Il Montaggio. Lezione #24 Video

Il fine ultimo delle riprese di qualsiasi progetto ripreso dalla nostra fotocamera è necessariamente il montaggio, senza di esso, senza questa fase della produzione, non si potrebbe garantire al prodotto filmico la corretta fruibilità.

Pertanto la continuità dell’azione sullo schermo, costituita da una serie di inquadrature collocate nella successione prevista dalla sceneggiatura, è garantita da questa complessa operazione che prevede e coinvolge diverse figure professionali.

Si parla pertanto di montatore e assistenti al montaggio, di ingegneri del suono, di fonici per la parte sonora, del direttore del film (cd. Regista), del produttore che avendo messo a disposizione i capitali per la realizzazione del film può probabilmente avere anche l’ultima parola sulle scelte da operare.

Il montaggio è un azione complessa e varia la sua complessità in base anche alla tipologia di prodotto che si sta realizzando, ci viene in mente un tipo di montaggio che si usava fare tanti anni fa in ambito televisivo con i camcorder a nastro magnetico, ma nulla vieta di poterlo fare anche oggi, anche perché è indifferente il mezzo sul quale si sta registrando, anzi, oggi è ancora più facile e veloce.

Parliamo del cosiddetto “montaggio in macchina” era un tipo di montaggio che si faceva direttamente sul posto senza passare successivamente dalla regia televisiva, in pratica si registrava in sequenza solo tutto ciò che serviva in base alla scaletta che ci si era prefissati e se si sbagliava si riavvolgeva il nastro ripassando l’ultima ripresa buona, si metteva in rec/pausa nel punto da dove si doveva ricominciare e si registrava nuovamente. Alla fine si aveva già montato, bypassando la centralina di montaggio in televisione, il servizio che poteva essere mandato in onda velocemente dal posto.

Come tutti sanno non era e non è necessario registrare le scene che compongono un film esattamente nella logica temporale della continuità, ma si può registrare per prima una scena finale del film e registrare per ultima una scena iniziale, chi c’è lo vieta? Quello che conta è il montaggio che mostrerà le scene nella sequenza logica del racconto.

Oggi vanno di moda i film che prevedono un continuo salto presente/passato e se ci fate caso per aiutare lo spettatore a capire tale meccanismo, ogni volta che si fa un salto temporale il gruppo di scene che compongono quel dato momento vengono “colorate” in un modo diverso dal resto, sopratutto se il “passato” è una fase del ricordo dei protagonisti, se è un ricordo, ecco che le immagini saranno sbiadite, slavate.

Se invece è semplicemente un modo di raccontare alcuni momenti della storia che prevedono un prima e/o un presente, ecco che i gruppi di scene assumeranno dei colori predeterminati anche in base al cosiddetto “mood”, termine anglosassone per definire l’umore o tono della situazione che può assumere toni cupi per scene drammatiche o pastello per scene romantiche.

Fateci caso, al di la del titolo che spesso fa capire di che tipo di film si tratta, se non si sa nulla, basta seguire con attenzione i titoli di testa e la musica scelta, i colori iniziali, per capire se il film assumerà un contesto da commedia o dovremo aspettarci delle situazioni drammatiche.

Ecco quindi che una musica allegra, romantica, con titoli e scene iniziali dai colori accesi e sgargianti ci stanno per presentare un film allegro, se invece vediamo subito toni cupi, colori slavati e suoni dai bassi profondi e corposi stiamone certi che probabilmente dovremo aspettarci delle atmosfere da dramma.

Il racconto filmico prende forma quindi nella fase di montaggio ed è pertanto fondamentale eseguire il montaggio inserendo le scene previste e tagliarle al momento opportuno, é importante in un dialogo a due fare stacchi continui per movimentare l’azione altrimenti statica.

Il cinema non segue le regole della realtà, il montaggio crea il tempo e lo spazio ideale al racconto, ci fa immergere nella storia, è capace di raccontare un giorno, un mese, un anno, una vita nello spazio dei 90 minuti standard di un lungometraggio.

I videoclip prevedono sequenze di immagini montate in rapida sequenza, tale tipologia di montaggio si chiama “on the beat” cioè sul battito; posta sulla timeline la traccia audio, le immagini saranno montate con tagli operati in corrispondenza della punta alta del battito che di solito corrisponde al picco dato dalla batteria che suona seguendo una logica dettata dalla partitura. (Vedi esempio sotto)

Questa modalità non vale solo per i videoclip ma si usa in tutti i montaggi dove la musica va a ritmo con le immagini, in questo modo nel momento in cui vi è il battito del colpo di batteria compare la nuova clip, tenendo conto che il taglio non deve essere posto perfettamente in corrispondenza ma qualche fotogramma dopo, perché la logica del montaggio prevede che prima si debba udire il suono e subito dopo deve comparire la nuova immagine.

Pensiamo a un film dove sta per suonare un campanello di un abitazione, nella scena in corso sentiamo il primissimo inizio del suono del campanello e subito dopo comparirà l’immagine della persona che sta citofonando, ma il suono del campanello è iniziato qualche fotogramma prima.

Oppure allo squillo di un telefono, nella scena in corso si ode la prima nota del trillo e subito dopo compare l’immagine della persona che sta telefonando, sono standardizzazioni del montaggio universalmente note.

Questo ci porta a porci una domanda, quale deve essere la lunghezza minima di una inquadratura, quanti sono i fotogrammi che ci permettono di percepire qualcosa? Vi sono diverse teorie, da chi teorizza 3 a chi 5 fotogrammi, in determinate occasioni abbiamo personalmente sperimentato che ne servivano 12, mezzo secondo.

Al di la delle teorie, dato per scontato che quando si gira una scena la si tiene per un tempo più lungo di quello che poi andrà montato consigliamo di provare se funziona partendo da un minimo e aumentando fino a quando riteniamo che la percezione sia corretta.

Andare sotto 3 fotogrammi ci porta nel campo del subliminale, della serie “ho visto qualcosa o ho avuto la percezione di aver visto qualcosa ?

Un quesito del montaggio è, quando interrompere l’azione? Riteniamo che non è semplice seguire regole predeterminate, perché è una condizione assolutamente variabile ed è determinata anche da come la scena è stata girata.

E’ pacifico che la continuità nel montaggio è determinata dalla scena prima e dalla scena dopo, ma questo riguarda il continuo spazio-temporale, se invece parliamo del momento in cui tagliare, posto che abbiamo girato bene tutte le scene, bisogna considerare cosa stiamo montando.

Stiamo montando un dialogo? Una sequenza senza dialogo ma con base musicale? La base musicale è lenta o veloce?

Come nel caso del videoclip se la base è veloce sarà necessario fare tagli con sequenze brevi che diversamente apparirebbero sbagliate e viceversa, se la musica è veloce si opera un montaggio a stacco netto, se la musica è lenta possiamo inserire dissolvenze incrociate.

Una regola forse non scritta ma che consigliamo è di alternare nel montaggio sequenze riprese con piani totali a sequenze con primi piani, quindi largo/stretto/largo.

Tagliare/interrompere l’azione non deve trarre in inganno, non stiamo interrompendo l’azione del protagonista, stiamo semplicemente cambiando punto di vista o accelerando temporalmente, facciamo un esempio:
il protagonista del film esce dall’ufficio e deve raggiungere la propria dimora, le azioni che svolge saranno: salutare i colleghi, uscire dall’ufficio, andare in strada, camminare verso la propria auto (o verso la fermata di un mezzo pubblico) salire in auto (o sul mezzo pubblico), percorrere un tragitto stradale, parcheggiare l’auto (o scendere dal mezzo pubblico), raggiungere casa, suonare il campanello o aprire la porta, entrare in casa.

Sono dieci diverse complesse azioni solo per uscire dall’ufficio e entrare in casa, è pacifico che non si può tediare lo spettatore con una serie di eventi perfettamente immaginabili anche senza farli vedere e che potrebbero prenderci, se li seguissimo nella reale totalità, anche 15, 20 o 30 minuti di tempo del film, tenuto conto del traffico e della distanza ufficio-casa del protagonista.

Si capisce che tutto ciò non avrebbe senso.

Delle predette dieci azioni quali salvare? Sicuramente una di quelle iniziali, l’uscita dall’ufficio, poi con un escamotage stacchiamo su un altro momento e su altri protagonisti della storia magari la famiglia a casa che lo aspetta, qualche secondo dopo ci riagganciamo al nostro attore che è arrivato a casa e apre la porta o suona il campanello.

Su dieci azioni ne servono solo due, tutto quello che sta in mezzo è pacificamente scontato ed è inutile farlo vedere se nella sceneggiatura delle restanti otto azioni non deve succedere nulla che debba modificare gli eventi. Abbiamo raccontato in trenta secondi filmici trenta minuti di vita reale.

Allo spettatore non cambia nulla, non si è annoiato a vedere cose che non servono e ha capito esattamente quello che c’era da capire, il soggetto che uscendo dall’ufficio deve arrivare a casa, punto.

La lunghezza delle sequenze che monteremo dara al film un ritmo preciso, sequenze lunghe daranno un ritmo lento e sequenze veloci daranno un ritmo veloce.

Tutto dipende dalla narrativa del racconto, un film a carattere poliziesco in una concitata sequenza di eventi quali un inseguimento o un conflitto a fuoco assumerà necessariamente fin dalle riprese una modalità di racconto e montaggio concitati.

La fase successiva, pensiamo a dei rapinatori asserragliati in una banca che conducono una trattativa per cercare di salvarsi a una rapina finita male, assumerà un ritmo più lento e logorante e porterà via buona parte del metraggio del film.

Una storia d’amore prevederà sequenze lunghe, con tagli più dilatati nel tempo, una scena d’azione può invece prevedere l’aggiunta dello slow motion nel momento culminante per evidenziare in maniera precisa un determinato punto.

Un modo di montare che va molto in voga in tempi recenti è la cosiddetta “speed ramp”, rampa di velocità in italiano.

In pratica, caricata un sequenza in timeline, lasciamo andare le immagini per qualche secondo, quindi operiamo un primo taglio, lasciamo scorrere ancora fino a un punto determinato e operiamo il secondo taglio, la parte compresa tra questi due tagli andrà accelerata a 20X, concludiamo con l’ultimo frammento della clip che andrà rallentato al 50%. Nel punto di accelerazione inseriremo un effetto sonoro di swoosh (una specie di soffio di vento) che sottolinea il punto. L’esito di tale clip sarà una sequenza che parte normale, accelera repentinamente in concomitanza di un particolare momento, sottolineata dall’effetto sonoro e finisce col decelerare, molto bello visivamente.

Claudio NP

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