Elogio dell’ottica singola

Come affrontare uno shooting con una sola ottica fissa e vivere felici

“Less is more” non è solo un detto utile per qualsiasi aspetto della nostra vita (almeno così è per me), ma può anche rappresentare uno stimolo interessante per il fotografo.

Lo confesso, non sono un grande feticista dell’attrezzatura fotografica (almeno intesa come “schieramento di materiale”) e, nel tempo, se posso, mi piace ridurre al limite ciò che utilizzo.

Nel caso del servizio fotografico che ho appena realizzato per il gruppo musicale +3db, il corredo è veramente minimale: una sola ottica, tra l’altro una delle mie preferite, ossia il super nitido ed economicissimo 85 mm f 1.8, che mi accompagna da sempre, dato che ne possiedo anche una fedele versione non autofocus (siamo diventati “vintage” insieme).

 

© Giorgio Sitta.

 

Ovviamente, per questioni di sicurezza, sia l’ottica, sia il corpo macchina erano due, però identici.

L’utilizzo di una singola ottica ci costringe a ricominciare a usare di più il cervello, a studiare meglio la nostra posizione rispetto all’inquadratura e a gestire con maggiore attenzione la profondità di campo.

In questo senso ho sempre avuto un approccio libero, mi piace la scarsa profondità di campo anche con i grandangolari, così come nel caso di questo shooting, cerco di rispettare l’ambiente in cui fotografo, evitando di aprire troppo il diaframma, valorizzando con sfocature appena accennate anche il contesto.

 

© Giorgio Sitta.

 

Se volete provare le gioie di una giornata di fotografia con una sola ottica vi consiglio di partire subito con un’obiettivo meno impegnativo di uno studiato per il ritratto, iniziando magari con un “cinquantino” o con un 35 mm (focali riferite al formato full-frame).

 

© Giorgio Sitta.

 

 

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