La Potenza Espressiva dei Meme: Un’Analisi Tra Cultura e Proprietà Intellettuale

Il  meme è un fenomeno culturale affascinante che ha trovato nuova vita nell’era digitale. Il concetto di “meme” è stato introdotto per la prima volta nel 1976 da Richard Dawkins nel suo libro “Il Gene Egoista” (“The Selfish Gene“). Dawkins, un etologo e biologo evolutivo, ha coniato il termine “meme” per descrivere un’idea o un elemento di comportamento che si diffonde tra le persone in una cultura, in un modo paragonabile alla trasmissione genetica. Il suo intento era quello di fornire un’analisi della diffusione delle idee e dei comportamenti culturali dal punto di vista dell’evoluzionismo.

Inizialmente, il concetto di meme era utilizzato per descrivere elementi culturali come melodie, modi di fare, slogan, moda e anche l’arte del costruire archi. Con l’avvento e la diffusione di internet e dei social media, il termine è stato adottato e adattato per riferirsi a una nuova forma di comunicazione culturale: immagini, video, frasi e concetti che si diffondono rapidamente online, spesso modificati e adattati dai vari utenti in maniera virale.

 

Distracted boyfriend. © Antonio Guillem

 

La trasformazione dei meme da semplici barzellette a strumenti complessi di espressione è stata notevole. Oggi, un meme può essere tanto un gatto con una didascalia divertente (come nei famosi “LOLcats“) quanto un’immagine capace di catturare in maniera pungente l’essenza di un sentimento o di un momento socio-politico.

Un altro esempio significativo è il meme “Distracted Boyfriend“, divenuto famoso per la sua capacità di essere adattato e reinterpretato in innumerevoli contesti, diventando un commento universale su situazioni di distrazione e tentazione.

La proprietà intellettuale di un meme varia in base a diversi fattori, tra cui il contenuto del meme stesso e la legislazione del paese in cui viene utilizzato. La differenza tra le leggi degli Stati Uniti e quelle europee offre un quadro interessante per comprendere questi aspetti.

Stati Uniti: Fair Use e Copyright

Negli Stati Uniti, il concetto di “fair use” è fondamentale per comprendere chi detiene la proprietà intellettuale di un meme. Il fair use permette l’utilizzo limitato di materiali coperti da copyright senza il permesso del detentore dei diritti, soprattutto per scopi come critica, parodia, didattica, ricerca o reportage. In questo contesto, molti meme possono essere considerati come uso equo, soprattutto se sono trasformativi, non commerciali, e non riducono il valore del lavoro originale.

Tuttavia, se un meme include un’opera protetta da copyright (come una fotografia, un disegno, un brano musicale) e non soddisfa i criteri di fair use, il creatore originale dell’opera detiene i diritti di proprietà intellettuale e può teoricamente intraprendere azioni legali per l’uso non autorizzato.

Europa: Diritto d’Autore e Eccezioni

In Europa, le leggi sul diritto d’autore sono simili ma con alcune differenze chiave. Anche se esiste una nozione simile al fair use, nota come “eccezioni al diritto d’autore”, questa è generalmente più limitata. Le eccezioni sono definite in maniera specifica da ogni stato membro dell’Unione Europea, e possono includere l’uso per parodia, caricatura, pastiche, o critica.

In entrambi i contesti, se un meme è una creazione originale dell’utente (ad esempio, un’immagine o un testo completamente nuovi), allora il creatore del meme può detenere i diritti di proprietà intellettuale su quella creazione. Tuttavia, data la natura virale e spesso anonima dei meme, far valere tali diritti può essere complicato.

 

 

Con la popolarità dei meme, emergono questioni legali complesse. Il caso del “Socially Awkward Penguin” è emblematico: Getty Images, proprietaria dell’immagine originale usata nel meme, ha intrapreso azioni legali contro siti web che ne facevano uso senza autorizzazione. Questo episodio sottolinea il delicato equilibrio tra la creazione di contenuti virali e il rispetto del diritto d’autore.

Allo stesso modo, i casi di “Nyan Cat” e “Keyboard Cat” hanno messo in luce come anche i meme possono essere soggetti a tutela legale. I loro creatori hanno infatti fatto causa a Warner Bros. e 5th Cell Media per l’uso non autorizzato delle loro creazioni nel videogioco “Scribblenauts“, segnalando così che anche le creazioni apparentemente semplici e virali possono avere un valore e una protezione legale.

 

Christopher Torres. Nyan Cat.

 

Infine, il caso di “Pepe the Frog” illustra un altro aspetto importante: il creatore del personaggio, Matt Furie, ha dovuto intraprendere azioni legali per contrastare l’uso non autorizzato e spesso distorto del suo personaggio. Questo evidenzia come i creatori di meme possano dover difendere non solo i loro diritti di proprietà intellettuale, ma anche l’integrità e l’intento originale delle loro opere.

In conclusione, i meme non sono solo fenomeni virali di intrattenimento, ma elementi che possono influenzare la cultura e la società. Mentre offrono un modo unico e potente di comunicare idee complesse e sentimenti comuni, sollevano anche importanti questioni legali legate alla proprietà intellettuale. Questi casi evidenziano la necessità di un equilibrio tra la libertà di espressione e il rispetto dei diritti degli autori in un mondo sempre più digitale e connesso.

 

Pepe the frog di Matt Furie utilizzato durante le contestazioni “Give Me Liberty”. Hong Kong. 6 October 2019. © Studio Incendo

 

 

 

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Stefania Quintajé è un consulente legale internazionale; si è specializzata in nuove tecnologie, innovazione legale, privacy e proprietà intellettuale. Si occupa di consulenza in-house per gruppi aziendali internazionali come ad esempio Amazon, ABB, NIke, Salesforce, Gartner. In NOC Sensei cercherà di rispondere in modo semplice a dubbi e curiosità sulle nuove tendenze della tecnologia e della fotografia dal punto di vista legale, accompagnandoci anche alla scoperta di casi famosi che hanno coinvolto scatti e fotografi in giro per il mondo. Il suo sito è www.thelegalsybil.com

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