La Ricetta del Negativo. Il Colore. Lezione#40 Foto

Nel precedente articolo di febbraio 2023, il numero 36, “La Ricetta del Negativo” abbiamo toccato il tema della scansione casalinga delle pellicole e ci siamo particolarmente concentrati su quelle in bianconero e sulle diapositive.

Con questo metodo abbiamo evitato l’acquisto di un costoso scanner, tenendo conto che quelli per pellicola in striscia non sono più prodotti e la scelta ricade solo su quelli piani.

Abbiamo dedicato un ampio spazio alla cosa più semplice, un metodo alla portata di una vasta fetta di pubblico, abbiamo pensato che, come scritto, buona parte di ciò che serve probabilmente si ha già in casa, l’ovvia fotocamera digitale, il treppiedi e una lente macro. Necessitava una spesa aggiuntiva, che comunque sarebbe risultata utile anche in futuro, il diafanoscopio e come opzione avevamo consigliato il Digitaliza+ della Lomography. Tutto questo ci permetteva di fare delle eccellenti scansioni casalinghe di pellicole bianconero e diapositive, le negative necessitano solo di una piccola operazione di post-produzione volta a invertire i toni e poi avremmo potuto effettuare l’eventuale spuntinatura e salvare o stampare le nostre foto.

Non paghi di questi risultati abbiamo deciso di esplorare anche la scansione delle negative colore, e per evitare macchinosi esperimenti volti a eliminare la fastidiosa maschera arancione che affligge questo tipo di operazione, abbiamo scelto di provare per voi alcuni metodi che elaborano correttamente tali pellicole.

Andiamo con ordine, prima bisogna procedere all’acquisizione dei fotogrammi delle pellicole, siano esse nel formato 135 o 120 attraverso il metodo già spiegato utilizzando il sistema della pellicola appoggiata alla sorgente luminosa del diafanoscopio o avvalendosi del sistema di trascinamento Digitaliza+. Abbiamo scelto un fotogramma di una pellicola Kodak Gold 400 ISO.

 

 

Fotogramma usato per la nostra prova, qui mostrato da una scansione da foto 10x15cm.

 

 

1° METODO

La Lomography, azienda austriaca con sede a Vienna, che produce pellicole, fotocamere e accessori per la fotografia ha messo a punto un procedimento che funziona solo in linea attraverso la rete internet collegandosi a questo sito.

Si accede a una pagina che permette il caricamento dei file e la loro elaborazione. Una volta caricata la foto attraverso il simbolo standard che idealizza tale operazione, si possono convertire e perfezionare le scansioni in pochi clic, come recita il messaggio di apertura della pagina.

L’azienda precisa che nulla viene salvato sui loro server e tutto viene eseguito localmente sul proprio dispositivo.
Le operazioni che si possono effettuare, seguendo passo passo i simboli cerchiati posti alla base della pagina di lavoro, dopo il caricamento della foto sono:

  • Inversione della negativa, cliccando il simbolo posto subito a destra di quello di caricamento, il fotogramma viene invertito in positivo, i colori possono non essere corretti;
  • impostazione del punto di nero, cliccando sul simbolo con il cerchio nero e toccando con il puntatore del mouse un punto nero sulla foto;
  • impostazione del punto di bianco, cliccando sul simbolo con il cerchio bianco e toccando con il puntatore un punto bianco nella foto, la pellicola a questo punto si mostrerà magicamente con i colori corretti.Sia per il punto di nero che di bianco è possibile, attraverso una barra a scorrimento, che compare dopo la selezione, modificarne l’intensità.I passaggi successivi possono essere:
  • correzione dell’orizzonte, cliccando sull’apposito tasto contraddistinto da un quadrato barrato, la foto viene mostrata come inserita in un contesto di foglio quadrettato che funge da orientamento. Per mezzo del selettore posto sotto la foto è possibile ruotare verso destra o sinistra per raddrizzare il fotogramma nel caso fosse storto.
  • trasformazione in bianconero, attraverso Il simbolo successivo, quello con il fiore, che solitamente si usa per simboleggiare una ripresa macro, viene qui usato per trasformare la foto in scala di grigi.

Gli ultimi due pulsanti servono rispettivamente a tornare indietro nelle scelte effettuate e a salvare il lavoro tramite il pulsante di scaricamento della foto che abbiamo elaborato, cliccandoci viene automaticamente salvata nella cartella “download” del computer.

I punti a favore di questo sistema sono, gratuità, semplicità e velocità.

I punti negativi sono che il metodo prevede soltanto file in jpeg e tali c’è li restituisce. Nella nostra prova abbiamo caricato un file proveniente da una acquisizione in RAW da 57,5 MB e le cui dimensioni jpeg erano in partenza di 13,4 MB, la foto elaborata è stata salvata avendo come dimensione finale 7,1 MB. Evidentemente qualcosa si è perso strada facendo.

La foto ottenuta era accettabile ma perfettibile nei colori presentando una dominante troppo fredda.

 

Foto ottenuta con il metodo della Lomography

 

2° METODO

Abbiamo scaricato e testato Negative Lab-Pro v.2.4.2 il programma nella versione demo permette di effettuare 12 inversioni di negativi, quindi diversamente da altri programmi che hanno una precisa scadenza temporale del periodo di prova che varia da 7 a 30 giorni, questo ci permette di fare un preciso numero di operazioni, 12, e le possiamo fare senza un limite temporale, permettendoci di decidere il suo eventuale acquisto.

A questo punto necessita una doverosa precisazione e bisogna subito informare che questo programma potrebbe non essere adatto a tutti, il motivo è semplice, non è un programma che funziona da solo, si interfaccia esclusivamente con Lighroom Classic o Lightroom 6 di Adobe funzionando come estensione di questi.

E’ quindi pacifico che per poterlo utilizzare necessita essere abbonati ai programmi suddetti in versione Mac o Windows in base al sistema operativo che utilizzate.

Dopo aver installato Negative Lab Pro anche cercandolo tra i nostri programmi non se ne trova traccia perché come detto prima diventa una estensione di Lightroom.

Vediamo come operare: lanciamo Adobe Lightroom e apriamo il nostro file RAW, quindi ci posizioniamo nel modulo SVILUPPO, clicchiamo sull’icona del contagocce e posizionandoci sul bordo della pellicola facciamo clic.

Ecco che avremo effettuato il bilanciamento del bianco, magicamente la fastidiosa maschera arancione scompare lasciando il posto a un fotogramma perfettamente negativo colore. In mancanza di bordo selezioniamo il bilanciamento del bianco automatico.

A questo punto siamo pronti per fare le lavorazioni con Negative Lab Pro e per lanciarlo clicchiamo sulla tastiera la combinazione di tasti “CTRL+N”, si apre una piccola finestra dove dobbiamo indicare il nome che vogliamo dare al file, in mancanza di indicazioni il sistema proporrà data e ora del momento, diamo OK.

Si apre l’interfaccia del programma in versione demo, la finestra prevede tre diversi moduli, CONVERT – EDIT e ADVANCED, questi ultimi due risultano con eventi non modificabili se prima non procediamo a convertire il negativo cliccando su “CONVERT NEGATIVES”.

Prima di convertire il negativo dobbiamo informare il programma su alcuni aspetti:

  • Source: se il nostro file proviene da una acquisizione da camera digitale scegliamo Digital Camera, altrimenti possiamo selezionare la tipologia di file che vogliamo lavorare potendo scegliere tra Viewscan/SF DNG o TIFF Scan;
  • Color Model: sono previste cinque voci, è possibile selezionare None – Basic – Frontier – Noritsu e B/W, si tratta dei metodi di acquisizione di famosi scanner per la fotografia professionale, il Frontier è il sistema di sviluppo e stampa Fujifilm mentre l’altro è della giapponese Noritsu azienda nota anch’essa nel settore dello sviluppo e della stampa fotografica chimica. Noi abbiamo scelto Basic;
  • Pre-Saturation prevede una scala di saturazione da 1 a 5, noi abbiamo accettato il valore 3, intermedio, proposto dal programma;

Negative Lab Pro effettua la conversione e ci mostra dopo qualche secondo il nostro negativo in tutto il suo splendore. Il programma si posiziona adesso nel modulo EDIT e risultano attive tutte le regolazioni. Avendo convertito una pellicola Kodak abbiamo cercato di informare il programma di tale scelta impostando alla voce WB (bilanciamento del bianco), Kodak, e nella casella Tones abbiamo scelto LINEAR-Gamma.

Se risultasse utile è possibile regolare finemente esposizione, luminosità e contrasto oltre ai livelli delle luci, delle ombre, del nero e del bianco.

Il modulo ADVANCED prevede ulteriori livelli di affinamento del fotogramma ancora in ordine alla curva, alla densità del bilanciamento del bianco e alla tipologia di bilanciamento, se lineare fisso o dinamico o pesato sui toni medi, sulle luci o sulle ombre, insomma una infinita serie di possibili regolazioni. Sempre nello stesso modulo avanzate è possibile definire il formato di salvataggio a scelta tra Tiff o Jpeg, a 8 o a 16 Bit, compresso o no, lo spazio colore a scelta tra sRGB, AdobeRGB o ProPhotoRGB, infine la casella del salvataggio, cioè se nella stessa cartella del caricamento o in una sotto cartella.

 

Foto ottenuta con Negative Lab Pro

 

I punti a favore di questo sistema sono l’elevata qualità del risultato ottenuto e la versatilità di poter lavorare qualsiasi tipo di negativo. Il costo è ampiamente ammortizzabile qualora si debbano processare tantissime pellicole.

I punti negativi sono quelli relativi al fatto che per poterlo utilizzare necessità essere abbonati a Lightroom di Adobe. Il costo attuale di $ 99,00 (tasse escluse) può rappresentare un problema se non necessita elaborare una grande quantità di pellicole.

Tirando le somme, il programma ci ha restituito un file Tiff a 8 bit da 74,6 MB, 6127×4058 pixel che sono quelli, più o meno, di una fotocamera da circa 24 milioni di pixel.

 

3° METODO

Abbiamo scaricato e provato la versione demo di Filmlab versione 2.5 www.filmlabapp.com.
Il programma è disponibile sia in versione computer fisso che per dispositivi mobili, noi abbiamo provato la versione per computer fisso, scaricabile sia per Mac che per Windows.

Diversamente da Negative Lab Pro, questa applicazione lavora in modo indipendente da altri programmi, l’interfaccia per Mac è molto spartana e si presenta all’apertura con una finestra a fondo vuoto nero.

Stranamente se clicchiamo sul simbolo della cartelletta per scegliere la foto da importare, si apre la finestra che ci consente di selezionare la cartella dove sono contenuti i nostri documenti ma questi risultano misteriosamente in semitrasparenza senza possibilità di selezione. Per poter caricare la nostra foto di prova in formato RAW l’abbiamo trascinata dentro la finestra di Filmlab, solo a questo punto magicamente tutti i contenuti di quella cartella erano visibili dentro l’interfaccia del programma.

Abbiamo selezionato pertanto il fotogramma negativo del test, Filmlab adesso presenta al centro la foto selezionata con possibilità di ingrandimento tramite pulsanti dedicati in sommità, a destra invece compaiono le voci che ci permetteranno di effettuare la conversione:

  • PROCESS, cliccando sulla linguetta si aprono le tre possibili scelte tra Positivo colore – Negativo colore e Negativo bianconero, noi abbiamo selezionato negativo colore e dopo qualche secondo di attesa la foto negativa viene convertita in positivo. Non scoraggiamoci se la conversione non mostra ancora i colori perfettamente bilanciati, dobbiamo ancora informare il programma di tutte le scelte successive da fare manualmente, tra cui quella del sensore con cui abbiamo fotografato la pellicola.
  • ADJUSTMENTS, attraverso dei comandi a scorrimento in questa sezione è possibile modificare l’esposizione, filtro giallo, filtro magenta, contrasto e luminosità, dopo la conversione questi livelli si sono auto regolati, per il momento li lasciamo cosi.
  • INPUT CALIBRATION, questa sezione comprende due sottosezioni, la prima è Color Matching la linguetta di selezione apre un menù contestuale che permette di scegliere la marca del sensore con cui si è fotografato il negativo. Sono possibili sei scelte operando tra “Standard – Sensore Canon – Sensore Nikon – Sensore Sony – Sensore Fuji – Sensore Pentax”. E’ stata sinceramente una gradevole sorpresa sapere che il programma confronterà i dati del fotogramma basandosi sui dati RAW della marca specifica con cui abbiamo fotografato, la foto a questo punto si regola mostrando i colori correttamente bilanciati.
  • Nella sezione Backlight di Input Calibration la linguetta apre il menù contestuale che permette di scegliere e comunicare al programma le informazioni relative alla sorgente luminosa che abbiamo adoperato per fotografare il negativo, sono presenti 8 possibili scelte potendo selezionare tra “Luce incandescente D50 cioè con uno spettro di 5000 gradi Kelvin, D65 per i valori di 6500K – Sorgente di luce con CRI*di 95 (Nota 1), CRI 99, Low CRI LED, Luce a incandescenza alogena, Luce RGB, Luce fluorescente. Noi non avendo informazioni sull’indice di resa cromatica del nostro pannello retroilluminato abbiamo cliccato su diverse opzioni fino a trovare il valore che meglio si addiceva al nostro negativo test.
  • FALLOFF CORRECTION l’ultima voce è relativa alla correzione della vignetattura che si attiva spostando su acceso l’apposito pulsante. Qui bisogna capire se il fotogramma presenta vignettatura in origine causata dalla lente con cui si è fotografato o se la vignettatura è causata dalla nostra sorgente luminosa. E’ un pò macchinoso in quanto bisogna fotografare un fotogramma vuoto sulla sorgente luminosa che abbiamo usato, quindi senza negativo inserito, per creare una calibrazione, a questo punto si seleziona il fotogramma bianco vuoto, realizzato usando le stesse identiche impostazioni con cui si è fotografato il negativo, e il programma effettuerà il confronto provvedendo a regolare la vignettatura.

Posto che il nostro fotogramma non necessitava di correzioni di questo tipo abbiamo continuato nelle operazioni possibili tra cui la rifilatura del fotogramma. Per fare ciò si utilizzano le voci presenti sulla barra superiore del programma che sul lato destro presentano in sequenza le possibilità di: Auto settaggio – Rotazione del fotogramma in senso orario o in senso anti orario – Flip, cioè effetto specchio, (capovolge i lati) – Rifilatura – Correzione delle linee prospettiche – Esportazione.

A video la foto ci sembrava eccessivamente chiusa sui neri per cui siamo intervenuti sulle slitte di cui parlavamo all’inizio, modificando i valori di luminosità e contrasto rispetto a quelli che aveva creato il programma in automatico.

Il fotogramma è esportabile in TIFF a 8 o 16 bit oppure in JPEG, in entrambi i modi lo spazio colore selezionabile è solo quello sRGB, non sappiamo se il motivo è relativo alla versione demo o se è proprio l’unico spazio colore previsto. Dopo qualche secondo di attesa nella medesima cartella abbiamo ritrovato il file salvato in TIFF 8 bit con una dimensione di 59,5 Mb, il programma crea anche un file con estensione .fprc di qualche centinaio di Kb, serve a riaprire sul programma il relativo fotogramma elaborato, una specie di .xmp di Photoshop (il programma permette di fare 36 operazioni nella versione demo).

 

Foto ottenuta con Filmlab

 

I punti a favore sicuramente la semplicità con cui si opera e le molteplici possibilità di regolazione anche se non si raggiungono quelle di Negative Lab Pro. Molto interessante la possibilità di impostare la tipologia di sensore con cui si è fotografato il negativo e l’indice di resa cromatica della nostra sorgente luminosa. Il costo, è possibile pagare anche per un solo mese di utilizzo a $ 8 mensili o per un anno a $ 60, se non interessa la licenza perpetua, il programma è offerto gratis per uso educativo.

I punti negativi alcuni imprevisti come l’impossibilità di importare le foto tramite la funzione apposita e l’impossibilità di esportare con il profilo colore Adobe RGB. Il costo della licenza perpetua può risultare particolarmente impegnativo per un utente non professionale in quanto costa 200 dollari e se non si hanno adeguate quantità di negativi da lavorare non è conveniente.

Confrontando i risultati ottenuti con quelli della foto scansione di partenza, il file di Negative Lab Pro è quello che esce meglio, i colori sono molto più realistici con ombre aperte e bianco preciso, tre diversi profili colore di salvataggio, in Jpeg e in Tiff con la possibilità di scegliere anche i 16 bit, sconsigliabile per le mostruose dimensioni, ma potrebbe tornare utile per stampe di grandi formati.

E’ chiaro che anche l’elaborazione di Lomography volendo è regolabile nel bilanciamento dei colori, ma in questo caso avremmo a disposizione un file da pochi MB e in Jpeg.

Film Lab restituisce un risultato credibile ma le possibilità di regolazione non raggiungono i livelli di Negative Lab Pro, anche se presenta delle scelte di correzione molto interessanti che il concorrente non ha relativamente all’indice CRI e al tipo di sensore usato per l’acquisizione. Il costo della licenza perpetua è quello più caro costando il doppio ma vi sono le opzioni mensili e annuale.

Se l’intenzione è quella di recuperare vecchi negativi e salvarli senza grandi pretese va bene il primo metodo, il secondo e terzo necessitando di un pre e post investimento presuppongono un utilizzo più impegnativo e professionale, a voi la scelta.

 

Claudio NP

 

NOTA 1

*(il CRI color rendering index è in italiano l’Indice di Resa Cromatica, in sigla IRC ed è un valore numerico che ci informa della capacità di una sorgente di luce di restituire le tonalità cromatiche degli oggetti che vengono illuminati con quella specifica sorgente e opera su una scala da 0 a 100, dove 0 rappresenta il valore minimo e 100 il massimo)

 

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