Daniele Tamagni. Lo stile è Vita. In mostra a Milano fino al 1 aprile 2024

C’è una mostra a Milano, aperta con ingresso libero, che ci parla della gioia di vivere dei popoli del mondo. Non è un caso che sia ospitata a Palazzo Morando, via Sant’Andrea 6, nel cuore del quadrilatero della moda, perché celebra lo straordinario lavoro di Daniele Tamagni, fotografo milanese prematuramente scomparso che ha dedicato la sua breve carriera a documentare gli stili e le tendenze della moda di strada nei Paesi più poveri.

Daniele ha testimoniato col suo obiettivo l’orgoglio di persone che, attraverso l’abbigliamento, ricercano la loro stessa identità e il loro ruolo nella società che li ospita. Non era un fotogiornalista né un ritrattista di moda, e non era nemmeno uno street photographer, ma in lui coesistevano tutte queste anime e gli consentivano di osservare la realtà da un punto di vista davvero originale.

 

© Daniele Tamagni/Courtesy Giordano Tamagni. Willy Covary, da Gentlemen of Bacongo, 2008.

 

Queste fotografie colorate sono la sintesi de suoi sapeurs congolesi della SAPE (Società degli Animatori e delle Persone Eleganti), anche conosciuti come i “dandy” di Bacongo, quartiere di Brazzaville nella Repubblica del Congo. Emergono lo stile e le tinte accese degli abiti indossati, i dettagli degli accessori – occhiali da sole, orologi, cappelli – ma anche le pose e la dignità di ciascuno soggetto inquadrato. Sin dalle origini del movimento, all’inizio del Novecento, i sapeurs avevano reinterpretato lo stile dei colonizzatori francesi, esibendosi all’interno delle loro comunità in performance in cui ostentazione, lusso e raffinatezza diventavano strumenti di resistenza culturale.

«Daniele aveva scoperto come rendersi invisibile e allo stesso tempo determinato nel dirigere la performance dei sapeurs e la loro attenzione verso l’obbiettivo della sua fotocamera, catturando quel momento sublime in cui vita e arte si combinano per creare immagini senza tempo» ricorda Michael Hoppen, la cui galleria a Londra è tra le più qualificate a livello internazionale, e che introdusse l’opera di Tamagni nel mondo del collezionismo. L’affermato stilista inglese Paul Smith, per disegnare la sua collezione primavera-estate del 2010 si ispirò proprio alle fotografie del suo libro Gentlemen of Bacongo (pubblicato nel 2009 da Trolley Books), ormai divenuto un best seller della fotografia, e che contribuì al riconoscimento dell’International Center of Photography di New York.

 

© Daniele Tamagni/Courtesy Giordano Tamagni. The Playboys of Bacongo, da Gentlemen of Bacongo, 2008.

 

Il percorso espositivo comprende le band di metallari incontrate in Botswana, le giovani crew urbane di Johannesburg, il backstage della settimana della moda di Dakar e le celebri cholitas della Bolivia, quelle lottatrici in costumi tradizionali variopinti che gli valsero il prestigioso premio World Press Photo.

Per raccontare i suoi bizzarri personaggi in Africa e America Latina, Daniele ha attinto dalla sua formazione artistica accademica e dalla sensibilità innata per le subculture, fermando il suo sguardo su abiti, movenze, accessori per interpretarne i messaggi e le evoluzioni del gusto.

veva un modo di leggere la società che andava oltre l’interesse puramente artistico, sembrava più alla ricerca di relazioni umane, di un’appartenenza che non trovava facilmente nella sua città. Voleva capire profondamente quali dinamiche trasformassero scelte individuali in messaggi per gli altri, in affermazioni identitarie, in uno stile collettivo.

 

© Daniele Tamagni/Courtesy Giordano Tamagni. Vive la Sapé #2, da Gentlemen of Bacongo, 2008.

 

Curata da Aïda Muluneh e Chiara Bardelli Nonino, la mostra è promossa e organizzata dalla Daniele Tamagni Foundation in collaborazione con il Comune di Milano.

Le opere di Daniele Tamagni sono pubblicate in numerosi libri, riviste e giornali accademici italiani e stranieri e sono presenti nelle collezioni di musei europei e americani, tra cui il LACMA di Los Angeles, il MOCP di Chicago, lo Houston Fine Art Museum, il Brighton Royal Pavilion, lo Schwules Museum di Amburgo.

Oltre al World Press Photo vinto nel 2011, ha ricevuto il Canon Young Photographer Award, seguito dall’ICP Infinity Award nel 2010.

 

© Daniele Tamagni/Courtesy Giordano Tamagni. Izis Boys, da Joburg Style Battles, 2012.

 

In sua memoria seguirenno molti altri progetti che fanno capo alla Daniele Tamagni Foundation, costituita per preservare, valorizzare e promuovere la sua eredità artistica e per sostenere, attraverso un importante Grant internazionale, artisti che esplorano l’identità africana e si impegnano per raccontare quel continente e la sua diaspora.

Il bellissimo catalogo è pubblicato da Kehrer Verlag (testi in inglese e italiano, 150 immagini, 24×32 cm, 256 pagine), design di Tomo Tomo studio, arricchito da un’ampia selezione di contributi scritti: oltre alle curatrici, l’Assessore alla Cultura di Milano, Tommaso Sacchi, Gianfranco Maraniello Direttore dell’Area Musei d’Arte Moderna e Contemporanea, Alain Mabanckou, Angelo Ferracuti, Gerardo Mosquera, Emmanuelle Courreges, Lekgetho Makola; e ancora le testimonianze di Alessia Glaviano, Duro Olowu, Michele Smargiassi, Deborah Willis e altri.

 

© Daniele Tamagni/Courtesy Giordano Tamagni.

 

 

  • Informazioni utili
  • Daniele Tamagni. Life is style
  • Palazzo Morando | Costume moda immagine,  via Sant’Andrea, 6, Milano
  • Dal 9 febbraio al 1° aprile 2024.
  • Orario: da martedì a domenica 11-19. (Aperta lunedì 1° aprile).
  • Ingresso gratuito senza prenotazione.
  • Telefono: 02 88465735. www.danieletamagni.com
  • Facebook: Daniele Tamagni Foundation
  • Instagram: @danieletamagnifoundation

 

Daniele Tamagni © Iskander Ziganshin

 

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