Ritorna la pellicola. Seconda parte: Le pellicole. Lezione#28 Foto

prosegue dalla prima parte

 

A colori o bianconero la pellicola ha ancora il suo fascino, oggi, oltre a premere il bottone (pulsante di scatto) il resto possiamo farlo direttamente noi, diversamente da quanto pubblicizzava George Eastman due secoli fa nel suo slogan pubblicitario “Voi premete il bottone, noi facciamo il resto”.

 

 

Nonostante il progresso tecnologico la cosa incredibile è che, ancora oggi, il supporto fotografico su pellicola è rimasto pressoché immutato, un supporto trasparente su cui sono stesi gli alogenuri d’argento annegati in una gelatina.
La pellicola che adoperiamo oggi maggiormente è quella definita pancromatica, è una emulsione la cui sensibilità è in grado di registrare tutto lo spettro visibile con una sensibilità estesa fino all’ultravioletto.

La sensibilità delle pellicole fabbricate, oggi misurata in ISO (un tempo classificate in ASA/DIN), va da ISO 12 a 6400, proprio perchè non è possibile produrre una emulsione “universale” che vada cioè bene per tutte le circostanze.
Al pari del rumore elettronico che per analogia definiamo “grana”, la rapidità della pellicola ha un aspetto che influisce proprio su questa “grana” che altro non sono che i singoli alogenuri.

Al fine di esprimere la sua sensibilità alla luce le pellicole sono prodotte in una scala di sensibilità dove al valore basso costituisce minore sensibilità e viceversa.
Si parla pertanto di pellicole lente (da 12 a 64 ISO), medie (da 100 a 400 ISO) e rapide (da 800 a 6400 ISO).

 

 

Oggi come ieri le pellicole per uso fotografico sono prodotte in tre tipologie, negative colore, negative bianconero e diapositive, le negative cinematografiche in bobine da 200 o 400 piedi.
Per i due formati fotografici che sono rimasti vivi, troviamo il rullino formato 135 (da 24 e 36 pose) per le reflex o telemetro 35mm e quelle in rullo 120 per i magazzini delle macchine fotografiche medio formato da 12 pose e in rullo 220 da 24 pose.

In realtà il numero di pose varia in base al formato della fotocamera, quando citiamo il formato 120 da 12 pose la intendiamo per le macchine 6×6 cm, se la fotocamera è da 6×4,5 cm le pose disponibili per il rullo 120 diventano 15 e diminuiscono di conseguenza se la fotocamera è del tipo 6x7cm o 6×9 cm, il rullo 220 con un film dal metraggio doppio esige un magazzino dalle dimensioni maggiorate.

 

 

La scelta

La scelta della tipologia dipende da ciò che ci prefiggiamo di fare, la diapositiva la si sceglie per adoperarla in proiezione, difficilmente si stampa una dia, ma se lo si fa sappiate che la sua stampa avrà un costo maggiorato rispetto alla stampa da negativo, perché il supporto dove viene stampata ha un costo superiore trattandosi di una carta particolare.

Il negativo colore lo si sceglie per ottenere dei color print da 10×15 cm o da 13×19 cm mentre il bianconero lo si sceglie per operare in autonomia nella filiera di sviluppo e stampa.

Se non siete in grado di maneggiare la “chimica” fotografica vi consigliamo di iscrivervi a una scuola o seguire dei corsi appositi, lo sviluppo in casa solo perché si è guardato qualche video su internet lo sconsiglierei. Ad ogni modo, se volete cimentarvi nella fotografia su pellicola, esistono tutt’oggi i negozi fotografici dove portare i propri negativi e chiedere di fare sviluppare la pellicola con provinatura.

Successivamente potrete scegliere i fotogrammi da farvi stampare ingranditi per gusto personale o perché volete partecipare a una mostra o concorso fotografico.

Torniamo per un attimo a un passaggio dell’articolo precedente quello dedicato alle fotocamere, dicevamo che diversamente dalla fotografia digitale, nell’analogico non è possibile cambiare sensibilità scatto dopo scatto, pertanto decidendo cosa e dove andremo a fotografare, necessita acquistare per tempo il film della sensibilità necessaria.

Già 20 o 30 anni fa le emulsioni rapide da 400 ISO avevano raggiunto una qualità tale da non far rimpiangere quelle da 100 ISO come latitudine di posa e dimensione delle particelle di argento, per cui utilizzare una pellicola rapida 400 ISO ci mette al riparo da cali di luce e ci consente di fotografare sapendo che in fase di stampa non avremo problemi a tirare ingrandimenti spinti.

Da ciò si evince che stiamo consigliando di adoperare serenamente pellicola da 400 ISO come sensibilità base, idonea sia in luce solare che in ombra fino al tardo pomeriggio, infatti i due stop in più rispetto a un film da 100 ISO ci consentono di adoperare diaframmi più chiusi o tempi più veloci.

I difetti delle Pellicole

Ebbene si, anche le pellicole hanno i loro difetti, uno su tutti, si tratta di materiale molto delicato, sono sensibili ai graffi sopratutto nella parte dell’emulsione.
Quando dopo lo sviluppo passiamo una pinza tergi acqua bisogna farlo delicatamente per non graffiarla irrimediabilmente.

Vanno conservate in luoghi idonei lontano da fonti di calore e luce e inseriti in raccoglitori non acidi.
Ma il difetto dei difetti è quello che porta il nome del suo scopritore Karl Schwarzschild, un fisico tedesco, meglio noto come difetto di reciprocità che è proprio l’esatto contrario dell’effetto di reciprocità di cui di solito godono.

La reciprocità di una pellicola è quella caratteristica che mette in perfetta relazione le coppie di tempo e diaframma al fine di ottenere una corretta esposizione.
Pertanto ad esempio, per una corretta esposizione in cui i valori rilevati dall’esposimetro sono 1/125” a f/11, questi saranno equivalenti a 1/250” a f/8 oppure a 1/60” a f/16.

Cosa cambia tra queste coppie di valori ? A livello della quantità di luce che raggiunge la pellicola nulla, se prediligiamo tempi veloci, questi ci saranno utili per congelare il movimento ma perderemo in profondità di campo, se prediligiamo tempi meno veloci avremo diaframmi più chiusi con maggiore estensione della zona di fuoco.

Questa reciprocità è valida per tempi di posa che, per le pellicole bianco nero, sono compresi tra 1/10.000” e 1”, oltre tali valori il film modifica la sua efficienza.
Pertanto l’effetto Schwarzshild o difetto di reciprocità è relativo alla necessità di aumentare il tempo di posa nel caso si fotografi con tempi che superano i limiti per cui la pellicola è fabbricata, e consiste appunto nell’aumentare, secondo una tabella prestabilita dal produttore, il tempo di esposizione per compensare la perdita di efficienza dell’emulsione.

Le pellicole a colori presentano lo stesso problema ma in maniera più “stringente” in quanto le emulsioni sono multistrato e nel loro caso vi è la possibilità che aumentando oltremodo i tempi di posa, vi possano essere slittamenti cromatici.
Nel nostro elenco, laddove è stato possibile recuperare i dati, li abbiamo inseriti nelle schede delle pellicole consigliate.

Qualche consiglio

Prendiamo adesso in considerazione alcune pellicole che hanno fatto la storia della fotografia essendo note per le loro qualità indiscutibili e che sono ancora in commercio.

 

 

FUJIFILM NEOPAN ACROS II

Pellicola bianconero da 100 ISO a media velocità con un elevato standard di qualità di grana.
È caratterizzata da eccellente elaborazione, ricca gradazione e nitidezza, ampia gamma di applicazioni fotografiche.

 

 

ILFORD DELTA 400

Ha una sensibilità nominale di 400 ISO, ma è possibile tirarla a 800 e sovraesporla a 200 con conseguente modifica ai tempi dei bagni di sviluppo, secondo i consigli della casa contenute nei fogli illustrativi.
E’ una pellicola prodotta con la tecnologia T-Grain, i cui cristalli sono composti da tre diversi strati di tipo concentrico in cui lo strato esterno contribuisce alla rapidità di sviluppo, quello intermedio controlla la dimensione della grana e quello interno il contrasto.

Il risultato è una emulsione con caratteristiche simili a una pellicola di sensibilità inferiore che permette di lavorare con diaframmi più chiusi e tempi più brevi, ideale per lo sport e l’azione in luce scarsa.
E’ una pancromatica senza difetto di reciprocità per esposizioni a partire tra 1/10.000” e 1/2”, oltre tali limiti bisogna utilizzare la tabella fornita con la pellicola, ad esempio il grafico mostra che per una posa di 30” occorre aumentare il tempo di 120”. Va manipolata in buio totale.

 

 

KODAK T-MAX 3200 Professional

La famiglia di pellicole T-Max, disponibili nelle sensibilità di 100, 400 e 3200 ISO rappresentano il meglio della tecnologia chimica della casa giallo nera.
Utilizzano dei cristalli di alogenuro con una struttura di tipo tabulare che migliora le caratteristiche della latitudine di posa e della grana mantenendosi molto fine.

La 3200 la consigliamo a chi vuole provare a usare una pellicola che consenta di operare in condizioni critiche di scarsissima illuminazione dove non è possibile usare il flash e che permette di realizzare foto con un effetto grana piacevole e controllata.
La tecnologia T-Grain consente a questa famiglia di pellicole di conservare pertanto una grana finissima nella sensibilità minima e moderata in questa.

Come tutte le pellicole di alta sensibilità si consiglia di esporla a quella nominale, ma è possibile operare fino a 6400 ISO, oltre, si andrebbe incontro a un notevole decadimento della qualità. Esporla a valori inferiori, nonostante sia possibile fino a 400 ISO, ci sembra fuori luogo, piuttosto carichiamo in macchina la sensibilità adeguata al momento.

E’ una pellicola pancromatica con tempi di posa normali compresi tra 1/10.000” e 1”. Per una esposizione, ad esempio, di 10” necessita aumentare il tempo di due terzi.
Va manipolata al buio totale.

 

 

Le pellicole bianco nero hanno la particolarità di poter essere usate molto oltre la data di scadenza. Se ne avete qualcuna in casa, anche se scaduta da anni, non gettatela, vi riserverà della piacevoli sorprese.

Diverso è il caso delle negative colore, anche se perfettamente conservate in frigo, vanno incontro a slittamenti cromatici, il che a volte non è un difetto se le usiamo a scopo creativo.
Il risultato non è scontato e possiamo ottenere effetti simili a quelli che si ottengono con lo sviluppo incrociato, ovvero sviluppare una negativa nel bagno delle dia o viceversa.

A proposito di diapositive, spiace ricordare che Kodak circa 10 anni fa smise per sempre di produrre la mitica Kodachrome 64, la più famosa invertibile mai prodotta, un mito del foto giornalismo, i cui colori, particolari, erano garantiti per tantissimi anni, chissà che un giorno ci ripensi, noi lo speriamo.

 

Claudio NP

 

 

 

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