Grazie a loro. Lezione#39 Foto

La musica al pari della fotografia, che altro non è che una rappresentazione reale del mondo senza che l’uomo vi svolga una azione diretta, ha vissuto per tanto tempo l’impossibilità del salvare la creazione dell’opera e della sua riproduzione. La musica si ascoltava dal vivo, i più abbienti potevano permettersi musicisti al seguito a cui far suonare le melodie preferite, ma senza il musicista reale non era possibile ascoltare musica. Soltanto con la creazione delle tecnologie che hanno permesso la registrazione su disco e su nastro è stata data a tutti la possibilità di ascolto e di conservazione nel tempo, anche fuori casa quando i riproduttori diventano miniaturizzati e a batteria.

La rappresentazione del mondo affidava alla pittura la conservazione, ma la pittura presupponeva tempi di realizzazione molto lunghi, pensiamo ai ritratti, alle ore e ai giorni di posa necessari, ai panorami, che potevano trasformarsi nel frattempo per cause naturali.

Si sentiva la necessità di congelare le immagini del mondo in un modo veloce e facile da riprodurre.

Verso i primi anni del 1800, in maniera del tutto indipendente gli uni dagli altri, cinque inventori europei pongono le basi di quella che sarebbe diventata una delle arti più belle e creative del mondo moderno. Dobbiamo veramente dire grazie a loro, alle loro intuizioni, alle loro idee, se oggi possiamo realizzare una foto o un video e conservare per sempre una immagine del mondo.

 

  • Joseph-Nicéphore Niepce. 1765-1833 (F)
  • Louise-Jacques Mandé Daguerre. 1787-1851 (F)
  • William Henry Fox Talbot. 1800-1877 (Uk)
  • Hippolite Bayard. 1801-1887 (F)
  • John Frederic William Herschel. 1792-1871 (Uk)

 

Kodak Brownie

 

Ognuno di loro contribuisce in maniera determinante a mettere a punto un procedimento chimico per ottenere fotografie:

Niepce attraverso gli esperimenti con la camera obscura realizza la prima fotografia “Veduta dalla finestra a Le Gras”; Daguerre crea il primo procedimento trovando il modo di impressionare una lastra di metallo con lo iodio e di fissarla con sale marino e mercurio, chiamerà il risultato ottenuto Dagherrotipo; Talbot mette a punto il procedimento per ottenere il primo negativo della storia;
 Bayard riesce a ottenere i primi positivi diretti su carta;
Herschel effettua studi sulle proprietà dell’iposolfito di sodio per poter sciogliere i sali d’argento riuscendo a ottenere una fotografia negativa su carta.

C’è da chiedersi perché queste persone si sono concentrati su queste cose, l’umanità era in fermento, si viveva in un periodo di illuminazione creativa, si inventavano cose che stavano sconvolgendo e migliorando la vita, pensiamo all’elettricità, ai motori, al telegrafo, alla ferrovia, i progressi tecnologici erano immensi. Ma perché con tutte le possibili cose su cui concentrarsi, nel campo della medicina, della meccanica, questi inventori sentono l’esigenza di realizzare qualcosa che fissi su carta una immagine del mondo o di una persona?

Quando i primi esperimenti fotografici sono resi noti e la notizia si diffonde, corre il panico tra i pittori che credevano che la loro arte fosse giunta alla fine, credevano di restare senza lavoro, senza commesse. In effetti avevano ragione di preoccuparsi, forse era ancora prematuro, ma la strada era tracciata, il problema creato da questa nuova invenzione anche se non imminente era reale, ancora pochi anni e la gente avrebbe smesso di posare ore per farsi ritrarre.

La bellezza della foto stava nell’avere il risultato nel giro di poco tempo e sopratutto di poter tirare tutte le copie che si volevano attraverso il negativo (che sarebbe stata la naturale successiva evoluzione), diversamente dal quadro che era un opera unica. Nella foto però mancava il colore e inizialmente i formati non sono certo paragonabili a un quadro, si tratta di opere delle dimensioni di un biglietto da visita o formato cartolina. Ma la novità è cosi bella e interessante che la fotografia e l’arte fotografica decollano, alla fine arriva anche chi si occuperà di colorare a mano ogni singolo scatto per ottenere un ritratto colorato, come un quadro. Non si torna più indietro, non si può.

 

 

Il ritratto non era più prerogativa delle persone agiate che potevano permettersi di pagare un pittore, la fotografia democratizza la ritrattistica, si diffonde su tutti gli strati della popolazione dando a chiunque la possibilità di tramandare la propria immagine.

Riusciamo a immaginare quanto lavoro ha creato la fotografia? Dietro a ogni fotografo, allora come oggi, c’era la necessità di avere gli apparecchi e i materiali, si sviluppa l’industria ottica che deve approntare le lenti, quella meccanica che deve realizzare gli apparati di ripresa, quella chimica, aprono negozi, si assumono assistenti, è un successo.

Inizialmente l’emulsione fotografica era stesa su materiali quali il vetro o il metallo le cui sensibilità molto basse costringono a tempi di posa lunghi. Bisogna attendere il 1888 quando l’americana Kodak crea la prima pellicola negativa avvolgibile e i successivi sviluppi che conducono alla creazione su scala industriale della pellicola celluloide con una emulsione agli alogenuri d’argento.

Gli inventori avevano tracciato la strada per creare la fotografia ma adesso bisognava creare i fotografi, le invenzioni non potevano restare nelle mani dei creatori quali unici realizzatori. Bisognava fare in modo che la fotografia diventasse per tutti.

Un susseguirsi di invenzioni portano alla creazione delle fotocamere a pellicola medio formato e 35mm poi, soluzione questa nata da una geniale intuizione del riuscire a creare una macchina fotografica sulla base delle dimensioni della pellicola cinematografica, nasce il piccolo formato o formato Leica. Nasce la reflex, ma siamo già nel nuovo secolo, nel frattempo nel 1885 George Eastman aveva creato la pellicola cinematografica e a Parigi i fratelli Lumière nel 1895 proiettavano, creando non poco stupore, immagini in movimento, era nato il cinematografo.

Esattamente dieci anni fa, nel 2013, l’industria del cinema aveva abbandonato la pellicola di celluloide per la realizzazione e la proiezione dei film. Il 2012 era stato l’ultimo anno, l’umanità aveva abbandonato quella che lei stessa aveva creato 127 anni prima, da quel momento l’immagine viaggiava tutta in digitale.

Allora come ieri, quando la pittura cede il posto alla fotografia, questa rivoluzione ha lasciato indietro tante maestranze legate al mondo della celluloide, ma visti i costi-benefici la rivoluzione digitale non poteva più essere rimandata.

La fotografia invece la pellicola se l’era lasciata alle spalle parecchi anni prima, progressivamente, costringendo i produttori del reparto chimico e di fotocamere a chiudere definitivamente i rispettivi reparti, la fotografia era diventata solo digitale.

Torniamo di nuovo indietro nel tempo, erano anni di grandi scoperte, di grandi invenzioni, la fotografia stava rivoluzionando la vita di molti abbiamo detto, anche artisticamente. Il fotografo è a tutti gli effetti un artigiano, un artista, e la fotografia un arte.

Si susseguono invenzioni, dal Dagherrotipo si passa al Calotipo, al negativo su carta, al collodio umido, si vive un fermento creativo inimmaginabile.

Il nuovo secolo, il 1900, vede continue invenzioni, nel 1947 l’americano Edwin H. Land mette a punto il sistema che rivoluziona ancora la fotografia rendendola istantanea, nasce la Polaroid, strumento rivelatosi fondamentale successivamente anche in campo professionale per la provinatura pre-sessione fotografica. La fotografia a colori sarà la successiva rivoluzione.

Ma per fare in modo che la fotografia esca dalla nicchia di arte riservata ai professionisti e renderla strumento per tutti, in modo che possa anche diventare elemento reddituale, bisogna fare in modo che il pubblico possa fotografare in maniera autonoma e semplice, fatta l’arte bisogna fare i fotografi e le macchine fotografiche.

L’idea è quella di creare una piccola fotocamera con un obiettivo e un vano che contenga la pellicola e qui nasce il primo problema: la mancanza di uno standard fa proliferare una serie incredibile di formati e di conseguenti fotocamere. Fortunatamente negli anni 50 del secolo 1900 si affermano il medio formato 120 (6x6cm) e il 135 (24x36mm) per il professionista.

I piccoli formati 126 e 110, per i fotoamatori, corrispondono ad altrettante fortunate serie di mini fotocamere automatiche, continuando per Kodak la tradizione del motto “voi premete il bottone, noi facciamo il resto”. Ciò era dovuto al fatto che la pellicola non entrava mai in contatto con le mani dei fotografi, in quanto era contenuta in cartucce che si inserivano nell’apparecchio e si estraevano alla fine del rullo solo per consegnarli al laboratorio.

 

Kodak Instamatic

 

In ambito professionale la nuova arte crea la figura del foto giornalista e dei fotografi da cerimonia che si dotano di robuste fotocamere con pellicola quadrata formato 120 da 6x6cm.
Tra le prime fotocamere di successo, oltre alla famosa Brownie di Kodak, la prima macchina fotografica scatolata e richiudibile o “folding pocket” per chiamarla con il suo nome originale, è doveroso citare la Vest Pocket Model B sempre di Kodak del 1925 o la Contessa Nettel del 1928.

Nel 1950 Kodak inserisce il lampeggiatore nella HawKeye Flash, un cubo di plastica che utilizzava pellicola 620, poteva scattare 12 foto con l’ausilio di un lampeggiatore che si montava sul fianco sinistro.

La cinematografia amatoriale nel frattempo corre di pari passo e la tecnologia mette nelle mani dei fotoamatori le cineprese prima nel passo ridotto 8mm e poi nel più fortunato e con prestazioni migliori Super8mm. Grazie all’eliminazione delle perforazioni da un lato e rimpicciolendole, permetteva l’aumento del quadro immagine e l’inserimento della pista del sonoro magnetico.

Le fotocamere a telemetro e reflex hanno decretato il successo della fotografia mettendola davvero nelle mani di tutti. Tra le innovazioni successive alla sua creazione bisogna certamente ricordare quella del 1986 del secolo scorso, la messa a fuoco automatica o autofocus che, insieme alla unione di una massiccia dose di elettronica, portava la fotografia verso nuovi traguardi fatti di velocità e di precisione esposimetrica.

La progettazione a computer poneva nuove sfide nel campo dell’ottica consentendo la creazione di obiettivi con prestazioni prima inimmaginabili, di pari passo la tecnologia consentiva la creazione di pellicola con grana sempre minore e colori e contrasti migliori.

A metà degli anni 2000 del nuovo secolo la rivoluzione digitale si è affermata rivoluzionando ancora una volta il settore, anche se ha eliminato il supporto su cui tutto era iniziato, la pellicola, non ha eliminato la voglia di fotografare, tenendo conto che non è il mezzo dove l’immagine si registra che può modificare la nostra voglia di fotografare, anzi, la possibilità di vedere subito il risultato ha aumentato il numero di foto realizzate.

 

Polaroid 1000

 

La fotografia diventa elemento essenziale delle vita di tutti i giorni: riuscite a immaginare un giornale quotidiano, un rotocalco, una qualsiasi rivista senza fotografie? Certo che no.

Eppure nei primi anni del ‘900 i giornali e i libri uscivano con illustrazioni pittoriche che illustravano l’evento, la fotografia quando arriva lo fa con un potere dirompente, racconta l’evento nella sua cruda realtà, è la rappresentazione reale del mondo, non più una rappresentazione fumettistica.

La fotografia trova terreno fertile nell’editoria quindi, ma anche nella moda, nella pubblicità, nella scienza, nelle investigazioni di polizia, nella catalogazione, nella divulgazione.

E’ davvero difficile immaginare oggi un mondo senza fotografie, è davvero difficile per noi, gente di questa epoca, immaginare il tempo passato.

Quindi, grazie a loro, davvero, per ciò che hanno ideato, per la caparbietà di non volersi arrendere davanti a tutte le iniziali difficoltà che questa nuova invenzione poneva. Probabilmente ogni difficoltà gettava le basi per considerarla una sfida con se stessi, per riuscire a trovare la soluzione a ogni problema, pur con i limiti intrinseci delle conoscenze dell’epoca.

Cosa ci riserva il futuro? Speriamo che il futuro prossimo venturo non sia in mano alle macchine a questa nuova frontiera chiamata intelligenza artificiale che, a comando, crea la fotografia che desideriamo realizzare ma che non realizziamo realmente.

Questa non è fotografia, non è nello spirito dei cinque inventori di cui sopra e di tutti quelli che sono venuti dopo, non possiamo tradire la loro fiducia, non in questo modo.

 

Claudio NP

 

 

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