Amo la luce brutta

Possiamo ragionare, parlare, perfino litigare sulla fotografia, per giorni, mesi o anni, ma, alla fine, tutto si riconduce a un solo tema: la luce.

A tal proposito, qualche tempo fa mi è capitato di leggere un bel libro sul lavoro di Luca Bigazzi (che vi consiglio), intitolato “La luce necessaria”.

Il testo è bellissimo, soprattutto se siete interessati al rapporto tra cinema, fotografia e, appunto, luce.

Ma, devo confessare, ho iniziato a leggerlo soprattutto perché attratto dal titolo, che esprime un concetto quasi “darwiniano”, che condivido completamente.

Darwin, infatti, sosteneva che non fosse la specie più forte o più intelligente quella destinata alla sopravvivenza, ma quella più adatta al cambiamento.

Ecco, non mi sono mai posto il problema della luce bella o della luce brutta (ossessione di molti colleghi), ma, al contrario, cerco di sfruttare quella più adatta ai miei scopi, senza pregiudizi, oppure di essere flessibile nelle situazioni sulle quali non ho controllo.

D’altra parte ci sono fotografi che hanno costruito tutta la loro carriera e la loro riconoscibilità su una luce “brutta”.

Pensiamo, per esempio, al flash crudo e “sparato” dritto davanti al soggetto di Terry Richardson.

Il mio approccio è più flessibile, in tal senso vi propongo qualche immagine, scattata con tipi di luce che molti miei amici e colleghi avrebbero scartato, forse addirittura schifato.

 

Imparare a essere flessibili e a “leggere” creativamente strane situazioni di illuminazione può essere un gratificante percorso di crescita, utile per migliorare la nostra tecnica e per sviluppare uno stile visivo e interpretativo più originale e personale.

 

Quindi… cattiva luce a tutti!

 

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