Usare la calma e il cervello

Numerosi studi neuroscentifici oggi ci dicono che per creare la visione del mondo che ci circonda non usiamo solamente gli occhi, ma al 90% il nostro cervello. Una mente poco allenata, lo sappiamo, avrà difficoltà a leggere, scrivere, guardare, valutare, interagire, pensare… Sta nel buonsenso, nella pubblicità della Settimana Enigmistica e anche nel parere del medico. Gli impulsi che governano le nostre scelte, le emozioni, i ricordi, anche in fotografia, dipendono dai neuroni, dalla loro interazione e dall’attività alla quale li abbiamo sottoposti nel corso degli anni. un po’ come per tutto il resto. Quindi, il mondo così come lo conosciamo, o come crediamo di conoscere, è in realtà costruito dalle immagini che di esso abbiamo accumulato nel tempo. Lo disse il grande Ansel Adams prima di tutti noi: “Non fai solo una fotografia con la macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito, e le persone che hai amato”.Lo scrissi io stessa, parafrasando il grande fotografo, nel primo editoriale del mio magazine, EyesOpen!, per esortare i nostri lettori a tenere sempre gli occhi bene aperti per osservare la realtà intorno a loro.

In quest’ottica, la fotografia e, in egual misura, la scrittura o la pittura con la loro potenza iconica, diventa lo strumento di rappresentazione che crea delle immagini del mondo e che ci aiuta a conoscere meglio quello che ci sta intorno. Una sorta di microscopio ingranditore. Pensate a quante volte si usa nel quotidiano la metafora del mettere a fuoco qualcosa, come se quell’azione ci permettesse di ragionare meglio. Scattare è, sempre, consapevolmente o meno, una questione di preferenze. Si decide l’attrezzatura da usare, o come misurare la luce ed esporre, si sceglie il soggetto, l’inquadratura e quel momento per noi esatto per cogliere quell’attimo e trasformarlo in memoria. Lo stesso slogan della nuova Leica SL2 dice che “la fotografia è una questione di scelte. Osservare quando gli altri guardano, rallentare quando gli altri corrono, perseverare quando gli altri rinunciano, farsi avanti quando gli altri si nascondono”. E’ frutto di tante nostre micro decisioni. Quindi di pensieri e carattere. Di neuroni che si attivano e ci devono far ragionare prima di premere l’otturatore, sul cosa vogliamo dire, su cosa è incluso o esluso nel frame, sul punto di vista, sulla velocità di scatto.

In base a una serie di parametri e di variabili, otterremo risultati diversi. E per realizzare un lavoro efficace, io ve lo dico poi vedete voi, insieme ai pensieri serve la calma. Quante volte abbiamo fotografato di fretta, senza pensare, e quante volte quelle immagini erano efficaci? La risposta è “quasi mai”. Questa disciplina brama la meditazione, tranne se lavoriamo sul bordo di un campo di calcio o della Curva Parabolica dell’Autodromo di Monza. Me lo disse un giorno Sebastiao Salgado durante un’intervista. Qual è, maestro, la parola che descrive meglio il suo lavoro? Lui rispose: la pazienza.

(Nella foto, Ansel Adams, 1902 – 1984)

Ansel Adams

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