Il linguaggio delle inquadrature. Lezione video #16

Si può rendere accattivante una storia semplicemente attraverso il linguaggio delle inquadrature ? Certo che si.
Dobbiamo immaginare la previsualizzazione di come verrà in proiezione e per fare questo tramite una persona esperta di disegno bisogna mettere su carta o su foglio elettronico la trasposizione della sceneggiatura, in pratica bisogna realizzare il famoso “storyboard”.

Lo Storyboard altro non che la rappresentazione su tavole della sceneggiatura del film, in pratica il nostro film a fumetti, ci servirà per andare sul set con le idee già chiare su come agire, che lenti usare per ogni scena, come posizionare gli attori e cosi via. E’ pacifico che nulla è per sempre, in fase di realizzazione possiamo sempre cambiare idea sulla base di imprevisti o nuovi eventi o nuove idee o perché ci si può accorgere di errori o di valutazioni da modificare.

Tale modo di agire è ovviamente appannaggio delle produzioni industriali ma nulla vieta che nella nostra piccola idea di film che vogliamo realizzare possiamo creare qualcosa di simile avvalendoci di collaboratori esperti nelle tecniche di disegno o perché no, semplicemente abbozzando noi stessi su un foglio un idea di scena.

Detto questo, passiamo ad analizzare l’argomento di questo articolo ovvero il linguaggio delle inquadrature. Abbiamo parlato negli altri articoli di “distanza cinematografica”, spieghiamo adesso come metterla in pratica per la maggior parte delle focali, tenendo presente che un film si può realizzare con appena tre lenti, un grandangolo, un normale e un teleobiettivo.

 

 

I CAMPI

Ogni porzione di spazio coperta da un obiettivo prende il nome di “campo” ed è ovvio che questo spazio sarà tanto maggiore quanto maggiore sarà l’angolo abbracciato dallo stesso, pertanto un grandangolo inquadrerà una porzione di spazio superiore a un normale o a un tele.

Avvalendoci della terminologia italiana avremo pertanto i seguenti campi:

Campo lunghissimo, in sigla C.L.L. Corrisponde al maggior spazio possibile inquadrato dalla lente montata sulla camera ed ha una propria funzione descrittiva dell’ambiente in cui si svolge o si sta per svolgere l’azione. Qui facciamo una precisazione, in ambito urbano un grandangolo serve per coprire un campo di ripresa ampio sopratutto se in spazi ristretti ma in ambito paesaggistico anche un obiettivo normale sarà capace di coprire un ampia porzione di ripresa, pensiamo di essere in quota e inquadrare il paesaggio, da quelle distanze anche la lente da 50mm abbraccerà una porzione di spazio immensa, pertanto campo e angolo di campo non sono la stessa cosa ma vivono uno in funzione dell’altro, cioè l’angolo di campo della lente espresso in gradi serve a informarci quale porzione di spazio coprirà.

Il campo lunghissimo si utilizza per inquadrature statiche e non dinamiche, anche perché effettuare dei movimenti di camera non porterebbe alcun beneficio in quanto difficilmente si noterebbero.

L’unico movimento di camera possibile pertanto rimane la panoramica se fine al racconto, cioè se vogliamo evidenziare, con la rotazione della camera, tutto il paesaggio circostante se più grande della porzione di spazio inquadrata dalla stessa in posizione fissa e se nel racconto dobbiamo meglio evidenziare una determinata direzione di svolgimento dell’azione.

Campo lungo, in sigla C.L. Corrisponde a una porzione di spazio ridotta rispetto a quella precedente e spesso segue al C.L.L. Si usa in esterni per inquadrare per intero ad esempio una strada o una struttura, insomma un qualsiasi luogo dove si svolge l’azione, serve a inserire nella scena il centro di interesse, spesso persone, nel quadro della globalità del contesto in cui ci si trova.

In ambito urbano il campo lungo si usa per inserire il o i protagonisti nel contesto in cui si trovano facendo capire agli spettatori il luogo esatto delle riprese, tale inquadratura può essere propedeutica alla scena successiva in cui il o i protagonisti saranno poi ripresi da vicino nello svolgimento preciso dell’azione o seguiti nel dialogo che ne consegue.

Campo medio, in sigla C.M. Corrisponde a una porzione di spazio ancora più ridotta rispetto al campo lungo. Serve a evidenziare ancora meglio il soggetto o i soggetti sempre inseriti nell’ambiente in cui si trovano, ambiente che continua comunque a essere riconoscibile.
In questa inquadratura la figura umana appare più presente e diventa protagonista dell’azione.

Il campo medio consente di tenere agganciati sullo stesso quadro più personaggi inseriti nel contesto delle riprese e evidenzia meglio il rapporto con l’ambiente circostante.

Campo totale, in sigla C.T. Corrisponde a una porzione di spazio ancora più ravvicinata rispetto al campo medio, l’ambiente circostante è sempre facilmente riconoscibile ed è una via di mezzo tra il campo medio e la figura intera. Qui il soggetto, inquadrato con più “aria” attorno rispetto alla figura intera, risulta meglio visibile mentre si riduce l’ambiente che lo circonda, restando comunque sempre riconoscibile.

Utilizzando per la ripresa un medio tele riusciamo a far meglio “staccare” il soggetto operando una sfocatura dello sfondo

Il campo totale è l’ultima inquadratura denominata campo, tenendo presente che nella scala gerarchica delle inquadrature tale campo è anch’esso propedeutico a una successiva inquadratura ravvicinata che non sarà più campo ma piano di ripresa, in quanto da adesso in avanti le inquadrature diventano “Piani”.

 

 

I PIANI

Figura intera, in sigla F.I. Il termine figura è riferito chiaramente alla persona, pertanto con tale inquadratura si filmeranno una o più persone comprendendo nel quadro lo spazio occupato dalla testa, eventuale copricapo compreso, fino ai piedi.

E’ la classica inquadratura che riprende per intero la figura umana spesso in ambientazioni interne, mettendone il personaggio al centro dell’interesse del racconto e inserendolo nell’ambiente in cui si trova. Rispetto al campo totale qui siamo in una fase un pò più stretta dove non ci interessa evidenziare in maniera esaustiva l’ambiente circostante, anzi, se tale ambiente è già stato mostrato, adesso ne facciamo a meno usando una lente molto veloce che ci consente di sfocare anche leggermente lo sfondo ottenendo una bassa profondità di campo. La diversità con il campo totale sta proprio qui, nella copertura minore dell’ambiente e nel fatto che privilegia la persona rispetto allo spazio.

Piano americano, in sigla P.A. Il piano americano origina dalle particolari inquadrature dei film americani sopratutto del genere western, laddove i protagonisti erano sovente inquadrati dalla testa fino alle ginocchia a evidenziarne l’armamento, poi tale inquadratura è diventata famosa perché è stata usata tantissimo in ambito televisivo facendone una via di mezzo tra la figura intera e il piano medio o mezza figura.

Mezzo primo piano, in sigla M.P.P. o Piano medio in sigla P.M. In questo caso abbiamo un tipo di inquadratura che viene identificata con due termini diversi riferendosi allo stesso taglio. Come da titolo è una inquadratura che privilegia la figura umana inquadrandola dalla testa al mezzo busto. In ambito televisivo è la classica inquadratura da telegiornale chiamata per appunto mezzo busto.

Primo piano, in sigla P.P. Il primo piano comprende un taglio che va dalla testa fino alle spalle ed è l’inquadratura più bella e interessante che mette in risalto il viso di una persona. Solitamente si preferisce operarla con una lente medio tele, ma va bene anche un normale, entrambi preferibili ad ampia apertura di diaframma per fare staccare il soggetto e isolarlo dallo sfondo con una bassa profondità di campo.

Primissimo piano, in sigla P.P.P. Il primissimo piano è la classica inquadratura che riempie lo schermo in quanto inquadra solamente il viso di una persona. Serve a evidenziare aspetti o emozioni del soggetto inquadrato. E’ ovviamente una inquadratura d’effetto in quanto riempendo lo schermo non lascia spazio a elementi di distrazione e focalizza l’attenzione dello spettatore sugli aspetti che vogliamo mettere in evidenza.

Dettaglio. L’inquadratura di dettaglio può essere operata su persone o cose. Nel caso di una persona la macchina da presa indaga su un particolare che potrebbe essere un parte del viso o del corpo, nel caso di oggetti si tratta di mettere in risalto una porzione di un oggetto e in base alle dimensione decidere se è necessaria una lente macro. Da ciò si evince che anche per i dettagli su persone possono essere essere necessarie lenti macro perché le lenti normali non riescono a mettere a fuoco oltre certe distanze ravvicinate.

Da quanto sopra spiegato si evince che sia per quanto riguarda i campi sia per i piani ci si riferisce a porzioni di distanze e non a porzioni di figura.

 

 

LE INQUADRATURE

Un altro elemento che determina le inquadrature è l’angolazione di ripresa ovvero la posizione della camera rispetto all’asse ottico, ci spieghiamo meglio: se inquadriamo la cannuccia di una bibita lateralmente vedremo un tubicino orizzontale ma se la inquadriamo frontalmente dal lato del foro essa ci apparirà come un elemento circolare con un foro al centro.

Quindi rispetto all’asse ottico della fotocamera o all’asse dell’orizzonte possiamo classificare le nostre inquadrature in:

Normali quando l’orizzonte risulta parallelo ai margini superiore e inferiore del quadro.

Inclinate (a destra o a sinistra) tenendo presente che l’inclinazione in ripresa è al contrario rispetto alla posizione della camera.

Quindi avremo ripresa inclinata a sinistra con fotocamera inclinata a destra e viceversa.

La ripresa inclinata è appannaggio principalmente della fotografia, in cinematografia (ma anche in fotografia) una leggera inclinazione è ovviamente un errore frutto di una ripresa non in bolla, mentre una inclinazione maggiore è ovviamente voluta e deve essere valutata caso per caso in base ai canoni estetici del racconto.

Spesso la ripresa inclinata non viene operata a camera fissa ma si tratta più che altro di riprese che partendo da macchina in bolla eseguono una rotazione o al contrario sono riprese che passano dalla posizione inclinata a quella in bolla.

Capovolte quando l’asse ottico della fotocamera risulta ruotato di 360°.
Oggi vanno di moda le riprese in movimento che ruotano di 360° durante lo svolgimento dell’azione. Sono riprese molto suggestive usate sopratutto nella pubblicità e nei videoclip musicali, si chiamano roll 360°.

Dall’alto. Le riprese dall’alto, quindi con la camera che punta verso il basso, possono essere operate per inquadrare un paesaggio da una posizione elevata o nel caso di inquadrature di soggetti o persone, avendo la caratteristica di schiacciare il soggetto, hanno una precisa funzione narrativa e psicologica ovvero di incutere superiorità o sminuire o per incutere timore.

Dal basso, quindi con la camera puntata verso l’alto, hanno una funzione opposta alla precedente, possono essere operate per slanciare la figura umana facendo apparire più alta una persona o per metterla in risalto aumentandone l’importanza o lo stato caratteriale. Nel caso di ambienti urbani, la ripresa dal basso verso l’alto slancia i palazzi accentuando la fuga prospettica verso il cielo, in quest’ultimo caso bisogna fare attenzione all’esposizione della scena in quanto potremmo ottenere cieli molto slavati se l’ambiente cittadino risulta in ombra e si espone per queste. Gioca il solito ruolo fondamentale la ripresa in Log per ampliare la gamma dinamica.

Verticali. La ripresa sulla verticale risulta molto suggestiva sopratutto oggi che vanno di moda le riprese con i droni. La verticalità dell’inquadratura, sopratutto se operata in movimento seguendo il soggetto, mette in risalto l’ambiente in cui ci si trova da una prospettiva insolita risultando eccellentemente coreografica e accattivante. (Ricordiamo che l’uso di droni presuppone la conoscenza e il rispetto di determinate leggi e/o regolamenti specifici).

La carrellata, come si evince dal nome si tratta di una ripresa operata con un carrello comunemente definito “Dolly” sopra cui è montata la camera e spesso anche l’operatore. Il Dolly può essere a ruote gommate se le riprese avvengono in luoghi con pavimentazione liscia o a ruote metalliche da far scivolare su binario se il luogo di riprese è sconnesso come in un ambiente esterno.

La carrellata si può operare in direzione perpendicolare rispetto alla camera, quindi verso destra o sinistra o in avvicinamento o allontanamento. Altresì esiste la carrellata semicircolare che ruota di 180° rispetto al punto di inquadratura con effetto di circondamento. La carrellata è molto importante tra le varie modalità di ripresa perché movimenta l’inquadratura che altrimenti risulterebbe statica se operata su treppiedi, ad esempio un dialogo tra due persone sedute a un tavolo risulta più gradevole da seguire se raccontato attraverso un continuo movimento tra gli interlocutori.

La panoramica presuppone la ripresa con camera su treppiedi e la rotazione della testa lentamente a destra o sinistra assolvendo il compito di seguire un soggetto. Ha altresì il compito di mettere in evidenza per intero il luogo dove si svolge l’azione e ha una funzione descrittiva anche se è una modalità di racconto che tende a non essere più utilizzata in quanto crea un rallentamento dell’azione dilatando i tempi. Un accortezza tecnica, indipendentemente dal motivo per cui opererete una panoramica essa va realizzata molto lentamente per evitare la distorsione obliqua delle linee verticali tipica delle camere che non montano sensori con tecnologia Global Shutter, che attraverso una lettura contemporanea delle linee della scena fanno si che le linee degli oggetti risultino perfettamente verticali, questo rispetto ai sensori, la maggior parte, che utilizza la tecnologia opposta che causa il fenomeno chiamato Rolling Shutter in cui tutto ciò che è verticale appare in maniera obliqua.

Tra le panoramiche possibili una molto accattivante è quelle denominata “a schiaffo” in cui la camera passa dall’inquadratura di un soggetto staticamente a una violenta rotazione verso un lato dilungando questo tempo di rotazione, questo movimento è sovente accompagnato da un suono veloce chiamato “swish” che ne accentua il movimento. Nel montaggio, la scena successiva statica, fa da contraltare risultando pertanto un modo particolare di cambio scena e/o situazione.

Come per l’accortezza precedente pur se molto facile da realizzare risente del fenomeno anzidetto facendo risultare sgraziata la ripresa se sono presenti elementi verticali che apparirebbero molto obliqui proprio in virtù della elevata velocità di realizzazione del movimento di rotazione, valutate caso per caso.

I movimenti di camera carrellata e panoramica necessitano di tempi di realizzazione omogenei cioè regolari, è un errore partire lento e arrivare veloce. Ecco perchè recentemente grazie a nuove tecnologia come gli apparecchi slider si preferisce delegare questi movimenti a teste motorizzate montate su binari, gli slider appunto, comandabili in ogni movimento di rotazione o slittamento.

Alla fine di tutte queste regole scritte deve comunque risultare pacifico che ognuno di noi è libero di operare mantenendosi rigorosamente all’interno di esse oppure uscirne fuori del tutto o parzialmente, ma come abbiamo sempre detto l’importante è conoscere le regole prima di romperle. Pertanto per ogni modalità di inquadratura ne esistono infinite altre che si insinuano nella logica della nostra sceneggiatura, proviamole e usiamo quelle che riteniamo più idonee al momento, con una sola regola nella regola: ogni inquadratura deve indissolubilmente legare alla successiva per cui mentre giriamo immaginiamo il montaggio e immaginiamo il film montato nella nostra testa coinvolgendo la troupe, solo così potremo realizzare un prodotto accattivante e perché no, in regola quanto più possibile con le regole.

Claudio NP

 

 

 

 

 

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