Come realizzare Video con le HDSLR. Lezione Video #8

Imparare dal passato, capire il presente.

Perché imparare dal passato per capire il presente ? E’ semplice, perché dal passato, conoscendolo, possiamo capire l’oggi e migliorarlo, un pò come quell’altro assunto che recita “possiamo rompere le regole solo se le conosciamo”.

La storia delle video/cine ripresa non inizia certo oggi dove tutto è più facile e veloce con la tecnologia digitale, origina dai tempi in cui si sono fatti i primi esperimenti di arte cinematografica e degli sviluppi successivi in cui si abbozzano le prime trasmissioni via radio su lunga distanza volte a trasmettere un segnale televisivo, nasce il cinema, nasce la televisione e tutto il corollario di attrezzature che ne conseguono sempre più miniaturizzate con la creazione del transistor e dei microchip, e il conseguente passo successivo che fa sostituire il tubo catodico dai sistemi di ripresa con la nascita dei sensori CCD.

Il tubo catodico sparisce successivamente anche nei mezzi di visualizzazione, la televisione, con la creazione degli schermi al plasma prima e poi LCD e OLED.

Non dimenticando la sostituzione del nastro magnetico con la registrazione su supporti a stato solido o hard disk.

Un camcorder o telecamera a spalla lo abbiamo ribadito più volte sono destinati a un utilizzo di tipo televisivo, sono strumenti molto utili a una televisione, al loro linguaggio da news, noi in queste trattazioni ci occuperemo soltanto di attrezzature di tipo foto video grafico, attrezzature se vogliamo anche dal costo più contenuto e da un utilizzo meno macchinoso ma artistico, inteso come un utilizzo esclusivamente di tipo manuale evitando accuratamente quasi tutti gli automatismi, non dimenticando che la maggior dimensione del sensore, tra i tanti benefici, consente un utilizzo di stampo cinematografico della profondità di campo.

 

Caratteristiche del corpo macchina

Di vantaggi e svantaggi rispetto all’altro mezzo di ripresa ne abbiamo già parlato e pertanto diamo per scontato questo passaggio, dobbiamo adesso concentrarci su altri aspetti molto più pratici e operativi qualunque sia il modello di macchina che abbiamo o che abbiamo deciso di acquistare.

Se nelle altre lezioni abbiamo parlato delle dimensioni del sensore dobbiamo anche considerare altri aspetti per comporre il puzzle che andrà a completare il nostro sistema di ripresa.

Si dice che bisogna investire più sulle ottiche che sui corpi ed è vero in parte, ma non dimentichiamo che se investiamo su un corpo professionale saremo ripagati da tante cose.

Un corpo macchina deve avere un comparto di in/out completo e deve comprendere una necessaria USB meglio se di tipo C in quanto può consentire il caricamento della batteria direttamente dal corpo senza estrarla e in teoria fa da alimentatore continuo per riprese di lunga durata. Non può ovviamente mancare una HDMI meglio se di tipo standard per il collegamento di registratori esterni o semplicemente per collegare l’uscita a un monitor/tv per la visualizzazione in diretta della ripresa.

Non dimentichiamo inoltre che corpi professionali o di ottimo livello sono inoltre dotati di monitor e mirini con svariati milioni di pixel o pentaprisma in vetro nel caso delle reflex per una visione della ripresa il più fedele possibile, di guarnizioni per evitare le infiltrazioni di polvere e umidità, di una sezione di punti di messa a fuoco superiore ai modelli amatoriali, di una migliore sensibilità in termini di EV, di un autofocus più performante, di processori che garantiscono velocità operative migliori, di una raffica molto elevata e di codec video idonei a un uso professionale.

Un altra caratteristiche che può contraddistinguere un corpo professionale è la possibilità di accettare due schede di memoria per la registrazione in cascata o in contemporanea.

Tra le dotazioni necessarie e indispensabili non devono mancare le prese mini jack da 3,5mm per il collegamento di un microfono esterno e la presa cuffia per monitorare il sonoro.

Una sezione Wi-Fi e Bluetooth sono indispensabili per collegarla ad accessori, ad esempio un gimbal e per controllare la camera in remoto attraverso app dedicata.

Non ultimo, se possibile scegliamo un modello dotato di stabilizzazione a sensore, questo fa si che anche usando ottiche non stabilizzate la stabilità delle nostre riprese sarà meglio garantita.

 

 

Il microfono

L’utilizzo di un microfono esterno è fondamentale per talune circostanze, perchè, senza nulla togliere ai microfoni stereo incorporati nei corpi macchina questi sono purtroppo sensibili a taluni disturbi, che possono essere, non in maniera esaustiva, i rumori prodotti proprio dal corpo macchina stesso durante l’utilizzo e ci riferiamo a ronzii vari derivanti dal motore dell’autofocus (ammesso che qualcuno lo voglia

usare) da eventuali rumori provenienti dallo stabilizzatore incorporato nelle ottiche e non ultimo dai rumori prodotti dalle nostre mani che toccano i comandi.

Il microfono esterno (ne riparleremo) solitamente mezzo fucile innestato sulla slitta del flash, se di stampo professionale è montato su un supporto elastico oscillante, lavora su una quota diversa rispetto alla lente e pertanto ininfluenzato dagli eventuali rumori prodotti.

A livello professionale bisogna considerare inoltre che per registrazioni di qualità si preferisce registrare il sonoro sia sulla traccia video registrata dalla macchina con il microfono incorporato o con uno separato con cuffia “dead cat” e quindi con l’audio elaborato dai circuiti interni, sia con registratori multitraccia professionali che registrano contemporaneamente alla camera. La sincronizzazione avviene alla partenza con la classica battuta di ciak.

 

 

Le lenti

Per quanto concerne le lenti sono da preferire quelle a grande apertura sia nel caso di obiettivi “prime” sia nel caso di “trasfocatori” (Zoom). Da evitare, per quanto possibile al vostro budget, gli zoom con doppia apertura di diaframma, non sono molto idonee a un utilizzo video per il semplice motivo che se nella stessa ripresa decidessimo di passare da una focale grandangolare a una tele durante questo passaggio avremmo la modifica dell’apertura e perderemmo pertanto un valore di diaframma. Facciamo un esempio pratico: ripresa con uno zoom 24-70mm con apertura f/2.8-4, se durante la stessa sequenza eseguiamo uno zoom in avanti passando da 24 a 70mm il diaframma passerebbe da f/2.8 a 4 modificando la quantità di luce che colpisce l’elemento sensibile con ovvie ripercussioni sulla ripresa.

Le lenti prime o a focale fissa meglio sceglierle con grande apertura, ovviamente tra una lente f/1.8 e una f/ 1.4 spesso la differenza di costo è notevole ma siccome la differenza di un terzo di diaframma non è poi così marcata durante una ripresa video o fotografica, scegliamo tranquillamente anche il modello f/1.8 che ci garantisce comunque una buona apertura volta a raccogliere una grande quantità di luce e a garantirci comunque uno sfocato di livello superiore in termini di morbidezza sia rispetto a una apertura f/4 ma anche a una f/2.8.

 

 

Prima del Rec

Prima di premere Rec e iniziare la nostra ripresa consideriamo altri aspetti operativi, saremo da soli o in squadra ? Se si è da soli ad affrontare una ripresa e dobbiamo girare le sequenze per un documentario dove il “one man band” va benissimo, consideriamo la possibilità di acquistare uno spallaccio con doppia maniglia, ci consentirà di usare la camera come una telecamera perché la doteremo di loupe e potremo girare delle sequenze a mano libera molto stabili e con orizzonte in bolla.

Le ottiche di nuova generazione autofocus nella soluzione sopra prospettata possono essere di grande aiuto nel caso si debba girare da soli senza un assistente per i fuochi.

I moderni corpi macchina mirrorless con touch screen permettono un dialogo intelligente con le ottiche sopratutto della stessa casa, facendo in modo che si possa regolare la velocità del cambio di fuoco, funzione gestibile tramite le impostazioni del menu. Se abbiamo scelto lenti prive di “focus breathing” toccando lo schermo tattile della nostra macchina otterremo cambi di fuoco con transizioni lente e morbide allo stesso tempo per un look cinematografico. Allo stesso modo se è nostra intenzione passare repentinamente da un punto di fuoco a un altro, possiamo farlo scegliendo una modalità di cambio fuoco più veloce e senza il fastidioso movimento in avanti della scena dovuta al “respiro” della lente che sposta internamente i gruppi ottici.

Se invece abbiamo la possibilità di essere supportati da un team per il nostro progetto allora dobbiamo considerare di agganciare al supporto a cui abbiamo avvitato la macchina, il follow focus, a cui si dedicherà il focus puller, l’addetto ai cambi di fuoco.

In questa configurazione dobbiamo montare sul supporto un monitor di generose dimensioni rivolto verso lo stesso assistente, 5 o 7” bastano, affinchè egli possa seguire la ripresa e fare i cambi di fuoco previsti. L’operatore dovrà esclusivamente dedicarsi a gestire l’inquadratura e a seguire la scena.
Esistono in commercio anche follow focus che funzionano in modalità wireless tramite Bluetooth.

 

• Rec

Ogni costruttore adotta modalità diverse per far partire la registrazione video e anche all’interno della stessa casa questa modalità cambia in base al modello, reflex o mirrorless e ovviamente c’è un motivo di fondo.

 

 

In una reflex per far partire la registrazione video dobbiamo prima attivare il live view, spostando l’apposita leva, che fa sollevare lo specchio e successivamente premere il pulsante di start/stop per attivare/arrestare la registrazione è il caso delle Canon Eos reflex.

 

 

Nelle mirrorless invece, sempre la stessa Canon ha inserito, come nella serie Eos R, un pulsante rosso di avvio/arresto registrazione video adiacente al pulsante per lo scatto delle fotografie, sulla parte superiore della calotta.

 

 

Sony negli ultimi modelli di mirrorless ha inserito il pulsante di start/stop nella parte posteriore a destra del mirino, nei precedenti modelli della serie Alfa era invece inspiegabilmente posizionato sul lato destro.

 

 

Fujifilm ha adottato un sistema diverso, in pratica non esiste un pulsante dedicato alla registrazione video, si preme lo stesso pulsante per lo scatto delle fotografie.

Se chi scrive può esprimere un parere personale, ritengo preferibile quest’ultimo metodo, il dito della mano destra non deve cercare questo o quel pulsante in base a cosa si sta facendo, foto o video, basta premere un unico pulsante.

 

 

 

Scegliamo la focale adatta

Per registrare video sarebbe preferibile utilizzare lenti cinematografiche non solo per il valore T del diaframma che comporta una maggiore precisione della quantità di luce che attraverserà la lente ma per la realizzazione particolare con cui sono costruite.

Una lente cine gode di alcune caratteristiche che le lenti foto pensate per altri scopi non hanno.

I prime per esempio sono costruiti facendo in modo che l’ingombro esterno sia esattamente uguale per tutte le focali, siano esse grandangolari, normali o medio tele. Ad esempio un 35, un 50 e un 85mm esternamente sono assolutamente identici hanno cioè la ghiera del fuoco, quella dentata, nella stessa identica posizione, questo fa si che nei cambi di lente sul set non si debba procedere a spostare il follow focus avanti o indietro o cambiare il paraluce, garantendo velocità operativa.

La ghiera del fuoco ha una corsa molto più lunga rispetto a una lente fotografica autofocus e questo permette cambi di fuco omogenei, mentre una lente autofocus ha bisogno di velocità nei cambi di fuoco perché in fotografia è essenziale cogliere l’attimo.

Sulle lenti sono poi serigrafie la scala delle distanze e l’apertura del diaframma T in senso perpendicolare per permetterne la leggibilità agli addetti ai fuochi da entrambi i lati.

Tutto ciò ha un costo che supera sovente quello del corpo camera.

Usando invece lenti fotografiche sceglieremo focali “prime” di grande apertura di diaframma e prive possibilmente di focus breathing, nel caso degli zoom preferiamo modelli professionali ad apertura costante possibilmente f/2.8 ma se il budget non lo consente va bene anche uno zoom f/4.

Un buon corredo che ci consenta di coprire tutte le necessità comprende due zoom ad apertura costante f/ 2.8 24/70mm e 70/200mm. Come focali fisse si può pensare di tenere in considerazione un super grandangolare tra i 14 e i 20mm, un grandangolare da 35mm, un normale da 50mm e un medio tele tra gli 85/90 e i 135mm meglio se uno di questi abbia una funzione macro.

Con un corredo simile siamo in grado di coprire qualsiasi situazione di ripresa tenendo presente che quando parliamo di focali ci riferiamo sempre alla focale della pellicola/sensore da 24X36mm cosiddetto full frame.

 

 

 

Come registrare

Arriviamo al punto cruciale, cosa e come registriamo ? Una registrazione video altro non è che una sequenza di fotogrammi ripresi in rapida successione, in soldoni per il fenomeno della persistenza delle immagini sulla retina i nostri occhi percepiscono il movimento. La cinematografia si è standardizzata sui 24 fotogrammi al secondo mentre la televisione a 25 fps nell’area PAL/SECAM e a 30 fps nell’area NTSC.

Oggi nell’era dell’alta definizione la qualità minima di registrazione è il full HD pertanto non scendiamo mai sotto tale soglia anche se la nostra camera permette registrazioni di livello inferiore, potremmo pentircene. E’ un pò come decidere di registrare una foto a valori bassi di qualità piuttosto che alla massima consentita dal sensore, indietro non si torna, se la registrazione è in alta banda possiamo sempre abbassare la qualità ma non alzarla se è bassa.

Dovendo realizzare prodotti destinati alla fruizione televisiva o per il web come detto il valore minimo di partenza è il full HD da 1920X1080 pixel progressivi in 16:9 o se preferiamo una qualità maggiore possiamo scegliere il 4K UHD da 3840X2160 pixel tenendo presente che serviranno schede di memoria ad alta capacità e di prestazioni idonee a registrare tale flusso video, senza dimenticare che anche il vostro computer dovrà essere in grado di processare tali segnali se la parte relativa all’editing sarà da voi realizzata.

Per lavori più creativi se la camera lo consente, si può decidere di operare con il formato cine 2K DCI con una ripresa in 17:9 panoramica da 2048X1080p o in 4K DCI da 4096X2160p.

E’ una ripresa solitamente utilizzata per la cinematografia con un quadro un pò più largo rispetto al classico schermo televisivo, possiamo notare questa tipologia di proiezione in una sala cinematografica quando si passa dalla proiezione delle pubblicità, realizzate e pensate per una fruizione di tipo televisivo e quindi in 16:9, al momento in cui si passa alla proiezione del film, l’immagine sullo schermo come per magia diventa più larga, oppure in televisione quando viene trasmesso un film perché si notano due bande nere sopra e sotto il quadro immagine.

Da non confondere con il formato widescreen della ripresa/proiezione anamorfica nata negli anni 50 del secolo scorso con aspect ratio da 2.35:1 da 21:9 chiamata in origine Cinemascope con le bande nere molto più larghe.

Per quel tipo di ripresa sono necessarie macchine capaci di registrare in formato anamorfico e relative lenti anamorfiche dal costo non indifferente.

L’anamorfico nasce con la pellicola 35mm per dare un impatto molto più coinvolgente alla proiezione cinematografica, in pratica in ripresa si utilizza una lente anamorfica che schiaccia deformandolo il campo visivo abbracciando un ampio campo di ripresa in una porzione molto ristretta del fotogramma poi in proiezione una lente apposita riporta il quadro allo stato originario, fu un successo.

Per ottenere un effetto simil widescreen si può girare in 17:9 che già di suo è un formato panoramico e in post produzione aggiungere le bande nere a simularne l’effetto. E’ pacifico che in ripresa bisogna ricordarsi di ciò che andremo a fare in montaggio e tenere una distanza maggiore da ogni soggetto inquadrato perchè dopo ne maschereremo buona parte con le bande nere.

Sempre tenendo conto del fine delle nostre riprese decidiamo preventivamente il livello qualitativo che vogliamo utilizzare ricordando sempre che indietro non si torna. Le moderne macchine oggi possono registrare in MP4/H.264 e quelle più recenti e performanti anche in H.265 in .mov.

L’altra sigla con cui entrerete in contatto sarà di decidere se optare per una registrazione IPB o Interframe oppure All-I o intraframe. Tra le due è preferibile la seconda in quanto la codifica interframe è adatta a scene poco movimentate, la intraframe salva tutti i fotogrammi senza operare differenze tra gli stessi anche se comunque compressa, ciò comporta file di peso maggiore sopratutto se si sceglie, come vi consiglio, di registrare con la codifica a 10 bit (nelle macchine che la prevedono) con il sotto campionamento della crominanza in 4:2:0 (4:2:2 con registratori esterni sulla maggior parte delle fotocamere) rispetto a quella a 8 bit.

Dove sta la differenza ? Nel fatto che la registrazione a 8 bit presuppone la capacità della macchina di gestire appena 16 milioni di colori. Se registriamo a 10 bit la camera registrerà oltre 1 miliardo di gradazioni colore.

Se volete fare un test inquadrate una porzione di colore uniforme come un cielo azzurro, prima a 8 e poi a 10 bit, noterete come la registrazione a 10 bit non presenterà sfumature di colore sull’uniformità del cielo tutto apparirà perfettamente uniforme senza effetto gradino.

Prima di iniziare a registrare impostiamo la visualizzazione dell’istogramma sullo schermo della camera, sarà la nostra cartina di tornasole per regolare correttamente l’esposizione e ricordiamo che in esterna giorno avremo bisogno di numerosi filtri ND delle varie misure delle nostre lenti, per evitare di dover utilizzare tempi veloci di esposizione. In video ripresa dovendo girare sempre a 1/50” e non potendo chiudere eccessivamente il diaframma o perché vogliamo a scopo creativo tenerlo aperto per sfocare lo sfondo, dobbiamo regolare la luce montando i filtri neutral density sulla lente. (Le telecamere li hanno incorporati, ricordate vantaggi e svantaggi ?).
Infine l’ultima sigla con cui entreremo in contatto nella camere che prevedono tale possibilità sarà la registrazione logaritmica chiamata con una lettera iniziale che di solito coincide con la lettera iniziale del costruttore e la parola Log, per cui avremo C-Log per Canon, F-Log per Fuji, N-Log per Nikon, S-Log per Sony, solo Panasonic ha adottato la sigla V-Log.

Se per la nostra registrazione è previsto un passaggio importante in post produzione è preferibile usare la log perché registrando con una curva estesa di gamma dinamica ci permette, come se fosse un raw, di rielaborare le sequenze applicando delle specifiche LUT, non solo, tale registrazione permette in virtù di una gamma dinamica estesa di raccogliere molte più informazioni nelle scene ad alto contrasto laddove esponendo per le luci le ombre sarebbero completamente nere.

Nell’esempio video che vi mostriamo abbiamo realizzato, a scopo dimostrativo, una ripresa di una classica scena estiva in esterno giorno con una forte illuminazione solare. Sia la macchina, se lasciata in automatismo, sia la nostra doverosa scelta adottando una classica ripresa con un profilo colore standard o neutro, prevederebbe di dovere esporre per le alte luci. Il risultato è si di un cielo carico di un bellissimo azzurro e perfettamente esposto ma ci ritroviamo con le ombre completamente chiuse e fortemente contrastate, difficile riuscire a tirar fuori una regolazione migliore in post produzione.

La soluzione c’è e si chiama ripresa logaritmica, in questo modo attraverso una particolare impostazione automatica la macchina registrerà la scena con una curva di gamma dinamica estesa, avremo dei colori slavati e un abbassamento generale del contrasto. In post produzione caricando sulla clip la nostra LUT (look up table) che ogni costruttore di fotocamere mette a disposizione o di terze parti, e con un sapiente lavoro di regolazioni si riporta la scena ai corretti valori di esposizione che solitamente devono essere ricomprese tra 0 e 100 IRE per evitare il clipping dei bianchi o dei neri.

Come si può vedere adesso la clip ha un aspetto molto più gradevole, il cielo è correttamente esposto come nella realtà e i neri sono aperti, riusciamo a percepire cosa c’è nelle ombre un pò come quello che i nostri occhi hanno visto nella realtà.

Se invece la nostra registrazione non prevede importanti passaggi in post produzione e non dobbiamo registrare scene particolari come prima descritto possiamo usare uno dei profili colore preimpostati dal costruttore che hanno già una specifica colorimetria e look.

Lo abbiamo già scritto ma lo ribadiamo, per una corretta registrazione nella nostra area PAL dobbiamo utilizzare i formati a 25 e 50 fps e non quelli a 30 o 60 fps, ci porteremmo dietro dei guai importanti nel momento in cui registriamo scene in illuminazione artificiale con lo sfarfallamento del quadro per via della differente sincronizzazione con la frequenza della rete elettrica europea a 50Hz.

Pertanto impostiamo la macchina a 25 fps e l’otturatore al doppio dei fotogrammi cioè a 1/50”, se invece la nostra scena prevede sequenze che andranno rallentate del 50% in post produzione impostiamo la camera a 50fps e l’otturatore a 1/100”, otterremo dei ralenti fluidi come una bella moviola.

 

Claudio NP2

 

 

 

 

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