Ho provato alcune nuove funzioni introdotte da Instagram, i risultati mi hanno sorpreso. Poi ho valutato le buone pratiche: cosa accade quando non le metti in pratica, anzi fai (quasi) tutto il contrario di quello che “dovresti” fare? Di seguito qualche riflessione su Instagram, sui consigli dei guru e sulle implicazioni del linguaggio che cambia.

Questo è il secondo di due articoli dedicati a Instagram. Qui puoi leggere il primo.

Il mio profilo Instagram è stato creato da un mio collaboratore nel dicembre 2011 e per molti anni, non ho pubblicato nulla. Il 20 novembre 2017 ho pubblicato 3 post: due completamente bianchi e un ritratto. Poi basta. Per qualche strano motivo, senza pubblicare o fare niente, a poco a poco si sono aggiunti 500 followers. Quando me ne sono accorto sono rimasto sorpreso.

Intendiamoci, ho esperienza con altri profili Instagram legati a dei miei progetti, ma non avevo il desiderio di curare un mio profilo personale.

Poi è cambiato qualcosa.

I fotografi devono essere su Instagram!

“Enzo, sei un fotografo, non puoi ostentarti a non essere su Instagram”, mi ripetevano. In un mercato nel quale i clienti spesso vogliono sapere quanti follower hai (prima di guardare le tue foto), il ragionamento non fa una piega. Però non è stato questo a convincermi, piuttosto l’idea che Instagram avrebbe potuto salvare dall’oblio alcune storie scattate da me e anche qualche appunto su un modo di lavorare che sta scomparendo. Così, il 19 giugno 2024, ho cominciato a pubblicare su Instagram alcune mie foto (recenti o datate) e la loro storia: servizi inediti, retroscena e aneddoti dei miei reportage e ritratti.  

Le mie condivisioni hanno ricevuto commenti positivi e avuto degli sviluppi inaspettati, uno è la rubrica Storie sul podcast Discorsi Fotografici nella quale approfondisco ciò che accenno su Instagram. La prima puntata ha già raggiunto degli ascolti superiori a quelli previsti. Bene!

Studiare Instagram

Come ho spiegato nell’articolo Ecco le nuove regole per avere successo su Instagram e… perché non rispettarle, prima di cominciare a pubblicare su Instagram, mi sono documentato.  Seguendo i consigli dei guru dei social-media, avrei dovuto individuare cosa fanno i fotografi che hanno molti follower e copiarli. Avrei anche dovuto attenermi a un solo genere fotografico, definire bene la mia identità e specializzazione, pubblicare tanti reel e, possibilmente, usare solo le musiche di tendenza. Testi? Meglio brevissimi.

Invece io ho mischiato allegramente foto di viaggio, reportage, moda, cibo e ritratti. Ho scritto testi lunghi e commesso qualche altro peccato imperdonabile.

Per la verità, qualcosa l’ho messa in pratica: ho usato pochi hashtag e ho creato alcuni video (e mi sono divertito!). Poi ho sperimentato una serie di loro consigli per verificare che risultati avrebbero dato e credo che alcuni cominceranno a fare parte delle mie abitudini, mentre altri no perché non sembra che valga la pena di utilizzarli.

I risultati dei miei esperimenti

I Trial Reel

Una delle nuove funzioni che ero più curioso di provare è quella dei Trial Reel, cioè la possibilità di condividere un reel solo con chi non ti segue per capire se funziona prima di decidere se condividerlo o meno con tutto il tuo pubblico. Consigliano di valutare i risultati dopo 72 ore. Io ho provato e dopo 2 ore, l’algoritmo lo aveva mostrato a solo 3 persone. La buona notizia è che 2 di queste 3 persone avevano messo un like e una aveva anche commentato. Un messaggio trionfante mi avvisava che il mio reel aveva una performance ottima e potevo condividerlo. Ho deciso di aspettare ancora e le visualizzazioni e i like sono aumentati. Poi l’ho pubblicato anche per i miei follower ed è lì che è arrivata la vera sorpresa: nonostante la buona performance dimostrata nel periodo di prova, l’algoritmo ha quasi smesso di fare vedere il reel (ho controllato gli insight). Forse conviene tenerlo più a lungo nel periodo di prova?

In ogni caso, questa funzione mi sembra interessante non solo perché si può fare una prova, ma anche perché abbiamo più possibilità di essere visti da chi non ci segue e perché – pubblicando in due passaggi – il post invecchia più lentamente. La userò ancora.

Più reel per raggiungere un pubblico più vasto

Dopo avere perso la fiducia di molti fotografi per avere spinto troppo i contenuti video, Instagram è tornato a promuovere la fotografia. Nonostante ciò, quando si controllano gli insight, salta subito all’occhio che una foto viene mostrata ai non follower meno di un reel. Ma se noi vogliamo condividere foto invece di filmati? Ho provato uno stratagemma e ho creato un reel con una sola immagine, un ritratto. Ho anche aggiunto una scritta animata. I risultati sono stati incoraggianti. Ripeterò in futuro.

Usare la Trending Music

Quando monto un video, parto sempre dalla musica e le immagini seguono il ritmo e la melodia. Il risultato è armonioso perché gli elementi sono integrati. Instagram invece ci dice che, per avere più visualizzazioni, dobbiamo aggiungere una musica “trending” e, in genere, lo si fa su un video già montato. Il risultato, ovviamente, è un insieme di immagini scoordinate dall’audio. Per noi, non è un buon biglietto da visita.

In verità, è possibile montare su una musica “trending” così: prima si trova un video con la musica di tendenza che si vuole usare, poi (se si usa l’iPhone) si clicca sul pulsante registra schermo, oppure si scarica il video utilizzando uno dei tanti servizi online. Si importa la registrazione su CupCut (o su un altro programma di video editing) e si montano le proprie immagini sulla musica. Dal momento che il procedimento è più lungo e complicato, molti non lo utilizzano.

Ho provato anche io – sia con un reel che con un carousel – e ho aggiunto la musica dopo per semplicità. Non mi sembra di avere notato una differenza nei risultati, ma sicuramente c’è una differenza nell’impatto del video pubblicato perché le immagini sono scoordinate dalla musica. Questo consiglio, per il momento, lo lascio da parte.

Probabilmente, con la nuova app Edits sarà possibile montare sulle musiche di tendenza in modo più semplice. Io preferisco montare le immagini a tempo di musica.

Specificare il luogo

Una delle cose alle quali non prestavo attenzione è aggiungere ad ogni post il luogo. Non si tratta di una nuova funzione e, probabilmente, i guru danno per scontato che lo si faccia. Quando ho aggiunto Mumbai, Ibiza o New York a delle foto scattate lì, ho notato dei like di persone sconosciute che abitano in quei luoghi. D’ora in avanti. Lo farò più spesso.

Orari di pubblicazione

Gli esperti consigliano di sperimentare diversi orari di pubblicazione e guardare a che ora pubblicano i tuoi follower. Non lo avevo mai fatto e mi sono accorto che in tanti pubblicano nel tardo pomeriggio. Strano, perché la maggior parte delle interazioni con i miei post hanno luogo tra le 7:30 e le 8:30 di mattina, quando in genere pubblico io. Ho provato a pubblicare nel tardo pomeriggio ed è stato un fiasco. Oltretutto l’algoritmo funziona così: se il tuo post non riscuote subito l’interesse di chi lo trova sulla sua timeline, smette di mostrarlo. Dunque, il mattino seguente non ho recuperato. Sperimenterò ancora con gli orari, moderatamente.

Trasgredire le regole

Nonostante abbia messo in pratica alcuni dei consigli degli esperti, per adesso ho fatto (quasi) tutto il contrario di quello che avrei dovuto fare per avere successo. Ma cos’è il successo? Secondo i guru, è un profilo che conquista un gran numero di follower su cui capitalizzare.

Il mio numero di follower è aumentato un po’, però non si tratta sicuramente di una folla oceanica. Essere su Instagram mi ha comunque portato qualche beneficio ed è uno degli argomenti di cui parlo nella rubrica Storie su Discorsi Fotografici. Oltre ad avere ricevuto degli inviti per partecipare a diversi podcast, mi hanno chiesto di pubblicare dei servizi e ho avuto altri contatti interessanti. Il tutto con un profilo tutt’altro che di successo.

Per quanto riguarda le buone pratiche a cui attenersi, prima di trasgredirle le ho volute imparare. I motivi per cui ho deciso di non utilizzare parte di questa scienza sono diversi. In alcuni casi, come ho scritto sopra, i risultati non sembrano interessanti. In altri casi, però i risultati probabilmente sarebbero buoni. E allora perché non mettere in pratica i consigli?

Tanti errori

Se gli esperti che ho seguito vedessero il mio profilo, probabilmente scuoterebbero la testa sconsolati e mi compatirebbero. Faccio davvero tanti errori! Ma… davvero sono errori?

Oltre a quello che ho elencato sopra, ecco le cose che i guru mi contesterebbero:

  • Pubblico in inglese perché ho dei follower in tanti paesi e non voglio limitare la mia presenza al mercato italiano. Però ho anche tanti follower italiani che (come qualcuno mi ha detto) non si sentono invogliati a commentare e neanche a leggere. Probabilmente dovrei definire meglio il mio pubblico.
  • Rivolgendomi a una nicchia più definita, dovrei sedurli e martellarli di contenuti che promettono di risolvere i loro problemi e avere una strategia per capitalizzare.
  • Per conquistare un pubblico più vasto, dovrei pubblicare altri tipi di foto, più post prodotte, più attuali, più in linea con le immagini di altri fotografi.
  • Persino la mia bio non segue le buone pratiche che la vorrebbero più standardizzata e ricca di parole chiave per fare capire inequivocabilmente cosa ho da offrire.
  • E poi i rapporti con i follower, io non sono abbastanza attento a chi mi segue e seguo poche persone.
  • Non dovrei pubblicare 3 post insieme (lo faccio per mantenere un certo equilibrio nella mia pagina), piuttosto spalmarli su giorni e orari diversi.

E non è tutto. Non faccio praticamente nulla delle cose suggerite dagli esperti e che ho elencato nel primo articolo: non lascio sistematicamente commenti memorabili e sostanziosi sulle pagine di altri fotografi, non pubblico contenuti controversi con lo scopo di incoraggiare la discussione, non pubblico contenuti buffi e tragicomici con lo scopo di incoraggiare le condivisioni, non cerco di coinvolgere il mio pubblico con una richiesta diretta, non pubblico liste di consigli per incoraggiare i salvataggi, non pubblico tutorial tecnici, non pubblico citazioni motivazionali, non sfrutto le tendenze del momento per creare i miei post, non copio i contenuti di fotografi che hanno successo su Instagram. Per non parlare di tutte le buone pratiche di marketing…

Alcune delle cose che attualmente non faccio, forse le farò. Altre no. Perché…

Cambiando il linguaggio, cambiamo anche noi

Instagram si può utilizzare in tanti modi, qualcuno vuole semplicemente condividere le sue foto con gli amici, altri puntano ad avere una grande quantità di follower adoranti a cui poi vendere qualcosa.

Avere un grande seguito pronto a comperare un mio nuovo libro appena viene pubblicato e cose del genere è certamente una prospettiva allettante, ma non abbastanza da spingermi a modificare profondamente gli argomenti dei miei contenuti e la loro forma per inseguire le tendenze e compiacere l’algoritmo.

Non si tratterebbe solo di usare il linguaggio adatto alla piattaforma (cosa sacrosanta). La necessità di potere contare su un buon numero di follower sta invertendo il processo: non si parte da ciò che abbiamo noi da condividere per raggiungere il pubblico, ma partiamo da quello che l’algoritmo e il pubblico vogliono per poi decidere cosa pubblicare e come.  

I modi di esprimerli diventano omologati per conformarsi agli standard del media. E quando ci adattiamo così tanto, nella sostanza e nella forma, a poco a poco cambiamo anche noi.

Antropologi, linguisti e filosofi hanno studiato come, mutando il linguaggio, mutino anche le nostre percezioni della realtà e cambino i nostri valori.

Se a livello globale questi cambiamenti sono certamente inevitabili, per il momento preferisco non adeguarmi del tutto.

È sicuramente affascinante sapere che se copio i contenuti di un profilo di successo e mi concentro su argomenti controversi posso effettivamente fare crescere il mio profilo, ma decido di non farlo. Preferisco limitarmi a pubblicare le cose che mi sembrano degne di nota ed essere letto da chi le trova interessanti.

Ci sono fotografi molto in gamba che pubblicano quel giusto mix di belle immagini e consigli utili che garantiscono loro un vasto seguito su cui capitalizzare. Fanno benissimo. Io ho iniziato a pubblicare su Instagram con l’idea di lasciare una testimonianza di un approccio giornalistico che si sta perdendo e di condividere immagini inedite e sperimentazioni. Al momento, non mi sento capace di mettere in pratica tutti i consigli dei guru senza snaturare i miei contenuti e senza accollarmi l’ansia di dovere eccellere, costantemente in competizione con il mondo per offrire quello che il pubblico desidera e cambiarmi in base alle tendenze.

Il successo sui social media

Un giorno, mentre studiavo le regole che ho elencato in questi articoli (e ce ne sono molte, molte altre!), ho aperto Facebook e ho visto un mio ritratto di Benedetta Barzini. Non avevo mai pubblicato quella foto sui social media, ma era stata pubblicata online da Vogue e da Panorama nelle recensioni di una mia mostra. Strano, ho pensato. Poi ho guardato chi l’ha pubblicato, è una influencer che non ha citato il mio nome e neppure quello di chi ha scritto l’intervista a Benedetta da cui lei ha preso qualche frase. Un post con migliaia di like, più di 300 condivisioni e un’infinità di commenti tipo “che splendido ritratto, grazie per averlo pubblicato!!” e lei che risponde “Oh grazie (cuoricini) non sai come sia importante per me!”. Mentre pensavo se contattarla, la timeline di Facebook si è aggiornata e ho perso la mia opportunità.

Questa influencer usa bene i social, il modo in cui confeziona e programma i suoi post è evidentemente in sintonia con i bisogni del pubblico e dell’algoritmo. Altrimenti non avrebbe così tanto successo. Pubblica quello che i suoi followers vogliono, si rivolge a loro come la loro migliore amica e probabilmente fa molte delle altre cose che i guru consigliano. C’è un dettaglio: non ha scattato quella foto, non ha scritto l’intervista.  Ma davvero si tratta di un dettaglio, in fondo che importanza ha? I social media non sono meritocratici, lei ha saputo assemblare contenuti di altri e l’algoritmo l’ha premiata.

Se io pubblicassi quella foto adesso, non avrei il suo successo. È un paradosso, ma è così.

In pratica l’influencer ha seguito alla lettera i consigli dei guru partendo da ciò che l’algoritmo e il pubblico vogliono per poi decidere cosa pubblicare e come. Lei non scrive, non fotografa, probabilmente non avrebbe niente da condividere di suo, dunque lo prende da altri. E tutto ciò adesso è diventato assolutamente normale.  

Io non credo di potere o volere competere con gli influencer.

Continuerò a pubblicare le cose che mi rappresentano seguendo solo alcune buone pratiche. E ogni tanto farò qualche esperimento.

Se vuoi vedere cosa ho pubblicato fino ad adesso, il mio profilo Instagram è @enzodalverme

E se vuoi scoprire i retroscena di alcune foto che ho scattato per le più importanti riviste (e sentirmi raccontare delle storie assurde), ti invito ad ascoltare la rubrica Storie sul podcast Discorsi Fotografici.

Troverai le puntate del podcast di fotografia su questa pagina man mano che vengono pubblicate.

Buon ascolto!

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