Conservazione e Catalogazione delle Pellicole. Lezione #50 Foto

Quando iniziai la mia avventura fotografica, nata con la lettura di tutte le riviste fotografiche che trovavo in edicola e l’acquisto della mia prima fotocamera reflex, una Pentax P30T, cominciò la smodata frenesia di acquisire sempre più informazioni e acquistare sempre più accessori. Divoravo libri e riviste, leggevo e sperimentavo, probabilmente ho provato tutte le pellicole che erano in commercio, i laboratori mi adoravano.

Aumentando il materiale si rendeva necessario iniziare a archiviare adeguatamente le negative e le positive creando al contempo un esaustivo elenco di ciò che avevo realizzato.
 Col tempo si è passati dalla semplice catalogazione manuale a un elenco da fare al computer con un foglio di calcolo.

Ma se è cambiata la modalità di gestire l’archivio, da cartaceo a elettronico, non è cambiata la modalità fisica di conservazione dei nostri preziosi reperti cellulosici, oggi come allora le regole e i mezzi restano identici.

Se nella vostra vita avete fatto, nei tempi passati o di recente per mera curiosità, almeno una pellicola probabilmente non avete problemi di archiviazione, ma se avete vissuto l’era della celluloide o se la volete rivivere e avete decine, centinaia o migliaia di dia e/o negativi, se non l’avete ancora fatto è arrivato il momento di iniziare a farlo.

 

 

IL FOGLIO DI CALCOLO

Un esempio di foglio di calcolo per catalogare le vostre pellicole può essere il modello che abbiamo idealizzato qui sopra (inventando dei dati), esso ci consente di avere sotto mano alcuni parametri importanti.

Vediamoli insieme:
 premesso che va bene qualsiasi programma, sia Excel o Numbers o quelli liberi, tutti lavorano a celle dove assegnare un valore.

Nella tabella abbiamo inserito nella riga di intestazione i campi che abbiamo ritenuto utile per la classificazione, nell’ordine trovate il numero progressivo, l’anno in cui sono state fatte le foto, la marca e il tipo di pellicola usata, gli ISO e a seguire i campi dove inserire il contenuto delle foto, ne abbiamo fatti 4 preceduti ognuno dal campo della data.

A chiudere, la voce relativa all’esistenza o meno dei provini e la voce SCAN che indica se di quella pellicola abbiamo o no la scansione digitale.
 Questo consente di fare delle ricerche per data, pellicola, contenuto o scansione.

Risulta pacifico che, lo vedremo dopo, il numero progressivo che assegnate alla pellicola alla colonna A, deve essere lo stesso che andrete a riportare sulla medesima pellicola conservata negli appositi fogli di archiviazione.

 

 

Di questo foglio di calcolo se ne possono fare uno per ogni tipologia di pellicola, quindi Colore, Bianconero, Diapositive e per i formati 135, 126, 110, 120. Io li ho divisi per decennio.

Le etichette dei fogli di calcolo per le varie tabelle si possono creare per Numbers in alto, mentre Excel le dispone in basso e ad ogni etichetta è possibile anzi consigliabile abbinare un colore.

L’ARCHIVIAZIONE

Apparentemente una cosa semplice, nasconde in realtà la necessità di adottare precisi accorgimenti di sicurezza. 
Una delle regole è la facile reperibilità e accessibilità del contenuto, ma prima di parlare di archiviazione è bene parlare dei supporti di archiviazione.

Le pellicole sono supporti non eterni, durevoli ma non eterni, si possono deteriorare, soffrono il calore e l’umidità, sono attaccate dalle muffe, bisogna proteggerle.

I fogli di pergamino sono l’ideale supporto dove infilare le strisce per proteggerle e archiviarle. Sono realizzati in carta con un Ph non acido, i fogli nel formato standard A4 possono essere archiviati negli appositi raccoglitori essendo dotati di fori.

Quelli per il formato 35mm possono accogliere 7 strisce da 6 fotogrammi, quindi ideali per un rullo da 36 pose.

 

 

Nel tempo avevo scoperto che i laboratori di sviluppo avevano la tendenza (non condivisa) a tagliare le strisce a 4 fotogrammi, questo credo per loro comodità in quanto le buste di riconsegna non erano molto larghe.

Questa modalità cozza con la successiva conservazione casalinga nei fogli di pergamino in quanto un rullo da 36 pose tagliato a gruppi di 4 fotogrammi produce 9 strisce, che ovviamente non possono stare in un unico foglio, va bene però per le pellicole da 24 pose.

Ci sono due soluzioni la prima, quando si consegna la pellicola al laboratorio per lo sviluppo bisogna fare annotare che desideriamo la riconsegna della pellicola per intero, cioè non tagliata in strisce.

Provvederemo noi a casa a fare questa delicata operazione, ovviamente cercando di tagliare esattamente tra l’inter fotogramma usando i guanti per non graffiarla.

La seconda è acquistare i fogli di pergamino per le strisce da 4 fotogrammi da inserire in verticale. I fogli di pergamino esistono anche in versione per pellicola medio formato, in tale dimensione hanno 4 tasche dove infilare esattamente una pellicola 120 tagliata in 4 gruppi di 3 fotogrammi da 6x6cm oppure 2 fotogrammi per il 6×7 – 6×8 – 6x9cm.

 

Pergamino pellicole medio formato – Fonte sito Hama

 

Nei fori della carta possono essere applicati, in corrispondenza dei ganci del raccoglitore, gli anelli trasparenti forati adesivi, uno per lato del foglio, in modo da preservare e non rovinare il forellino durante le operazioni di inserimento/estrazione nei raccoglitori.

I fogli di pergamino archiviati in raccoglitori da ufficio andranno riposti in luoghi aerati e senza eccessiva umidità al fine di preservarli dall’attacco di muffe che rovinerebbero irrimediabilmente le pellicole.

Da ricordare che in caso di umidità oltre alle muffe, potrebbe verificarsi un altro fatto increscioso, il foglio di pergamino essendo di carta, se inumidito rischia di ammorbidirsi e incollarsi alla gelatina distruggendo, anche in questo caso irrimediabilmente, la pellicola e vi posso assicurare che non si tratta di un fatto impossibile, sperimentato personalmente.

 

Pergamino per pellicole in striscia da 4 fotogrammi – Fonte sito Hama

 

Una volta effettuato l’inserimento delle strisce di pellicola nel pergamino bisogna provvedere ad  assegnare ad ogni foglio il corretto numero progressivo, ricordate, ne avevamo descritto all’inizio.

Noi ci siamo dotati di una macchinetta etichettatrice, se ne trovano di tutti ti tipi e prezzi in commercio. Le migliori sono quelle a stampa termica e etichette pretagliate in rullo.

Attraverso la stessa etichettatrice per i modelli con composizione a bordo o tramite una apposita applicazione rilasciata dal produttore dell’etichettatrice per i modelli senza schermo, che funziona in collegamento Bluetooth con il telefono cellulare o tablet, si possono creare etichette adesive da applicare ai fogli contenenti le pellicole, è molto più elegante di una semplice scritta a pennarello.

Tra i diversi tipi di etichettatrice abbiamo trovato di uso più immediato quella con creazione attraverso l’applicazione specifica, in quanto si possono salvare i modelli di etichette, stampare codici a barre, codici QR, acquisire file da fogli di calcolo o dettare il testo da scrivere.

 

Esempio di etichetta applicata al foglio di pergamino

 

L’etichetta pretagliata è preferibile a quella continua in rullo da tagliare volta per volta, in quanto ci permette di stampare etichette dalla lunghezza identica indipendentemente da quanti caratteri scriviamo.

Per semplicità ne abbiamo creata una dove abbiamo inserito un primo dato numerico indicante il progressivo e un secondo dato numerico indicante l’anno, nell’esempio 39 – 2023.

Volendo si può anche inserire il dato letterale del tipo di pellicola, ad esempio BN per il bianconero e COL per il colore, quindi avremmo 39 – 2023 BN o 39 – 2023 COL.

Le etichettatrici digitali consentono anche di creare testo sottolineato, inclinato, verticale o bordato. Se volete essere ancora più creativi potete usare le etichette colorate, evidenziando così con il colore ogni particolare tipo di archiviazione ma il testo sarà sempre nero.

Recentemente sono comparse sul mercato anche delle etichettatrici che stampano inchiostri a colori, uno per volta, attraverso una cartuccia, con un funzionamento simile ai toner dei telefax su carta comune imprimendo il colore e trasmigrandolo dal nastro all’etichetta.

Se non volete investire in questa possibilità, che comunque può sempre servire per etichettare altre cose, potete acquistare della carta A4 con etichette adesive pretagliate o a foglio intero e stamparle con la vostra normale stampante, anche a colori.

 

 

Nulla vieta di aggiungere una seconda etichetta riportante altri dati, come la data o il contenuto della pellicola.
In questo modo, anche senza consultare la vostra banca dati, è subito possibile visivamente controllare che tipo di foto vi sono.

DIAPOSITIVE

Le buste porta negativi, trasparenti in questo caso da 20 posti, esistono anche per le diapositive intelaiate e può essere una valida alternativa al tenerle nei caricatori da proiezione. 
Attraverso la busta porta dia possono essere subito posizionate sul tavolo luminoso per la selezione e controllo evitando il contatto diretto e la conseguente raccolta di polvere e ditate.

Ma il posto principale per archiviare le dia resta comunque il carrello porta dia che, nel suo contenitore plastico da due carrelli, permette l’immediato inserimento nel proiettore per la proiezione.
 La busta porta dia può invece essere utilizzata in questo caso per la conservazione di fotogrammi simili o duplicati, che non intendiamo proiettare ma vogliamo comunque conservare.

In passato esistevano anche le valigette porta dia o le cassettiere porta caricatori, difficili da reperire, probabilmente fuori produzione.

Un modo per tenere sempre in linea le dia già inserite nel caricatore, nel caso dovreste estrarle per un controllo, consiste nel tracciare una linea diagonale con un pennarello partendo dalla prima dia e arrivando all’ultima, da sinistra verso destra nelle dia inserite e allineate.
In questo modo quando ne estrarrete qualcuna, seguendo la linea saprete sempre dove riposizionarla.

Anche per le positive valgono le stesse regole delle negative, conservazione al buio al riparo da fonti di calore e umidità.

Claudio NP

 

 

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