Sicilia. L’Isola Delle Meraviglie. Lezione #52 Foto

Il nostro viaggio fotografico alla scoperta della Sicilia, l’isola delle meraviglie, inizia in una calda e afosa giornata di luglio 2023, probabilmente non il periodo più adatto, ma è quello che garantisce molte ore di luce. Porteremo con noi la nostra fotocamera e la nostra voglia di documentare questa Isola. Incontreremo una amica fotografa che ci guiderà alla scoperta di Mondello a Palermo.

La Sicilia, con una superficie di 25.708 Km quadri e una popolazione di 4.794.512 abitanti è la maggiore delle isole del Mediterraneo. Vi guideremo a visitare le sue meraviglie, faremo foto straordinarie e attraverseremo luoghi, paesaggi e città dall’aspetto affascinante.

In questa isola ogni pietra trasuda di storia, una storia millenaria che ha visto il passaggio di popoli di ogni stirpe e ognuna di loro ha lasciato un’impronta indelebile nell’arte, nella cultura, nella cucina e nelle tradizioni del popolo siciliano.

Il punto di arrivo più comodo e veloce è con l’aereo, l’aeroporto internazionale di Palermo Punta Raisi (che ricade nel comune di Cinisi) è collegato con tutte le capitali europee e gli scali nazionali. Da esso si dipartono le linee interurbane di collegamento con il capoluogo regionale oltre che il servizio metropolitano di treni e Taxi. La linea A del servizio ferroviario metropolitano di Palermo collega lo scalo di Cinisi con la Stazione Centrale FS.

In alternativa all’aereo è possibile raggiungere la Sicilia attraverso i servizi di navigazione marittima, i viaggi sono operati con moderni Traghetti che permettono di imbarcare anche autoveicoli. Le partenze da e per la Sicilia avvengono dai porti di Genova, Livorno, Civitavecchia e Napoli dal continente e da Cagliari per le partenze dalla Sardegna. La durata del viaggio è in funzione dello scalo di partenza, da Genova occorrono circa venti ore mentre da Napoli ne bastano dodici.

Se avrete la pazienza di seguirci fino in fondo vivrete insieme a noi il resoconto di un appassionante viaggio in una terra meravigliosa, un’isola di luce, di sole, di mare, di storia, di cibo. Iniziamo.

Il viaggio

Ci imbarcheremo a Genova, quando giungiamo al porto la nave sta ancora sbarcando i passeggeri che arrivano da Palermo. Fortunatamente è già sera e la calura si è attenuata, attendiamo insieme ad altre centinaia di migliaia di viaggiatori di poterci imbarcare. Vediamo targhe provenienti da ogni parte d’Europa, percepiamo linguaggi sconosciuti oltre all’italiano.

Qualcuno approfitta dell’attesa per sgranchire le gambe da un lungo viaggio in auto, qualche passeggero porta a spasso il cane, alcuni bimbi giocano nel piazzale, qualcuno fa uno spuntino addentando un panino.

Sono le 20,30 circa quando gli addetti all’imbarco iniziano a far scivolare dentro le immense autorimesse i primi veicoli, non vediamo l’ora di poterci rinfrescare con l’aria condizionata. La nave inizia la navigazione con un leggero ritardo che ci farà arrivare un pò più tardi del previsto. Facciamo un giro sui ponti esterni, osserviamo la città della Lanterna che si allontana, il mare è calmo, passeremo una notte serena, andiamo a dormire.

La mattina dopo il sole splende nel cielo terso, la temperatura in mare aperto è alta ma non eccessiva, è d’obbligo un giro esplorativo dopo la prima colazione. Facciamo la simpatica conoscenza di una coppia di siciliani che arrivano dal Belgio, ci raccontano che erano partiti la mattina prima per giungere in serata a Genova per l’imbarco, hanno alle spalle centinaia e centinaia di chilometri, fanno questo tragitto da decine di anni per le ferie estive, per ricongiungersi con la famiglia d’origine. C’è anche una coppia di giovani ragazzi siciliani, anche loro ogni anno fanno questa traversata, ma loro abitano a Milano e di conseguenza il viaggio fino a Genova è meno impegnativo.

Dopo il pranzo e un riposino pomeridiano bisogna lasciare le cabine e attendere l’arrivo nei saloni pubblici, ci ricongiungiamo con la coppia di ragazzi siciliani. La nave giunge in Sicilia verso le 17,30, ci affacciamo sul ponte per godere delle meraviglie della costa, vediamo la città di Palermo in lontananza, percepiamo subito un clima diverso, fa caldo, molto caldo, una sensazione di vampa ci avvolge il viso, è ora di prepararsi per lo sbarco che avverrà a breve.

Il termometro dell’auto segna 42 gradi, veniamo avvolti da profumi di gelsomino, di caffè torrefatto, è Palermo, i suoi odori sono unici e riescono a sopravanzare quello del traffico caotico che ci circonda. E’ una città viva, attiva, frenetica, non vediamo l’ora di visitarla ma per il momento siamo diretti altrove, la rivedremo dopo, ci dirigiamo verso il nostro albergo.

LA PRIMA TAPPA: Alcamo – Castellammare del Golfo – Trapani – Marsala

La mattina dopo l’arrivo iniziamo il nostro giro, le tappe del nostro primo giorno di viaggio saranno Alcamo, Castellammare del Golfo, Trapani e Marsala.

In qualsiasi modo arriviate in Sicilia, sia che si parte da Palermo o dall’aeroporto di Punta Raisi, per seguire il nostro itinerario bisogna percorrere l’Autostrada A29 Palermo-Mazara del vallo in direzione Ovest.

Il primo tratto di autostrada subito fuori Palermo scivola via veloce correndo parallelo in prossimità della costa, passiamo davanti la stele della strage di Capaci, siamo nel Golfo di Carini che prende il nome dall’omonima Città che si vede guardando verso sud.

La città di Carini con il famoso castello che domina la pianura è famosa oltre che per i tesori custoditi nelle innumerevoli chiese, per il dramma che si svolse all’interno delle sue mura il 4 dicembre 1463, dove la Baronessa Laura Lanza venne uccisa dal padre di lei Cesare Lanza.

Da questo evento sono stati tratti due film per la televisione, uno realizzato nel 1975 con protagonisti Ugo Pagliai, Janet Agren, Vittorio Mezzogiorno e Adolfo Celi e un altro nel 2017 con Vittoria Puccini e Luca Argentero.

Lasciamo la provincia di Palermo e entriamo in quella di Trapani, passiamo il viadotto Calatubo da cui si possono ammirare le rovine di un antico castello, si esce a Alcamo Ovest, poi si imbocca la Provinciale 732 e si prosegue sulla SP55, siamo diretti al parcheggio di piazza Bagolino.

Alcamo

Da questa piazza, da cui si gode un magnifico panorama sul Mar Tirreno e sulla valle circostante, inizia il nostro giro. Basta attraversare la monumentale Porta Palermo per entrare nella via principale, corso VI Aprile, che taglia in due la città.

Alcamo si affaccia sul Golfo di Castellammare del Golfo e con una popolazione di 44mila abitanti circa è la quarta città per popolazione della provincia di Trapani, vanta una storia millenaria, pensate che ricevette il titolo di città nel 1631.

Ha dato i natali al poeta Cielo (o Ciullo) d’Alcamo, uno dei più rappresentativi della scuola poetica siciliana. Il primo tratto del Corso è veramente monumentale, si incontrano nell’ordine la chiesa di S.Francesco d’Assisi, il Monastero di Santa Chiara e la chiesa Madonna del Soccorso. Poco avanti la monumentale facciata della Basilica di S.M. Assunta.

Giungiamo infine in piazza Ciullo sede del Municipio con la sua architettura in stile neoclassico e dove si incontra in angolo la facciata incompiuta della chiesa di S.Oliva i cui interni sono di una bellezza da lasciare a bocca aperta. Sul fondo della piazza un altra chiesa, il collegio dei Gesuiti.

Proseguendo nelle strade del centro si giunge in piazza Castello, il maniero dei Conti di Modica ospita l’Enoteca Regionale e il Museo del Vino e delle Tradizioni che non siamo riusciti a visitare. E’ tempo di lasciare questa splendida città e di dirigerci verso Castellammare del Golfo, la seconda meta del giorno.

Castellammare del Golfo

Ritorniamo in autostrada in direzione Trapani e imbocchiamo l’uscita Castellammare, quando arriviamo in città è ora di pranzo. Scegliamo di mangiare qualcosa di locale, il ristorante ci propone i tipici piatti, antipasto di “panelle” (frittelle di ceci) e a seguire “pane cunzatu” (condito). Si tratta di un pane casereccio condito con olio extravergine, acciughe, caciocavallo, pomodoro a fette e una spolverata di origano, una bontà della Sicilia occidentale.

Il caldo afoso si fa sentire, oggi ci sono 45 gradi, percorriamo a piedi la strada che porta al lungomare, Castellammare è una città di 14mila abitanti circa ed è posta a 26 metri sul livello del mare, non tanto, ma questo consente comunque di godere da un’altezza considerevole del paesaggio marino sottostante.

Le vie del centro sono addobbate a festa con luminarie, i tavolini all’aperto dei locali attendono gli avventori serali, ma a causa del caldo in giro c’è poca gente, in compenso giù in spiaggia c’è vita. Tra i punti da vedere vi sono il Castello a mare e il bellissimo e caratteristico porto turistico.

Tra le architetture religiose merita una menzione la chiesa Madre del 1726 incastonata tra le abitazioni, all’interno una statua in maiolica raffigurante la Madonna del Soccorso di epoca cinquecentesca.

Nella sue vie e piazze sono state girate nel 2021 e nel 2023 alcune sequenze del film per la televisione “Makari” prima e terza serie, nel film la città viene chiamata Castelluccio.

Castellammare del Golfo. 50mm 1/250 f/8 ISO 100
Trapani

Tra le più occidentali delle città siciliane Trapani, l’antica Drepanum, 55 mila abitanti, domina l’omonimo promontorio. Dal suo porto i servizi marittimi per le isole Egadi: Levanzo, Favignana e Marettimo, alle sue spalle Erice la città fondata dagli Elimi. Il capoluogo ha anche uno scalo aereo, Trapani Birgi.

Trapani insieme a Favignana era nota per la pesca del tonno e le numerose tonnare, restano attive invece le saline che contribuiscono a creare un paesaggio unico.

Nelle chiese è detenuta la maggior parte dei tesori artistici e architettonici ma anche nelle strutture civili come il Palazzo Cavarretta o Senatorio, sede oggi del Consiglio Comunale, visitabile il piano terra.

Il giro turistico non può non comprendere le Mura di Tramontana Ovest, si tratta di uno stretto e caratteristico passaggio pedonale in riva al mare, incastonato tra le abitazioni e il Tirreno, si diparte dal lungomare Dante Alighieri e termina al Bastione.

E’ un percorso caratteristico e straordinario, da un lato il mare con il suo fascino, dall’altro lato i caldi colori delle abitazioni marinare. Restiamo estasiati dai colori, dalla sincerità di luoghi straordinari.

Entriamo al bar, vogliamo provare i tipici dolci della zona, gli Ericini, una specialità dolciaria di Erice, una pastella fritta spolverata di zucchero a velo con un cuore dolce di ricotta.

Marsala

La Strada Statale 115 ci guiderà fino a Marsala, la città del vino, 80 mila abitanti, la città dei Mille garibaldini. Marsala è una città posta sulla sponda occidentale dell’isola, terra di mare, di pescatori ma sopratutto di vino, é qui che si produce il Marsala, quello che prende il nome dalla città. Ha un centro storico che per bellezza rivaleggia con quello di Trapani.

Il nostro giro inizia da viale Isonzo e attraverso Porta Nuova ci immettiamo nell’area pedonale di via XI Maggio che ci farà arrivare in piazza Della Repubblica dove potremo ammirare il Duomo di San Tommaso di Canterbury, edificato nel XVII secolo. Nella stessa piazza di notevole pregio è anche il Palazzo VII Aprile, con il doppio loggiato e la torre con l’orologio, è la sede del Consiglio Comunale. Deve il suo nome a una rivolta innescatosi il 7 aprile del 1860.

Da vedere sul lungomare Boeo il monumento dedicato ai Mille, con un muro dove sono riportati i nomi dei mille garibaldini della storica spedizione.

E’ ora di rientrare, il primo giorno di escursioni è terminato, portiamo con noi il bagaglio di usi, costumi, odori, colori, sapori, umanità e ciò che abbiamo incontrato e catturato con le nostre foto.

Al ritorno decidiamo di percorrere un tratto di statale, durante il tragitto restiamo affascinati da alcune torri di avvistamento che sono disseminate lungo il litorale, hanno origini difensive antichissime.

Ne visitiamo una nel comune di Cinisi in prossimità dello scalo aeroportuale, Torre Pozzillo. Restiamo altrettanto affascinati dalla bellezza primordiale della costa in quel tratto di mare, nel comune di Terrasini si trova una bellezza naturale incredibile con grotte, faraglioni e scogliere che nulla hanno da invidiare all’Algarve portoghese.

LA SECONDA TAPPA: Gibellina Vecchia – Segesta
Gibellina

Oggi colazione al sacco, ci attende un altro giorno di escursioni, dedicheremo la mattina a visitare Gibellina, in particolare il Cretto di Burri, l’opera d’arte esterna più grande al mondo. Il caldo non accenna a diminuire, partiamo di buon mattino e percorriamo infinite vie nel centro della Sicilia, persino il navigatore satellitare spesso ci conduce fuori strada. Attraversiamo territori dai colori incredibili caratterizzati da una terra scura, dal verde dei campi coltivati e dal giallo di quelli arsi dalla siccità.

Non si vede quasi nessuno in giro, ci perdiamo spesso, poi grazie alla gentilezza di un abitante del luogo che ci conduce a Gibellina Nuova riusciamo finalmente a essere indirizzati verso il sito di Gibellina Vecchia. Nel tragitto si scorgono i resti di alcuni dei comuni vittime del maledetto terremoto del 1968, i ruderi di Salaparuta, di Poggioreale e poi si palesa agli occhi il Cretto.

E’ impressionante, immenso, una distesa di cemento a forma di città, di quartieri, creato sui ruderi di quello che restava dell’originario comune di Gibellina, oggi ricostruito altrove. Fu il Maestro Alberto Burri a realizzarlo nel 1984 e, dopo qualche momento di degrado, riportato a nuova vita a imperitura memoria della immane tragedia.

Percorrere le sue vie è triste, immaginiamo le voci, la vitalità di una cittadina come tante altre nel cuore della Sicilia. E’ doloroso pensare a una tragedia che ha distrutto cose e città, portato via esseri umani, ci fermiamo a osservare e a pensare a quello che c’era e non c’è più sepolto sotto tonnellate di cemento. Un cagnolino ci viene dietro, ci segue nel percorso, come se volesse raccontarci qualcosa, qualcosa che avranno vissuto i suoi antenati. Il silenzio è rotto solo dal lieve fruscio del vento e dal frinire delle cicale che cantano a squarciagola per il caldo opprimente.

Andiamo via con il magone, percorriamo statali e provinciali, territori immensi e lacerati in quello che fu il “granaio d’Europa”. Un territorio incredibilmente bello e affascinante, a tratti primordiale, osserviamo campi coltivati, frutteti, case coloniche, pale eoliche per sfruttare l’energia del vento. Respiriamo forte per assaporare questi odori, per farli recepire al nostro cervello in modo che possa immagazzinarli e farceli ricordare quando torneremo.

Segesta

Attraverso un incredibile giro tra innumerevoli strade provinciali, alcune non proprio ottimali dal punto di vista delle condizioni, sterminati campi e zone rurali riusciamo a raggiungere Calatafimi e da li per mezzo della S.S.113 infiliamo la strada che ci permette di arrivare all’area archeologica di Segesta.

Il sito è aperto tutto l’anno con orari diversi in base alla stagione, dal 31 marzo al 30 settembre dalle ore 9 alle 19,30, il biglietto di ingresso costa 12,00 €, non proprio economico. Il Monte Barbaro dove è situato il Parco ospita un Teatro e il Tempio della città di Segesta uno dei meglio conservati della Sicilia, chiamato Tempio Grande risalente al V secolo a.c. Il Tempio perittero esastilo, con sei colonne sul lato corto e 14 sul lato lungo è veramente impressionante per dimensioni e per bellezza.

In questo sito, nel 2021, fu girato l’ultimo capitolo della saga di Indiana Jones, “Il Quadrante del destino”, il Tempio di Segesta viene spacciato nella finzione filmica per Siracusa. Percorrere le semi deserte strade del centro della Sicilia e ritrovarsi improvvisamente davanti a un Tempio antico fa una certa impressione, per un attimo si ha la sensazione di avere sbagliato epoca.

La bellezza e magnificenza del manufatto colpisce e fa pensare a quanta laboriosità e tecnica erano necessari a quei tempi per realizzare opere di tale grandezza, opere che hanno attraversato i secoli per giungere indenni fino ai nostri giorni.

Si sta facendo sera, ci attendono parecchi chilometri da percorrere per tornare a Palermo. Cena a base di pesce e un rinfrescante gelato stasera, domani ci attendono sulle Madonie.

 
LA TERZA TAPPA: le Madonie, Caccamo – Polizzi Generosa
Caccamo

Oggi come prima tappa siamo diretti a Caccamo, la città delle cento chiese. Partiamo da Palermo e dopo aver percorso la circonvallazione ci dirigiamo verso l’autostrada A19 Palermo-Catania. L’autostrada A19 inizia da Palermo e si snoda attraverso il centro della Sicilia fino a Catania. Dopo aver superato la città di Termini Imerese e raggiunto il raccordo di Buonfornello l’autostrada subisce una biforcazione, in quel punto inizia la A20 Buonfornello-Messina. Il tratto autostradale dopo Bagheria è molto suggestivo, si percorre un percorso sopraelevato che ci fa ammirare la bellezza della costa.

Dopo una ventina di minuti usciamo allo svincolo di Termini Imerese. Imbocchiamo la S.S 285 che attraverso un paesaggio unico ci condurrà fino ai 521 metri di altezza del comune di Caccamo, 7700 abitanti circa, in Provincia di Palermo. Si parcheggia in via Termitana a poche decine di metri dal Castello Normanno risalente al XII secolo, che sarà la prima visita della giornata.

Il biglietto d’ingresso costa 6€, la visita richiederà almeno un’ora. Si accede al Castello attraverso un viale con pavimentazione in pietra, superata la stanza di acquisto del biglietto inizia il giro, impegnativo all’inizio per via della salita. Si percorre una monumentale e bellissima scalinata d’accesso tutta in ciottoli di pietra, immaginiamo cavalieri a cavallo che la percorrono al galoppo. A destra una muraglia merlata che permette di vedere un magnifico scorcio della città, a sinistra l’ imponente muro perimetrale.

Visitiamo gli esterni e gli interni, tutti gli ambienti sono ben illuminati e dotati di arredi, meraviglioso il salone della congiura. Dalle sue terrazze è possibile ammirare le meraviglie del paesaggio circostante compreso il lago Rosamarina a fondo valle.

Terminata la visita facciamo un giro in questa straordinaria città medioevale, il caldo torrido di questi giorni da un forte senso di spossatezza, ci idratiamo continuamente, siamo diretti in piazza Duomo dove visiteremo il Duomo di San Giorgio Martire risalente al 1090, una delle 46 chiese presenti. L’esterno è grandioso così come grandiosa e meravigliosa è tutta l’architettura adiacente allo stesso. Una straordinaria balconata alla destra della piazza permette di ammirare da una posizione sopraelevata le bellezze d’intorno, peccato che il piazzale davanti al Duomo sia adibito a parcheggio (sigh).

Percorriamo corso Umberto per recarci a visitare la meravigliosa chiesa della Santissima Annunziata, con le due torri campanarie, altro esempio di arte risalente al 1643.

E’ quasi mezzogiorno, cerchiamo un pò di refrigerio in una pasticceria e decidiamo di pranzare con una meravigliosa Brioscia con gelato. La Brioscia non ha niente a che vedere con la Brioche o Cornetto del resto d’Italia, è un dolce da forno morbido, in alcune versioni con una protuberanza chiamata “tuppo”, che viene tagliata a metà e farcita di gelato, tanto, da farci un pranzo. Non si può spiegare, bisogna assaggiarla.

Al termine del gustoso pranzo, riprendiamo l’auto e ci dirigiamo verso Polizzi Generosa.

 
Polizzi Generosa

La visita a Polizzi Generosa oggi ha un duplice scopo, uno artistico e uno…dolciario. Si dolciario, vogliamo assaggiare il famoso dolce delle Madonie, lo sfoglio, polizzano in questo caso. In quella zona vi è una vera e propria rivalità dolciaria tra la versione di sfoglio di Polizzi e quello di Gangi. Lo sfoglio è un dolce che ricorda la cassata al forno, si racconta che fu creato nel XVII secolo dalle monache benedettine di Polizzi in onore del santo loro protettore, San Benedetto.

Dicevamo che ricorda la cassata perché al pari di questa è di morbida pasta frolla ma al posto del ripieno di ricotta al suo interno vi è una crema di formaggio locale, la Tuma di pecora, oltre a cannella e cioccolato.

E’ talmente importante per l’economia locale che la sua produzione è stata inserita nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. Ma andiamo con ordine. Saliremo a 920 metri di altitudine attraverso una panoramica Strada Statale, la 643, sperando di trovare un pò di refrigerio dovuto all’altitudine.

Polizzi Generosa è un comune di 2852 abitanti in Provincia di Palermo nel parco delle Madonie. Lo stemma comunale sormontato dalla classica corona turrita dorata a cinque punte ci ricorda che è una città, infatti la corona dorata a cinque punte viene concessa ai comuni città, mentre quella grigia a nove punte ai comuni normali.

Le sue origini affondano le radici nella storia millenaria siciliana, il nome Polizzi deriva dal greco Polis (città) mentre la seconda parte del nome, Generosa, gli fu dato addirittura da Federico II. Dopo mille infiniti tornanti e una ventina di chilometri in salita giungiamo in città, sono quasi le 14.

Il navigatore improvvisamente consiglia di girare a sinistra e imboccare una via in salita che a prima vista sembra un’assurdità in quanto parrebbe farci tornare indietro, ma decidiamo di seguire il consiglio di guida. Ci accorgiamo ben presto che la nostra sensazione era giusta, ci conduce infatti in una via molto stretta e da cui cominciamo a temere che potremmo non poter tornare indietro, ci siamo intrappolati.

Una signora del posto ci rassicura e ci dice che non siamo gli unici automobilisti a finire in quella “trappola” che si presenta quotidianamente, i navigatori per un motivo ignoto fanno seguire quel percorso illogico e pericoloso. Ci da le istruzioni precise per fare le manovre che permettono di girare in sicurezza il veicolo, grazie a uno slargo, e consentirci di tornare indietro. Non finiamo più di ringraziarla e scusarci per il disturbo che abbiamo arrecato, non dipendente dalla nostra volontà.

Affinché non vi possa capitare la medesima disavventura, se percorrete la via Di Giovanni, arrivati al n.16 proseguite diritto e ignorate le eventuali indicazioni di girare a sinistra. Iniziamo il giro della città, andiamo in via Cardinale Mariano Rampolla e incontriamo la chiesa Madre di Santa Maria Maggiore, un capolavoro di bellezza architettonica.

La chiesa si trova su una strada in salita e per questo motivo pare svettare più del normale nell’immenso cielo blu estivo, la facciata risplende illuminata dal sole di un giallo oro accecante. Purtroppo siamo in orario di chiusura e non riusciamo a visitarla, proseguiamo oltre e ci dirigiamo presso il Bar dove vogliamo assaggiare lo sfoglio.

Ed eccolo li lo sfoglio, è una torta rotonda ricoperta di zucchero a velo che viene tagliata a fette, l’interno è giallo come il colore del formaggio di cui è ripiena, la Tuma. Percepiamo il sapore particolare del latte di pecora, sentiamo il cioccolato, la cannella, avremmo però preferito un impasto della pasta frolla più idratata, è secca, ma questa è la ricetta di Polizzi, bisognerebbe provare l’altra versione di Ganci per un paragone.

Ringraziato il proprietario del bar per la degustazione e per le sua preziose informazioni turistiche proseguiamo il giro in questa straordinaria città medioevale.

Il caldo è pazzesco ma fortunatamente secco e non si suda molto, pensavamo di trovare refrigerio a 920 metri di altezza ma restiamo delusi. In giro c’è pochissima gente, sembra di stare in una città fantasma, ci godiamo il paesaggio, le vie, le architetture di un posto meraviglioso.

Troviamo un distributore di acqua fresca a monete e ne approfittiamo per rifornire le borracce. Giungiamo in piazza della Santissima Trinità da dove si gode di un paesaggio straordinario sulle Madonie, il caldo crea purtroppo una bolla di foschia, ma riusciamo comunque a realizzare scatti interessanti. Alle spalle del belvedere c’è un bar, è chiuso, ci sono i tavolini e le sedie, sembriamo proiettati in una atmosfera anni 70.

Proseguendo il giro nell’elegante centro storico ci si imbatte spesso in punti panoramici affacciati sulle Madonie, le abitazioni hanno le caratteristiche coperture in cotto tipiche della Sicilia, si chiamano “canali”. Si percepiscono le ristrutturazioni, i “canali” recenti hanno un colore rosso mattone molto acceso, gli altri, quelli datati, sono un pò più spenti con un colore che sa di antico.

La città è disseminata di chiese e chiesette edificate tra il X e e il XVI secolo, da segnalare la chiesa di Santa Margherita con il Monastero di clausura Benedettino, la chiesa di S. Francesco d’Assisi, la chiesa di San Nicolò de Franchis. Tra i musei quello dell’elettricità a pochi passi dalla chiesa di Santa Maria Maggiore.

Quando decidiamo di andar via ci accorgiamo che il veicolo mostra la spia della riserva di carburante, scopriamo così che l’unico distributore di Polizzi è chiuso per lavori, panico, riusciremo a trovare un distributore prima di restare a secco ?
Fortunatamente la strada del ritorno sarà in discesa e questo ci consentirà di consumare meno ma dobbiamo percorrere 20 chilometri di tornanti e il primo distributore utile è indicato a 50 km. L’autonomia basta, riusciamo a fare rifornimento in un comune vicino e rientriamo in albergo.

E’ andata.

LA QUARTA TAPPA: l’Acropoli di Selinunte

Oggi viaggeremo nella storia antica della Sicilia, faremo una escursione nella mitica Acropoli di Selinunte, verremo catapultati indietro nel tempo, durante la dominazione greca. Colazione a base di Iris al forno, uno squisito dolce di pasta brioche con un ripieno di crema di ricotta e gocce di cioccolato, spolverato di zucchero a velo, una specialità di Palermo.

Partiamo quindi da Palermo e imbocchiamo l’autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo, bisogna ricordare che questa autostrada è esente da pedaggio. Usciamo allo svincolo di Castelvetrano e proseguiamo sulla S.S. 115, poi si devia sulla S.S. 115 diramazione terminante in una rotatoria, lì teniamo la destra e arriviamo a piazzale Bovio Marconi dove troviamo il parcheggio dell’area archeologica.

Si tratta in entrambi i casi di strade statali a carreggiata unica e con una sola corsia per senso di marcia, nei tratti fuori dalle città è molto scorrevole. Il parco si trova in Piazzale Bovio Marconi 1 a Marinella di Selinunte, fraz. Di Castelvetrano (TP). L’acropoli è aperta nel periodo estivo dalle ore 9 alle 20,00, il biglietto 2024 costa 10,00€ a persona, il ridotto la metà.
Selinunte, dal greco “Selinon” (sedano), insieme alla Valle dei Templi di Agrigento rappresenta la massima espressione della dominazione greca in Sicilia, i suoi templi non sono purtroppo conservati come il Tempio della Concordia di Agrigento o quello di Segesta, l’unico in condizioni ottimali è il Tempio E o di Hera.

Selinunte era una città che si estendeva per una superficie di oltre un milione di metri quadri ed era riuscita ad avere una popolazione di circa 100 mila abitanti, fu distrutta dai Cartaginesi in una delle innumerevoli guerre per il dominio dell’isola.
Superato il varco di ingresso inizia il giro attraverso un percorso a tratti in terra battuta

L’attrazione principale dell’acropoli è il Tempio E o di Hera, quello di più recente costruzione, l’unico meglio conservato grazie a un progetto di reinnalzamento di alcune colonne. Le indicazioni che troviamo sul sito ci dicono che è stato costruito intorno alla metà del VI secolo avanti Cristo. Le sue dimensioni sono davvero notevoli, misura 23,93×63,77 metri costituendo un perittero di 6×17 colonne orientato a est e precisamente verso l’area di culto.

Il Tempio è composto da una gradinata di accesso e un doppio colonnato, la facciata orientale era ornata da metope figurate, oggi conservate al Museo Archeologico di Palermo.

Il giro dell’Acropoli mostra antiche vestigia, colonne, fortificazioni e basamenti, segno di una città davvero immensa e popolata.
Il Tempio C risalente al 550 a.c. negli anni 20 del secolo scorso ha visto rialzate sul lato nord 14 delle sue diciassette colonne che compongono il lato maggiore. Anche questo Tempio è preceduto da una scalinata di accesso come il Tempio di Hera.

Ma il Tempio più grande dell’area è quello denominato G, è maestoso, misurava 54,05×113,34 metri con un altezza di 30, costituendo di fatto uno dei maggiori dell’epoca.

Restiamo spesso immobili a osservare in silenzio questo paesaggio cercando di immaginare cosa poteva esserci, è difficile immedesimarsi in una epoca a noi sconosciuta, la mente ci riporta a scene di film storici che trattano simili argomenti.
Persi tra antiche vestigia non vediamo il tempo passare, è pomeriggio inoltrato, dobbiamo rientrare a Palermo.

LA QUINTA TAPPA: Cefalù

Oggi visiteremo Cefalù, partiamo di buon mattino e imbocchiamo da Palermo la A19 Palermo- Catania, giunti al casello di Buonfornello ritiriamo il biglietto e proseguiamo sulla A20 Buonfornello-Messina a pedaggio.
Usciamo allo svincolo di Cefalù e percorriamo la S.S.113, poi ci dirigiamo sul lungomare Giuseppe Giardina dove lasceremo l’auto sulle strisce blu e proseguiremo a piedi fino al centro storico.

Dalla strada statale vi è un punto panoramico da cui si può ammirare il promontorio di Cefalù con il Duomo che svetta nel cielo azzurro, ma al mattino il paesaggio è in controluce perché il sole sorge da Est e la Cattedrale ha la facciata rivolta a Ovest, il vantaggio della pianificazione.

Faremo le foto al ritorno, di pomeriggio, quando il sole illuminerà per bene il profilo della città. Cefalù è un comune di 13.860 abitanti circa in provincia di Palermo ad impianto medioevale, il suo stemma comunale con la classica corona turrita dorata a cinque torri ci ricorda che ha il titolo araldico di città.

Dal suo mare si intravedono in lontananza le isole Eolie, in particolare l’isola di Alicudi. Percorriamo il lungomare Giardina e proseguiamo per via Vittorio Emanuele, infine svoltiamo a destra in via Mandralisca, strada che ci condurrà in piazza Duomo dove potremo ammirare la maestosa Cattedrale Arabo-Normanna e fare foto straordinarie, senza lampeggiatore ovviamente. Il Duomo, meglio noto come Basilica Cattedrale della Trasfigurazione, è stato eretto nel 1131 d.c. e rivaleggia per dimensioni e bellezza con quello di Monreale, sempre in provincia di Palermo.

La bellissima piazza Duomo accoglie i visitatori circondata dai tanti bar e locali dove potersi rinfrescare con un gustoso gelato o altre prelibatezze dolciarie e culinarie. La Cattedrale presenta una imponente scalinata d’accesso con pilastri sormontati da statue, segue un piazzale che precede l’ingresso in chiesa. La facciata è formata da un portico a tre fornici, ai lati due torri aventi entrambe al primo livello una finestra monofora e nei livelli successivi delle bifore. Entrambe sono sormontate da cuspidi a pianta piramidale aggiunte postume.

L’interno a croce latina a tre navate è maestoso, bello, le decorazioni lasciano basiti, il Cristo pantocratore, in mosaico d’oro, si impone sul fondo dell’abside centrale. Usciamo dalla chiesa storditi da tanta bellezza ed è ora di pranzo, ci accomodiamo in uno dei locali della piazza e gustiamo un calzone alle melanzane e una imponente brioscia gelato.

Dedichiamo il pomeriggio a visitare la città e le sue caratteristiche vie, la folla di turisti è impressionante, sembra di essere in metropolitana nell’ora di punta.

Torniamo in via Vittorio Emanuele e visitiamo il Lavatoio medioevale risalente al XVI secolo, accanto vi è una porta antica, Porta Pescara che fa accedere al sottostante litorale.

A piazza Marina ammiriamo la spiaggia con il porticciolo dei pescatori, questo luogo è stato scelto nel 1988 da Giuseppe Tornatore per girare alcune scene della pellicola Nuovo cinema Paradiso. Nel film la spiaggia diventa l’arena estiva nel quale il protagonista Totò proietta le pellicole nel cinema all’aperto.

La città ha anche altre chiese tutte meritevoli di attenzione e se le trovate aperte entrate e ammiratele. Se avete tempo e voglia di fare una camminata di un oretta, alle spalle della città vi è la Rocca di Cefalù, un percorso su un sentiero di montagna che, attraverso fichi d’india e macchia mediterranea, vi conduce al Tempio di Diana e al Castello.

Nel percorso del rientro ci fermiamo sulla statale per fotografare il profilo della città.

LA SESTA TAPPA: Palermo

Finalmente è arrivato il momento di visitare Palermo, l’abbiamo lasciata per ultima al fine di dedicargli interamente gli ultimi giorni di vacanza. Il tempo è bellissimo, fin troppo, il caldo sta raggiungendo vette insopportabili, i termometri ormai segnano quotidianamente 46/48 gradi notti comprese e abbiamo deciso di anticipare il rientro.

Ci svegliamo di buon mattino e facciamo la solita colazione con Iris al forno e cappuccino, oggi inizia il giro di Palermo.
Di Palermo ne abbiamo già parlato nell’articolo “Stupor Mundi”, per cui non ci ripeteremo, ricordiamo soltanto che è il Capoluogo regionale della Sicilia, quinta città d’Italia per popolazione e che ha condiviso con Siracusa e Napoli il ruolo di Capitale del Regno delle Due Sicilie.

Se personaggi storici come l’Imperatore Federico II e uno dei maggiori letterati tedeschi Goethe, se ne sono innamorati, ci sarà un motivo.

Visitare Palermo è impresa ardua, non basta un giorno, la città è immensa e si sviluppa in lunghezza come tutte le città portuali.
Decidiamo di partire da Nord/Est e di dirigerci verso il centro, quindi iniziamo il percorso da piazza Vittorio Veneto, non molto lontano dallo Stadio della Favorita e dal Parco di Monte Pellegrino. La piazza è conosciuta dai palermitani come “La Statua”, per via della monumentale statua presente al centro del monumento dedicato ai caduti della seconda guerra mondiale, ai piedi dell’obelisco. L’opera è dell’Architetto siciliano Ernesto Basile e risale ai primi del novecento. Alle spalle del monumento un esedra di colonne a semicerchio chiude il retro lasciando piena visibilità sul davanti e sul meraviglioso spettacolo del viale Della Libertà che termina proprio lì.

Viale della Libertà è la strada elegante di Palermo, un viale alberato a tre carreggiate nel tratto iniziale, dal Politeama sino a piazza Croci, e a singola carreggiata fino a piazza Vittorio Veneto.. Entrambi i lati della via sono caratterizzati dalle numerose ville in stile liberty alternate a palazzi moderni. Il viale è molto trafficato perché come l’Avinguda Diagonal di Barcelona taglia in due la città.

Giungiamo all’incrocio con via Emanuele Notarbartolo e incontriamo il secondo e immenso polmone verde di Palermo, il Giardino Inglese, progettato nel 1851 dall’Arch. Giovanni Battista Basile, all’interno si trova il monumento equestre dedicato a Garibaldi.
Passeggiare tra i suoi viali fa dimenticare di trovarsi al centro di una città, ci si può riposare su una panchina, fare attività sportiva correndo o semplicemente rilassarsi e fotografare le piante di ogni specie presenti.

Ci spostiamo più avanti e percorriamo la parte di strada a tre carreggiate, ai lati si alternano negozi di abbigliamento e banche.
Giungiamo un pò stanchi alla fine del viale e possiamo ammirare il famoso Teatro Politeama Garibaldi sulla sinistra in piazza Ruggero Settimo e il Palchetto della musica a destra in piazza Castelnuovo.

Il Teatro Politeama Garibaldi, inaugurato nel 1874 è un opera meravigliosa e grandiosa in stile neoclassico, progettato dall’Arch. Giuseppe Damiani Almeida. Ha una imponente facciata ad Arco di Trionfo sulla cui sommità sono installati una quadriga e una coppia bronzea di cavalli con cavalieri. La forma è a ferro di cavallo con un doppio colonnato ai piani superiori. Nei periodi in cui è aperto al pubblico per le visite, vale veramente la pena di fare un giro all’interno.

A piazza Ruggero Settimo e Castelnuovo inizia via Ruggero Settimo, stiamo per entrare nel cuore di Palermo, guardando a sinistra verso il mare, in direzione di via Emerico Amari, scorgiamo le gru del porto e le navi da Crociera ormeggiate alte quanto i palazzi circostanti.

Via Ruggero Settimo è un altra via storica e elegante di Palermo, sono presenti tutti i marchi nazionali e internazionali dei negozi, da qui inizia la zona pedonale e nonostante la mancanza del traffico veicolare il transito umano è impressionante, fiumi di turisti formano un tappeto incredibile in perenne movimento.

Nell’aria percepiamo gli odori che caratterizzano Palermo, per primo l’aroma del caffè torrefatto, sentori di gelsomino, di zagara, di dolciumi, di sfincione, di arancine, insomma, di tutte le specialità culinarie tipiche di questa isola e di questa città, mangiamo qualcosa, qui il cibo di strada va provato.

Ci inoltriamo sotto i portici della via e scorgiamo a destra, in piazzale Ungheria, un maestoso grattacielo. Subito dopo girando in via Mariano Stabile si giunge in p.zza Francesco Napoli, l’ex sede del famoso quotidiano L’Ora, dove lavorava come fotografa Letizia Battaglia.

Al numero civico 237 di via Mariano Stabile prendiamo l’autobus della linea 124 per andare in via Guglielmo il Buono, visiteremo il Castello della Zisa, una incredibile opera di ingegneria araba preceduto da un giardino con cascate d’acqua aggiunte postume, l’ingresso costa 6,00 €.

Al termine della visita al Castello ritorniamo in centro, il secondo breve tratto di via Ruggero Settimo ci conduce all’incrocio con via Cavour, a sinistra vi è la sede della Prefettura, ma proseguendo diritto la via cambia nome e assume quello di via Maqueda, in onore del Viceré di Sicilia Bernardino de Cardenas. Aperto nel 1600 l’asse viario, come via Della Libertà, continua a tagliare in due la città incrociando più avanti il Cassaro, già via Toledo, oggi via Vittorio Emanuele II che conduce alla Cattedrale.

Il punto di incontro di queste due vie forma un ottagono perfetto, chiamato “I Quattro Canti” in onore dei quattro Mandamenti.
Sulle facciate dei palazzi si ammirano le statue dei Sovrani Carlo V, Filippo II, III e IV; le quattro stagioni e le quattro patrone: S.Ninfa, S.Cristina, S.Agata e S.Oliva.

Il caldo crea una bolla di cielo lattiginoso che ci permette di fotografare senza il solito corollario estivo di ombre nette e chiuse, da questo punto di vista è benvenuto, ma si boccheggia, facciamo una pausa per gustare una granita al limone.

Ci fermiamo ad osservare il principale protagonista dell’inizio di via Maqueda, in p.zza Giuseppe Verdi troviamo il Teatro Massimo Vittorio Emanuele, inaugurato nel 1897 e progettato dagli Architetti Basile. E’ il teatro lirico più grande d’Italia e il terzo in Europa per dimensioni, ha vissuto negli anni settanta una storia travagliata, chiuso per restauri nel 1974 fu riaperto 26 anni dopo, nel 1996. Preceduta da una monumentale scalinata, la facciata, in stile corinzio esastilo cioè con sei colonne, presenta sotto il timpano la scritta “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”.

La scalinata ha una caratteristica architettonica furba, i suoi gradini non hanno altezze omogenee, cioè quelli in basso sono meno alti dei superiori, in modo fa farli percepire di uguale altezza quando la si guarda frontalmente dal basso.
Un pò come via Della Conciliazione a Roma, la via di accesso alla Basilica di san Pietro. Il viale è più largo lato Basilica e più stretto dal lato opposto, in questo modo guardando la Basilica dall’inizio della via si evita l’effetto di deviazione e chiusura prospettica.

Ai lati della scalinata sono posti sui basamenti due leoni bronzei. All’interno il palco reale, ma l’elemento caratterizzante si trova nella cupola a 60 metri di altezza, è infatti contraddistinta da elementi rotanti che si aprono per favorire l’aerazione.
Di fronte al teatro due storiche vie, via Bara e via Orologio, conducono in piazza Olivella dove è possibile visitare il Museo Regionale Archeologico e le chiese di Sant’Ignazio all’Olivella e l’Oratorio di Santa Caterina d’Alessandria all’ Olivella
Da questo momento siamo nel cuore della Palermo antica, percorriamo via Maqueda ormai pedonalizzata che è diventato il punto centrale del movimento diurno e serale dei palermitani e dei turisti. Negozi di alta moda, alberghi, locali di ristorazione, gelaterie, c’è tutto.

A metà via due traverse, la via Bandiera e la via Sant’Agostino, ci raccontano di un passato che non c’è più, erano le vie del mercato permanente del Capo. Le due strade erano invase quotidianamente da bancarelle di vendita di articoli di abbigliamento e pelletteria, oggi sostituite da venditori di accessori per cellulari, magneti ricordo, borse e chincaglieria.
Si è fatto tardi, siamo a pezzi, riprenderemo il giro il giorno dopo, abbiamo visto i manifesti di una mostra fotografica che non possiamo perdere, alla Galleria d’Arte Moderna c’è la mostra del fotografo newyorchese Richard Avedon, è una emozione che ci regaleremo.

Secondo giorno in giro per Palermo, parcheggiamo al Foro Italico vicino al porto turistico della Cala. Il Foro Italico è una immensa spianata a verde costruita con le macerie dei bombardamenti della seconda guerra mondiale che ha sventrato per sempre il centro storico di Palermo, una ferita aperta ancora oggi.

Iniziamo il giro da Porta Felice, una monumentale porta in stile rinascimentale-barocco risalente al 1600 e fatta costruire dal vicerè spagnolo Colonna e a cui fu dato il nome della moglie Felice. La porta segna l’inizio del Cassaro, l’attuale via Vittorio Emanuele II e taglia perpendicolarmente in due la città incontrando nel famoso ottagono la via Maqueda, la via termina a Porta Nuova. Superata la porta facciamo un giro a sinistra della stessa per fare qualche foto alle “Mura delle Cattive”, si tratta di una terrazza sopraelevata che corre lungo l’asse viario del Foro Italico, ai lati splendide dimore come palazzo Butera risalente al 1700.

La prima chiesa di notevole pregio che incontriamo è la cinquecentesca Santa Maria della Catena con ingresso a pagamento. Una chiesa in stile catalano caratterizzata da una facciata a tre archi preceduti da una monumentale scalinata.
Proseguiamo oltre e visitiamo Piazza Marina, siamo alla Kalsa, ammiriamo palazzo Chiaramonte detto dello Steri, sede del Rettorato Universitario e ex sede dell’inquisizione.

Torniamo in via Vittorio Emanuele, poco più avanti giriamo a sinistra in via Alessandro Paternostro per andare in piazza S. Francesco dove visiteremo la chiesa omonima. Una incredibile, per bellezza, chiesa in stile gotico dedicata al Santo Patrono d’Italia e risalente al 1200.

Giungiamo all’incrocio con un altra importante e elegante arteria palermitana, via Roma, una strada che collega la Stazione Centrale FS con il centro. Nel suo percorso si incontra il quartiere di Lattarini famoso per i negozi di vendita all’ingrosso di merceria e abbigliamento, il mercato della Vucciria, la chiesa di San Domenico e il palazzo delle Poste.

Prima di rinfrescarci con una granita al limone decidiamo di visitare la mostra di Avedon in via Sant’Anna. Usciamo dalla mostra ubriacati di bellezza, arte, meraviglia, ci fermiamo a rinfrescarci. Torniamo in via Vittorio Emanuele e incontriamo piazza Pretoria, sede del Municipio, al centro della piazza la famosa Fontana risalente al 1500 e conosciuta come Fontana della vergogna a causa della nudità delle statue collocate.

Lateralmente vi è il Palazzo comunale o Palazzo Pretorio risalente al XIV secolo. Questo piccolo quadrilatero è un museo a cielo aperto, possiamo ammirare la chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, il Real Teatro Bellini, la chiesa di San Cataldo risalente al XII secolo la cui caratteristica sono le famose tre cupole rosse.

In via Vittorio Emanuele all’angolo con via Maqueda visitiamo la straordianria chiesa di San Giuseppe, subito dopo con ingresso a pagamento la chiesa del Santissimo Salvatore la cui caratteristica è l’interno ad anfiteatro, si resta a bocca aperta ad ammirare simili tesori. Saliamo ancora verso Porta Nuova e prima della Cattedrale facciamo un giro a piazza Bologni dove è presente la statua di Carlo. Avevamo dimenticato di dire che via Vittorio Emanuele è pedonalizzata, per cui si può passeggiare e ammirare i capolavori architettonici serenamente.

Finalmente giungiamo davanti l’imponente Cattedrale di Palermo, Patrimonio dell’Umanità. La chiesa presenta diversi stili architettonici, dal romanico al normanno, dal bizantino al gotico rinascimentale, nel piazzale antistante è collocata la statua di Santa Rosalia.

Tra le sue mura nel corso dei secoli sono stati incoronati vari Sovrani e di alcuni sono presenti i monumenti funebri, tra i più importanti quello dell’Imperatore Federico II di Svevia, costituito da un sarcofago in pregiato porfido rosso sormontato da un baldacchino a sei colonne.

A orari cadenzati è possibile fare un giro panoramico sui tetti con un costo di 5,00 € e vale la pena farlo, si può ammirare il panorama da una posizione privilegiata.
Attraversiamo Porta Nuova risalente al XV secolo, che chiude la via lato monte, oltre si imbocca corso Calatafimi che conduce alla città di Monreale.

La porta, un vero e proprio arco trionfale, è collegata al Palazzo dei Normanni, ma chiamarlo Palazzo è veramente riduttivo. E’ una costruzione immensa per dimensioni, pari a quella di un castello, oggi è sede del Governo regionale e del Parlamento siciliano, al suo interno la straordinaria Cappella Palatina.

Chiudiamo il nostro giro odierno tornando verso la Stazione Centrale e precisamente ci dirigiamo al mercato di Ballarò.
Veniamo catapultati in un giro incredibile di umanità, di odori, di richiami dei venditori le “abbanniate”, di cibi di tutti i tipi, pronti da mangiare sul posto o da portare a casa.

Un tempo questo mercato rivaleggiava con la Vucciria, oggi è rimasto l’unico mercato popolare di Palermo. Ci muoviamo con difficoltà tra la folla, si fa fatica ad avanzare tra le bancarelle e fra le migliaia di turisti che attrae e che scattano continuamente fotografie con i telefonini, che saranno immediatamente inviate ad amici e parenti sparsi per il mondo.

Assaggiamo lo sfincione, una specie di pizza a trancio, molto alta e morbida, condita con salsa di pomodoro con cipolla cotte, acciughe, origano, pangrattato e pezzetti di caciocavallo, squisito. Siamo stanchi, per percorrere 500 metri abbiamo impiegato un ora, domani ci attende l’ultima tappa del nostro viaggio in Sicilia, Mondello.

ULTIMA TAPPA: Mondello – Santuario di Santa Rosalia

E’ l’ultimo giorno di vacanza, anche oggi 46 gradi e c’è vento di scirocco. In mattinata faremo un ultimo giro, andremo prima a Mondello a incontrare una amica fotografa che ci fare visitare la località balneare e infine visiteremo il Santuario della Santa patrona. Attraverso il Parco della Favorita percorriamo viale Diana e il suo proseguimento, viale Margherita di Savoia, per arrivare a Valdesi dove parcheggeremo l’auto.

La nostra amica ci attende con la fotocamera al collo e ci fa visitare quello che è non solo il mare di Palermo ma anche una delle più belle località balneari della Sicilia. Vedere la baia di Mondello dall’alto dal costone del Monte Pellegrino sarà una delle cose che faremo in giornata, ma per il momento ci accontentiamo di vederla da terra.

Percorriamo viale Regina Elena, il lungomare, i pini marittimi creano quel cono d’ombra necessario che ci mette al riparo dall’incredibile temperatura. Il mare è spettacolare, verde smeraldo, la sabbia bianchissima come ai Caraibi, la gente si diverte. Giungiamo al famoso e rinomato Antico Stabilimento Balneare meglio noto come Charleston, un edificio in stile liberty edificato ai primi del ‘900, come le numerose ville presenti nella località. La particolarità di questo elegante edificio è quella di essere costruito sul mare.

La piazza di Mondello ha al centro una fontana con una Sirenetta, lì davanti il porticciolo dei pescatori locali.
Mondello è sede di importanti appuntamenti sportivi che riguardano la vela e il surf. La nostra amica ci mostra ogni particolare di questa elegante località balneare e in chiusura di articolo vi mostreremo alcune foto fatte a Mondello da lei.

Riprendiamo l’auto e facendo il percorso inverso rientriamo a Palermo, dobbiamo raggiungere il Santuario di Santa Rosalia. Vi sono due modi per farlo, uno di tipo penitenziale che consiste nel percorrere a piedi, anche scalzi, un sentiero pedonale che si inerpica per la montagna e uno turistico da fare in automobile. Dobbiamo scegliere il secondo metodo, all’altezza della Fiera Campionaria del Mediterraneo imboccheremo via Pietro Bonanno, per salire a quota 429 metri di altezza, lungo una strada a tornanti. Durante il tragitto vi sono diversi punti panoramici sia su Palermo che su Mondello.

Il Santuario della “Santuzza”, come viene amorevolmente definita, risale al XVII secolo e consiste in una chiesa in muratura e in una parte incastonata nella viva roccia della montagna. All’interno un baldacchino a forma di teca in vetro racchiude la statua della Santa, sui muri sono appesi migliaia di ex voto dei devoti fedeli che hanno ottenuto una grazia.

È un momento di intimo raccoglimento che ci pervade alla vista di quegli oggetti. Si narra che il Santuario è stato costruito lì perché la Santa visse in quei luoghi da eremita, morendo molto giovane, sui Trent’anni, nel 1166. Il nostro periodo di vacanza non ha coinciso con il famoso festino che si svolge ogni anno dal 10 al 15 luglio, il Carro della Santa viene portato in processione lungo l’antico Cassaro, dalla Cattedrale fino al mare, a Porta Felice.

Palermo. Santa Rosalia

Usciamo da quella grotta emozionati e silenziosi, pensiamo alla fragilità umana, al nostro status di pro temporaneità.
Portiamo con noi la gioia di aver visitato per bene un pezzo di Sicilia, quella occidentale e di aver dedicato qualche giorno alla Capitale di questa Isola straordinaria.

Abbiamo mangiato bene e visto luoghi meravigliosi, ma andiamo via un pò dispiaciuti, il giorno della nostra partenza vediamo i Canadair fare la spola dal porto verso le montagne, scaricano acqua per spegnere i numerosi incendi causati dal terribile caldo che si è abbattuto sull’isola, la terra brucia.

Grazie Sicilia, grazie Palermo e grazie alla nostra amica Alessia che ci ha fatto da cicerone. Arrivederci presto.

Claudio NP

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One Comment

  1. Loris Viotto Reply

    semplicemente : ECCEZIONALE , bravi a tutti coloro che hanno scritto Questo articolo !!!
    …………grazie mille ……………

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