Ghost in the machine

Giro girotondo, io giro intorno al mondo. Le stelle d’argento costan cinquecento. Centocinquanta e la Luna canta, il Sole rimira la Terra che gira, giro giro tondo come il mappamondo…

HAL 9000 (2001: A Space Odyssey)

 

Uno dei ricordi più vividi della mia infanzia risale a quando mia madre mi accompagnò, un bambino appassionato di cinema e di fantascienza, a vedere a un cineforum il film 2001: Odissea nello spazio.

Fu una folgorazione, visuale ma anche concettuale.

Lo considero ancora un film difficilissimo nei suoi molti significati, ma il tema che subito mi colpì e inquietò fu quello dell’intelligenza artificiale.

HAL 9000 mi spaventa ancora oggi, con la sua saccente perfezione e, ammettiamolo, non possiamo che gioire quando Bowman lo disattiva, demolendo, pezzo a pezzo, la sua prodigiosa e pericolosa intelligenza.

Oggi il tema dell’AI si pone prepotentemente anche in ambito fotografico.

In un modo poco evidente, da tempo alcune applicazioni dell’AI si sono insinuate come silenziosi fantasmi nelle nostre fotocamere e nei nostri computer, senza che quasi ce ne accorgessimo.

La modalità di scatto “P” ne è un esempio primitivo, ma che dire dei “super autofocus”, infallibili come un cecchino delle forze speciali nel mantenere il contatto visivo con un soggetto in movimento?

In ambito software questa tendenza è forse oggi più evidente, tanto che persino Adobe ha iniziato ad introdurre alcune funzionalità di AI (o “pseudo AI”) nei suoi prodotti.

Un esempio piuttosto calzante è la funzione di Seleziona soggetto nella sezione Mascheratura di Camera Raw e Lightroom.

Questa funzionalità è ora presente anche nel nuovo On1 Photo Raw, con possibilità di selezioni automatiche multiple che paiono strabilianti.

Sinceramente, in questo caso direi che possiamo parlare di applicazioni “benigne” dell’AI, che ci possono fare risparmiare molto tempo nell’esecuzione di operazioni noiose come le selezioni.

Vi è poi un’altra famiglia di “strumenti intelligenti”, che potremmo definire come “rimedi per foto sbagliate”, che includono filtri automatici per la nitidezza e il denoise.

Anche in questo caso, sia Camera Raw, sia Lightroom includono già da tempo tool “tradizionali” per intervenire in queste situazioni (oltre, ovviamente, alla mitica Maschera di contrasto di Photoshop), ma, da qualche tempo, stanno comparendo dei plugin “AI”.

Una foto sbagliata continua, nonostante ciò, a essere comunque una foto sbagliata.

Un forte eccesso di rumore o un micromosso non possono essere realmente eliminati, ma, al limite, dissimulati, con il risultato di immagini “plasticose” e poco credibili, almeno nei dettagli.

Il terzo gruppo di applicazioni AI in ambito di software fotografici è quello che chiamerei la famiglia dei prodotti “autopilot”.

Con un solo clic e, al massimo, qualche colpetto su dei cursori dovremmo essere in grado, in teoria, di “dare carattere” alle nostre fotografie, intervenendo automaticamente su aspetti come il contrasto, gli istogrammi e altro ancora.

In questo caso i risultati sono al momento piuttosto deludenti, le foto che possiamo ottenere possono a volte essere anche spettacolari sotto certi aspetti, ma, cavolo, sono tutte uguali!

Dobbiamo anche dire che tutte queste applicazioni che abbiamo analizzato sino a ora dovrebbero essere definite, un po’ come il “P” delle nostre fotocamere, di “pseudo AI”.

Nella realtà dei fatti si limitano ad analizzare (a volte anche molto bene) l’immagine e ad applicare (in modo altrettanto efficace), tramite algoritmi, degli interventi basati su delle “esperienze” più o meno vaste, ma assolutamente rigide.

Mancano due aspetti fondamentali della vera intelligenza, ossia la capacità di apprendere dalle esperienze e quella di dialogare.

Ciascuno di noi fotografa in un certo modo e, con modalità altrettanto personali, desidera determinati risultati.

Ma l’AI non è in grado di personalizzare il suo funzionamento in base al nostro stile (limiti inclusi), ma, al contrario, ha strumenti di analisi e di intervento molto standardizzati.

Per questo, al momento, credo che, almeno per quanto riguarda il mio workflow, l’AI non sta portando a una vera e propria rivoluzione, ma solo qualche strumento per sgravarci da alcune operazioni noiose e assolutamente non creative.

Anche in questo caso, infine, non percepisco l’introduzione di nuove tecnologie come una minaccia per la nostra professione, ma come è già avvenuto in altre situazioni (prima tra tutte il passaggio da analogico a digitale) la differenza la farà sempre la nostra capacità di visione e, come direbbe il Califfo… “tutto il resto è noia”.

 

Giorgio Sitta

www.giorgiositta.com

 

L’astronauta Bowman visto dall’occhio di HAL 9000 e selezionato automaticamente (con evidenti imperfezioni) in Camera RAW.

 

 

 

 

 

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