Midjourney, Stability AI e Deviant Art. Ovvero quando non hai uno stile, copialo.

Un anno fa circa è iniziato negli Stati Uniti uno dei casi piu’ interessanti e rilevanti relativi all’uso indiscriminato di materiale visivo coperto da copyright da parte di alcuni dei players più importanti del mondo dell’intelligenza artificiale.

L’obiettivo di Midjourney, Stabiity AI e Deviant Art consiste nel nutrire i propri sistemi con il maggior numero di dati ed informazioni possibili al fine di divenire autonomi nella creazione di immagini veritiere e complete, a partire da produzioni già esistenti e nella maggior parte dei casi coperti da copyright.

Il problema fondamentale di queste operazioni (che in realtà avvengono anche per altri tipi di contenuti protetti, come quelli artistici letterari, di ampio spettro) è che spesso gli autori sono del tutto all’oscuro del fatto che la AI sia stata istruita sulla base dei propri lavori.

 

© Carlo Diamanti

 

A questo proposito, in un momento storico che, ricordiamolo, presenta ancora moltissime problematiche in tema di disciplina legale dei diritti derivanti da AI, tre artisti visuali di nome Sarah Andersen, Kelly mc Kernan e Karla Ortiz hanno intentato causa contro Midjourney & Co per proteggere i propri contenuti. Gli artisti ritengono che queste aziende abbiano violato il Copyright Act (DMCA), il diritto alla pubblicità, le leggi sulla concorrenza sleale e i termini di servizio.

In particolare, si sostiene che abbiano utilizzato miliardi di immagini senza il permesso degli artisti, causando loro danni. La questione centrale è l’utilizzo non autorizzato di opere protette dal copyright per addestrare l’intelligenza artificiale, senza compensare o riconoscere i diritti degli artisti coinvolti​.

Gli sviluppi di questo processo potrebbero avere rilevanza globale perché metterebbero in discussione la modalità di base attraverso cui la AI cresce e si sviluppa, cioé con contenuti indiscriminatamente utilizzati sottraendoli ad altri.

 

L’opposizione degli artisti digitali sulla homepage di Art Station

 

Per poter seguire gli sviluppi del processo basta collegarsi al sito che il loro legale (che è anche un ottimo tipografo) ha creato per dare conto degli sviluppi.

A distanza di un anno c’è infatti una importante novità perché il giudice deputato a dirimere la vicenda ha accettato negli atti della causa una lista incriminata che  confermerebbe la scientifica intenzione delle AI di copiare lo stile di numerosi artisti e fotografi internazionali, sia viventi che non.

La lista è stata prontamente cancellata dalla rete, ma per la regola  aurea che “once online forever online”, ecco a voi un link a cui consultarla.  

Da Ann Liebovitz a Ansel Adams, passando per Robert Capa (e fuori dall’ambito fotografico anche il nostro Francesco Hayez ad esempio) tutti i nomi rilevanti che la AI vuole prendere a maestri per copiarne senza limiti stili e lavori.

L’ammissione di questo contenuto significa che il giudice ritiene rilevante ai fini della decisione comprendere l’approccio della AI all’uso e la targettizzazione dei contenuti altrui, provando l’intenzionalità della copia.

Vedremo i prossimi sviluppi nei mesi a venire.

Per ora, buona lettura!

 

© Dennis Ziliotto. Tripofobia

 

 

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Stefania Quintajé è un consulente legale internazionale; si è specializzata in nuove tecnologie, innovazione legale, privacy e proprietà intellettuale. Si occupa di consulenza in-house per gruppi aziendali internazionali come ad esempio Amazon, ABB, NIke, Salesforce, Gartner. In NOC Sensei cercherà di rispondere in modo semplice a dubbi e curiosità sulle nuove tendenze della tecnologia e della fotografia dal punto di vista legale, accompagnandoci anche alla scoperta di casi famosi che hanno coinvolto scatti e fotografi in giro per il mondo. Il suo sito è www.thelegalsybil.com

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