Waga Studio: la fotografia al servizio della comunità di Gounghin

Apertura di un centro fotografico comunitario per ragazze e ragazzi svantaggiati a Ouagadougou, Burkina Faso.

Ayzoh! — in collaborazione con Waga Studio (Burkina Faso) e Amu Les Griots (Belgio/Burkina Faso) — aprirà un centro fotografico comunitario dedicato agli adolescenti e agli adulti meno abbienti del popoloso quartiere di Gounghin a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.

I ragazzi avranno pieno accesso — gratuitamente — ad attrezzature professionali e semi-professionali. Impareranno le tecniche del fotogiornalismo (e le applicheranno sul campo), apprenderanno l’uso comunicativo delle immagini e realizzeranno prodotti editoriali e mostre per raccontare le esperienze e gli eventi che accadono nella zona.

La prima fase del progetto mira a offrire uno spazio di ricerca, esplorazione e riflessione a un gruppo di 20 ragazze e ragazzi — equamente divisi per genere e selezionati sulla base della motivazione personale — che si trovano in condizioni di estrema vulnerabilità sociale.

Il centro — che sarà una risorsa aperta non solo ai giovani coinvolti nell’esperienza ma anche all’intera comunità — contribuirà inoltre ad accrescere le competenze personali dei singoli partecipanti che potranno utilizzarle, oltre che per scopi individuali o professionali, per la consapevolezza e lo sviluppo della propria comunità, andando oltre a pregiudizi attribuiti da altri o idee calate dall’alto.

 

 

Perché il Burkina Faso

Secondo l’ultimo Rapporto sullo Sviluppo Umano dell’UNDP (2019), l’Indice di Sviluppo Umano vede il Burkina Faso al 162° posto su 169 paesi. La classifica porta facilmente a pensare e immaginare come questo Paese sia attraversato da una serie di problematiche più o meno endemiche: insicurezza alimentare, infrastrutture estremamente fragili, protezione sociale e un sistema sanitario quasi inesistente sono alcune delle ragioni ricorrenti di questo risultato.

Tempistica

Il centro di fotografia comunitaria Waga Studio aprirà il 1° giugno 2023. La prima fase del lavoro si protarrà per quattro mesi: in questa fase saranno direttamente coinvolti — lavorando sul compo insieme alle ragazze e ai ragazzi — i professionisti di Ayzoh!, Waga Studio e Amu Les Griots.

A loro si affiancheranno fotografi professionisti e artisti locali (alcuni sono di fama mondiale). In seguito, sempre con il supporto di Ayzoh! , il centro sarà mantenuto a regime e ampliato attraverso il coinvolgimento di Waga Studio e dei suoi collaboratori locali.

Fotografia. Cambiamento. Azione

In un momento in cui l’immagine fotografica digitale — grazie a smartphone e social media — è diventata un mezzo di comunicazione diffuso in tutti gli strati sociali e in tutti i luoghi del pianeta, Waga Studio vuole riportare al centro la funzione chiave dell’immagine fotografica, sia tra gli adulti che tra i più giovani, per orientarla a fini sociali, culturali e comunitari.

Il lavoro fotografico avrà come temi principali ciò che emerge dalla volontà e dal desiderio delle ragazze e dei ragazzi: ad esempio, le storie di luoghi che per loro hanno un significato — incluso gli spazi ritenuti ostili — le loro paure, le persone e le relazioni che li hanno formati e quelle che nel presente costituiscono un porto sicuro, i loro obiettivi e desideri.

Il lavoro sarà inoltre orientato all’impatto che le loro vite hanno, o potrebbero avere, sulla comunità e sull’ambiente circostante. Questo, infatti, è l’obiettivo primario del progetto: la fotografia è un mezzo per fermare e mettere a fuoco ciò che esiste davanti ai nostri occhi e che impatta sulla nostra vita.

Di conseguenza è anche un potente strumento per fermarsi a riflettere — prima di passare all’azione — su ciò che può essere abbandonato, conservato, cambiato, migliorato o creato da zero.
Lavoro sul campo e produzione.

Waga Project ha un obiettivo ambizioso che lo differenzia da tutti i progetti simili presenti nel mondo: realizzare uno dei più grandi reportage fotografici mai fatti sulla vita comunitaria, culturale e sociale di una grande città africana.

I vari temi che comporranno il reportage saranno scelti liberamente dalle ragazze e dai ragazzi. Infatti, dopo la formazione tecnica, saranno loro a tracciare la direzione del lavoro: i soggetti e i luoghi da fotografare, le angolazioni e i momenti giusti. Con loro — e, soprattutto, grazie a loro — esploreremo tutto: strade, abitazioni private, luoghi pubblici, mercati, teatri, locali underground, matrimoni, battesimi, funerali, feste, etc.

Saranno sempre loro — supportati dai professionisti di Ayzoh! e Waga Studio — a sistematizzare il lavoro svolto sul campo in una rivista, un libro fotografico, una serie di stampe da collezione e una mostra itinerante.

La fotografia e la tradizione dei Griots

Nel corso del progetto, la fotografia e i più moderni strumenti di comunicazione saranno utilizzati anche per valorizzare le tecniche tradizionali di narrazione locale — linguistica, artistica e performativa — fornite dai Griot del Burkina Faso.

La tradizione Griot — un mestiere che può essere praticato indistintamente da uomini e donne — è nata e si è sviluppata in contesti storici privi di scrittura, tanto che lo stesso Griot era ed è considerato il depositario della tradizione orale, colui che conosce la storia fin dal suo inizio.

In genere, il mestiere del Griot è familiare: si trasmette dal più anziano al più giovane all’interno della stessa famiglia. Spesso non si tratta di un apprendistato di tipo scolastico, scandito da un numero prestabilito di ore, ma di una forma di istruzione continua: ogni momento può essere utile per apprendere storie e tecniche narrative e mnemoniche; per questo viene dato grande valore all’osservazione e all’ascolto da parte dei più giovani.

Le conoscenze di un Griot spaziano dalla storia, dalla cosmologia, dalla genealogia, dalla mitologia, dalla storia politica e dai lignaggi della particolare cultura a cui appartiene, quindi i suoi repertori variano a seconda del contesto in cui opera.

Quest’arte complessa si basa su un uso multiplo e sfaccettato della narrazione che colloca il Griot a metà strada tra l’attore, il musicista, il narratore e il poeta. A queste figure aggiungeremo quella del fotoreporter.

 

 

Obiettivi

Favorire attraverso la fotografia l’accesso al proprio potenziale creativo e l’espressione delle proprie esperienze/desideri/obiettivi a chi normalmente non ha oltro modo di esprimerlo.

Valorizzare e rendere visibili alla comunità locale e internazionale, attraverso vari tipi di restituzione (pubblicazioni, mostre, eventi), i messaggi e le opere dei partecipanti. In altre parole, promuovere l’inclusione sociale e la riduzione delle disuguaglianze attraverso l’arte della fotografia.

Sensibilizzare insegnanti ed educatori sul potere dell’immagine fotografica e sulla fotografia come pratica per lo sviluppo di una cultura e di una memoria collettiva.

Promuovere una cultura del rispetto dell’ambiente e dello spazio pubblico a Ouagadougou.

Formare un gruppo di fotografi comunitari che possano gestire autonomamente le attività e il centro e garantire la sostenibilità del progetto.

Nella fase di back office, il progetto prevede una serie di workshop con artisti fotografici locali, in modo da avvicinare i ragazzi ai professionisti del settore, incuriosirli e, dove capita, scoprire talenti e, d’altro canto, promuovere le competenze locali e permettere a questi attori di avvicinare il mondo della fotografia alla gente.

Sostenibilità del progetto

Offriremo un programma di formazione sulla fotografia comunitaria agli animatori e agli insegnanti del quartiere. Questa azione è fondamentale per garantire la continuità e la sostenibilità del centro: in modo che gli investimenti iniziali abbiano un valore prolungato nel tempo, ma anche per ampliare il più possibile il numero dei beneficiari.

Gli animatori di quartiere sono figure chiave per interagire con i giovani a rischio: per avvicinarli al centro e creare relazioni di fiducia su temi per loro importanti, come il successo nei progetti di vita, il riscatto da condizioni svantaggiate e l’accesso alla stabilità economica.

Il gruppo di animatori verrà formato con tecniche arteterapeutiche ed educative in modo da poter affrontare anche gli aspetti sociali ed educativi dei ragazzi. Allo stesso tempo, verrà organizzata per loro una formazione specifica sulla fotografia di comunità. Verranno individuate figure che possano combinare l’attitudine al lavoro educativo e la passione per la fotografia. In seguito condurranno autonomamente il centro di fotografia comunitaria di Waga Studio.

A quale scopo? Innanzitutto per continuare il percorso di informazione dal basso, di scambio e di testimonianza autentica dei giovani delle periferie di Ouagadougou, alle prese con uno Stato quasi inesistente, un terrorismo in espansione e lo sfruttamento internazionale.

In secondo luogo, per poter dare voce e il giusto riconoscimento a coloro che di solito non hanno alcun peso o legittimità nella società (un ragazzo, tanto peggio se si tratta di una ragazza, che ha abbandonato la propria famiglia viene generalmente ripudiato).

 

Scopri di più e sostinei il progetto sul sito di Ayzoh! 

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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