Nel corso di questi articoli abbiamo visto quali sono le differenze tra una videocamera e una fotocamera, sono tante e ogni categoria presuppone una modalità di uso diverso.

Nella nostra trattazione ci occuperemo però di fotocamere cercando di sfruttarle come se fossero delle videocamere, facendo in modo di superare i limiti insiti nel prodotto e facendolo a nostro vantaggio.

 

 

La fotografia sia professionale che amatoriale ha sempre goduto dei vantaggi del sistema reflex, preferibile in svariati ambiti ai sistemi alternativi come le telemetro o le compatte.

Questo concetto sopravvive anche alla nuova era della fotografia digitale, comincia a incrinarsi però quando i costruttori cominciano a fare in modo che le fotocamere possano fare anche video riprese. A metà degli anni 2000 si insediava nel mercato una nuova tipologia di fotocamere chiamate inizialmente CSC, Compact System Camera, era l’antenata sigla di quelle che oggi tutti chiamiamo Mirrorless, ovvero senza specchio, l’alternativa alle reflex.

Perché ci sono voluti tanti anni per l’affermazione di un concetto apparentemente così semplice come l’eliminazione dello specchio reflex? Uno in particolare, inizialmente non avevano un sistema autofocus così veloce e immediato come quello di una reflex e questo particolare non da poco ne frenava la diffusione negli ambiti professionali.

Superati alcuni limiti, le mirrorless escono dalla nicchia di semplice alternativa solo fotografica per salire nell’olimpo della fotografia e video ripresa professionale.

Per meglio comprendere i due mondi un concetto di base molto importante consiste nella distinzione fisica dei due sistemi.

 

 

Le reflex per ovvi motivi legati alla presenza del sistema a specchio reflex-pentaprisma di visione e dell’otturatore meccanico devono necessariamente disporre di ingombri e pesi maggiori e questo a volte è un vantaggio a volte uno svantaggio.

Valutando prodotti professionali il peso e il maggior ingombro di una reflex sono effettivamente un valore aggiunto in quanto significano corpi tropicalizzati e realizzati in materiali metallici, di contro in un viaggio il maggior peso e ingombro del sistema corpo-obiettivi, possono rappresentare un problema nel portarsi dietro un consistente bagaglio di attrezzature.

Uno degli svantaggi per restare nell’ambito video è l’impossibilità di valutare la scena ripresa in diretta nel mirino e la conseguenza di dover usare solo il monitor, non dimenticando il fatto che essendo costruita con componenti meccaniche soggette a usura è possibile il deterioramento di alcune componenti come l’otturatore.

 

 

Le mirrorless hanno il vantaggio che, eliminato il sistema specchio reflex-pentaprisma, si riduce il peso e l’ingombro generale ma in determinati ambiti il sistema di visione reflex a mirino ottico è impagabile e insuperabile. La video ripresa è controllabile sia da monitor sia tramite il mirino elettronico, questo comporta una minore durata della batteria.

La presenza di due tipi di otturatore meccanico e elettronico ne allunga la vita utile usando all’occorrenza solo il secondo.

Altro vantaggio sarà la possibilità di disporre di un parco ottiche quasi infinito dei sistemi reflex, sia proprietario che di terze parti anche del passato e a fuoco manuale, in quanto grazie alla ridotta distanza del sistema flangia di innesto/piano sensore è possibile, tramite adattatori di terze parti, montare qualsiasi obiettivo anche di marca diversa dal sistema in uso in quanto l’adattatore è un semplice tubo metallico che collega semplicemente due innesti differenti.

Gli adattatori elettronici saranno invece necessari per innestare lenti prive di anello del diaframma e se si vogliono mantenere gli automatismi di messa a fuoco e stabilizzazione presenti nella lente che intendiamo usare.
Da non dimenticare la maneggevolezza, leggerezza e portabilità dell’insieme.

La conseguenza potrebbe essere quella di scegliere la reflex per fotografare e la mirrorless per video riprese ?

La risposta è ni, non sempre questo concetto è valido, dipende molto da quello che vogliamo ottenere.

Ad ogni modo se abbiamo una reflex e vogliamo sperimentare il mondo mirrorless facciamolo pure senza indugi, è un mondo nuovo e ricco di piacevoli sorprese e soddisfazioni.

 

Vantaggi e svantaggi comuni

Come già spiegato per poter effettuare una video ripresa con una fotocamera dobbiamo tenere a mente i principali vantaggi che consistono nella presenza di un sensore di grandi dimensioni rispetto a quelli tipici di una videocamera e il conseguente impatto sulla profondità di campo, molto ridotta, che useremo a fini creativi ed essendo questo un parametro legato alle dimensioni del sensore meglio preferire modelli con sensori di taglia aps-c o 24x36mm full frame.

Se invece interessa la maggior portabilità e leggerezza possibile il sistema Micro Four Third offre dei validi modelli anche professionali a lenti intercambiabili.

Gli svantaggi comuni ai due sistemi, reflex/mirrorless, consistono nella mancanza degli aspetti tipici di una videocamera e cioè di una maniglia superiore, nelle mancanza di prese microfoniche professionali stereo xlr e relativi fader, nella mancanza di filtri incorporati neutral density, nella mancanza di lenti zoom con comandi motorizzati.

Per ognuno di questi svantaggi esiste la possibilità di ovviare con mezzi di terze parti.

Per accedere ai sistemi di video fotocamere dotate di alcuni o tutti degli elementi sopra descritti bisogna spostarsi nel segmento macchine cinema, ma in questo caso a scapito delle dimensioni e leggerezza tipici del segmento delle fotocamere.

Parlando dalla leggerezza basti pensare come oggi per realizzare una intervista si possa andare in giro con uno zaino sulle spalle e nient’altro, sia utilizzando una reflex che una mirrorless.

Fino a pochi anni fa, per fare un esempio pratico, per realizzare una intervista televisiva erano necessarie minimo due telecamere broadcast con sistema betacam dal costo di svariate decine di milioni di lire, batterie, microfoni, videocassette (il nastro dura 20 minuti) due treppiedi professionali idonei al loro peso e fari completi di stativi per illuminare il set se in interni.

Oggi bastano due fotocamere con due lenti anche zoom, due treppiedi leggeri o un treppiede e uno stativo da tavolo, due microfoni lavalier e…nessuna luce, pensate come è cambiato il lavoro del giornalista e del cameraman.

 

Gli Accessori

Il sistema reflex ha l’impossibilità, una volta avviata la video ripresa, di poterla visionare sul mirino a causa dello specchio che si solleva e lo oscura.
In certi ambiti, ad esempio in esterno giorno in presenza di luce diretta del sole potrebbe essere difficoltoso valutare la ripresa a monitor, a questo scopo ci vengono in aiuto le loupe da montare sulla presa filettata inferiore e poter cosi visionare sul monitor la ripresa come se stessimo guardando il mirino.

 

 

Aps-C o Full frame – Aps dall’analogico al digitale

La sigla APS (Advanced Photo System) nasce in epoca analogica, identificava un formato di pellicola diffuso in ambito amatoriale (e relative macchine fotografiche che lo adottavano) nato nel 1996, più piccolo del formato 135 classico, sempre su rullino con le perforazioni solo su un lato con la particolarità di consentire a chi fotografava di non maneggiare la pellicola in quanto la stessa era automaticamente espulsa all’atto del caricamento in macchina e rientrava man mano che si fotografava.

Altro particolare era legato al fatto che erano possibili tre formati di ripresa, uno standard, uno large e uno panoramico, si ottenevano semplicemente tramite delle mascherature in fase di ripresa in quanto non cambiava nulla a livello di obiettivo o di inquadratura, tramite una banda magnetica presente nella pellicola venivano registrati i dati di ripresa che servivano ai laboratori per lo sviluppo e la stampa.

Una bella innovazione che tuttavia arrivava troppo tardi, eravamo quasi alle soglie del nuovo millennio e una nuova e più importante rivoluzione era alle porte, si chiamava fotografia digitale, era il canto del cigno di una idea, bella, innovativa, ma tardiva, non sfondò mai.

Con l’avvento della fotografia digitale tale sigla è stata usata per identificare i primi sensori delle macchine fotografiche reflex in quanto le dimensioni del sensore CCD erano sostanzialmente identiche al formato di pellicola APS.

Di contro, il formato attualmente chiamato Full frame altro non è che il formato 135 o 35mm, dalle dimensioni dell’altezza del lato corto della pellicola cinematografica da cui deriva, da non confondere con la larghezza del lato lungo delle dimensioni del fotogramma della pellicola fotografica che è di 36mm da cui il formato 24×36.

La differenza tra fotografia e cinematografia, nonostante usino la stessa pellicola, è che nel cinema la pellicola è esposta e scorre verticalmente, in fotografia scorre orizzontalmente anche se si può esporre anche verticalmente nella fotografia di ritratto, cosiddetto formato portrait, rispetto al modo landscape usato per il paesaggio.

Contrariamente al passato quando si identificava il piccolo formato con il termine 35mm, per differenziarlo dal medio e grande formato di pellicola, oggi il fotogramma 24x36mm è considerato “grande”, da cui appunto full frame, formato pieno.
In effetti anche oggi esiste un medio formato digitale anche se non delle stesse dimensioni della pellicola di medio formato da 4,5×6 cm a 6×9 cm.

Il full frame identifica pertanto le macchine con sensore di immagine da 24x36mm rispetto al più piccolo Aps-c nelle due varianti Sony-Leica-Nikon-Fuji-Pentax-Samsung da 23,6×15,6mm vs Canon da 22,3×14,9mm leggermente più piccolo, infatti Canon ha un fattore di moltiplicazione delle ottiche di 1,6x rispetto alla concorrenza che si ferma a 1,5x.

La differenza principale dei due formati, oltre alle dimensioni del sensore, è essenzialmente legata all’angolo di campo, in pratica se filmiamo/fotografiamo con una macchina aps è come se stessimo ingrandendo di 1,5 volte il campo inquadrato da una macchina con sensore 24×36 full frame.

Questo fenomeno si chiama fattore di moltiplicazione degli obiettivi, ed è per questo motivo che usando macchine aps, abbiamo bisogno di grandangolari molto spinti per ottenere la stessa inquadratura che otterremmo con una macchina con sensore full frame.

Ad esempio per avere l’angolo di campo di una lente 24mm nel formato full frame, in Aps-c abbiamo bisogno di utilizzare una 16mm, infatti se moltiplichiamo 16×1,5 (fattore di moltiplicazione) otteniamo 24.

Al contrario il formato Aps-c può essere utile per le focali tele, infatti grazie al predetto fattore di moltiplicazione, uno zoom 70-200mm diventa alla massima focale un 350mm, un bel vantaggio.

 

E il diaframma 

Il diaframma non subisce la stessa sorte della focale pertanto una lente f/2.8 rimane sempre f/2.8 ma avrà la profondità di campo di una f/4.

Al di la della parte puramente ottica la vera differenza nell’utilizzo di un formato piuttosto che un altro sta nella parte elettronica essendo pacifico che a partita di milioni di pixel un sensore grande il doppio (full frame) potrà beneficiare di pixel di dimensioni più generose che cattureranno più luce.

Questo si traduce in soldoni in una migliore risposta in condizioni di scarsa illuminazione dove a parità di tutto con un sensore full frame è possibile lavorare a una sensibilità ISO inferiore.

Infine una considerazione molto pratica, se dobbiamo scegliere una fotocamera per un utilizzo principalmente dedicato alla video ripresa ricordiamoci di non inseguire l’ultimo modello infarcito di milioni di pixel, non servono per il mondo video.

Per una ripresa full HD da 1920×1080 pixel basterebbero e avanzerebbero due milioni di pixel, come si ottiene questo inciso ? Basta moltiplicare 1920×1080 per ottenere i pixel necessari alla televisione in alta definizione e cioè 2.073.600 pixel.

Per la televisione 4K UHD di pixel ne bastano poco più di 8, infatti la risoluzione, quadruplicata, si ottiene moltiplicando 3840×2160 cioè 8.294.400 pixel che è esattamente il valore dei pixel dell’alta definizione moltiplicati per 4.

 

Claudio NP

 

 

 

 

 

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