Di abbronzature, sigarette, selfie e magie. E di buona educazione.

Parto da un assunto: viviamo in un mondo senza filtri. Come immaginerete, non sto parlando del polarizzatore o degli ND, strumenti ottici importantissimi nella fotografia di paesaggio che trovate in abbondanza da New Old Camera. Non mi riferisco nemmeno ai fumatori incalliti, alle creme solari, alla magia o a chi si fa i selfie, Instagram di recente quei suoi programmini che imitano le pellicole Kodak li ha pure aumentati. Vengo al punto, che sennò vi annoio con le mie divagazioni: siamo carenti di filtri che tutelino i rapporti fra le persone. Voi direte: e questo cosa c’entra con la Fotografia? Beh, la risposta sta sui social network. Chi come me ricopre un ruolo di qualche minima importanza nel settore, prima dell’esplosione di questo fenomeno globale, se ne stava protetta dietro i suoi archivi, dietro scrivanie, computer, riviste, cattedre, e poteva organizzare il suo lavoro, dispensare il suo sapere preparando lezioni o scrivendo libri, articoli, o ancora incontrare con parsimonia un autore ritenuto interessante o andare a una mostra a documentarsi. Oggi quasi non si ha tempo di fare il proprio lavoro. Se hai un profilo social, che hai aperto per gioco e che poi è diventato uno strumento utile per i contatti e le informazioni, il mondo ti romperà le scatole in ogni modo possibile. A me scrivono a qualsiasi ora del giorno e della notte, la modalità di solito è questa:

  • Ciao, pin.
  • Scusa se ti disturbo, pin
  • Mi dai un parere sulle mie foto?, pin.
  • E a raffica partono con una media di 10 jpg mandati singolarmente. Pin, pin, pin…

Quando non chiedono di guardare le loro immagini, vogliono un like per un concorso, o ti avvisano che ti hanno mandato un invito, o che te lo stanno per mandare, e perché non hai risposto? Una volta mi è successo che mi scrivesse un ragazzo in questi termini: “Ciao, sto organizzando un festival in località xy. Ti potrebbe interessare partecipare?”. Ho pensato: a me no, e a te?. Di recente una persona che tra l’altro conosco, senza salutare, mi ha girato un link con scritto sotto in maiuscolo: FAI GIRARE!!!!!! Ho pensato: anche tu, parecchio… Potrei farvi centinaia di esempi come questi.

Sembro come quei nonni davanti alla porta della tintoria di paese, che dicono che i giovani non sanno più chiedere permesso e scusa, ma gli adolescenti di oggi hanno superato ampiamente i quarant’anni! E’ così che ci hanno insegnato a comportarci? Io non credo. Nell’era con filtri il mondo era educato, quello della Fotografia in particolare. Un invito arrivava non dico via posta ordinaria (che sennò pensate io sia una ragazza dell’Ottocento), ma almeno usando la cortesia di scrivere una mail o un fax e attendere una risposta e, semmai dopo, facendo una telefonata per accertarsi la ricezione. Il metodo maleducato non è stato adottato solo da orde di ragazzini aspiranti fotografi, hanno smesso di usare filtri anche gli uffici stampa che contattano i giornalisti, con il risultato che non mi abbronzo, ma mi arrabbio. Manca solo che ci scriva il medico su Messenger invece di riceverci in studio, e siamo a posto, Il tempo di tutti è prezioso, ma l’ABC della buona creanza non andrebbe mai dimenticato, altrimenti poi non stupitevi se non vi rispondono o vi rimbalzano o vi bannano. A me hanno insegnato che se voglio avere un parere sul mio lavoro, seguo canali ufficiali e di certo più professionali. Volete farvi leggere il portfolio e crescere la vostra visione con un buon lavoro di editing? Andate a un festival, dove potrete incontrare più esperti con i quali confrontarvi, oppure iscrivetevi a letture private con i professionisti, chiedete un appuntamento a un photo editor scrivendogli più e più volte finché non vi dà riscontro, ma non rompetegli le scatole a mezzanotte via chat. Tutta l’accessibilità che i social network vi hanno abituato a pensare di avere a disposizione, non esiste e, tra l’altro, usarla smodatamente vi farà ottenere l’effetto contrario di una risposta, cioè il silenzio. Per riassumere, se volete essere trattati professionalmente, siate professionali. E per fare un riassunto del riassunto, finché non penserete di investire tempo e denaro e fatica nella vostra crescita, resterete indietro, qualsiasi strada vogliate percorrere.

Ah un’ultima cosa. Avrete notato che scrivo la parola Fotografia con la f maiuscola. Lo so che è un errore ortografico, ma mi serve a enfatizzare l’importanza che attribuisco alla materia. Mi prendo e mi prenderò sempre questa licenza poetica, la Fotografia è un arte importante quanto le altre, e praticarla è un mestiere duro, richiede impegno, dedizione, esperienza, come qualsiasi altra professione. Anzi, di più.

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