Mirrorless Top Class Fujifilm X-T4. Lezione video #14

Fujifilm X-T4 è la quarta versione di una serie di fotocamere di successo alle quali ora viene aggiunta la tanto richiesta funzione di stabilizzazione.

Vedremo quali sono le differenze con la versione precedente, l’ancora attuale X-T3.

 

 

I modelli della serie XT iniziano a essere proposti da Fujifilm a partire dal 2014 e a piccoli passi siamo arrivati alla versione attuale. Abbandonato il settore reflex dove la casa giapponese proponeva la sua versione di fotocamera digitale su corpi macchina Nikon, Fuji entra nel settore delle mirrorless sia APS-C sia medio formato, proponendo macchine innovative con un guscio dallo stile vintage che ha subito incontrato il favore del pubblico, sia quello che apprezzava già lo stile delle macchine analogiche dalla carrozzeria telemetro o reflex, sia il nuovo pubblico che si apprestava per la prima volta a entrare nel mondo della fotografia digitale delle senza specchio.

Chi aveva già avuto modo di sperimentare nel mondo delle macchine a pellicola la possibilità di intervenire sui parametri di ripresa senza per forza addentrarsi nei menu a schermo dell’era digitale, apprezzava la possibilità di ruotare una ghiera modificando la sensibilità ISO o il tempo di posa, al volo, senza staccare l’occhio dal mirino.

Peraltro la possibilità di poter modificare il diaframma direttamente dall’ottica senza ruotare ghiere dava alla ripresa fotografica quel sapore antico ritrovato o scoperto per la prima volta.

I selettori dei diaframmi dalle lenti erano scomparsi progressivamente a partire dalla seconda metà degli anni ’80 del secolo scorso con l’avvento delle fotocamere elettroniche e del conseguente uso del diaframma elettromagnetico, corollario di tutta una serie di automatismi come la messa a fuoco automatica. Le ottiche Fuji invece hanno di serie questa funzione, il diaframma è ruotabile in senso orario, dall’apertura massima alla minima oltre la A di automatismo in cui il diaframma è comandato dal corpo camera.

La Fujifilm X-T4 aumenta di poco le dimensioni, pochi millimetri di differenza, rispetto al modello precedente e anche il peso segna qualche grammo in più. Dal punto di vista estetico assistiamo inoltre a un aumento della presa per la mano destra con un grip più presente, caratteristica questa richiesta come la stabilizzazione, dalla nutrita schiera di appassionati e professionisti.

L’estetica pertanto rimane quasi immutata, la parte superiore della calotta riporta le medesime ghiere di controllo compreso il tasto di accensione coassiale al pulsante di scatto.

 

 

 

E’ stato spostato in avanti il tasto Fn superiore associato di fabbrica all’attivazione on/off del riconoscimento facciale/occhi.
I modi video è foto adesso sono separati, non si attiva più la modalità video attraverso l’interruttore coassiale alla ghiera della sensibilità ISO, ma coassiale a quella dei tempi vi è ora lo scambio tra modo movie e modo still, questo comporta anche due menu separati per le due modalità di ripresa.

Il retro della fotocamera mostra la seconda grossa novità rispetto al passato, il monitor orientabile e richiudibile e non più solo estraibile e orientabile alto/basso/destra.

Si estrae a sinistra ma in determinati ambiti di ripresa se vi sono accessori collegati alle prese di servizio tale posizione va a impattare sui cavi collegati.

In caso di riprese su gimbal va prestata attenzione al fatto che se si decide di ruotare il monitor dopo aver fatto la calibrazione del sistema, questa va rifatta, perché si sbilancia il peso verso il lato sinistro.
Le prese di servizio sono le stesse di X-T3 con l’assenza della presa per la cuffia, per monitorare il sonoro vi è in dotazione un minuscolo adattatore da USB Type C a jack 3,5mm, questo fa si che se si vuole monitorare l’audio non si può contemporaneamente alimentare la macchina dalla USB. Viene aggiunto il pulsante AF-ON assente sulla X-T3 e cambia di posizione il pulsante “Q” che attiva un menu di scelta rapida, posizionato a destra della ghiera multi funzione posteriore, ghiera che durante la messa a fuoco manuale, se premuta, ingrandisce la scena per una messa a fuoco di precisione, funzione attivabile volendo, nel menu AF/MF.

In dotazione vi è una nuova batteria, è più grande in dimensioni e capacità ed è stato necessario modificare sul fondo lo sportello del vano batteria. Si è passati quindi dalla NP-W126s da 1260 mAh in uso nelle precedenti mirrorless a questa NP-W235 con capacità di 2200 mAh, quasi doppia che in sostanza porta notevoli vantaggi per l’autonomia di ripresa. La dotazione non comprende più un caricabatterie classico, viene fornito un nuovo modello con cavo USB-C staccabile da 5V, 3 A. La differenza e la limitazione sono che, carica la batteria in macchina e avendone due da caricare non si può usare la fotocamera fino a carica terminata, necessita all’occorrenza acquistare il caricabatterie separato.

Dal 2018 il sensore utilizzato è il CMOS BSI retroilluminato da 26,1 MP unitamente al X-Processor 4. Il mirino elettronico con una risoluzione da 3.690.000 punti è il medesimo di X-T3, mentre la novità è sul monitor da 3” che passa da 1.040.000 punti a 1.620.000. La sensibilità dell’ autofocus passa da -3EV a -6EV e restano invariati i 425 punti con copertura del 98%. L’otturatore è nuovo con una vita utile raddoppiata che è stata portata a 300.000 cicli con una riduzione del rumore di circa il 30%, le sue velocità sono, elettronico da 1/32000” a 15min. quello meccanico da 1/8000” a 15min. gli stessi tempi della versione precedente, i fotogrammi al secondo passano invece da 11 a 15 continui con otturatore meccanico.

La registrazione video è possibile in Full HD 16:9 (1920x1080p) o 2K DCI 17:9 (2048x1080p) al bit rate massimo di 200 Mbps e nella nuova modalità ad alta velocità da 200/240p (rispettivamente PAL/NTSC). In 4K UHD 16:9 (3840x2160p) e 4K DCI 17:9 (4096x2160p) la registrazione può essere fatta al massimo bit rate di 400 Mbps senza crop a 24/25/30p e con ritaglio del fotogramma di 1,18x a 50/60p.

Le registrazioni video sono possibili in H.264 o MP4 con profilo 4:2:0 a 8 bit, in H.265 4:2:0 a 10 bit, le registrazioni veicolate tramite connessione HDMI avvengono invece in 4:2:2 10 bit, potendo scegliere tra le modalità All Intra dove la compressione avviene a livello del singolo frame o in Long Gop.

Possibile la registrazione a gamma dinamica estesa con il profilo ormai noto FLog e funzione di View assist che mostra sul display un profilo Rec.709 che permette di visualizzare una scena quanto più simile al risultato finale.
Usando l’otturatore elettronico la X-T4 riesce a ottenere un burst di 164 immagini jpeg e 37 raw con la modalità CH ad alta velocità, con la raffica CL lenta è invece possibile avere un burst di 200 immagini jpeg con un massimo di 39 raw.
Risultati impensabili quando la fotografia si faceva con la pellicola, oggi con questi ritmi, ammesso possa esistere una fotocamera cosi veloce da sembrare una cinepresa, in appena due secondi si brucerebbe un rullo da 36 pose.

Il minuscolo flash a slitta che era in dotazione precedentemente non viene più fornito.

 

 

E veniamo alla parte più attesa di questa fotocamera ovvero lo stabilizzatore incorporato, Fujifilm aveva già implementato per la prima volta sulla X-H1 la tanto apprezzata stabilizzazione IBIS (In Body Image Stabilizer) e adesso la introduce, pur con le dovute modifiche dei diversi volumi del corpo su una fotocamera serie X.

Con X-T4 Fujifilm realizza un nuovo sistema di stabilizzazione, ulteriormente modificato successivamente con l’introduzione della X-S10. E’ diverso rispetto a quanto montato su X-H1 a causa delle diverse dimensioni dei corpi, più compatti sulla serie X.

E’ stato necessario riprogettare il sistema di sospensione del gruppo mobile che sostiene il sensore con una tecnologia di tipo magnetico diversa rispetto al sistema a molle a spirale della generazione precedente.

Dei sensori giroscopici consentono una precisione di funzionamento superiore di circa 8 volte, sono state ridotte anche le dimensioni di circa il 30% e il peso di circa il 20% rispetto a quanto si trova inserito su X-H1.

Essendo più compatto si presta a essere inserito nei corpi X-T senza stravolgerne le dimensioni. Lo stabilizzatore a 5 assi riesce a compensare fino a 6,5 stop con diciotto obiettivi della serie X su un totale di 29, mentre riesce a compensare circa 5 stop con gli altri undici.

Riepilogando, questo nuovo sensore presenta due sistemi di stabilizzazione, il primo denominato IS (image stabilizer) Mode Boost che permette riprese a mano libera statiche e il DIS (digital image stabilizer) che inserendo un moderato crop (1,1x) del fotogramma consente di stabilizzare ancora di più la ripresa fotografica o video.

Le impostazioni del menu di sistema adesso sono separate per la parte video e quella foto, spostando la levetta coassiale alla ghiera dei tempi di posa si passa dal modo still (foto) al modo movie (video). In base a questa impostazione cambiano le voci da poter regolare.

 

Le impostazioni del menu di sistema adesso sono separate per la parte video e quella foto, spostando la levetta coassiale alla ghiera dei tempi di posa si passa dal modo still (foto) al modo movie (video). In base a questa impostazione cambiano le voci da poter regolare.

 

Nel dettaglio

X-T4 è sostanzialmente identica a X-T3 pertanto le nostre considerazioni rispetto al modello precedente non cambiano per quanto concerne la ripresa fotografica e video, il sensore è identico per cui sarebbe strano se si tirassero fuori immagini diverse. Abbiamo già provato a fondo la T3 per cui rimandiamo la lettura della prova

Chiariamo subito un punto, una fotocamera stabilizzata a sensore o a sensore più ottiche non è un gimbal ne tantomeno una steadycam e al momento non li può sostituire. Non si può pensare di usarla come se si avesse in mano un gimbal ottenendo gli stessi risultati di stabilità e fluidità delle riprese video.
Abbiamo un sistema di stabilizzazione che si somma a quello presente negli obiettivi, a livello operativo serve sia per riprese fotografiche che video.

Sono possibili tre diverse modalità di lavoro, partendo dall’esclusione abbiamo IS off, IS continuo e IS solo scatto. Assumendo pacificamente che in modalità off la stabilizzazione non c’è, con il modo IS continuo la stabilizzazione è sempre attiva mentre con IS solo scatto si attiva appena si preme il pulsante di scatto. Nella modalità video la fotocamera passa tra i modi OFF, IBIS/OIS e IBIS/OIS+DIS. IBIS/OIS significa che la macchina lavora abbinando la stabilizzazione a sensore con quella OIS ovviamente solo con le lenti che sono dotate di OIS (optical image stabilizer). Nal terzo modo si aggiunge una ulteriore stabilizzazione a scapito però di un crop dell’inquadratura di 1,1x. La stabilizzazione degli obiettivi ha la priorità sull’impostazione scelta con la modalità IS e durante una registrazione non è possibile cambiare modalità. La possibilità di operare con una fotocamera che ha la stabilizzazione a sensore è un grande vantaggio in quanto ci permette di avere riprese più stabili anche utilizzando obiettivi che ne sono sprovvisti, in questo modo sia in fotografia che in video riusciamo a eliminare il naturale tremolio che si ha durante una sessione di scatto a mano libera sopratutto in foto con tempi lunghi e in modo particolare con i teleobiettivi che sulle lunghe distanze amplificano il mosso.

Cosi come avviene con un obiettivo dotato di OIS, possiamo visualizzare sul mirino l’intervento in diretta sulla qualità della stabilizzazione, per testarne il funzionamento basta muovere volontariamente la fotocamera per accorgersi dell’intervento di stabilità che si sta ottenendo.

La differenza tra una video ripresa fatta senza stabilizzatore e una realizzata con la stabilizzazione è davvero notevole, si smorzano i tremolii e l’inquadratura appare meglio agganciata e ammortizzata.

Deve essere ovvio che ogni nostro movimento deve essere improntato, ne abbiamo parlato in altre occasioni, a eseguire movimenti lenti e regolari evitando per quanto possibile l’andatura a canguro, camminando con le ginocchia leggermente flesse e facendo scivolare i nostri piedi, ma queste considerazioni operative valgono sempre.

Tenere la fotocamera con entrambe le mani e muoversi è una modalità sbagliata si rischia l’effetto volante con orizzonti storti, è consigliabile farlo tenendo la fotocamera montata su un asta o su un monopiede reggendolo con entrambe le mani, un po come si tiene un gimbal.

E’ comunque un impresa ardua riuscire a bloccare tutti i movimenti che si fanno durante l’andatura con la fotocamera in mano ancorché mettendo in atto gli accorgimenti di cui sopra, perché camminando eseguiamo dei sobbalzi che sono assolutamente naturali ma che la fotocamera purtroppo non riesca a compensare del tutto. Tremolii e piccoli e leggeri movimenti saranno ammortizzati ma scossoni e sobbalzi eccessivi saranno non del tutto eliminabili se non dopo un passaggio in post produzione.

L’IBIS di questa fotocamera è comunque un aiuto notevole e determinante per talune situazioni in cui la mancanza di altre modalità di stabilizzazione potrebbero inficiare il risultato desiderato.
L’abbiamo testata sia con lenti non dotate di OIS sia con il telezoom 75-210mm f/2.8 (50-140mm) con OIS incorporato riuscendo a fotografare fino a 1/5” alla massima focale di 210mm, oltre 6 stop di differenza rispetto al tempo standard di sicurezza previsto, un risultato eccellente. Pertanto in tutte quelle situazioni in cui a causa della poca luce, in sessioni fotografiche esterne, si rende necessario scendere con i tempi di posa poter contare su un sistema di stabilizzazione è fondamentale in mancanza di altre fonti di stabilità. Con la video ripresa, da fermi, eviteremo le immagini tremolanti, possiamo concederci dei piccoli movimenti e saremo accompagnati da una buona assistenza, per situazioni di movimenti come camminate o evoluzioni più impegnative è necessario affidarsi a sistemi di stabilizzazione esterni.

L’assistenza della stabilizzazione è pertanto indispensabile non solo in modalità video ma anche in quella fotografica tenendo presente che le lenti “prime” della casa non sono stabilizzate e l’aiuto dato dal corpo camera risulta fondamentale, dall’esempio sotto riportato abbiamo visto che in una foto scattata con un obiettivo senza stabilizzazione (foto con il vaso) e in condizioni di scarsa illuminazione si riescono a realizzare scatti con tempi lunghi che diversamente sarebbero afflitti da mosso.

 

Focale 53mm eq. (lente 35mm f1.4) – ISO 160 – 1/15”

 

Come dicevamo il sensore è il medesimo X-Trans da 26 MP già sperimentato su X-T3, possiamo descriverne la bellezza della resa nei colori nel jpeg senza alcuna elaborazione (foto dei tavolini in piazza realizzata a 3200 ISO). Ingrandendo il fotogramma, anche a volerlo cercare non riusciamo a vedere alcun rumore di crominanza che a volte emerge a tali sensibilità e che affligge e disturba una foto. Tale tecnologia realizzata da Fujifilm non prevede l’utilizzo del filtro passa basso in quanto non soffre di effetto moirè. Il file salvato in macchina è già perfettamente utilizzabile e lavorabile tenendo comunque conto dei limiti propri del formato compresso rispetto al raw.

I file raw che la macchina produce sfiorano i 60 MB alla massima qualità e per lavorarli oltre ad Adobe camera raw esiste la possibilità di usare il software gratuito messo a disposizione da Fuji nella versione dedicata di Capture One Express for Fujifilm. I due software agendo probabilmente con una intelligenza diversa operano uno sviluppo diverso, sta ai nostri gusti preferire l’uno o l’altro, basta provarli. Anche la fotografia a ISO elevati non deve spaventare in quanto questo sensore produce un rumore che è più simile alla grana della pellicola rispetto al classico disturbo digitale. La sensibilità base parte da 160 ISO e si spinge a 12800, ma fino a 6400 ISO le immagini risultano assolutamente utilizzabili senza patemi, oltre inizia a comparire un disturbo che le può rendere meno utilizzabili.

Rispetto alle versioni precedenti dove la sensibilità minima partiva da 200 ISO abbiamo visto che dalla versione 3 parte da 160, una piccola apparentemente insignificante riduzione che invece porta in dote una grande possibilità, lo spieghiamo: la macchina prevede l’utilizzo di una modalità chiamata DR che può essere 100-200 o 400% che permette di recuperare sulle ombre raddoppiando la gamma dinamica, partendo da 160 ISO il raddoppio fa si che si debba partire da 320 e non da 400 ISO, valore ottenuto prima con la sensibilità iniziale di 200. DR differenzia di due diaframmi l’esposizione tra zone chiare e scure utilizzando ISO 160 nelle alte luci e ISO 320 in quelle basse, in questo modo si riducono le alte luci senza amplificare sulle zone in ombra per evitare che con l’amplificazione si generi rumore. E’ questo il motivo per cui per usare ad esempio DR 200% la sensibilità da usare è quella maggiore e cioè ISO 320 e ISO 640 per la DR400%.

La fotocamera Fuji registra video anche nel formato cinematografico DCI (Digital Cinema Initiatives) sia 2K che 4K, è un formato leggermente più panoramico rispetto al 16:9 televisivo, infatti il rapporto di aspetto è 17:9.

Tali formati standardizzati dalla DCI sono pertanto, dopo la creazione dell’apposito DCP, utilizzabili per la proiezione cinematografica senza alcuna conversione di stato avendo il corretto rapporto d’aspetto.

La proiezione su un normale monitor o televisione comporta la presenza delle bande nere sopra e sotto il quadro, da non confondere comunque con il formato anamorfico da 2,35:1 in 21:9.

Per utilizzi professionali laddove non bastasse il processamento del colore in 4:2:0 si può optare per l’invio del segnale video a un registratore esterno, in questo caso si abilità la registrazione in 4:2:2 tenendo comunque presente che già la registrazione a bordo a 10 bit in Flog presenta dei margini di lavorabilità assolutamente perfetti rendendo possibile un flusso video di 400mbps anche in All Intra.

Un altra novità rispetto al modello precedente è l’aumento del numero di fotogrammi della registrazione rallentata che passa da 100 a 200 per il PAL e da 120 a 240 per l’NTSC, il flusso ottenuto permette di avere quindi un numero doppio di fotogrammi al secondo per una ripresa maggiormente definita del soggetto ripreso ad alta velocità, pensiamo per esempio alle acque di una cascata o a una persona che esegue dei movimenti rapidi da spacchettare il più possibile.

 

 

Fujifilm è nota anche per le modalità di scelta del colore con i preset precaricati che rievocano i nomi delle gloriose pellicole del marchio verde, su X-T4 oltre alle già note si aggiunge la Bleach Bypass che si aggiunge alla ben collaudata curva Eterna cinematografica, in pratica si può tranquillamente pensare di girare con uno di questi preset per ottenere dei file con un look and feel già pronto all’uso senza necessità di lunghi passaggi in post produzione.

Il sistema autofocus

La fotocamera presenta il medesimo sistema della X-T3 con una griglia da 425 punti per il 98% dell’inquadratura e tramite il joystick è possibile selezionare il singolo punto oltre a poter ingrandire le dimensioni del punto singolo di fuoco.
Le lenti “prime” con cui abbiamo agito si sono rivelate esenti da respiro restituendo cambi di fuoco omogenei e morbidi, proprio ciò che si cerca di ottenere in una ripresa di livello cinematografico senza cambi a schiaffo (a meno che non serva proprio questo e si utilizzi la modalità manuale) tra l’altro la macchina consente di modificare alcuni parametri relativi proprio a come deve avvenire la focheggiatura e da menu è altresì possibile invertire il senso di rotazione delle ghiere di messa a fuoco degli obiettivi.

Con l’AF-C il singolo punto di fuoco continua a tracciare il soggetto inquadrato nel punto selezionato, invece nella modalità zona il soggetto inquadrato verrà tracciato in una zona più ampia rispetto al singolo punto, questo serve se dobbiamo tracciare soggetti il cui movimento riteniamo sia abbastanza prevedibile. Nella modalità tracking il sistema di messa a fuoco traccerà i soggetti che si muovono all’interno di un area più ampia del quadro.

La sensibilità dell’autofocus è ora attiva a partire da -6EV ed è possibile tracciare con le dita scorrendo sul monitor il passaggio da un punto di fuoco ad un altro e grazie alla perfetta assistenza dell’elettronica della fotocamera con cui possiamo decidere a quale velocità focheggiare otterremo transizioni perfette col semplice tocco o scorrimento delle dita sulle parti interessate, piuttosto che usare la ghiera dell’obiettivo evitando così di muovere oltremodo la fotocamera.

Passare tra le varie modalità di autofocus, continuo o singolo, oppure per la modalità manuale è semplice, basta ruotare l’apposita rotella presente sul frontale a sinistra del bocchettone dell’ottica, un sistema veloce che ci permette senza passare da menu interni, di cambiare modo di focheggiatura, in questo modo si evita di inserire tale pulsante su ogni obiettivo. Per la messa a fuoco manuale è presente l’assistenza metrica e varie soluzioni tra cui abbiamo preferito il focus peaking che colora (abbiamo usato il rosso) i contorni degli oggetti.

La fotocamera riconosce il viso e gli occhi, entrambi, l’aggancio nelle nostre sessioni è stato preciso e reattivo.

Le lenti si sono rivelate degne compagne del corpo, la velocità di aggancio è sempre stata precisa e veloce in fase di prescatto e con la morbidezza voluta e impostata da noi durante la ripresa vera e propria, sta a noi appunto impostare i cambi di fuoco con la velocità desiderata, personalmente preferiamo le transizioni morbide.

Le premesse per un upgrade di successo si sono rivelate fondate cosi come le aspettative che sono state confermate, se si possiede già la T3, la T4 può rappresentare un valido secondo corpo per una omogeneità di resa.

 

Altre info

  • Gli ingressi per le memorie, del tipo SD/SDHC/SDXC, sono due e sono accettate le memorie UHS-I/UHS-II Video speed class V90.
  • 
La sensibilità base parte da 160 e arriva a 12.800, in modo esteso da 80/100/125/25.600/51.200.
Il controllo dell’esposizione avviene in modalità misurazione TTL su 256 zone, multi/spot/media/media pesata al centro.
  • Le modalità di esposizione sono PASM.
  • La compensazione dell’esposizione va da -0,5 EV a +5.0 EV in passi da 1/3 EV per le foto e -2.0 EV+2.0 EV per il modo video.
  • Lo stabilizzatore d’immagine ha un meccanismo sensor shift con compensazione su cinque assi.
Il tempo di sincronizzazione flash è di 1/250”.
  • E’ presente l’intervallometro con le impostazioni dell’intervallo di tempo, il numero di scatti e l’orario di avvio.
Il mirino ha la correzione diottrica integrata da -4 a +2 tramite rotellina estraibile e regolabile.
  • Registrazione ad alta velocità 240/200p 200Mbps fino a circa 3 minuti, 120/100p 200Mbps fino a circa 6 minuti.
  • Modalità HDR si: Auto, 200/400/800%, 800%+
  • Wireless: IEEE802.11b/g/n (standard wireless protocol)
  • Bluetooth: si Ver. 4.2 LE
Connessioni: USB Type C (USB 3.2 Gen 1×1)
  • HDMI output: connettere Micro HDMI (tipo D)
  • Microfono: connettore minijack stereo 3,5mm
  • Scatto remoto: connettore mini jack 2,5mm
  • Slitta flash: contatto caldo (Hot shoe)

Claudio NP

 

 

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