Fotografia d’altri tempi. Usiamo una fotocamera a pellicola. Lezione #48 Foto

In questo articolo utilizzeremo una vecchia fotocamera a pellicola, vedremo insieme i pregi e i “difetti” di un prodotto che ha regalato e può ancora regalare tante soddisfazioni.

Della fotografia su pellicola abbiamo già trattato ma lo abbiamo fatto parlando delle reflex, questa volta ci concentreremo su una fotocamera simil telemetro degli anni sessanta del secolo scorso.

Se vogliamo regalarci la gioia di fotografare senza l’ansia dello sguardo continuo allo schermo della fotocamera digitale per visualizzare lo scatto, se vogliamo smettere di eseguire scatti compulsivi a raffica, possiamo tornare ad assaporare il gusto della fotografia d’altri termpi.

 

 

Fare 500 scatti in una giornata non aiuta ne voi ne la vostra fotocamera, distruggete l’otturatore, i meccanismi, la scheda di memoria, stressate il vostro computer e voi stessi a selezionare centinaia di fotogrammi da cui ne salverete se va bene 50.

Allora, rilassiamoci, mettiamo in macchina una pellicola da 36 pose e oculatamente scattiamo, vedrete, vi basteranno, una volta bastavano e avanzavano. Difficilmente si esponevano due rulli, anche perché il conto da pagare al laboratorio per sviluppo e stampa era ed è, tutt’oggi ancor di più, impegnativo.

Abbiamo scelto una fotocamera molto in voga negli anni sessanta e settanta del 1900, una Voigtländer Vitoret, creata dall’azienda tedesca famosa per i suoi prodotti ottici, fondata a Vienna nel 1756.

La Vitoret è una fotocamera che viene messa in vendita nell’usato con un costo che oscilla tra i 35 e i 50 €, una cifra molto bassa per un prodotto che merita di più.

Vediamo le caratteristiche principali.

  • Focale: 50mm con diaframma da f/2.8 a f/22
  • Tempi di posa: 1/30” – 1/60” – 1/125” – B
  • Otturatore: centrale
  • Distanza di messa a fuoco: da 1m a infinito
  • Slitta lampeggiatore: senza contatto caldo
  • Presa sincro: si, su tutti i tempi
  • Contapose: sottrattivo ad azzeramento manuale
  • Presa filettata per treppiede: si
  • Peso: 420 g.

 

La macchina ha molti pregi e qualche “difetto”, il pregio principale è quello della robustezza, interamente in metallo e completamente meccanica, e se giunge fino a oggi funzionante vuol dire che la qualità costruttiva c’è.

Ha una buona qualità ottica, è robusta, realizzata in alluminio e quindi molto leggera. Era venduta con una custodia in pelle di colore marrone, si potevano acquistare lampeggiatori dedicati o usare i bulbi lampadina a 4 lampi molto usati a quei tempi.

L’obiettivo da 50mm di focale ha una apertura di f/2.8 quindi molto luminoso, ha una buona risolvenza al centro e una leggera morbidezza ai bordi, non si notano apprezzabili vignettature ne distorsioni. Il vano porta pellicola presenta un ottimo pressa pellicola metallico.

I punti negativi sono comunque superabili se si utilizza nel modo appropriato, vediamoli: 
Il primo punto a sfavore è dato dai tempi di posa, ne ha solo 3, si parte da 1/30”, si passa a 1/60” e si arriva a 1/125” oltre la posa B, fine.

Troppo pochi sopratutto per fotografare in esterni con forte irradiazione solare. Si potrebbe obiettare che basta diaframmare visto che la macchina arriva a f/22, ciò è vero in parte in quanto non è mai una cosa buona chiudere eccessivamente il diaframma per non incorrere nella diffrazione. Ma la cosa veramente incredibile è che, si, effettivamente si potrebbe diaframmare fino al massimo consentito per ovviare alla forte illuminazione, ma il vero problema del tempo di 1/125 è che esso nonostante sia un tempo veloce crea spesso foto mosse.

Questo problema dipende dal secondo punto a sfavore di questo modello, ovvero il pulsante di scatto posto sul fronte della fotocamera, a funzionamento verticale. La pressione del pulsante di scatto con l’indice genera uno spostamento verso il basso e diagonale della fotocamera. Con la forza che imprimiamo al pulsante tendiamo naturalmente a piegare la fotocamera e questo porta decisamente a ottenere foto mosse. Nel premerlo bisogna farlo delicatamente cercando di non portare in avanti la camera per non creare movimenti indotti.

 

 

Il terzo punto a sfavore è la messa a fuoco, la macchina non ha il telemetro e nessuna indicazione visiva di corretta messa a fuoco che avviene a stima. Sul barilotto della lente sono chiaramente serigrafati i diaframmi, i tempi di posa, i metri e la profondità di campo dell’ iperfocale.

Bisogna pertanto stimare la distanza a cui si trova il soggetto inquadrato e impostare la ghiera di messa a fuoco sul metraggio corrispondente. Impostando il diaframma valutare l’estensione della zona di fuoco in base alla corrispondenza, a sinistra e destra, della zona di iperfocale al fine di valutare quanta zona di fuoco avremo davanti e dietro il soggetto principale, ma queste sono le regole di base della fotografia.

Nell’esempio riportato nella foto sopra si nota che fotografando con il tempo di 1/125” a f/8 con un soggetto principale posto a 3 metri di distanza, la zona di messa a fuoco sarà compresa tra 2,20 e 6 metri.

 

 

L’apertura del dorso avviene premendo contemporaneamente i due pulsanti sul fianco sinistro. Sul fondello va posizionato il contapose in corrispondenza del rombo argentato, la conta dei fotogrammi avviene al contrario partendo dal fotogramma 36 fino a raggiungere il fotogramma zero. Crediamo che a quei tempi le pellicole da 24 pose non esistevano e probabilmente vi erano quelle da 20 pose, infatti esiste un secondo riferimento, un cerchio, all’altezza del numero 22, riferimento che si impostava per quei rulli.

Oggi con una pellicola da 24 potremmo far partire il contapose dal numero 26, infatti bastano solo due scatti a vuoto, con dorso chiuso, affinché il contapose sia impostato sul primo fotogramma utile.
La pellicola va caricata come di norma sul vano di sinistra, si estrae la linguetta e la si infila nella tacca del rocchetto di destra, si chiude il dorso e si ruota la leva di carica che ha una corsa molto lunga, fino a raggiungere il primo fotogramma da esporre.

Per riavvolgere il rullo una volta terminate le pose, bisogna premere il pulsante sulla calotta e ruotare la rotella a sinistra, indi sollevarla alla fine del riavvolgimento per poter estrarre la pellicola aprendo il dorso.

Come avrete notato non abbiamo ancora descritto di come impostare la sensibilità ISO, non lo abbiamo fatto perchè non vi è nessuna sensibilità da impostare, la fotocamera non ha nessun esposimetro e pertanto non serve informarla di cosa abbiamo caricato.

Questa è una macchina fotografica per utenti esperti, per chi sa come regolare i parametri di scatto anche senza esposimetro. Se proprio non riuscite a farne a meno è possibile usare un esposimetro esterno o portarsi appresso una fotocamera digitale con una lente da 50mm e inquadrare ciò che poi fotograferemo con la pellicola, carpire i valori che la macchina digitale imposta e regolare di conseguenza la Vitoret.

 

 

Con questo tipo di fotocamere con mirino disassato rispetto alla lente bisogna fare molta attenzione nella composizione dell’inquadratura.
Il mirino, molto luminoso, ha delle cornici entro cui fare rientrare la nostra inquadratura.

La lente da 50mm di cui è dotata non ha un angolo di campo particolarmente esteso, ma se lo spazio lo consente va bene anche per piccoli gruppi di persone o per ritratti verticali.

Se siamo in spazi aperti molto ampi va bene anche per foto paesaggistiche.
Noi l’abbiamo portata in giro e abbiamo sperimentato il problema del pulsante di scatto frontale che comporta spesso l’ottenimento di foto mosse.

 

 

Abbiamo portato in giro la Vitoret accompagnandola con una fotocamera digitale, lo scopo era duplice, fare la stessa foto con entrambi i supporti per valutarne le differenze e usare l’esposimetro della digitale per valutare se le nostre valutazioni esposimetriche fossero corrette. Impostare di giorno 1/125” a f/11, la classica coppia tempo/diaframma per il sole, non è sbagliato.

Certamente una fotocamera dotata di esposimetro valuta tutte le zone dell’ inquadratura e fa una media, oppure privilegia una zona piuttosto che un altra, dipende da come decidiamo di farla lavorare, ma i valori generali vanno comunque bene. Vero è che è preferibile avere un esposizione corretta, ma, sia la pellicola che il sensore hanno una latitudine di posa abbastanza ampia da assorbire valori di sovra o sotto esposizione. Senza esagerare, almeno tre stop sopra e tre stop sotto, una pellicola negativa le digerisce serenamente, questo non vale per le diapositive.

 

 

Il confronto tra la foto con la pellicola da 400 ISO e la stessa foto realizzata con una fotocamera odierna con sensore da 26 milioni di pixel è ovviamente a favore di quest’ultima.

Si vede subito che c’è una maggiore nitidezza e una maggiore gamma tonale, l’immagine è più brillante. Abbiamo scattato ovviamente a colori con la digitale e per confronto l’abbiamo trasformata in scala di grigi.

Ma lo scopo principale di questa esercitazione era quella di tornare a fare foto ragionate, già il fatto di dover idealizzare la distanza di messa a fuoco ha comportato dei “disagi” a cui non eravamo più abituati. Ci siamo anche portati dietro una rotella metrica per calcolare la distanza precisa per alcuni ritratti e ha funzionato.

 

 

 

Quello sotto è l’effetto di foto mossa che si ottiene se non si preme con accortezza il pulsante di scatto. La fotocamera viene spostata verso il basso e in avanti dal dito indice, causando un mosso non voluto.

 

Effetto di foto mossa che si ottiene se non si preme con accortezza il pulsante di scatto. La fotocamera viene spostata verso il basso e in avanti dal dito indice, causando un mosso non voluto.

 

Puntando invece la fotocamera verso l’alto la foto che si ottiene è perfettamente nitida, segno che il dito che preme il pulsante, in quella posizione, non riesce a farla deviare, vedi foto sotto.

 

Puntando invece la fotocamera verso l’alto la foto che si ottiene è perfettamente nitida, segno che il dito che preme il pulsante, in quella posizione, non riesce a farla deviare.

 

Avevamo intuito il problema ed eravamo certi che alcune foto sarebbero state mosse, pertanto dopo alcuni tentativi abbiamo rifatto la foto alla barca e il risultato è ottimo.
 Se si riesce a trovare un punto di appoggio sarebbe opportuno usarlo.

La prima delle due foto sotto è un misto di abilità e fortuna, essere nel posto giusto al momento giusto.

Ci aveva colpito questa situazione di luce diffusa in un porticato con una statua in uno splendente marmo bianco. L’idea della figura umana che passa e che valorizzasse la foto ci è venuta in mente subito. Bisognava prepararsi e aspettare il momento giusto.

Mentre preparavamo i parametri di scatto, improvvisamente, con l’occhio ancora incollato al mirino percepiamo un ombra che si sposta verso sinistra, senza esser certi che tutto fosse a posto abbiamo scattato, non c’era tempo per verificare.
Il risultato è questo qui sotto, non è il massimo della composizione, se avessimo avuto il tempo avremmo dovuto fare un passo indietro per dare un pò di “aria” al piedistallo, ma questa è una istantanea colta al volo. Con una fotocamera digitale scattando a raffica avremmo fatto venti foto in un secondo, da cui avremmo potuto scegliere la migliore. Qui no, è uno scatto unico, c’è solo questo, piaccia o no. E a noi piace.

 

 

Giocando a comporre, la lente da 50mm si rivela un ottima compagna e l’apertura di f/2.8 consente ottimi sfocati.

 

 

Attenzione, il mosso è sempre in agguato. Chissà come sarebbe stato se già a quei tempi le lenti fossero state stabilizzate.

Claudio NP

 

 

 

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