Il Follow Focus. Lezione #46 Video

L’accessorio di cui parliamo questo mese è uno degli strumenti più importanti della ripresa cinematografica, quello che consente all’assistente operatore di tenere bene a fuoco i soggetti inquadrati dalla cinepresa.

Il follow focus, o inseguitore del fuoco in italiano, altro non è che uno strumento meccanico che movimenta la ghiera di messa a fuoco delle lenti, in pratica permette di regolare il fuoco trasformando la rotazione perpendicolare alla camera e orizzontale della ghiera in una rotazione parallela e verticale.

Questa “magia” consente all’operatore di dedicarsi esclusivamente alla ripresa, demandando il compito di inseguire il fuoco all’assistente preposto.

 

 

Come è fatto

Vediamo nel dettaglio come è costruito e di cosa si tratta:
un buon inseguitore del fuoco è costruito d’obbligo in metallo che garantisce robustezza e durabilità, ogni componente segue un preciso standard. Una manopola dentata principale è collegata a ingranaggi che trasformano, come detto prima, la rotazione orizzontale (rispetto al piano camera) della ghiera di messa a fuoco, in una rotazione parallela al corpo camera. La funzione è ovviamente quella di permettere a una seconda persona, rispetto all’operatore video, di movimentare la ghiera della messa a fuoco o della variazione di focale, degli obiettivi a cui è collegato.

Lo standard di trasmissione della rotella che aggancia la ghiera della lente ha un passo di 0.8 e lo stesso passo dentellato lo si ritrova pertanto sulle ghiere degli obiettivi di classe cinema, in modo che possano agganciarsi e ruotare col comando della manopola di regolazione.

Questi ingranaggi sono montati in una struttura a L la cui base ha una barra di fissaggio con due fori per permetterne l’inserimento nei binari degli spallacci. I binari su cui si inseriscono gli inseguitori del fuoco hanno un diametro standard di 15 mm e l’interasse tra i due fori è di 60mm. Queste sono le misure per i dispositivi per camere di classe fotografica, per macchine cinematografiche di dimensioni maggiori esistono modelli con misure adeguate.
La manopola principale, quella con cui si regola la messa a fuoco, ha un movimento delicato e preciso, ma la sua resistenza o scorrevolezza alla rotazione dipende ovviamente dalle caratteristiche della ghiera degli obiettivi su cui lavora.

 

 

Gli obiettivi cinematografici possono avere da due a più ghiere dentate con passo standard per i folllow focus, una è ovviamente dedicata alla regolazione della messa a fuoco, la seconda serve a regolare il diaframma e la terza è presente solo negli obiettivi a focale variabile per movimentare lo zoom.

Il follow focus può essere montato, facendolo scorrere sui binari, sulla ghiera che si preferisce movimentare.

Ci sono anche modelli particolarmente sofisticati che permettono il montaggio della manopola di regolazione del fuoco sia dal lato destro sia dal lato sinistro dell’obiettivo.

La manopola di regolazione del fuoco ha anche una parte bianca in plastica a cui si possono o attaccare degli adesivi o scriverci sopra delle indicazioni con un pennarello cancellabile. Le scritte che vi si appongono sono dei riferimenti, per l’addetto ai fuochi, dei punti di messa a fuoco della scena inquadrata. A questi punti si fanno coincidere dei blocchi di fine corsa ruotabili, presenti nella manopola, che si fissano e stringono in modo che nel passaggio da un punto A a un punto B della rotazione, ci sia un fermo preciso di inizio e fine.

 

 

Ci si chiederà, ma come fa l’addetto ai fuochi a sapere come e quando deve ruotare la messa a fuoco ? E’ molto semplice, a parte che nella squadra vi sono un regista e un direttore della fotografia che danno le indicazioni operative, ad ogni modo, sulla slitta superiore della camera da presa è normalmente collegato uno schermo, ruotato verso l’addetto alla messa a fuoco, in modo che egli possa seguire l’azione ripresa e regolare di conseguenza la manopola.

Dal costo superiore esiste anche il follow focus elettronico, dove oltre alla parte che resta agganciata meccanicamente all’obiettivo, il dispositivo ha la manopola di regolazione separata e funziona inviando i dati di rotazione per mezzo di collegamento Bluetooth. In pratica l’assistente operatore, senza più la necessità di stare attaccato fisicamente alla cinepresa, fa il suo lavoro di regolazione dei fuochi stando a debita distanza, potendo seguire l’azione anche da uno schermo diverso da quello attaccato alla macchina da presa.

Fin qui abbiamo parlato di lenti di classe cinema dalle caratteristiche sofisticate e dal costo spesso impegnativo, ma se volessimo utilizzare le lenti fotografiche di cui siamo dotati è possibile lo stesso usare il follow focus?

Si, ma per poter usare lenti fotografiche e non rovinarne la ghiera gommata di messa a fuoco dobbiamo utilizzare una fascetta dentellata che, avvolta attorno all’obiettivo fotografico, lo dota della dentellatura con il passo standard degli obiettivi cinema.

Questo accessorio è solitamente dato in dotazione, diversamente lo si può acquistare a parte. Stretta per bene alla lente fotografica permette quindi di agganciare la rotella dentata del follow focus e poter eseguire la rotazione della ghiera.

Le lenti di classe cinema si differenziano dalle fotografiche oltre che per la diversa ghiera dentata anche per una rotazione molto più lunga e morbida del fuoco. Hanno le indicazioni serigrafiche in metri e piedi su ambo i lati e riportano un valore di diaframma espresso in T invece che in F. La T rappresenta la quantità effettiva di luce che passa attraverso la lente. Il cambio di fuoco, sovente, non comporta nessun cambio di focale, non soffrendo pertanto di “respiro” come molte lenti dedicate alla fotografia.

 

 

Lo spallaccio

Non è possibile usare un follow focus senza un dispositivo su cui montarlo perché va necessariamente infilato su dei binari.

L’accessorio deputato a questo scopo è lo spallaccio, uno strumento che permette di montare la fotocamera, e utilizzarla a spalla, come le telecamere professionali.

Lo spallaccio ha pertanto una spalliera in gomma, da appoggiare sulla spalla e una struttura a binari tubolari a cui agganciare la fotocamera al centro e sul davanti gli accessori come il follow focus e l’eventuale paraluce a bandiera. Sull’estremità anteriore, lateralmente, sono presenti due maniglie regolabili a piacimento sia in rotazione che in larghezza.

Con un simile dispositivo meccanico si capisce che la camera a esso collegata avrà tre punti di appoggio, la spalla e le mani, questo consente di effettuare riprese molto stabili e livellate. Sul retro, sempre sui binari, è possibile agganciare registratori esterni o pacchi batteria per alimentare la camera e gli schermi collegati alla stessa, lo standard di fatto in questi casi sono le batterie con attacco V-Lock. Ovviamente va anche prevista la piastra di montaggio batteria da inserire sui binari. Si tratta di accessori professionali dal costo non proprio economico.

 

 

L’uso in pratica

Con una tale configurazione sarete in grado di padroneggiare qualsiasi video ripresa da effettuarsi a mano libera e anche di seguire l’azione camminando. 
L’operatore video potrà concentrasi sulla gestione dell’inquadratura senza doversi preoccupare di ciò che deve essere a fuoco, a questo penserà il collega assistente operatore che manovrerà la manopola dei fuochi ruotandola secondo copione, meglio se del tipo Bluetooth.

Una volta montata tutta l’attrezzatura necessaria occorre fare le prove di ripresa e prendere le distanze dei fuochi segnando i punti sulla manopola del regolatore di fuoco, dotatevi di un pennarello non indelebile.

La cinematografia utilizza ancora, fisicamente, la bindella o metro flessibile, per prendere le distanze di messa a fuoco. La rilevazione di questi dati serve per la regolazione del diaframma della camera e capire cosa sarà a fuoco e cosa no. Professionalmente il diaframma di lavoro si decide prima, non dopo, come siamo soliti fare in base alla luce disponibile. In ambito professionale la luce, se serve si accende, se non serve la si abbassa, con i filtri.

Gli schermi monitor necessari a una ripresa di stampo cinema devono essere almeno due, il primo montato sulla camera è asservito alle necessità dell’assistente operatore, il secondo di dimensioni maggiori serve al regista che seguirà l’azione direttamente sullo schermo. 
Mentre lo schermo connesso alla camera prende il segnale video direttamente da questa, affinché vi possa essere un secondo schermo che permetta di visualizzare le stesse riprese a distanza, si rende necessario inviare un segnale per mezzo di trasmettitori video a banda radio collegati alle prese filettate di servizio dello spallaccio.

Da ciò descritto si capisce che lo spallaccio è l’elemento base a cui vanno avvitati tutti gli accessori della video ripresa professionale, il peso tutto compreso diventa allora un fattore determinante.

Meglio scegliere modelli che siano predisposti per carichi adeguati a ciò che andrete a montare. Allo stesso modo dovrete scegliere un treppiedi a cui si possa avvitare la struttura sopra descritta e sceglierlo abbastanza robusto e predisposto per un carico adeguato.

Non ci resta che augurarvi ottime riprese.

Claudio NP

 

 

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