La Luce. Lezione#30 Video

La luce è vita ed è l’elemento fondamentale dell’arte fotografica, televisiva e cinematografica, i nostri occhi sono l’elemento perfetto che ci permette di percepire il mondo che ci circonda, di calcolare le distanze, di vedere a colori, pur se in uno spettro ristretto come del resto quello uditivo. La pellicola o il sensore di cui sono dotate le nostre macchine da presa, pur nello sviluppo tecnologico degli ultimi anni non hanno ancora raggiunto la perfezione della visione umana, noi quando diminuisce la luce non aumentiamo gli ISO degli occhi, adattiamo semplicemente la nostra visione ai livelli di luminosità e non vediamo grana o rumore digitale, questi “problemi” sono purtroppo appannaggio della tecnologia.

La fonte primaria e principale di illuminazione è ovviamente quella naturale del sole che ci accompagna con intensità e caratteristiche diverse in base alle condizioni climatiche, alle ore, alle stagioni e alla latitudine. Dando per scientificamente assodato che la componente di luce con lunghezze d’onda corte è diffusa in maniera maggiore di quella con lunghezze più lunghe, se ne ricava che le componenti di luce blu e azzurra sono quelle che maggiormente giungono a noi nel nostro cielo. La temperatura colore dell’irraggiamento solare è calcolata sui 5000/5600 gradi Kelvin.

Dicevamo sopra che le condizioni climatiche variano la tipologia di luce che arriva a terra, infatti in presenza di cielo nuvoloso la temperatura colore assume valori compresi tra i 6000/6500 Kelvin assumendo una dominante più fredda, al contrario, avremo una dominante calda al tramonto.

Se vogliamo conoscere in anticipo le condizioni di luce e climatiche del posto che andremo a visitare è necessario affidarsi alle previsioni meteo e in caso di tempo avverso, dovendo girare/fotografare in esterna, decidere se è il caso di rimandare.

Per quello che riguarda invece la posizione del sole nelle diverse ore del giorno è pacifico che le condizioni migliori di luce si avranno nella stagione estiva e si rende necessario, se non si è mai stati in un determinato luogo, conoscere prima se ciò che dovremo riprendere sarà più o meno illuminato quando arriveremo. Per fare ciò possiamo fare affidamento alla tecnologia consultando le tante applicazioni per telefoni cellulari e/o tablet che mostrano la posizione del sole nelle varie ore del giorno inserendo la località da visitare.

Un approccio più pratico consiste nel consultare una mappa del posto, anche su internet se non si possiede un atlante. Se non sappiamo dove è il nord possiamo dedurlo osservando il cielo, sapendo che il sole sorge a est o levante e tramonta a ovest o ponente e conoscendo almeno uno dei suddetti punti, possiamo ricavare tutti gli altri.

 

© Claudio NP

 

Facciamo un esempio pratico, un fotografo o video maker deve andare a Milano a fare riprese al Duomo, ovviamente è preferibile che la facciata sia perfettamente illuminata dal sole, ma non essendo mai stato nella città lombarda vuole conoscere la posizione del sole nelle varie ore del giorno per capire quando è il momento migliore. Guardando la mappa del centro di Milano vediamo che il Duomo è posizionato nella omonima piazza in posizione perfettamente orizzontale rispetto all’asse Est-Ovest mentre è il suo lato sinistro quello rivolto a Nord.

Questo porta a una considerazione, il sole al mattino lo illuminerà da dietro e la facciata sarà in ombra, al pomeriggio dopo mezzogiorno il sole ruotando verso Ovest inizierà a illuminarla, da ciò ricaviamo che per fotografare/filmare la facciata del Duomo di Milano è meglio farlo al pomeriggio.

La luce solare, la migliore in assoluto, se non siamo in grado di controllarla può esserci d’impaccio più che d’aiuto in certe circostanze, il forte irraggiamento solare produce ombre dure e chiuse e questo non è certamente la condizione ideale per riprendere volti umani, allora dobbiamo domarla. Se il nostro lavoro è di tipo professionale avremo a disposizione tutta la logistica e il personale necessari a ciò, disporremo pertanto di ombrelli e bandiere diffusori, di stativi, di gazebo, di aste e ogni elemento necessario, permessi di occupazione suolo compresi. Il flusso lavorativo prevede la registrazione in formati logaritmici che ampliano la gamma dinamica del sensore e permettono in post-produzione di recuperare i forti contrasti ammorbidendo la scena.

Se il nostro approccio è invece di tipo amatoriale o ancorché professionale non disponiamo della logistica da set cinematografico per via dei costi, possiamo ripiegare su elementi più a buon mercato, ma da utilizzare sempre con l’aiuto di almeno un assistente. A volte un semplice pannello di polistirolo o un pannello riflettente possono essere elementi necessari per dominare la luce schiarendo le ombre, pur nella logica della registrazione in formato Log o flat di cui sopra.

Le luci artificiali

Lampade a incandescenza

Quando cala la luce naturale dobbiamo affidarci a quella artificiale con conseguente variazione della temperatura colore della sorgente rispetto al sole. La macchina da presa andrà quindi regolata su luce artificiale e comunque in base al tipo di lampade presenti sulla scena.

Le lampade a incandescenza in ordine di tempo sono state le prime sorgenti luminose presenti nei set, sono costituite da un filamento di tungsteno inserito in un bulbo in vetro a vuoto o contenente gas inerte. Il filamento attraversato dalla corrente elettrica si scalda e produce luce con una temperatura di colore tendente al caldo nella zona dei 2700/3200 gradi Kelvin. Sono utili se abbiamo necessità di girare scene dalle tonalità calde, ad ogni modo è possibile attraverso la filtratura della sorgente, tramite gelatine di colore blu, portarne la temperatura al valore di 5600°K, in alternativa possiamo filtrare direttamente la lente da ripresa ottenendo lo stesso effetto. Questo tipo di lampade hanno un alto rendimento luminoso a fronte di consumi di corrente molto elevati, si pensi che i valori in Watt delle lampade sfiorano i 1000 Watt. Tra i lati negativi pare corretto citare la pericolosità del maneggiamento e del rischio correlato ad incendi per via dell’alto calore prodotto, vanno quindi usati con estrema cautela in ambiti professionali

LED

Le lampade a LED nel campo dell’illuminazione fotografica sono una tecnologia relativamente recente e rispetto alle lampade a incandescenza sono da preferire per via della loro alta efficienza a fronte di bassi consumi e elevato ciclo vitale. Nell’ultimo decennio questo tipo di illuminazione ha visto un crescendo incredibile con innovazioni che ne hanno sdoganato l’uso nei set professionali, funzionano in corrente continua e sono dotati di dimmer (piccolo reostato per variare l’intensità luminosa di una lampada) per regolarne l’intensità e di variatore di temperatura colore, alcuni prodotti riescono anche a funzionare in RGB creando infinite gradazioni di colore anche attraverso collegamenti con apposite applicazioni da telefono.

Se sono dotati di regolatore di temperatura colore è possibile variarla da tonalità calde a fredde, se invece sono a gradazione fissa la loro temperatura colore è di regola fissata su valori luce solare.

Lampade a luminescenza

Le lampade a luminescenza possono essere del tipo fluorescente meglio conosciute come luci al neon, dal nome del gas contenuto nel tubo della lampada e a scarica meglio conosciute come HMI, lampade a ioduri di mercurio. I neon sono un vero e proprio incubo per le riprese video perché oltre ad avere una dominante verdastra, che in talune situazioni può anche essere ricercata, presentano il fastidioso problema visibile a volte anche a occhio, dello sfarfallio o flickering in inglese.

Le moderne videocamere sono oggi dotate di sistemi anti flickering da attivare all’occorrenza, ma nonostante ciò spesso risulta difficile intervenire di fino per eliminare il problema, bisogna trovare il giusto compromesso fino a quando sul monitor non si percepiscono più le fastidiose bande di oscillazione orizzontale del quadro immagine, regolando l’otturatore di conseguenza. Le luci HMI sono un tipo di lampada a scarica ad alta pressione e sono da preferire per via della loro emissione luminosa molto vicina alla luce solare con un efficienza luminosa elevata. Essendo lampade destinate a utilizzi professionali i costi sono alti di conseguenza.

 

Illuminatore ARRI-HMI-M18

 

Come regolare la fotocamera

Lo abbiamo scritto in altri articoli, quando si gira in luce artificiale vengono meno quelli che sono i parametri che utilizzeremmo di giorno sopratutto per la regolare sincronizzazione dell’otturatore con la frequenza delle luci. In Italia come del resto in Europa la corrente elettrica è distribuita con una frequenza di 50 Hz (50 cicli al secondo) a 210/220 Volt, diversamente dal continente americano o di altri Stati come il Giappone dove la corrente è distribuita a 60 Hz con valori di tensione sui 110 Volt. Cosa comporta tutto questo ? E’ invalsa nella gente l’erroneo convincimento di usare come frequenza di lavoro i 30 o 60 fotogrammi al secondo, che sono propri dei Paesi che utilizzano il sistema televisivo NTSC diverso dal PAL europeo che funziona a 25 fotogrammi al secondo, tali frequenze di fotogrammi se a luce solare non creano problemi, li creano con riprese a luce artificiale perché l’otturatore della macchina impostato al doppio dei fotogrammi, quindi 1/60” mal si sincronizza con la frequenza di lavoro delle luci a 50Hz creando il famigerato flickering o sfarfallio.

Vale ricordare che i telefoni cellulari smartphone salvo rari casi a noi noti, come gli iPhone che permettono di impostare i formati di ripresa PAL, solitamente registrano contributi video a 30 o 60 fps e possono andare in crisi con luce artificiale. La soluzione esiste e consiste nell’impostare la camera a 25 fps e otturatore a 1/50”, se anche cosi dovessero comparire le bande di oscillazione è probabile che ci troviamo di fronte in una situazione di luce mista dove l’otturatore si sincronizza con qualche fonte di luce e non con altre. In questo caso bisogna andare per tentativi verificando se la propria camera permette la regolazione passo passo dei valori regolando fino a trovare la combinazione corretta, diversamente se ci troviamo in una situazione dove non è possibile spegnere o regolare le fonti di luce che danno fastidio non esistono altri rimedi se non quelli sopra elencati e dovremo portare a casa un risultato sgradevole visivamente o rinunciare alla ripresa. Bisogna tenere presente che nel caso si registrino clip con audio, ad esempio interviste, tutte le camere devono funzionare alla stessa frequenza, se invece si regola una macchina a 25 fps e una a 30 fps, il risultato sarà l’impossibilità di sincronizzare il video nel programma di montaggio perchè una clip avrà più fotogrammi dell’altra, facendo saltare il cosiddetto “lip sync” cioè il sincronismo labiale.

Anche nelle situazioni di lavoro a luce artificiale valgono le stesse considerazioni della luce solare per ciò che riguarda l’uso dei pannelli riflettenti per schiarire le ombre o per creare tridimensionalità alla scena ripresa. Un set da intervista o da fiction può prevedere diverse fonti di luce sistemate in base alla ricerca estetica del direttore della fotografia di concerto con il direttore del film. Solitamente si posiziona una luce frontale a illuminare la scena, una seconda luce di riempimento lateralmente e uno spot a illuminare da dietro o dall’alto i capelli della persona ripresa, questa è una sistemazione generica che va bene per la maggior parte dei lavori.

Ogni sorgente luminosa va adeguatamente schermata con pannelli diffusori per ammorbidire il flusso o griglie a nido d’ape per chiudere il cono luminoso.

 

Claudio NP

 

 

 

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