SF Live 2023. R. Besana, L. Monti, S. Parrini, G. Rado

 

Fino a giovedì 26 ottobre vi anticiperemo gli autori delle 43 mostre in programma al prossimo Semplicemente Fotografare Live 2023 che si svolgerà alla rocca di Dozza dal 27 al 29 ottobre 2023.

Oggi vi presentiamo le mostre di Roberto Besana, Luca Monti, Stefano Parrini, Giancarlo Rado

 

Rpoberto Besana
Paesaggio dell’uomo

 

 

© Roberto Besana.

 

La fotografia, come la letteratura, racconta, e come la poesia trasforma in messaggio i sentimenti e le sensazioni interiori. Scorrendo il percorso fotografico di Roberto Besana ne abbiamo la conferma. Le sue immagini sono sempre legate ad un tema e lo affrontano attraverso la “serie di fotografie”, ovvero un numero di immagini collegate, sufficienti ad approfondire un’indagine o ad invitare il lettore alla contemplazione di quanto anche lui, nel suo fermare un istante, ha sentito come visione. Le sue serie hanno sempre un titolo significativo, che diviene la chiave di lettura ed anche l’input di inizio con cui si entra nelle sue opere e nel suo pensiero.

“Orizzonti”, “Segni e tracce”, “Natura violata” dalle quali esce chiaro il suo intento di raccontare la realtà attraverso il proprio istinto di ricercatore – elaboratore di suggestioni. La scelta del bianconero è come un atto di fede nella fotografia originaria e allo stesso tempo un acuire lo sguardo sulle forme e i loro passaggi tonali.

Credo sia opportuno riportare il suo pensiero, più chiaro di qualsiasi altra interpretazione: “Il motivo di questo mio cercare, indagare senza soluzione di continuità con lo sguardo, è il continuo stupore verso questo nostro terribile meraviglioso mondo, e si può trovare ovunque la Meraviglia, e per me è soprattutto negli alberi e nelle montagne, nel paesaggio; essi esercitano un fascino particolare, ma forse sbaglio a chiamarlo fascino, è, direi, un misto di incanto e rispetto”. Sono immagini queste in mostra che esprimono tutta la meraviglia per l’immensità del fenomeno natura, per la sua forza di farci sentire piccoli.
Giorgio Tani, Presidente Onorario FIAF

 

 

 

Luca Monti
Chiare metafore visive
 

© Luca Monti

 

 

Il primo pensiero che viene in mente guardando le inquietanti immagini di Luca Monti è una domanda: perché, invece di fotografare “faticosamente” i suoi soggetti, non li disegna a mano? Ma è una domanda ingenua, in quanto la scelta di esprimersi per mezzo delle immagini ottiche piuttosto che con quelle manuali non è tanto dovuta a motivi tecnici quanto, e soprattutto, morali.

Chi sceglie, consapevole dello strumento di cui si serve, di comunicare con la fotografia ha scelto, prima di prelevare l’immagine, di fare i conti con la realtà che si trova davanti all’obiettivo del proprio apparecchio fotografico: anche con quella realtà che è stata, prima del prelievo fotografico, manipolata “in preproduzione”, affinché il riflesso della luce corrispondesse più chiaramente al progetto del fotografo.

E il progetto di Luca Monti emerge con inquietante evidenza dalle sue immagini di corpi soffocati dal cellophane, corpi avulsi dalla realtà da un diaframma artificiale, chiare metafore visive della perdita di contatto con la natura, inequivocabili denunce ottiche della mancanza di rispetto dell’uomo nei confronti del pianeta che l’ospita, quel pianeta che ingenue religioni gli avevano fatto credere che fosse suo e che potesse disporne, insieme a tutte le altre forme di vita, a suo piacimento: una credenza che, come conferma questa mostra, cui Luca Monti ha dato il suo prezioso contributo iconico, è ancora dura a morire.

È questa – anche se la maggior parte di quanti oggi prelevano fotografie ne sono inconsapevoli – la scelta morale di chi fotografa sapendo cosa significa fotografare, di chi è ben consapevole della rivoluzionaria eziologia dell’immagine ottica, della prima immagine che, nella storia delle immagini vecchia di quarantamila anni, non è prodotta dalla mano dell’uomo ma dal riflesso della realtà.

Nello Rossi.

 

 

Stefano Parrini
Land Market

 

 

© Stefano Parrini

 

Il titolo semplice e dalla natura dicotomica che Stefano Parrini ha attribuito al suo ultimo portfolio, racchiude già la poetica dell’artista in due sole parole. Il fotografo si interroga, e nel contempo domanda allo spettatore, come possa la terra diventare un luogo da saccheggiare a proprio piacimento, un supermercato pronto a fornire i suoi frutti senza imporre alcuna condizione. Le fotografie in mostra nascono da una riflessione sull’assurdo divario tra ciò che l’uomo per secoli ha costruito e ciò che appartiene esclusivamente alla natura: qual è la causa che impedisce il matrimonio felice tra i due elementi?

Questo è un dilemma a cui Parrini non sa dare una risposta, ma la necessità di comunicare agli altri la sua visione soggettiva del mondo lo rende un artista maturo e consapevole, incapace di crogiolarsi nell’autocompiacimento.

Lo spettatore può osservare come le immagini apparentemente serene (i riquadri di zolle d’erba o i gonfiabili sulla spiaggia) in realtà siano messaggere di uno sguardo indignato che, in altre fotografie, esplode e diventa più esplicito. Palloncini neri in aria, macchie di sanque e bottiglie di plastica denunciano, attraverso un mutismo in quietante, l’usurpazione dell’uomo sulla natura. La memoria, la denuncia sociale, ma soprattutto il rispetto per una vita libera e controcorrente sono gli ingredienti di una ricetta che è importante imparare a conoscere e tramandare.

Noemi Pittaluga, Galleria Gallerati

 

 

 

 

Giancarlo Rado
Vivere la natura

 

© Giancarlo Rado

 

Quindici anni fa, nei monti dei Lagorai, in Trentino, ho incontrato Angelo Paterno, un pastore con un gregge di mille animali, pecore, capre e asini. Parlando, con un gesto vago ha indicato l’orizzonte e mi ha descritto il viaggio autunnale in valle, fino a raggiungere il mare in primavera e poi ritornare indietro da dove era partito. I boscaioli sulle pendici del Cauriol ripuliscono il bosco dalla slavina che si è abbattuta nell’inverno 2014; migliaia di metri cubi di legname sono stati portati a valle. Nel piazzale della stazione forestale, si misurano i tronchi prima di portarli in segheria.

Nei pascoli del passo Brocon si costruisce un acquedotto per le malghe, l’acqua sgorga quassù da sorgenti e nevai nascosti sotto gli sfasciumi. «Il ghiacciaio è come un conto in banca che viene eroso anno dopo anno e che rischia di scomparire in meno di dieci anni», spiega Gino Taufer, il glaciologo della SAT, impegnato da vent’anni nello studio per la salvaguardia dei ghiacciai. Nelle malghe in quota operanti da giugno a settembre gli animali pascolano in libertà e chi lavora duramente quassù vive in armonia in un ambiente dove predomina la dimensione del silenzio.

L’apicoltore osserva attentamente lo stato di salute dell’ambiente, capisce il linguaggio delle api ed è consapevole della loro importanza nel processo di impollinazione. Queste persone hanno un legame molto stretto con la terra, capiscono il linguaggio degli animali, conoscono l’ambiente e lo temono: da qui nasce il rispetto che porta a vivere in armonia con la natura.

 

 

 

Semplicemente Fotografare 2023

Quest’anno si festeggierà il decimo compleanno di Semplicemente Fotografare (nato come gruppo Facebook nel 2013) e per la terza volta il Live avrà luogo nella rocca di Dozza, una location davvero splendida, ci allargheremo anche al borgo dato che saranno in esposizione oltre 40 autori più due collettive tematiche.

 

 

 

 

 

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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