare, a gustare la bellezza della quotidianità, profondamente umana”.
Chiudo con un ringraziamento, lasciatemelo fare… Da tarantina e da autrice invitata voglio ringraziare gli organizzatori, i referenti della Gazzetta del Mezzogiorno e tutti i partner e sponsor che sul territorio operano tenacemente per valorizzare la città e la sua cultura.













