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Nikon FE, Rollei RPX400 tirata a 3200 ISO e Rollei Infrared 400

Nikon FE, Rollei RPX400 tirata a 3200 ISO e Rollei Infrared 400 lungo il cammino d’Assisi.

Ideato e realizzato da Gerardo Bonomo.

Un articolo a quattro mani: Andrea Zambelli, fotografo e cineasta in erba ha percorso 185 chilometri lungo il Cammino d’Assisi, armato di una Nikon FE e un obiettivo Nikon 28mm, oltre a diverse pellicole Rollei RPX 400 – che ha esposto a 3200 ISO – e Rollei Infrared 400.

Gerardo Bonomo – il sottoscritto – si è occupato di preparare il video, sviluppare e stampare i negativi.

Il risultato: Molto soddisfacente.

La Nikon FE

Due parole su questa che è stata anche la mia prima VERA macchina fotografica.

Prodotta dal 1978 al 1983. Nasce dal progetto della Nikon FM, completamente meccanica – la batteria alimenta esclusivamente l’esposimetro – ed è la versione elettronica della Nikon EL2, che a sua volta prende origine dalla straordinaria Nikkormat EL, ma compatibile con le nuove ottiche AI. la FE, comunque, grazie alla possibilità di sollevare la levetta che comanda i tempi sulle ottiche AI, può montare anche le vecchie ottiche F.

Grazie all’otturatore elettromeccanico dispone del semiautomatismo della priorità di diaframmi. I tempi impostabili vanno da 1/1000 fino a 8 secondi, più la posa B. Ma in priorità di diaframmi, in condizioni di luce scarsa, i tempi si prolungano fino a superare i due minuti – anche se questo vantaggio non è mai stato dichiarato da Nikon. Dispone di staratura intenzionale dell’esposizione. Attraverso il mirino si legge direttamente il diaframma impostato grazie a un microprisma che legge la ghiera dei diaframmi coassiale all’obiettivo. Una lancetta verde evidenzia il tempo di scatto impostato, mentre un ago suggerisce, grazie all’esposimetro TTL incorporato, il tempo di posa suggerito.

Dispone di autoscatto, che ha il doppio vantaggio di attivare l’otturatore senza premere direttamente il pulsante di scatto, e di sollevare immediatamente po specchio, per evitare fenomeni di micromosso causati dall’alzo dello specchio immediatamente prima dell’apertura della tendina. Dispone di attacco flash – non TTL -. Il modello successivo, la FE2, oltre ad avere l’attacco flash TTL dispone del 1/4000 di secondo, ma non è in grado di montare le vecchie ottiche F. la uso tutt’ora ed è una manual focus che mi ha sempre dato enormi soddisfazioni. Oggi sono molto più richieste le FM e FM2, grazie al fatto che l’otturatore è meccanico – la FE, a batterie scariche, lavora esclusivamente su un tempo meccanico di 1/90 di secondo.

Affascinante il check dello stato di carica della batteria: sul retro della macchina, annegato all’interno della leva di chieck, c’è un diodo rosso: a seconda dell’intensità di illuminazione ci si può fare un’idea dello stato di carica della batteria. La batteria, a differenza di altre batterie a base di mercurio che non sono più disponibili e hanno costretto molti fotografi e complessi sitemi di resettaggio del voltaggio della propria fotocamera o esposimetro è ancora in produzione, anche nella versione al litio.

Il rapporto peso/dimensioni è assolutamente perfetto, non è troppo compatta ma al contempo è perfettamente ergonomica. In tutta franchezza io non ho mai compreso queste preferenze – pur rispettandole – che si estendono anche a fotocamere manual focus di altri brand. Basta avere con sè una batteria di scorta e il problema non si pone, ma il vantaggio della priorità di diaframmi, con l’onere della batteria, io lo trovo impagabile. Ma in ogni caso la batteria oggi è diventata la spina nel fianco di molti appassionati, che preferiscono fotocamere con otturatori completamente meccanici a quelli elettromeccanici, mi riferisco naturalmente alle fotocamere a pellicola (!!!)

Gli schermi di messa a fuoco sono intercambiabili. può montare i Motor Winder MD-11 e MD12. Il mirino non arriva a visualizzare il 100% dell’area effettivamente inquadrata ma la differenza è davvero minima. Eppure oggi, anche sul fronte dei prezzi del mercato dell’usato, ha più valore una Nikon FM di una Nikon FE. Posso dire, per fare un paragone, che anche se negli anni 80 la Nikon FE incontrò grandissimi favori di mercato, attualmente, a causa della batteria che sovraintende all’otturatore, viene vista come la Leica M7 versus Leica M6. Ma anche quando venne presentata la Leica M7 i favori furono tiepidi, nonostante il vantaggio della priorità di diaframmi e la possibilità di leggere nel mirino il tempo di scatto impostato – ma non il diaframma, come per la FE – Il parco ottiche usato reperibile sul mercato dell’usato è pressocchè infinito, sono ancora disponibili tutte le focali e in qualunque condizione d’uso. E’ una macchina che io letteralmente amo.

 

La pellicola Rollei RPX 400

Di questa pellicola ho già parlato in altri articoli. Qui la prima parte, qui la seconda parte e qui la terza parte.
E’ sostanzialmente sovrapponibile alla compianta Agfa APX 400: pellicola di uso generalistico con la possibilità, appunto, di essere tirata fino a 3200 ISO usando il suo sviluppo proprietario, lo sviluppo Rollei RPX-D.
Nei test effettuati nei miei articoli precedenti, tirata a 3200 ISO, la pellicola si è comportata in maniera soddisfacente, senza contare che con il medesimo sviluppo, ma a diverse temperature e diluizione, è possibile anche “fermarsi” a tiraggi più bassi, ovvero 800 e 1600 ISO.

In tutta franchezza io raramente tiro una pellicola, e raramente uso sensibilità nominali così alte. In più apprezzo molto la gamma delle pellicole Rollei retro, ovvero la Retro 80S, la Superpan 200 e la Retro 400S che insieme alla Rollei RPX25 – pellicola che io apprezzo molto per la grana pressochè inesistente, sono stese su base P.E.T. e non su triacetato, il che significa non solo che asciugano in un quarto del tempo, ma hanno una base molto più cristallina che agevola sia la stampa che, quando necessario, la riproduzione digitale.

In tutta franchezza, io raramente utilizzo pellicole di alta sensibilità e tantomeno eseguo push, ma di fronte ai 100.000 ISO delle fotocamere digitali, è comprensibile che i fotografi argentici si possano almeno permettere il lusso di arrivare a 3200 ISO, per poter lavorare in condizioni critiche, senza l’ausilio del flash, strumento fiabesco se usato opportunamente, in grado di uccidere qualsiasi fotografia se usato senza consapevolezza. Rollei RPX 25 e un buon treppiedi Manfrotto sono da sempre la mia accoppiata vincente, con qualche digressione con la Rollei Superpan 200 – straordinaria nella gamma tonale – e nella Rollei Infrared 400 – adoro l’infrarosso.

Lo sviluppo proprietario per la Rollei RPX 400: lo sviluppo Rollei RPX-D

Lo sviluppo Rollei RPX-D è venduto in confezioni da 250 ml, e la diluizione per esporre la Rollei RPX 400 a 3200 ISO è di 1+4. Uno sviluppo eccellente, ma a diluizioni così basse piuttosto costoso, permette cioè di ottenere solo 1250ml di soluzione pronta all’uso e per di più one shot. Ovvero di sviluppare 4 pellicole 135 avanzando 125 ml di soluzione pronta all’uso e/o due pellicole 120, Il costo non è indifferente. Ho sperimentato a questo punto un approccio differente, usando un altro sviluppo, l’Hydrofen di Bellini.

Lo sviluppo Bellini Hydrofen.

Lo sviluppo Bellini Hydrofen, come già lo sviluppo R09 Spezial e il compianto Studional di Agfa – la base delle tre formulazioni è sovrapponibile, può essere diluito tanto a 1+15 che a 1+31. All’inizio era proposto solo in confezioni da 100 o d 2000ml, oggi anche nella pratica confezione da 250 ml. la confezione da 250 ml, alla diluizione 1+31 consente di ottenere bel 8000ml ( 8 litri ) di soluzione one shot pronta all’uso – va da sè che si prepara volta per volta la quantità di soluzione necessaria. Significa poter sviluppare 26 rulli 135 o 13 rulli 120, con un risparmio che supera il 1000%…

 

Lo sviluppo Hydrofen a 1+31 per la pellicola Rollei RPX 400 tirata a 3200 ISO.
Ecco la formulazione:

• PELLICOLA ROLLEI RPX 400 TIRATA A 3200 ISO.
• SVILUPPO: BELLINI HYDROFEN DILUIZIONE 1+31 A 20°
• PREBAGNO: ACQUA A 20° PER 1 MINUTO
• 1 MINUTO, AGITAZIONE CONTINUA,
• A SEGUIRE 4 MINUTI IN STANDING.
• A SEGUIRE 20 MINUTI DI SVILUPPO CON UN ROVESCIAMENTO OGNI 30 SECONDI
• ARRESTO: BELLINI STOP 1+19 A 20° PER 1 MINUTO
• FISSAGGIO: BELLINI FX100 DILUIZIONE 1+4 A 20° PER 5/6 MINUTI
• LAVAGGIO: ACQUA CORRENTE A 20° PER 10 MINUTI.
• RISCIACQUO FINALE: ACQUA DEMINERALIZZATA A 20° CON WETTING AGENT DILUZIONE 1+200 PER 1 MINUTO.

 

Il risultato ottenuto è stato soddisfacente ma migliorabile. In effetti il tiraggio ha superato a malapena i 1600 ISO e non ha dato piena giustizia delle potenzialità dei 3200 ISO della Rollei RPX 400. Dove è possibile modificare il processo è nel tempo di sviluppo, non toccando nè il primo minuto di rovesciamento continuo nè i 4 minuti di standing, ma portando i successivi minuti da 20 a 25 e forse anche un poco oltre. Si suggerice una prova prima di utilizzare uesto procedimento su negativi definitivi, Di contro la grana ha tenuto perfettamente e così la gamma tonale, come vedremo nelle prossime immagini.

 

L’articolo prosegue con le immagini dei test della RPX, con i suggerimenti e i test della Infrared e con le conclusioni finali, sul blog di Gerardo Bonomo.

 

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