Appunti di bianco e nero: il fissaggio

In collaborazione, redatto e pubblicato da Immagine Persistente

 

Fine-art, oggi usato per indicare particolari stampe a getto d’inchiostro, è un nome che viene dal passato. E sta ad indicare una stampa in bianco e nero di qualità museale.

 

Rispettando un preciso ciclo di trattamento la fotografia argentica resta infatti il sistema più sicuro per conservare le immagini nel futuro. A patto che il fissaggio sia ben fatto.

© Sergio Marcelli.

 

Come noto la funzione di quest’ultimo è svolta dall’iposolfito di sodio o di ammonio: serve a rendere solubili gli alogenuri d’argento non esposti e non sviluppati, cioè a rendere stabile l’immagine alla luce.

Problema del fissaggio è che viene facilmente contaminato dallo sviluppo. Inoltre il ciclo del trattamento non deve essere né troppo corto, né troppo lungo poiché diverrebbe impossibile da lavare, e l’iposolfito residuo andrebbe nel tempo a produrre macchie irreversibili.

Per evitare il rischio d’inquinamento si è introdotto un bagno intermedio, d’arresto, leggermente acido. Con un effetto secondario: in presenza di un acido, dall’iposolfito precipita lo zolfo. Per questa ragione si è iniziato ad acidificare anche il fissaggio, come nella maggior parte dei bagni rapidi, commerciali.

Il limite, però è che fissaggi acidi sono più difficili da lavare, tanto più con le pellicole tabulari, come la T-Max Kodak.

In questa direzione meglio funzionano i fissaggi basici. Non sono adatti per la stampa, poiché la carta assorbe facilmente lo sviluppo, e richiede sempre un arresto acido. Ma lo sono per le negative e vanno preceduti da un semplice lavaggio in acqua corrente. Questi fissaggi sono poi fondamentali se si vuole sfruttare l’immagine secondaria prodotta da alcuni dei più antichi rivelatori come il pirogallolo e la pirocatechina.

Nel caso della stampa, invece, affinché possa essere considerata fine-art il fissaggio deve terminare con un secondo bagno di puro iposolfito di sodio, cioè con un fissaggio neutro, il quale fra l’altro è fondamentale per il viraggio successivo. Alcuni viraggi, infatti, come quello al selenio o all’oro, sono anche usati per scopi conservativi: a questo punto l’immagine durerà più della carta che la supporta.

© Sergio Marcelli.

 

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Sergio Marcelli

Sergio Marcelli nasce ad Ancona nel 1971. Amante delle arti visive, si avvicina alla fotografia sin da bambino per approfondirla – dopo la maturità – con corso di visual design. Predilige il ritratto in studio, sperimenta l’uso della luce artificiale, lavora in medio o grande formato. Contemporaneamente si accosta all’audiovisivo, scoprendo una passione per il formato super 8. Appena ventiseienne inizia la carriera da insegnante, prima per una scuola di cinema promossa dalla Mediateca delle Marche, poi come docente di fotografia dell’Accademia Poliarte, dove resta fino al 2017. Nel 2000 si trasferisce a Berlino; qui entra in contatto del mondo artistico e realizza il suo primo cortometraggio che presenterà, nel 2007, al Festival Miden, in Grecia. Tornato in Italia nel 2004, lavora come fotografo commerciale pur continuando l’attività artistica e di ricerca. L’esperienza maturata gli permette di pubblicare, nel 2016 per Hoepli Editore, il Trattato fondamentale di fotografia, un manuale accolto con entusiasmo dal pubblico e adottato da diverse scuole di fotografica. L’anno successivo inizia la realizzazione di un documentario biografico prodotto da LaDoc Film di Napoli e centrato sulla figura del musicista FM Einheit. Nello stesso periodo diventa coordinatore dei corsi video del Marche Music College di Senigallia. Il suo lavoro di ricerca è presentato alla IX Edizione di Fotografia – Festival internazionale di Roma (2010) ed in diverse città italiane ed europee attraverso esposizioni personali e collettive. Di lui hanno scritto: G. Bonomi, C. Canali, K. Hausel, G. Perretta, G. R. Manzoni, M. R. Montagnani, e G. Tinti.

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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