Il lavoro del fotografo è sempre meno solitario

La fotografia sia sempre di più un mestiere collaborativo, questo è ormai evidente, però può essere interessante analizzarne alcuni motivi.

 

Le tecnologie

L’utilizzo di hardware, software e servizi sempre più avanzati richiede un grado di specializzazione e di competenza sempre più alto.

Alcune fasi del lavoro, che prima erano delegate a esterni, come la stampa, per esempio, iniziano a essere gestite direttamente dai fotografi.
Anche la post produzione, pur teoricamente accessibile a chiunque, richiede un know-how solido e spesso specializzato.

Per questi motivi dobbiamo confrontarci con i colleghi, scambiare informazioni con loro, virtualmente attraverso Internet, ma anche frequentando i loro studi e set.

La proliferazione delle tecnologie, poi, rende assolutamente necessario lo scambio di informazioni reali e spassionate su fotocamere, ottiche, accessori e così via, un processo che rende anche evidente quanto il negozio di riferimento, inteso anche come punto di incontro e fonte di informazioni e di consigli, sia ancora un elemento vincente per il professionista, rispetto alla freddezza e alla mancanza di dialogo dei market online.

La produzione digitale, infine, è infinitamente più rapida di quella analogica, per cui spesso si forma il “collo di bottiglia” della post produzione, che a volte conviene affidare a esterni.

La fotografia digitale ci ha costretti a uscire dal guscio, obbligandoci a confrontarci con aspetti della fotografia che prima delegavamo ad altri, fornendoci contemporaneamente i migliori mezzi per l’acquisizione e lo scambio di informazioni.

 

La creatività

Internet, ma anche la velocità che le nuove tecnologie forniscono e impongono, rendono molto rapido il confronto con una quantità impressionante di elementi, inclusi quelli artistici.
In realtà, io penso che sia molto più interessante raccogliere e coltivare stimoli creativi nel mondo reale.

Internet, però, ci informa con una rapidità senza pari su mostre, fiere ed eventi, e ci rende altrettanto facile prenotare biglietti, voli e aerei per parteciparci.

E, in ogni caso, le immagini su Internet ci forniscono continui stimoli (e continue distrazioni).
Infine, i costi ridotti di produzione e post produzione (l’abbandono della pellicola e dei processi collegati ne è un esempio), ci permettono di “giocare” molto più, di provare, sperimentare e, perché no, sbagliare.

Situazioni come queste rappresentano l’humus ideale per l’instaurarsi di rapporti di scambi di informazioni e consigli con i colleghi.

 

Le contaminazioni

La fotografia sta evolvendo, naturalmente e per evidenti ragioni di business e di sopravvivenza, in forme che richiedono contaminazioni con altri media, come il video, oppure in forme artistiche talmente avanzate da esulare dalla semplice fotografia e post produzione, per arrivare agli esperimenti pittorici della photomanipulation.

Lavorando in ambiti come il video è veramente difficile rimanere una “one man band”, siamo portati a interagire con altre persone, che ci supportino in vari ambiti, dalle riprese, all’audio, sino agli aspetti più complessi della post produzione, come il color grading.

Nel video, ma anche nelle evoluzioni fotografiche più complesse, i tempi si dilatano a dismisura, quindi, se si vuole mantenere un timing decoroso, è giocoforza lavorare in gruppo.

 

La qualità

Tanta tecnologia e tanti mezzi permettono risultati inimmaginabili (dal punto di vista tecnico) rispetto a pochi anni fa.

Per ottenere prodotti di tale livello, però, è necessario ancora una volta il lavoro di gruppo, dalla fase ideativa sino alla realizzazione dei servizi, la post produzione e la commercializzazione e distribuzione.

Infine, è non è cosa da poco, il lavoro collaborativo è più divertente, ci arricchisce umanamente e professionalmente e ci costringe a rivalutare e rinegoziare continuamente la nostra visione della fotografia.

 

Giorgio Sitta

 

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