Stabiliziamoci. Lezione Video #12

In questo articolo (il dodicesimo della serie) tratteremo della stabilità nelle riprese video e illustreremo i metodi professionali e improvvisati, per stabilizzare il nostro filmato, e spiegheremo perché a volte, come si vede in certi film d’azione, la ripresa è volutamente mossa e non è un errore. Infine spiegheremo come fare per ottenere l’effetto contrario e cioè come rendere mosse le riprese in modo professionale e non improvvisato e capiremo perché si deve usare tale accorgimento narrativo.

In fotografia in mancanza di lenti o di sensori stabilizzati ogni buon fotografo sa che necessita utilizzare il tempo di sicurezza per evitare che le immagini riprese siano afflitte dal mosso, il tempo di sicurezza corrisponde convenzionalmente al tempo di scatto “reciproco della focale”, cioè se stiamo utilizzando un telezoom 70/200mm impostato a 200mm, il tempo di sicurezza è fissato in 1/200”, quello più prossimo al valore della focale, ma se la fotocamera non consente i terzi di stop possiamo benissimo utilizzare il tempo prefissato di 1/250”. Se lo zoom lo impostiamo a 70mm, il tempo di sicurezza, in mancanza del valore di 1/70“, sarà quello più vicino e cioè 1/60”, oppure se la fotocamera consente i terzi di stop anche quello di 1/80“ per restare in un valore più “sicuro”.

Nella video ripresa in linea generale nulla ci vieterebbe di mettere in pratica la stessa regola del tempo di sicurezza fotografico, ma come già illustrato in articoli precedenti non sempre è possibile riportare in ambito video le regole della fotografia.
 Se il nostro set di ripresa si svolge in esterna giorno con buona irradiazione solare assumeremo pacificamente che possiamo tranquillamente impostare veloci tempi di posa al posto dei filtri ND per compensare la forte luce e tenerci al riparo quanto più possibile dai micro movimenti delle nostre mani, oltre che evitare diaframmi troppo chiusi che causano diffrazione, ma se le riprese si svolgono in luce artificiale, ne abbiamo parlato, non sarà possibile usare tempi più veloci di 1/50” pena il fenomeno dello sfarfallamento dovuto alle luci funzionanti a 50Hz che non si sincronizzano con l’otturatore.

Sorge anche un ulteriore problema quando si utilizzano tempi di posa molto rapidi in video, nel caso di riprese di soggetti in rapido movimento l’otturatore elettronico potrebbe deformare il soggetto che si muove troppo velocemente.

Ricapitolando, in mancanza di apparecchiature dotate di stabilizzazione dobbiamo trovare dei metodi alternativi per sopperire a questo problema, vediamoli insieme.

 

METODI DI FORTUNA

Il primo è più economico sistema di stabilizzazione sarà il nostro corpo, le nostre azioni dovranno essere improntate a evitare il mosso e a non trasferire alla fotocamera troppe vibrazioni e vi sono vari metodi per riuscirci:

  1. 
Imbracciamo la fotocamera con entrambe le mani e teniamo la mano sinistra sotto la lente, mi raccomando è molto importante, vedo sovente persone che la imbracciano tenendo la mano sinistra sopra l’obiettivo per ruotare la ghiera del fuoco, in questo modo il peso del braccio tenderà a spostare l’insieme verso il basso, senza che ce ne accorgiamo indurremo movimenti anomali perché tutto ciò che pesa tende ad andare verso il basso quindi mano sotto, non sopra. La mano sinistra tenendo la lente dal basso sarà il nostro “cavalletto” mentre con la destra opereremo per le funzioni di avvio/arresto ripresa o spostamento del punto di fuoco.
  2. Durante la ripresa da fermi è importante modulare quanto più possibile il respiro, la respirazione produce dei movimenti del torace che di riflesso si trasmettono alle braccia.
  3. Se la ripresa prevede uno spostamento in avanti camminando è opportuno agganciare la fotocamera a un asta monopiede e, reggendola con entrambe le mani, camminare lentamente con una andatura “vellutata“ al fine di evitare l’effetto “canguro”.
  4. Un muretto o un palo lungo una strada saranno un utile punto d’appoggio, possiamo appoggiarci noi stessi o addirittura appoggiare il lato sinistro della fotocamera ottenendo una ripresa perfettamente nitida e in bolla, inoltre il palo può essere tranquillamente trasformato in uno stupendo slider verticale, appoggiata la fotocamera facciamo partire la ripresa e facciamola lentamente scivolare dal basso verso l’alto o viceversa per realizzare movimenti di camera verticali che solitamente presupporrebbero l’uso di costosi crane (gru).
  5. Qualsiasi manufatto che possa costituire un punto d’appoggio va oculatamente sfruttato, ad esempio una panchina può diventare, come il palo, un punto per realizzare un movimento di camera orizzontale 
facendo scivolare la fotocamera lungo la spalliera, la seduta può diventare il nostro punto d’appoggio per tenere ferma la macchine per una inquadratura insolita da un punto di ripresa dal basso.

Ovviamente quando sfruttiamo punti d’appoggio pubblici ricordiamo sempre che proprio perché pubblici sono beni della comunità e pertanto appartengono a tutti indistintamente, pertanto non possiamo pensare di utilizzare in maniera personale e per lungo tempo un oggetto (es. la panchina) per scopi personali diversi dal loro fine e per un tempo indefinito, inoltre deve essere pacifico che il bene pubblico non va assolutamente modificato ne rovinato, nessuno avrà da ridire se per la ripresa di pochi secondi di video appoggiamo una fotocamera su una panchina o su un muretto o su una cancellata e ovviamente parliamo di riprese personali e non professionali perché in quest’ultimo caso per utilizzi dei beni e del suolo pubblico è bene informarsi con le autorità locali per ottenere i relativi permessi e corrispondere se previste le eventuali tariffe.

 

METODI PROFESSIONALI

 

 

  1. Tra i metodi professionali per stabilizzare le nostre riprese c’è ovviamente lo strumento principe ovvero il treppiede, oggi ve ne sono di svariate forme e materiali anche in fibra di carbonio molto leggeri.
 Il treppiedi va Treppiedscelto in base al carico che pensiamo di montare, lo sceglieremo di piccole dimensioni se pensiamo di inserirlo in uno zaino e non pesarci troppo sulle spalle, però bisogna tener presente che a un modello eccessivamente leggero non potrà corrispondere una perfetta tenuta in presenza di raffiche di vento. Per sopperire a questo problema si può optare per un sistema di fortuna agganciando con uno spago alla colonna centrale una semplice bottiglietta d’acqua da mezzo litro che molto probabilmente avremo nello zaino, in questo modo aumenteremo la stabilità dell’insieme senza portarci dietro ulteriori pesi.
  2. Anche un monopiede meglio se dotato di base a tre piedini costituisce un valido strumento di stabilizzazione, anzi in maniera più efficace del treppiedi, il monopiede, tenendolo appoggiato a terra ci consente di effettuare dei movimenti di camera avanti/indietro simulando uno slider. Il monopiede può essere altresì utilizzato per sollevare in alto la fotocamera per insolite riprese alto/basso o viceversa, basta tenere il monitor della fotocamera orientato verso il nostro sguardo in modo da non perdere il controllo visivo dell’inquadratura cercando di rimanere in bolla il più possibile. Sia per il treppiedi che per il monopiede è fondamentale dotarsi di una buona testa video con cartuccia fluida e maniglia di movimento, scegliete preferibilmente modelli dotati della possibilità di montare il doppio braccio, non si sa mai, e con piastra di aggancio/sgancio rapida negli standard più noti.
  3. Infine per stabilizzare le nostre riprese oggi sono disponibili gli stabilizzatori elettronici o gimbal i quali attraverso dei motori gestiscono la stabilità della camera montata. Il loro costo ormai accessibile consente dei movimenti impensabili e irrealizzabili a mano libera, donando la necessaria dolcezza e fluidità a una ripresa in movimento, anche correndo.

 

 

 

 

 

Tutto quanto sopra ovviamente serve a imparare a rendere stabili le riprese effettuate in mancanza di fotocamere e/o lenti che non prevedono la stabilizzazione incorporata.
 Se invece si utilizzano fotocamere dotate di sensore stabilizzato e/o di lenti stabilizzate, la cui opera si somma a quella del sensore siamo quasi a posto da questo punto di vista.

Perché quasi a posto? Perché avere una fotocamere con sensore o lenti stabilizzate non significa che potremo realizzare qualsiasi ripresa e saremo al riparo da immagini movimentate, questi ausili incorporati non sostituiscono e non possono al momento sostituire un sistema di stabilizzazione quale a titolo di esempio può essere un gimbal elettronico, oppure una ripresa con fotocamera montata su cavalletto. Sicuramente avere una fotocamera dotata di sensore stabilizzato è un valido aiuto per il micromosso, ma se pensiamo di poter camminare e usarla come se fosse montata su un gimbal ci sbagliamo, solo con un gimbal o una steadycam è possibile ottenere sequenze fluide e senza sobbalzi camminando o correndo.

 

LE RIPRESE “MOSSE”

Fino a qui ci siamo occupati di rendere stabili le nostre riprese e abbiamo imparato a farlo, adesso invece ci occupiamo di video riprese dove non solo non dobbiamo preoccuparci di renderle stabili, anzi, al contrario dobbiamo cercare di renderle mosse e non è un difetto abbiamo scritto in apertura.

Perché una ripresa va realizzata in maniera non stabile? Ci sono vari motivi e sono legati alla tipologia di emozione che vogliamo trasmettere perché sarà proprio il movimento della camera che trasmetterà emozioni e sopratutto farà capire meglio allo spettatore quello che sta succedendo.

In apertura di questo articolo abbiamo citato particolari sequenze di film d’azione dove assistiamo a riprese mosse o movimentate e non è un errore infatti.
 Perché in una fiction la sceneggiatura prevede riprese non stabili?

Il motivo è semplice, spesso si tratta di riprese in soggettiva, ne abbiamo parlato, ma richiamiamo lo stesso il concetto di base, la ripresa “soggettiva” è quella ripresa che rappresenta il punto di vista di una persona, e spesso segue un totale o il primo piano del protagonista che fa pre visualizzare il soggetto che guarda qualcosa o qualcuno, cui segue appunto ciò che egli sta guardando o si appresta a guardare. In pratica la “soggettiva” fa entrare lo spettatore al centro dell’azione perché rappresenta il punto di vista esatto del protagonista, quello che i suoi occhi stanno realmente guardando immersi nell’azione, al contrario della ripresa generale che potrebbe non corrispondere a quanto detto prima.

Questo tipo di inquadratura fa parte integrante del racconto cinematografico e deve pertanto rappresentare la realtà visiva del momento, per cui se il protagonista del film sta ad esempio correndo perché sta facendo jogging o semplicemente fuggendo e quindi corre, (è pacifico che mentre una persona corre la sua visuale sarà a saltelli) la soggettiva, dovendo mostrare il reale punto di vista sarà una ripresa saltellante ottenuta senza l’ausilio di mezzi di stabilizzazione perché deve rappresentare la realtà e mostrare quello che si vede realmente quando una persona corre.

Ovviamente il mondo che scorre davanti a noi quando corriamo non è effettivamente mosso come in una video ripresa ma d’altronde quale altro modo ci sarebbe per rappresentare questo particolare momento se non creare una sequenza dinamica e traballante?
 Le riprese mosse non si utilizzano soltanto in scene dove un attore in soggettiva si muove velocemente, si utilizzano anche in tutte le scene che hanno bisogno di rappresentare forza e dinamicità, pensiamo ad esempio a una fiction dove è rappresentato un evento catastrofico naturale o innaturale, un terremoto piuttosto che un esplosione, ecco, in quel momento non solo le soggettive ma tutte le sequenze saranno impregnate di movimenti e traballamenti non esattamente casuali ma assolutamente volute e studiate.

Se c’è un terremoto le scene saranno traballanti molto velocemente con una serie di sussulti repentini a significare le scosse telluriche, se invece c’è un esplosione vi saranno scossoni alla macchina da presa in sincrono con il momento dello scoppio. In questi casi non è solo il o i protagonisti che sobbalzano con le loro soggettive ma la situazione creata vuole rappresentare lo stato di fatto del luogo, quello che sta succedendo dando dinamicità e suspence.

Come si realizzano tali sequenze? Ovviamente servono mezzi ed esperienza di riprese dinamiche, il concetto è semplice e complesso allo stesso tempo.

 

 

Non possiamo pensare di fare una ripresa del genere semplicemente tenendo in mano la fotocamera e riprendere con sussulti e sobbalzi, otterremmo delle sequenza inguardabili.
 Servono strumenti adeguati e pur senza addentrarci in spese impossibili possiamo dotarci della strumentazione necessaria, innanzitutto la fotocamera va inserita in un sistema di spallaccio con maniglie per reggerla.

Le cinecamere invece avendo uno sviluppo orizzontale a volte prevedono già di base l’appoggio per la spalla ma il supporto a maniglie anteriori è comunque preferibile da utilizzare e pertanto anche una cinecamera va inserita in tale attrezzo.
 E’ proprio in virtù di tale struttura, (sostanzialmente serve a stabilizzare), ma che noi invece useremo per movimentare, che riusciremo a realizzare le riprese con i corretti movimenti di camera in base al racconto filmico.

Imbracciando quindi lo strumento che sostiene la fotocamera con entrambe le mani avremo un perfetto controllo della macchina da presa in ogni direzione e dopo aver fatto delle prove riusciremo senz’altro a dosare bene i movimenti che servono a dare enfasi alla sequenza, ovviamente in base a ciò che prevede la sceneggiatura, pertanto, scossoni, sobbalzi, tremolii vari saranno costruiti ad arte da noi.

Una esplosione prevederà un brusco movimento sussultorio verso l’alto dell’insieme, un terremoto tantissimi piccoli (intesi come spazio) movimenti sussultori e ondulatori in rapida sequenza, una corsa invece, dovendola realizzare correndo realmente, registrerà l’enfasi proprio perché la ripresa sporca che otterremo toglierà visibilità e nitidezza al quadro generale facendoci entrare nel centro dell’azione e concentrare il nostro interesse su quanto sta avvenendo.

Lo spallaccio ci permetterà altresì di realizzare sequenze a mano libera da fermi, intese quindi non su supporto stabile come un cavalletto, che danno, per quel lievissimo movimento che comunque resta, una bella sensazione di presenza. Pensiamo a sequenze A-B dove vi sono due persone che parlano uno di fronte all’altro, piuttosto che realizzare la sequenza con due macchine su cavalletto possiamo seguire la scena con macchina a mano e quella lieve instabilità che ne consegue rende la sequenza non incollata, provate a farci caso nel prossimo film che guardate e converrete che in certe occasioni un leggero movimento è preferibile a sequenze eccessivamente statiche pur in presenza di soggetti fermi.

Ecco perché a volte muovere la camera non è un difetto.

Alla prossima.

Claudio NP

 

 

 

 

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