Vale tutto: dalla pellicola allo smartphone.

Gentli amici, ben ritrovati 🙂

Una recente, amabile chiacchierata con un mio amico, ci ha riportati sul tema della validità (o meno) dell’utilizzo dello “smartphone” come macchina fotografica. Un tema che, almeno per me, si è ripresentato più volte nella fase di richiesta informazioni per i miei trekking di fotografia in montagna, con la fatidica domanda: “Ma posso venire anche solo con lo smartphone?”. La mia risposta non poteva essere altro che Si, certo. Ma non tanto perchè “va bene uguale, tanto fa le foto anche quello“, quanto perchè il punto di partenza è e deve (o dovrebbe) sempre essere un altro. E ve lo espongo riprendendo un mio vecchio articolo che, a quanto pare, vale tutt’oggi.

Aprile 2016
Il punto di partenza per una buona fotografia è sempre ciò che si vuole dire e come lo si vuole dire. Se vale, alla fine, quel qualcosa verrà sempre fuori. Anche con uno smartphone.

L’avvento degli smartphone ha certamente modificato il nostro modo di avvicinarci alla fotografia, di “vedere”, di comunicare. Penso abbia aggiunto molto a questo nostro fotografare;  lo ritengo personalmente uno strumento, un mezzo, un modo attraverso il quale raccontare storie in modo totalmente nuovo, proprio per le sue caratteristiche di immediatezza nell’utilizzo, spontaneità nel racconto. Ciò detto, il valore del contenuto, del messaggio, della storia deve (dovrebbe) sempre restare il punto di riferimento per chiunque voglia dire qualcosa attraverso una fotografia.

È una riflessione che ho sempre condiviso con alcuni degli allievi partecipanti ai miei corsi. Prima di incontrarci, due di essi mi avevano chiesto se nel corso del workshop sarebbe stato possibile fotografare “solo” con uno smartphone. Gli ho risposto certamente si, ma in quel momento mi sarebbe piaciuto dire loro ”Certo, vale tutto: dalla pellicola allo smartphone. A patto che siate consapevoli di ciò che volete dire e che scegliate quella “fotocamera” perchè è la migliore via per dire ciò che volete dire”. Gliel’ho poi specificato quando vi siamo visti: abbiamo infatti lavorato su alcuni concetti appositamente dedicati allo smartphone per fotografare i nostri soggetti, valorizzando quelle caratteristiche che solo quel tipo di strumento può avere. Con risultati al di là di ogni (loro) aspettativa.

ll concetto del “vale tutto” è stato da me da tempo adottato senza alcun problema o remora di sorta. Sono riflessioni che qualcuno, forse, troverà ovvie; ma il fatto stesso che qualcun altro (si/mi) ponga quella domanda rivela quanto, questa, sia una questione che probabilmente merita tuttora qualche approfondimento. Perché, come dicevo – e ribadisco –  iI punto di partenza NON deve mai essere l’attrezzatura, bensì ciò che si vuole dire e come lo si vuole dire.

Portando ad esempio la musica (da pianista quale sono o strimpellatore di tasti che dir si voglia), non esiste solo un timbro di un pianoforte, o di un violino, o di una famiglia di congas, giusto per citare qualche strumento. A seconda del brano da interpretare, l’artista sceglierà (potendo) quello strumento che abbia quel particolare timbro, che “suoni” in quello specifico modo. Che la resa, nei chiari e negli scuri, sia certamente quella adatta al brano, ma soprattutto sia adatta lui e al suo modo di interpretarlo.

Se lo smartphone, quindi, e le varie possibilità di personalizzazione fotografica attraverso le tante applicazioni disponibili, vi forniscono il timbro, il suono, la resa che ricercate come vostra consapevole scelta, allora avrete la migliore macchina fotografica del mondo, perché sarà esattamente quella che potrà restituire (e restituirvi) quello che voi avete già in testa (e negli occhi). Se, differentemente, capitasse il caso di avere solo uno smartphone come prima possibilità per realizzare una fotografia, nessun problema: lavorate insieme a lui, e vedrete che pian piano vi sintonizzerete con le sue caratteristiche e unicità, non in senso passivo, ovvero subendole ma, al contrario, utilizzandole a vostro vantaggio e beneficio. Di nuovo, come già detto, se avete qualcosa da dire, alla fine, se vale, quel qualcosa arriverà.

Per darvi un concreto esempio di quanto detto finora, vi invito a dare un’occhiata alle fotografie de “The Unseen Zone”, il backstage realizzato con Iphone del mio progetto ufficiale 2013/2014 sulla Grande Guerra per la Provincia Autonoma di Trento (che troverete invece a questo link  “SoloIlVento“) realizzato in pellicola. The Unseen Zone è un racconto diverso, vissuto da un altro punto di vista: quello mio, intimo e personale. La scelta dell’iphone e di un suo particolare “timbro” ( la mia scelta è caduta sull’app. Hipstamatic configurata con lente Jane e uno degli effetti b/n pellicola) è stata assolutamente voluta. Non solo nessuna macchina da xmilamilioni di euro mi avrebbe dato quella “cifra fotografica”, ma il tempo di restituzione della mia visione era perfetto, immediato. Potevo rivivere da subito quel momento, esattamente come l’avevo visto e vissuto, con tutto ciò che c’era dentro, tecnicamente ed emotivamente, senza dover modificare nulla, senza doverlo ricreare in post-produzione, magari una settimana dopo, perdendo per forza di cose la gran parte di quella che era la suggestione che volevo restituire a me stesso e  oprattutto all’osservatore. Era la sua “unicità”.

È il momento che fa una fotografia. E la fotografia è quel momento. Non potrai replicarlo giorni, settimane dopo, al computer. Quell’imperfezione naturale che è “la e della” fotografia non sarà riproducibile con il foto-ritocco. Al computer potrai ritoccare tutto, colori, luci Ma non potrai mai fare nulla per ricreare “quel” momento, quella emozione […] – (Michael Kenna)

La sintesi di tutto quanto detto, quindi, è sempre la stessa:
indipendentemente da ciò che avrete in mano, è sempre quello che volete dire che conta; è sempre ciò che siete e ciò che avete in mente di portare a casa, per voi prima di tutto. Lo strumento aiuta, così come la tecnica, certo. Ma non pensiate debba essere lui a condurre le danze, non “appoggiatevi” a lui. Il fulcro siete sempre e solo voi.

Grazie per il vostro tempo, un caro saluto da Parigi e a rileggerci presto.

Alberto Bregani
Fotografo di montagna in bianco e nero. Scrittore.
www.albertobregani.com

PS: si, ok, però dopo non fermatevi allo smartphone, comprate anche una macchina fotografica da NOC sennò RYU mi uccide 😀


Foto di copertina: ©Massimiliano Abborretti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

error: Alert: Contenuto protetto!