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Video e videomaking. Un pò di storia.

Un pò di storia

 

Materiali e mezzi espressivi (prima parte)

Prima dell’avvento della registrazione video magnetica su nastro (RVM) si riprendeva con le macchine da presa a pellicola, partendo dal formato amatoriale 8mm e la sua evoluzione super 8mm per passare ai formati pro, 16, 35 e 70mm destinati rispettivamente alle news dei tg o alla pubblicità il primo e al cinema i secondi.

Il passaggio alla registrazione magnetica è epocale, una svolta che modifica radicalmente il mondo delle news, laddove prima di poter andare in onda servivano metraggi di pellicola negativa da sviluppare, necessità di stamparne il positivo, montare in moviola e sonorizzare, con il nastro magnetico tutto si velocizza e si abbattono i costi della pellicola.

La video ripresa magnetica si effettua pertanto con le videocamere intendendo con tale accezione sia primitivamente con le telecamere con videoregistratore separato da portare a tracolla, spesso con l’ausilio necessario di un apposito collaboratore che reggeva il registratore del peso di svariati chili, sia con i camcorder (da: camera-recorder) un mix di telecamera con incorporato l’apparato di registrazione,

Negli studi televisivi si usavano e si usano indifferentemente sia telecamere da spalla montate su supporti da studio sia telecamere da studio vere e proprie, carrellate, e con lenti broadcast.
La tecnologia col tempo ha mandato in pensione la videocassetta con registrazione analogica prima e digitale poi, sia nei sistemi amatoriali, tipo le VHS o 8mm e le loro evoluzioni in alta banda chiamati Super VHS e Hi8mm o ancora prima le Video2000 e le Betamax o l’evoluzione nata nel 1995 del sistema video DV (Digital Video) sia in versione amatoriale che professionale dei sistemi di Panasonic e Sony DVC-Pro e DVCam.

Nel Broadcasting televisivo si distinguono i formati professionali (U-matic, bassa e alta banda BVU da 3/4”) broadcast (Betacam analogico e digitale da 1/2”) e broadcast puro con nastri in bobina aperta da 1 e 2 pollici. I sistemi a videocassetta da 1/2” subivano il passaggio epocale dalla registrazione su cassetta analogica a quella digitale, per lasciare spazio definitivamente alla registrazione a stato solido in tempi recenti.

Infatti nella seconda metà degli anni 2000 si affacciavano sul mercato le prime videocamere amatoriali dotate di hard-disk incorporato progressivamente sostituiti dalle memorie a stato solido man mano che cresceva la capacità di archiviazione su tali supporti, ma sul mercato continuava a esistere parallelamente la produzione di videocamere sia amatoriali che pro su videocassetta fino all’avvento della registrazione in alta definizione che comincia progressivamente a mandare in pensione, questa volta definitivamente, il nastro magnetico a favore della registrazione a stato solido, consentendo velocità di accesso alle registrazioni in tempo reale e montaggio lineare.

In campo fotografico la video registrazione passa da semplice gadget presente solo sulle compatte con risoluzioni basiche (640×480) a qualcosa di maggiormente utilizzabile quando Nikon inserisce tale possibilità sulla sua reflex la D90 del 2008, consentendo una registrazione video in HD da 1280x720pixel. Canon con la Eos 5D Mark II, immessa sul mercato nello stesso anno, crea la prima reflex in grado di riprendere video in alta definizione piena da 1920×1080 pixel, praticamente la risoluzione tipica della televisione in 16:9.

Si apre un mondo nuovo per il popolo creativo, con un costo degli apparati fotografici inferiore rispetto al costo delle telecamere vi è adesso la possibilità di esprimersi in tale settore utilizzando una semplice macchina fotografica e utilizzando lo stesso parco ottico di cui probabilmente si è già in possesso, potendo così realizzare film a basso costo con una qualità tale da poter essere proiettata anche al cinema.

 

Videocamere e fotocamere

Cosa differenzia una videocamera da una fotocamera ?
Quasi tutto. Una videocamera nasce con uno scopo preciso, riprendere video e non foto statiche e pertanto è dotata di una serie di comandi fisici che permettono un accesso puntuale e immediato a svariati parametri utili per le impostazioni di ripresa. Pensiamo per esempio allo sviluppo in lunghezza del corpo che comprende l’ottica, incorporata o intercambiabile. Quest’ultima è dotata sovente di sistema autofocus e delle ghiere per il controllo del fuoco, dello zoom e del diaframma oltre che del back focus. Spesso il controllo dello zoom è motorizzato associato a un comando a bilanciere che ne consente il movimento avanti-indietro. L’anello del diaframma è anch’esso motorizzato e funzionante automaticamente o manualmente.

Le telecamere incorporano la cosiddetta “torretta filtri” contenente internamente i filtri ND di svariate gradazioni utili per il controllo della sfocatura in esterno giorno. Svariati comandi e pulsanti aiutano a regolare il bilanciamento del bianco, il guadagno, i preset etc, inoltre sono presenti ingressi e uscite audio in formato bilanciato del tipo XLR con controllo indipendente del gain e phantom power. Sulla parte superiore trovano posto la maniglia e la replica di utili pulsanti quali il rec, il comando dello zoom e del videoregistratore. Un utile monitor orientabile oltre al mirino completano la dotazione di questi apparati che possono costare da qualche centinaio di euro in versioni semplificate per uso amatoriale a svariati migliaia di euro le più complete per uso professionale o broadcast.

Le fotocamere o macchine fotografiche nascono ovviamente per fotografare anche se la registrazione video non è più un gadget ma una vera e propria funzione, alcune sono dotate di tecnologie di livello cinematografico come la registrazione logaritmica utile per aumentare la gamma dinamica e poter fare particolari interventi di post-produzione quali ad esempio la color correction e la color grading che conferisce il tono del film.

La registrazione video avviene sia in alta definizione televisiva 16:9 e di recente anche in UHD e alcuni modelli anche in 2K e 4K DCI 17:9.
Le fotocamere continuano a mantenere lo sviluppo fisico che le ha sempre contraddistinte ed ovviamente per tali motivi non possono includere nel loro corpo quasi nessuna delle caratteristiche proprie di una telecamera o camcorder. Men che meno i connettori audio XLR o i filtri ND incorporati.

Per i collegamenti audio ci si affida a ingressi e uscite in formato mini jack ma in commercio esistono appositi adattatori per replicare tali connessioni professionali. Non è raro vedere nel catalogo dei principali costruttori esempi di come queste fotocamere possano essere opportunamente attrezzate per essere inserite in un set cinematografico o da studio televisivo con una serie di accessori specifici che nonostante ne snaturino il loro logico utilizzo come macchina fotografica, possono pertanto tranquillamente registrare video di altissima qualità sia in camera che collegati a registratori esterni via hdmi. Bisogna ricordare che contrariamente alla maggior parte delle videocamere che solitamente sono corredate di sensori da 1/3 o 1/2 pollice, il loro sensore sia aps (più o meno corrispondente per dimensioni al 35mm cinematografico) che full frame consente di ottenere qualità video stupefacente forte del fatto di poter utilizzare pixel più gradi anche a parità di risoluzione con un controllo dei piani dello sfocato superiore alla pellicola cinematografica nel caso del formato full frame 24X36mm.

 

Le macchine cinema

Oltre le telecamere e le fotocamere esistono in commercio le cosiddette macchine cinema, sono videocamere nate espressamente per registrare video in ambito cinematografico o in studi televisivi. Di forma simile alle telecamere hanno esattamente gli stessi controlli di quest’ultime, lenti intercambiabili, ingressi e uscite audio XLR, connettori bnc per i segnali video SDI (Serial Digital Interface) oltre che per time code e genlock. Questi ultimi utili per registrazioni multicamera laddove una regia deve sincronizzare più camere facendo in modo che siano tutte agganciate allo stesso Clock e registrino esattamente lo stesso codice temporale, e possano essere comandate anche in remoto nei più svariati parametri. La registrazione video avviene sia in formati standardizzati sia in formati proprietari anche in raw sia in 2K DCI che in 4K DCI e oltre. Le schede di registrazione anch’esse sono o del tipo standard o proprietario. Alcune di queste macchine dal costo proibitivo non sono neanche in vendita ma vengono solo noleggiate dai service specialistici del settore. E’ pacifico che macchine di tali caratteristiche e costi utilizzino lenti di pari livello e prestazioni, solitamente lenti “prime” o trasfocatori caratterizzate da un attacco a baionetta chiamato PL, (positive lock).

Una caratteristica importante di questa tipologia di videocamere è la possibilità di poter registrare in formato anamorfico utilizzando le apposite lenti, in modo da creare anche digitalmente quello che era il formato panoramico dei tempi della pellicola, formato video chiamato 21:9. Il risultato qualitativo di queste macchine digitali evolute, che hanno sostituito le cineprese a pellicola 35mm, sono sotto gli occhi di tutti, basta andare al cinema.

 

ClaudioNP

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