Il Video con le HDSLR. Consigli per una ripresa perfetta. Lezione Video #9

Le regole della fotografia.

Lo abbiamo già scritto, nel cinema o nella televisione si applicano le stesse regole della fotografia, ricordate cosa abbiamo detto fin dalle prime lezioni ? Il video altro non è che una sequenza di immagini fisse riprese in rapida sequenza e per il fenomeno della persistenza delle immagini sulla retina i nostri occhi percepiscono il movimento.

Pertanto se si vuole fare un buon video bisogna conoscere e rispettare le stesse regole della fotografia e quindi occorre studiarle.

La regola dei terzi

Una in particolare, molto importante che regola la composizione è detta regola dei terzi, in pratica dobbiamo immaginare di dividere il nostro fotogramma in nove parti uguali, tre sopra, tre al centro e tre sotto a creare tre aree o fasce orizzontali e tre verticali.

Figura A

Tenendo presente che tutte le fotocamere prevedono già la possibilità di mostrare sul monitor tale riquadro sia per le foto che per la registrazione video, dobbiamo fare in modo di costruire una composizione equilibrata, cioè ogni area deve avere un “peso” che non vada a sbilanciare gli altri. In sostanza poniamo il nostro soggetto o i nostri soggetti in questi riquadri verticali o orizzontali dando a ogni parte il giusto “peso” equilibrandolo in base al moood di ciò che stiamo per raccontare. Tenendo presente che il video non è quasi mai una situazione statica, e il soggetto o i soggetti inquadrati possono avere una funzione dinamica all’interno del quadro è pacifico che la composizione andrà mantenuta all’interno del fotogramma adeguando i movimenti di camera e mantenendo il “peso” a meno che la storia prevede che ad un certo momento ci debba essere una inversione di equilibrio.
Descriviamo qualche situazione tipo:

  1. Soggetto a sinistra del fotogramma molto decentrato che occupa il primo terzo verticale e sfondo sfocato causato da una lente medio tele a tutta apertura che occupa i restanti terzi. In questo modo il soggetto principale spesso una figura umana stacca in maniera inequivocabile e con una certa tridimensionalità.
  2. Ripresa paesaggistica, pensiamo a un bellissimo e classico tramonto sul mare, tendenzialmente si è portati a inserire la congiunzione tra cielo e mare esattamente al centro del fotogramma, non è sbagliato in assoluto ma per una ripresa professionale e rispettando la regola dei terzi porremo il mare sul terzo inferiore e il cielo, sopratutto se ha delle nuvole particolarmente belle e cariche di colori, nei terzi superiori. In questo modo la nostra ripresa assume quel sapore professionale che le conferisce un impatto visivo più efficace.
  3. Soggetto a figura intera che si muove camminando o correndo da sinistra verso destra o viceversa in base ai luoghi, la nostra composizione dovrà prevedere che il soggetto sia posizionato nei terzi estremi e il luogo del movimento dovrà occupare la restante parte. Da ciò si evince che la cosiddetta “aria” deve essere lasciata non solo in testa ma anche lungo la direzione di marcia del soggetto. Non dobbiamo mai far mancare l’ ”aria” al nostro soggetto in movimento inteso come spazio utile entro il quale dovrà muoversi, lo spettatore deve vedere dove va per capire cosa sta succedendo, perché sta andando in una direzione piuttosto che in un altra, questa considerazione ci porta dritti alla seconda e importantissima regola della ripresa, ovvero lo scavalcamento di campo.

Abbiamo pensato più volte in questi esempi a un soggetto principale posto a sinistra e non a destra per analogia con il nostro metodo di scrittura e lettura che parte appunto da sinistra e si sposta verso destra, il nostro cervello legge per abitudine in questa sequenza e siccome la fotografia o la cinematografia altro non sono che una forma di scrittura con la luce, da cui appunto “foto-grafia”, luce che impressiona la pellicola o il sensore, per trasposizione adottiamo il linguaggio scritto a quello filmico.

Lo scavalcamento di campo

Pensiamo a una competizione sportiva relativa a una gara di nuoto con le riprese di una piscina olimpionica lunga 100 metri.
Gli atleti partono per ipotesi dal lato sinistro dello schermo e devono raggiungere la parete opposta a destra per completare i primi 100 metri, poi invertiranno il senso di nuoto e si dirigeranno verso la parete di partenza e cosi via per tante volte in base alla lunghezza della gara, è cosa nota.

Se ad un certo punto prima che gli atleti giungono alla parete della piscina del lato destro e quindi prima che hanno toccato per il cambio di direzione, la regia dovesse staccare con una inquadratura dal lato opposto, i nostri sensi andrebbero in confusione perché improvvisamente e prima che i nuotatori siano arrivati a cambiare senso di percorrenza li vedremmo effettivamente cambiare direzione di nuoto. Se ci siamo distratti penseremmo che stiano effettivamente tornando alla base, in caso contrario ci disorienteremmo perché sappiamo benissimo che non erano ancora arrivati a toccare la parete opposta, manca un pezzo.

Come stanno le cose ? Questo è un errore che le televisioni si guardano bene dal fare e nel caso volutamente lo fanno inseriscono in sovrimpressione la scritta che si tratta di un “reverse angle”.

Tutta questa premessa per spiegare che in una ripresa multicamera non dobbiamo mai posizionare le macchine su lati opposti ma vanno dislocate solo lungo il percorso della scena che il nostro o i nostri protagonisti devono compiere e lungo lo stesso asse e mai una di fronte all’altra, in caso contrario si farebbe il gravissimo errore dello scavalcamento di campo inducendo lo spettatore a pensare che il nostro o i nostri attori stanno tornando indietro o hanno cambiato posizione.

In pratica dobbiamo pensare a una linea immaginaria oltre il quale non bisogna mai andare, quindi se stiamo riprendendo dal lato destro di una persona che cammina e questa si muove lungo un asse sinistra verso destra, non dobbiamo mai inquadrarlo dal suo lato sinistro, qualsiasi sia il suo percorso dobbiamo seguirlo sempre dal lato destro fino a quando non arriva a destinazione e viceversa.

Se il protagonista deve tornare a un punto di partenza allora in quel momento per dare l’idea del ritorno bisogna cominciare a inquadrare dal lato opposto per indurre gli spettatori a pensare che sta effettivamente tornando indietro.

Figura B

Adesso riferendoci alla figura b vediamo nel dettaglio come il nostro campo di ripresa viene diviso in due sezioni quella del campo e quella dello scavalcamento di campo, in pratica questa regola ci impedisce di ruotare di 180° e evitare quindi una ripresa dal lato opposto.
Analizziamo la scena in figura, abbiamo due protagonisti che possono essere due attori o semplicemente due persone da riprendere per una intervista.

Posizioniamo le camere 1 e 2 una a sinistra e una a destra. La camera 1 riprenderà il soggetto B mentre la camera 2 inquadrerà il soggetto A.
Con questa configurazione a due, la più semplice dal punto di vista operativo e la più utilizzata potremo portare a compimento in maniera professionale almeno il 90 per cento delle riprese con protagonisti due persone.

Nulla toglie che potendo, possiamo inserire una terza camera che inquadra frontalmente i due soggetti contemporaneamente ma sempre dallo stesso lato delle altre due senza andare nella zona “proibita”. Adesso alcune considerazioni importanti, la norma impone che le camere siano posizionate ad altezza occhi, ma se questa è la regola noi sappiamo che possiamo infrangerla per comporre una inquadratura che dia enfasi alla scena, in che modo? Semplice, basta abbassare l’angolo di ripresa e quindi leggermente dal basso verso l’alto e slanceremo la figura inquadrata.

La camera ad altezza occhi si impone invece in quelle inquadrature in cui un soggetto è più basso del dell’altro, in questa situazione la camera che inquadra il soggetto più alto, dovrà essere posizionata ad altezza sguardo della persona più bassa, perché dobbiamo dare la sensazione che il più alto sia sotto lo sguardo del più basso e al contrario per l’inquadratura opposta.

In qualunque situazione ci troviamo a operare si impongono alcune scelte, una può essere rappresentata da una inquadratura da primo piano che inquadra i due soggetti allo stesso modo, oppure possiamo decidere, e questa è quella più professionale e cinematografica, di realizzare l’inquadratura di quinta, nell’esempio in figura b, se fosse la nostra situazione reale si tratta di posizionare la camera 1 in modo che oltre a inquadrare il soggetto B vada a captare parte della spalla e della testa del soggetto A e viceversa per la camera 2 nei confronti dell’inquadratura opposta.

Cosa succederebbe se facessimo uno scavalcamento di campo ? Continuiamo ad analizzare la figura b, la camera 1 inquadra la ragazza A di spalle a sinistra che dialoga con il ragazzo B a destra, il suo naturale controcampo è la camera 2 che di spalle inquadra il ragazzo B che sta dialogando con la ragazza A.

Quindi chi guarda le nostre riprese sa fin dall’inizio che a sinistra c’è la ragazza e a destra il ragazzo, se improvvisamente inquadrassimo i protagonisti dal lato opposto, scavalcando la linea, gli spettatori vedrebbero la ragazza a destra e il ragazzo a sinistra. 
Domanda, quando si sono spostati ? Non si sono ovviamente spostati, li abbiamo spostati noi con una inquadratura errata mandando in confusione gli spettatori.

Chiarito questo spieghiamo perché è importante usare due camere invece che una sola. Se usiamo una sola camera in sequenze dove vi sono più personaggi che dialogano o compiono azioni magari anche difficilmente replicabili, prendendo sempre come esempio la scena di figura b, dobbiamo prima effettuare le riprese del dialogo con la camera 1 che inquadra il soggetto B, poi ci spostiamo e rifacciamo dialogare per intero i protagonisti con la camera che inquadrerà il soggetto A, in montaggio alterneremo questi momenti. Se invece posizioniamo due camere che registrano contemporaneamente si impone l’uso del ciak per sincronizzare i dialoghi o i suoni. Il regista darà il “motore-ciak-azione” e dopo che sarà stato battuto il ciak all’azione si inizia a dialogare o a compiere l’azione. In montaggio avremo due segnali perfettamente sincronizzabili per alternare il montato. Attenzione, mai montare solo le scene dove parla il singolo protagonista, è buona regola alternare anche i cosiddetti “piani di ascolto”. Il piano di ascolto è quel momento della ripresa dove un personaggio non sta parlando ma sta ascoltando chi gli sta di fronte e di solito annuisce per far capire che ha compreso oppure evidenzia determinati movimenti facciali e/o stati d’animo importanti per la comprensione della scena, stupore, meraviglia, sconcerto etc.

Sono tanto importanti quanto il dialogo della persona che sta parlando effettivamente nel dato momento. Nella ripresa monocamera i piani di ascolto si fanno dopo aver terminato le riprese del dialogo del singolo protagonista, gli si chiede di fare delle mimiche facciali specifiche del dialogo che ha appena ascoltato.
La ripresa multicamera velocizza ovviamente il set in quanto in un una unica sessione si svolge la registrazione dell’azione senza dover ripetere più volte i dialoghi tranne ovviamente per i ciak sbagliati e da ripetere.

Come si cattura l’audio ? Per una intervista dove è pacifico che si possano vedere i microfoni, microfoneremo i protagonisti con mic lavalier radio o a filo che collegheremo in maniera indipendente a ognuna delle due camere, oppure se disponiamo di una persona dedicata al sonoro possiamo usare un asta con microfono fucile che opportunamente indirizzato catturerà il parlato di entrambi, bisognerà dotarlo di cuffia anti vento chiamata deadcat nel caso di eccessivi fruscii dovuti al vento. In tale configurazione può essere opportuno indirizzare il sonoro a un registratore esterno di qualità professionale o broadcast.

Riprese in interni

Se la sessione di ripresa si svolgerà in interni a luce artificiale è bene tenere presente alcune impostazioni fondamentali al fine di non incorrere in spiacevoli e irreparabili conseguenze.
Partendo dal principio che la ripresa possiamo monitorarla sul monitor della fotocamera non è cattiva idea quella di utilizzare un monitor esterno collegato via hdmi o tramite app per il controllo remoto, ovviamente parliamo di monitor di adeguate dimensioni che ci permettono di visualizzare meglio le nostre riprese.

Come già spiegato se in esterna giorno possiamo, in mancanza di filtri ND, impostare tempi di ripresa veloci per compensare la luce ambiente se il solo chiudere il diaframma non basta, in interni dobbiamo utilizzare il tempo massimo di 1/50” per allinearla alla frequenza di funzionamento degli apparati elettrici. Nell’esempio video che completa questa parte possiamo vedere cosa succede se si utilizzano tempi più veloci di /50”, si formeranno sullo schermo e saranno ovviamente registrate delle bande nere orizzontali che aumentano di intensità all’aumentare del tempo di esposizione, rendendo inutilizzabili le riprese. Il fenomeno inizia a manifestarsi a partire da 1/60” e aumenta ai valori superiori. In ogni caso è bene controllare sul monitor se il fenomeno si presenta unito al flickering di alcune luci, perché può essere diverso anche in funzione del tipo di corpo illuminante, infatti in alcune situazioni di illuminazione con luci al neon e/o mista che causano uno sfarfallamento del quadro, il fenomeno, a volte siamo riusciti a mitigarlo impostando una registrazione a 1/60”, in ogni caso se non si riesce a eliminare il flickering e siamo obbligati a servirci di quella fonte di illuminazione vedremo successivamente come risolvere il problema in post produzione.

Claudio NP

 

 

 

 

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