Da almeno dieci anni si sente parlare di video ripresa Log e di LUT, ma cosa sono questi nomi o sigle ? A cosa servono ?

Abbiamo già affrontato l’argomento nell’articolo 11 del 2021, quello sulla gamma dinamica estesa, ne riparliamo perchè sempre più neofiti sentono parlare di queste possibilità creative ma spesso, a causa delle informazioni troppo frammentate, rischiano di avere le idee confuse.

Tutto è partito da una considerazione, la pellicola cinematografica aveva (e ha tutt’ora) una latitudine di posa molto estesa, la latitudine di posa è la capacità del supporto (celluloide o sensore) di raccogliere una grande quantità di informazioni anche in situazioni estreme di sovra o sotto esposizione.

Con la pellicola si aumenta ulteriormente la latitudine di posa utilizzando emulsioni con valori ISO più alti ma questo comporta che mettendo in macchina una pellicola con un determinato valore ISO questa va’ sfruttata fino alla fine del rullo. Con le tecnologia digitale il valore ISO è regolabile fotogramma per fotogramma in fotografia o scena per scena in cinematografia.

La moderna tecnologia dei sensori delle fotocamere e delle macchine da presa digitali ha da tempo superato la latitudine di posa della pellicola riuscendo ad arrivare a valori elevatissimi di f/ stop, si parla quindi oggi di 14/15 e oltre di valori di f/stop. Ovviamente più il sensore è grande più grandi saranno i singoli fotorecettori ovvero quelli che vengono chiamati pixel o punti immagine, e pertanto in grado di catturare molta più luce.

Stiamo parlando dei sensori medio formato e dei sensori formato pieno, al terzo posto nella classifica si posizionano i sensori formato APS e per ultimi quelli micro quattro terzi. I sensori delle telecamere televisive invece hanno dimensioni ancora più piccole si va da quelli di livello altissimo da 2/3” agli intermedi da 1/3” a quelli amatoriali da 1/4”.

Sensore medio formato fotocamere Fujifilm GFX (fonte: sito internet Fuji)

Fatta questa breve premessa dobbiamo spiegare cosa è la ripresa Log o logaritmica e perchè si lega alla LUT che altro non è che una tabella di contenuti da applicare alla ripresa.

Andiamo con ordine, posto che quando la luce arriva al fotorecettore, (del sensore) esso sarà colpito da una quantità di luce diversa a seconda della zona che sta inquadrando la lente e dell’intensità luminosa presente sulla scena. Questa intensità di luce viene registrata normalmente in una modalità che chiameremo lineare e, a secondo della bontà del progetto del sensore, avremo una sensibilità più o meno ottimale a registrare picchi disomogenei di valori di esposizione.

Avremo valori estremi di alte luci e valori estremi di basse luci che andranno normalmente compressi per non sovra o sotto esporre. Con l’intuizione della tecnica della ripresa logaritmica la registrazione della luce non seguirà più un andamento lineare ma appunto seguendo una curva logaritmica.

In pratica avremo che le cellette del sensore riusciranno a registrare o, come si dice in gergo, a tirare fuori le ombre, appiattendo le alte luci. Quindi la normale gamma tonale chiamata anche professionalmente Rec.709 vede ampliare i propri valori in uno spazio molto più ampio.

La domanda che sorge spontanea è allora, se questa tecnica è cosi perfetta perché non la si usa sempre? Beh, innanzitutto la vostra macchina da presa deve essere predisposta dal fabbricante per questa modalità di funzionamento diversamente è quasi impossibile, o quasi. Facciamo un esempio.

La Canon 5D Mark III, straordinaria fotocamera messa in commercio nel 2012, non aveva di serie questa possibilità perché Canon in quegli anni la stava rendendo disponibile solo sulle Cine camere della serie EOS Cinema e non sulle reflex. L’azienda americana Technicolor mise a disposizione un profilo colore da caricare sulla reflex che chiamò Cinestyle, era un perfetto sostituto della ripresa logaritmica che non aveva previsto il costruttore.

Il primo “difetto” della ripresa Log è quello relativo al fatto che la conseguente registrazione non è prontamente disponibile per l’utilizzo immediato, ma va lavorata in post produzione in maniera abbastanza invasiva e professionale e con mezzi e strumenti adeguati.

Il motivo è semplice, la ripresa Log appena sfornata da qualsiasi camera assume un contrasto bassissimo e una slavatura dei colori, talmente eccessiva, da renderla veramente poco attraente anche semplicemente visionandola. Questo comporta dei tempi di lavorazione più lunghi e non sempre possibili per talune categorie di lavori se richiedono consegne immediate.

La ripresa log va quindi processata con un programma di montaggio, applicando la LUT apposita messa a disposizione dal produttore della fotocamera o scegliendola tra le migliaia di proposte sia a pagamento che gratuite reperibili in rete. Quindi la LUT altro non è che un protocollo di ri trasformazione dei valori tonali modificati in fase di ripresa, in valori tonali normali per il processamento dell’immagine.

Tutto ciò può apparire facile o difficile a seconda dei punti di vista, delle proprie competenze, dalla potenza del proprio elaboratore o dalla tipologia, amatoriale o professionale del programma di montaggio. Applicare la LUT ad ogni singola ripresa comunque non basta, i file vanno altresì riportati a un valore di IRE compreso tra 0 e 100 e regolando manualmente i valori di contrasto, luminosità e colore. Tutte queste operazioni che abbiamo sintetizzato, ma che comportano alte professionalità e conoscenze specialistiche rientrano nella scienza di montaggio video chiamata correzione del colore e gradazione del colore.

Spesso queste sequenze vanno riportate a determinate tonalità di colore in base al tono da dare al film o alla pubblicità, ecco perché un film ambientato negli anni 70 assumerà un tono rossastro o marrone, per dare l’idea del tempo passato, un pò come una fotografia sbiadita dal tempo.

L’immagine che vi mostriamo sopra, presa da una cattura schermo del famoso programma di montaggio Apple Final Cut Pro X v.11 riporta lo spettro visibile della luminanza di una ripresa. Per visualizzare questa finestra si clicca su “View” nell’angolo superiore destro dello spazio di visualizzazione, attivando la funzione “video scopes”.

La schermata mostra i valori di luminanza della scena che, se fossero provenienti da una ripresa registrata in Log avrebbero dei valori non corrispondenti alle specifiche Rec.709. Agendo sui cursori di esposizione, attivabile dalla sezione correzione colore, si riesce a riportare le luci all’interno dello spazio corretto, tra 0 e 100 IRE, dove zero rappresenta il nero massimo e 100 il bianco massimo. Sotto o sopra questi valori la scena sarà sotto o sovra esposta.

QUANDO USARE LA LOG?

Ma quando conviene usare la ripresa log allora? La risposta è semplice, quando serve. E serve quando non c’è molta luce e non abbiamo dispositivi illuminanti?

Differenziamo subito una cosa, un conto sono le nostre riprese personali fatte per diletto, un conto sono le riprese professionali fatte per motivi di committenza. La cinematografia o la televisione hanno a disposizione tutte le luci possibili e immaginabili ma usano la ripresa Log, perché? Perché le riprese Log e RAW consentono un livello di lavorabilità del file che sarebbe impossibile con la situazione opposta, e questo nonostante a loro non manchi la possibilità di illuminare a dovere la scena.

Una cosa da tenere conto quando si registra in Log, e se lo avete fatto almeno una volta ve ne sarete accorti, la sensibilità base richiesta, che di norma è 100 ISO, è più alta. Varia da produttore a produttore, alcune aziende fanno impostare 640 ISO, altre 800 o 1000, alcune fotocamere lavorano in doppio ISO. Nelle nostre riprese amatoriali avere una fotocamera predisposta per la registrazione Log fa la differenza tra, portare a casa una ripresa comunque o non portarla a casa per mancanza di luce.

E se pensate di alzare gli ISO, del tipo, tanto la mia macchina registra anche a 6400 o 12.800 ISO sbagliate di grosso. Una ripresa in ambiente buio a quelle sensibilità porterà in dote un tale rumore da renderla inutilizzabile

Fotogramma tratto da un filmato 4K UHD

Il fotogramma qui sopra è tratto da una video ripresa fatta all’interno di una cattedrale gotica. La giornata era maledettamente buia e pioveva, l’interno della chiesa, ritratto in un momento in cui non vi erano funzioni, era con le luci spente e dalle finestra non penetrava abbastanza luce. L’ambiente era talmente bello che si rendeva necessario utilizzare la ripresa Log, diversamente neanche con una lente a grande apertura di diaframma avremmo potuto ottenere una scena esposta correttamente utilizzando ISO non eccessivi.

Abbiamo girato in Log e sottoposto la ripresa a LUT del produttore della camera e correzioni di rito. In fase di montaggio la scena che si presentava a schermo sembrava irrecuperabile, era tutto avvolto da un grigiore assurdo, ma dopo, la cattedrale tornava in tutto il suo splendore come se vi fossero state accese delle luci. Il sensore aiutato dalla ripresa logaritmica aveva compiuto il miracolo. Sullo schermo vedevamo dei colori che in presenza, dentro la chiesa, non eravamo riusciti a percepire a causa del buio.

LA LUT

Cos’è quindi la lut? Abbiamo visto genericamente il significato della ripresa logaritmica e capito che senza il matrimonio con la lut non serve a nulla, è la lut che rigenera i contrasti e i colori delle scene riprese, al netto della correzioni che possiamo comunque decidere di fare.

La LUT è, semplificando, come se fosse una tabella di colori pre impostata che va applicata a ogni singola ripresa, gli restituisce colori e contrasto, quelli che apparentemente erano stati persi nella ripresa log. Ne esistono di due tipi la 1D e la 3D, sigla che nulla c’entra con la ripresa a 3 dimensioni.

La 3D è quella normalmente utilizzata e il file da caricare nel programma di montaggio ha l’estensione .cube. Con le 3D si ha un controllo pressoché totale sulla luminosità, sulla tonalità e sulla saturazione della scena.

Oltre a queste LUT che potremmo definire creative esistono quelle tecniche, aggiunte di recente, e si utilizzano direttamente sulla fotocamera o sui monitor di controllo, in pratica fanno visualizzare sullo schermo il risultato reale o finale, come se fosse già applicata la LUT alla scena che si sta girando in Log.

Prima di questa possibilità tecnica, quando si registrava in Log, sullo schermo della macchina da presa si vedeva la stessa immagine slavata che vedevamo poi in fase di montaggio. Pare ovvio che tale situazione era fortemente limitante perché a volte si faceva fatica anche a mettere a fuoco.

COME APPLICARLA ALLA RIPRESA

Abbiamo già detto che ogni produttore di fotocamere mette a disposizione gratuitamente le LUT di correzione, ma ne esistono altre messe a disposizione da aziende terze che le producono appositamente non solo divise per marchio di fotocamera ma anche per programma di montaggio.

Nell’ordine puramente alfabetico citiamo Adobe Premiere, Avid, Davinci Resolve e Final Cut Pro. Quest’ultimo permette di aggiungere la LUT cliccando semplicemente sull’effetto CUSTOM LUT e selezionando la voce Scegli Custom LUT, il programma chiederà di selezionare la cartella dove l’avete salvata e cliccando su aggiungi la si ritroverà da quel momento tra le possibili scelte.

Noi per comodità abbiamo semplificato alcune voci in italiano, come del resto dovrebbe essere, i passaggi da fare, ma purtroppo il programma di montaggio della mela non è mai stato localizzato in una versione italiana e pertanto tutte le voci sono in lingua inglese. A questo punto la LUT potrà essere trascinata sulla ripresa e se serve impostare la perfetta corrispondenza al girato che se fosse in UHD 4K andrebbe scelto il profilo Rec.2020.

Non è detto che al primo tentativo la LUT scelta ci riporterà la scena al nostro gradimento. Potrebbe essere necessario processarla ulteriormente modificando i valori di contrasto o luminosità oppure agire sulle ruote colore per modificare un imperfetto bilanciamento del bianco o per dare una colorazione diversa sulla base del tono da dare al prodotto. Parlavamo prima di un tono anni 70 aumentando i rossi e desaturando gli altri, come una foto dai colori sbiaditi dal tempo. Oppure possiamo rendere un colore più saturo per evidenziare qualcosa, la creatività non ha limiti.

Una cosa ovviamente va detta, di solito si agisce su riprese in h.264 4:2:0 a 8 bit che mal si prestano a questo tipo di lavorazioni perché eccessivamente compresse. Per cui se ne avete la possibilità in fase di ripresa scegliete il formato a 10 bit in h.265 che consente una maggiore flessibilità operativa sulla post produzione.

Certo l’ideale sarebbe girare in RAW come le fotografie, ma le fotocamere che registrano tale formato hanno dei costi cha vanno al di la della capacità di spesa dell’utente medio e tra l’altro una tale quantità di dati da processare comporterebbe l’utilizzo di computer dalle prestazioni altissime e schede di memoria e dischi di salvataggio dalle capienze mostruose.

Claudio NP

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