SF Live 2023. M. Levis e G. Limongelli, G. Rossi, L. Tizzi e D. Bajo

 

Fino a giovedì 26 ottobre vi anticiperemo gli autori delle 43 mostre in programma al prossimo Semplicemente Fotografare Live 2023 che si svolgerà alla rocca di Dozza dal 27 al 29 ottobre 2023.

Oggi vi presentiamo le mostre di Michele Levis e Giulio Limongelli, Giorgio Rossi, Luca Tizzi e Donatella Bajo

 

Michele Levis, Giulio Limongelli.
L’occhio Flâneur – Venezia e Bari tra incanto e disincanto
 

© Giulio Limongelli

 

É scientificamente provato che è il nostro cervello a creare la visione del mondo che ci circonda. Lo diceva già Ansel Adams, fotografo degli inizi del ‘900:”Non fai solo una fotografia con la macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tute le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito, e le persone che hai amato.” Al di là della competenza tecnica più o meno necessaria, tutto quello che riguarda il processo che tramuta un oggetto, un soggetto o il mondo esterno in rappresentazione, è nelle mani del fotografo, della sua sensibilità, intuizione, cultura. La fotografia è un mezzo, una lingua, crea immagini del mondo, veicola messaggi o racconti.  Cosa fare con questo strumento è una decisione di chi lo usa. Ma la caratteristica che accomuna la fotografia (quando è passione) all’arte è la gratuità dell’agire che garantisce la libertà. Libertà che caratterizza quello che indico “occhio flâneur”.

Coniato nell’800 dal poeta Charles Baudelaire il termine “flâneur” connotava colui che oziosamente vaga per la città, sperimentando e provando emozioni, non troppo coinvolto ma perspicace. Ma il passeggiare oziosamente per avere uno sguardo diverso sulle cose, non è un’esclusiva del flâneur. Jean Jacques Rousseau nel ‘700 scriveva “Le fantasticherie del passeggiatore solitario”, raccogliendo riflessioni filosofiche e sociali e osservazioni botaniche e elogiava il “prezioso far niente”. Un più autorevole esempio è quello di Aristotele e della sua Scuola peripatetica (La Passeggiata) per non parlare dell’”otium” latino.

Osservare quando gli altri guardano, rallentare quando gli altri corrono. Per fotografare in un certo modo, insieme ai pensieri serve la calma. È importante dimenticarsi di sé stessi e di quello che conosciamo. Lo sguardo che riesce a vedere, è uno sguardo che scivola sulle cose rilassato, curioso e senza particolari intenzioni e proprio per questo capace di essere attratto da ogni incanto e da ogni disincanto, riesce a trovare quel delicato equilibrio tra l’interiorità della persona, con la sua cultura, il suo vissuto, le sue emozioni, e ciò che sta all’esterno.

Equilibrio che sembra aver trovato lo sguardo dei due fotografi in mostra: Michele Levis e Giulio Limongelli. Fotografi con specificità diverse, li accomuna l’occhio che riescono ad avere sulle rispettive città di origine, Venezia e Bari. Consapevole della difficoltà di fotografare due città così particolari, il loro sguardo, anche nel disincanto, parla con affetto del luogo che li ha visti nascere. La scelta dell’allestimento, una sorta di Promenade visiva lungo le pareti della Galleria, ha voluto rendere conto di questo loro andar per luoghi a cogliere ciò che senza alcun pregiudizio avesse colpito la loro sensibilità.

Letizia Rostagno

 

 

 

Giorgio Rossi
Succede non per caso. Uno sguardo attento sul nostro territorio

 

© Giorgio Rossi. Latina

 

 

Nel 1985 mi fu affidato un incarico di documentazione fotografica del territorio per il libro “ Latina città senza Mura”. Un punto fermo di quale fosse lo stato del territorio allora e dell’evoluzione in corso. Quello che succedeva a Latina non è un caso unico, è quello che accade e continuerà ad accadere in Italia, nel piccolo e nel grande.

I cambiamenti climatici in atto sono una sirena d’allarme, troppo spesso inascoltata. Non sono dovuti solo a bizzarrie meteorologiche, è il consumo del suolo, la cementificazione continua, l’asfaltare ogni dove, una enorme concausa di questi eventi nefasti. Non è possibile proseguire così. Villette a schiera con interrato sala hobby o garage (si allagheranno al prossimo nubifragio), abbandono delle campagne, abbandono nel territorio di industrie non più remunerative. Ne vengono autorizzate altre, inquineranno il territorio più delle precedenti. Arredi urbani che invece di progettare nuove aree verdi sono ulteriori colate di cemento per realizzare opere che vanno dall’inutile all’orrendo.

Nei nostri pressi c’è un’oasi paesaggisticamente protetta o una zona tutelata dai beni culturali? Ci vuole assai poco per eliminare tali vincoli, o cambiare un piano regolatore e rendere possibile a un imprenditore privato quello che prima era vietato a tutti. Dobbiamo aprire gli occhi, renderci conto, protestare, farci valere presso gli Amministratori che abbiamo votato e non fanno gli interessi della popolazione ma quelli di avidi imprenditori.

Dobbiamo cercare di distinguere quello che può essere un effettivo miglioramento, un miglioramento ambientale, da quello che è destinato a essere un triste futuro per i nostri figli.

 

Luca Tizzy e Donatella Bajo
Fabbriche, ieri e oggi

 

© Luca Tizzi, Donatella Bajo

 

Non essendo abili, né tanto meno competenti, per descrivere la complessità di un edificio industriale, questo piccolo e semplice progetto prova a raccontare le sensazioni che ci ha suscitato. L’improprio confronto tra un grosso stabilimento tessile ottocentesco, quello di Crespi d’Adda, e una piccola industria grafica di nuova costruzione, vuole brevemente analizzare come 150 anni di industrializzazione abbiano modificato la struttura, e con questa la funzione sociale, delle fabbriche. L’edificio ottocentesco si mostra, malgrado il declino e l’abbandono, come una struttura destinata a durare nel tempo.

La fabbrica non venne progettata come un semplice luogo di lavoro ma si concepì un villaggio dove gli operai potevano vivere oltre che lavorare, si costruirono a fianco dello stabilimento le abitazioni per le maestranze, la scuola, lo spaccio alimentare, il cimitero.

Era un centro di aggregazione familiare, quindi sociale, e non un solo luogo di produzione industriale. I nuovi complessi, piccoli o grandi che siano, per quanto piacevoli esteticamente, sono strutturati per la semplice attività produttiva, non presentano spazi di aggregazione sociale né tanto meno familiare. La loro costruzione, spesso prefabbricata, potrà essere demolita, ricostruita, rimodulata ma non è destinata ad essere conservata al termine della sua funzione che durerà pochi decenni, certo non secoli.

Ci siamo chiesti cosa sia cambiato in questo arco temporale e l’unica risposta che siamo riusciti a trovare è lo stile di vita consumistico che si è sviluppato negli ultimi decenni. La produzione delocalizzata ed il settore commerciale potenziato in maniera prorompente rendono necessario che le persone consumino anche e, preferibilmente, senza uscire di casa. La “fabbrica villaggio” non è più utile.

 

 

Semplicemente Fotografare 2023

Quest’anno si festeggierà il decimo compleanno di Semplicemente Fotografare (nato come gruppo Facebook nel 2013) e per la terza volta il Live avrà luogo nella rocca di Dozza, una location davvero splendida, ci allargheremo anche al borgo dato che saranno in esposizione oltre 40 autori più due collettive tematiche.

 

 

 

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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