Entriamo a casa di Mondrian presi per mano ad André Kertész

Il titolo originale di questo scatto è “Chez Mondrian” (a casa di Mondrian), ed è stato realizzato nel 1926 da André Kertész, allora giovane fotografo ungherese ancora poco noto negli ambienti parigini dove si era trasferito per respirare gli stimoli della capitale culturale d’Europa di quegli anni.

In questa opera sublime, il gioco di proporzioni, il perfetto equilibrio di chiaroscuri e forme precise, sinuose, dove niente è fuori posto in un’armonia che incanta, è il risultato di una mente che si divide a metà tra il rigore della geometria e il guizzo sensibile dell’invenzione surrealista.

Kertész nella capitale francese si è già conquistato il suo posto nella comunità degli artisti arrivati da tutto il mondo: poeti, scrittori, pittori e scultori con grandi speranze e voglia di emergere che lui stesso frequenta e ritrae nei loro studi. Tra loro c’era anche l’olandese Piet Mondrian, pittore che era la figura di riferimento del neoplasticismo, l’avanguardia astratta del momento. Ed è proprio nello studio di Mondrian che Kertész realizza una delle sue immagini più celebri: una composizione di oggetti, un vaso di fiori, un tavolo, una scala, una paglietta appartenuta all’artista belga Michel Seuphor, che aveva fatto conoscere Kertész a Mondrian.

Non è difficile immaginare il momento dello scatto con tutti e tre loro (Kertész, Mondrian, Seuphor) dietro alla macchina fotografica, invisibili eppure ancora oggi tanto presenti per noi che osserviamo, mentre l’immagine si compone nelle sue forme, nelle sue luci e nelle sue ombre. I pochi elementi inclusi dell’inquadratura sono una sintesi muta di cose scarne eppure preziose. Un ingresso, la tenda accennata, una scala che sale, sul lato sinistro un cappello e un cappotto appesi ci parlano del proprietario di questo luogo, il fiore minimale nel vaso sul tavolo del suo gusto pulito.

Quest’opera così armoniosa e formale diventerà un esempio unico di equilibrio compositivo, ma anche il simbolo di un raro e duraturo sodalizio tra artisti immortali. Insieme ad altri 149 pezzi, compone una grande antologica dedicata a uno dei maestri assoluti della fotografia del XX secolo, dal titolo “André Kertész. L’opera 1912-1982”.

Realizzata in collaborazione con la Médiathèque du patrimoine et de la photographie (MPP) di Parigi – istituto che conserva gli oltre centomila negativi e tutti gli archivi donati dal fotografo allo Stato francese nel 1984 – la mostra ospitata da CAMERA Torino, Centro Italiano per la Fotografia, ripercorre l’intera carriera del fotografo nato a Budapest nel 1894, giunto in Francia nel 1925 in piena depressione post- bellica e trasferitosi infine negli Stati Uniti nel 1936, dove morirà nel 1985.

Il percorso espositivo segue le tappe biografiche dell’autore, dalle prime fotografie amatoriali scattate nel suo paese d’origine e durante gli anni della Prima guerra mondiale, alle celebri icone realizzate nella Parigi capitale del mondo culturale degli anni tra Venti e Trenta, i capolavori realizzati nello studio del pittore Piet Mondrian, le scene umaniste di strada e infine le “distorsioni” che lo hanno reso una figura di primo piano anche nell’ambito surrealista.

L’esposizione getta poi una nuova luce sulla lunga seconda parte della sua esistenza, trascorsa al di là dell’Atlantico, in un clima culturale profondamente diverso: le immagini di questi anni dimostrano infatti come da un lato Kertész continui la sua ricerca ritornando sugli stessi temi, dall’altro evidenzia l’effetto che le nuove architetture, i nuovi stili di vita, i nuovi panorami cittadini hanno sulla sua fotografia.

L’antologica, curata da Matthieu Rivallin – responsabile del Dipartimento di fotografia della MPP, grande esperto di Kertész – e da Walter Guadagnini – direttore artistico di CAMERA –, celebra anche il sessantesimo anniversario della presenza del fotografo alla Biennale di Venezia: la traccia delle opere in mostra si basa infatti sulla lista manoscritta delle opere esposte in quell’occasione, ritrovata tra i documenti presenti negli archivi della MPP, una curiosità in più che lega il grande maestro al nostro paese.

Visitabile fino al 4 febbraio.

 

André Kertész. Chez Mondrian. 1926

 

 

 

 

 

 

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