Il 50mm tra fotografia e video. Anatomia di una focale. Lezione Video #11

Quale è la differenza tra una lente a focale fissa e una a focale variabile comunemente conosciuta come zoom o trasfocatore?

Il primo elemento di distinzione è ovviamente l’angolo di campo che nel caso della focale singola è fisso mentre nello zoom è variabile tra un minimo e un massimo. Questa particolarità consente di variare con continuità la focale tra i due valori, ad esempio un 24/70mm permette di fotografare tra l’angolo di campo di un 24mm e quello di un 70mm. Gli zoom poi si dividono tra quelli a diaframma costante e quelli a diaframma variabile, appartengono alla prima categoria quelli a costruzione professionale con un diaframma fisso generalmente f/2.8 mentre alla seconda categoria appartengono gli zoom non professionali a doppio valore di diaframma ad esempio f/2.8-4 oppure f/4.0-5.6 etc.

E’ pacifico che se utilizzata in ambito video quest’ultima non consente di utilizzare la funzione di zoomata per riprese in continua perché al variare della focale varierà anche la quantità di luce che colpisce l’elemento sensibile causando una brusca differenza di luminosità.

Pertanto a meno di costruzioni particolarmente costose e dedicate a un utenza professionale solitamente gli zoom sono un compromesso volto a contenere in un unico obiettivo la somma di più focali e non sempre garantiscono una uniformità di resa, alcune lenti tendono a “cedere” alla focale massima, alcune danno il meglio alle focali intermedie, alcune a tutta apertura presentano vignettatura o differenza di nitidezza tra il centro e i margini. Alcuni di questi problemi si risolvono diaframmando mentre alcune aberrazioni tendono a rimanere tali e non sono influenzati dalla chiusura dell’iride. E comunque anche le focali fisse possono presentare gli stessi problemi di aberrazioni o differenze di nitidezza centro bordi/ vignettatura, ma avendo costruzioni meno complesse per il fatto che devono assolvere a un singolo compito possono essere meno soggette ai problemi illustrati.

Fatta questa breve premessa ci pare pacifico assumere che una focale fissa ha sicuramente una marcia in più nei più svariati parametri che compongono le sue prestazioni.

In questo articolo tratteremo una singola focale fissa, il “prime” per eccellenza, l’obiettivo considerato “normale”, quello che negli anni 70 del secolo scorso era il re incontrastato degli obiettivi forniti a corredo di primo equipaggiamento con ogni reflex 35mm di qualsiasi marca ovvero il 50mm, solitamente declinato in due versioni la f/1.4 e la f/1.8 ma non sono mai mancate altre varianti più o meno luminose. Se la differenza di appena un terzo di diaframma non è condizione essenziale si può optare tranquillamente per la versione meno luminosa in quanto più economica e più leggera e dalle performance assolutamente in linea.

 

Foto realizzata con obiettivo Canon EF 50mm f/1.8 STM

 

Che cos’è un obiettivo “normale” ? Ogni formato fotografico ha il suo “normale”, si definisce normale quella lente la cui focale è uguale o prossima alla diagonale del fotogramma, nel caso del formato 35mm posto che la diagonale del fotogramma 24X36mm è pari a 43 mm, tutte le focali tra i 43 e i 60mm sono considerate “normali” per questo formato con un angolo di campo compreso tra 46° e 40°.

Il medio formato a pellicola 6X6 cm invece avendo una diagonale di 79 mm ha nella focale 80mm il suo obiettivo normale, mentre nel formato inferiore da 6X4,5cm con una diagonale di 72mm ha nella focale 75mm la sua versione normale.

C’è anche un altro fattore cha ha contribuito al nome di normale per queste focali, il fatto che l’angolo di campo coperto è genericamente accettato come prossimo al campo visivo normale di un essere umano, (anche se poi vedremo in realtà non corrisponde affatto) in pratica i nostri occhi attraverso la visione binoculare abbracciano un angolo di campo che per ampiezza è simile alla focale di questi obiettivi, ecco perché quando fotografiamo con tale focale la foto risultante non presenta nessuna delle caratteristiche proprie delle foto realizzate con altre tipologie di obiettivi, ovvero lo schiacciamento dei piani per le focali teleobiettivo e le deformazioni laterali tipiche dei grandangolari. In pratica una foto fatta con una lente da 50mm avendo un angolo di campo simile alla visione umana presenta una visione rilassante, senza deformazioni e in linea con il nostro sguardo perché ci mostra una riproduzione della realtà fedele all’impressione visiva che se ne ricava sia guardando una foto già realizzata sia guardando la scena che si presenta davanti a noi nel momento in cui ci apprestiamo a realizzare la foto. A onor del vero sarebbe il 35mm la focale più completa dal punto di vista del campo visivo umano, infatti i nostri occhi sono abituati a scandagliare la scena davanti a noi, se invece teniamo lo sguardo fisso e non consideriamo più di tanto gli estremi della scena ecco che il 50mm può essere considerato la focale ideale per la rappresentazione della nostra realtà visiva.

 

Foto realizzata con 35mm Fuji f/1.4 Aps-C corrispondente a 50mm su full frame

 

Alcuni esempi di 50mm: il Nikon f/1.4 AF-D ha 7 elementi in 6 gruppi con una distanza minima di messa a fuoco di 45cm, il diametro filtri è di 52mm e un peso di 210 grammi, la versione 1.8 pesa invece 155 grammi avendo 6 elementi in 5 gruppi. Di recente Nikon per le mirrorless Z ha messo in commercio un incredibile 58mm Noct dalla incredibile luminosità di f/0.95. Nella produzione Nikon vi sono anche le lenti della serie a fuoco manuale AI a partire dal modello di 50mm con diaframma f/1.2 oltre ai classici f/1.4 e f/1.8 per finire con una versione da 55mm Micro (nella denominazione della casa giapponese) con diaframma f/2.8 e un 45mm f/2.8.

Pentax preferì nella sua produzione a fuoco manuale per la serie di reflex M declinare questa focale in tre versioni, la f/1.4 (7 lenti in 6 gruppi) – f/1.7 (6 lenti in 5 gruppi) e f/2.0 (5 lenti in 5 gruppi) tutte e tre le versioni hanno in comune una distanza minima di messa a fuoco di 45 cm, ma nella sua storia vi sono anche le ottime produzioni a vite della precedente serie Takumar e le successive versioni per le reflex autofocus.

Tutti i maggiori produttori di fotocamere hanno sempre tenuto in catalogo diverse versioni di 50mm, non fa eccezione ad esempio Canon con le sue versioni FD a fuoco manuale tra cui spicca il 50mm f/1.2 serie L new FD o di diverse versioni anche macro come i due 50mm f/ 3.5 S.S.C. e New FD o i 55mm f1.2. Tra le versioni autofocus nate a partire dal 1986 si distinguono il 50mm f/1.0 L USM, il f/1.2 L USM e i classici della serie non L f/1.4 e f/1.8, quest’ultima con una recente versione per le mirrorless serie R.

Con un diaframma di f/1.4 nella ripresa video si possono ottenere bokeh strepitosi e accattivanti dal look cinematografico e anche se a diaframma tutto aperto il fotogramma non dovesse brillare per nitidezza ai bordi bisogna considerare che comunque stiamo sfocando volutamente e questo rende il quadro ancora più pastoso.
Il 50mm è la focale che ci costringe a fare due passi in avanti per isolare maggiormente una scena o al contrario a fare due passi indietro per un inquadratura più larga non disponendo di un grandangolare come un 35mm.
Abbiamo citato prima tante ottiche a fuoco manuale per un preciso motivo, in campo video nelle attuali mirrorless grazie al ridotto “tiraggio” è possibile usare oltre alle lenti attuali, autofocus e/o stabilizzate e originali del produttore del corpo macchina o di costruttori terzi, anche il vastissimo parco ottico del passato tramite anelli adattatori di formato, attingendo alla enorme quantità di materiale usato di marchi della fotografia come Pentax, Nikon, Canon, Minolta, Leica, Fuji, Olympus etc.

Ovviamente bisogna accettarne i compromessi, essendo ottiche del passato nate per fotografare hanno un evidente respiro durante i cambi di fuoco in quanto lo spostamento delle lenti fa fuoriuscire parte del barilotto in avanti, nella scelta per uso video bisogna considerare il numero di elementi che compongono il diaframma essendoci in commercio anche obiettivi con appena 5 o 6 lamelle che producono fuori fuoco pentagonali o esagonali, una situazione che oggi viene difficilmente accettata visto che i moderni obiettivi tendono ad avere tra le 7 e le 11 lamelle per ottenere sfocati perfettamente circolari.

 

Esempio di diaframma a 6 lamelle con Pentax 50mm f/1.7

 

Una raccomandazione utile, dovendo cercare obiettivi del passato è preferibile scegliere quelli a fuoco manuale, tenendo comunque a mente che anche montando lenti autofocus tramite anelli adattatori specifici non potrebbe essere possibile ottenere le stesse prestazioni velocistiche di un ottica della stessa marca del corpo o comunque specifica per quell’innesto.

L’ottica vintage a fuoco manuale presenta delle caratteristiche fondamentali per il corretto utilizzo in una moderna mirrorless per uso video, intanto l’anello del diaframma, condizione essenziale per regolarlo essendo pacifico che non disponendo di contatti elettrici la lente risulta trasparente al corpo macchina e infatti bisogna impostarla per scattare senza obiettivo. Sul barilotto delle lenti del passato sono poi riportati alcuni elementi utili come la scala delle distanze in metri e piedi e ancora più utile la scala delle profondità di campo per il calcolo dell’iperfocale asservita ai vari diaframmi, in pratica possiamo sapere in anteprima quale sarà lo spazio utile entro cui la nostra scena sarà a fuoco. Nell’esempio in foto ponendo un soggetto a 5 metri di distanza e usando il diaframma f/8 la nostra zona di fuoco sarà compresa in uno spazio tra i 3 e i 15 metri (scala numerica dei metri gialla). Se il soggetto fosse posto a 10 metri la zona di fuoco si estenderebbe a infinito. Il trattino rosso che si vede a sinistra tra il numero 4 e il numero 8 indica lo spostamento del fuoco quando si utilizzano rullini a infrarosso nelle reflex a pellicola.

 

Scala dell’iperfocale nell’obiettivo Pentax 50mm f/1.7

 

Pensiamo a dei casi pratici di ripresa, nella realizzazione di una “soggettiva” proprio perché dobbiamo rappresentare la visione del soggetto, ciò che sta guardando, ecco che il 50mm è la focale ideale perché rappresenta esattamente quello che gli occhi stanno guardando niente di più e niente di meno.

Si potrebbe obiettare che nella ripresa paesaggistica il suo campo è molto ristretto, in effetti non è una focale adatta al paesaggio, ma è una focale ottime per la foto ritrattistica sia in formato portrait che landscape oppure nella ripresa video potrebbe essere la lente da usare per svariate sequenze, pensiamo a un videoclip o a un corto tenendo a mente la regola dei due passi avanti o indietro, se disponiamo dello spazio necessario ci possiamo girare tutto il nostro film. A diaframma f/1.4 o f/1.8 avvicinandoci al soggetto al massimo consentito che di solito si aggira sui 40/45cm, possiamo ottenere primi piani plastici con uno stacco sfocato di assoluta bellezza e pulizia.

Tra l’altro proprio perché tale focale non introduce aberrazioni distorsive del campo inquadrato risulta a nostro avviso una lente da tenere in considerazione, una lente che dopo averla usata vi farà innamorare di tutto quello che ci potrete fare, tenendo comunque a mente che se utilizzata su fotocamere APS-C la sua focale effettiva sarà tra i 75 e gli 80mm in relazione al fattore di moltiplicazione del sensore 1,5 o 1,6 del produttore della fotocamera.

CLAUDIO NP

 

 

Nikkor AF-S 50mm f/1.4 G

 

 

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