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Come tutelare la Fotografia in un mondo di improvvisati?

 

“Tutta la mia ammirazione per i fotografi che dicono “no” a budget che ritengono offensivi e vergognosi”. Ho letto questa frase scritta tempo fa sulla bacheca Facebook di un’amica che di mestiere fa la photo editor e ho pensato: toh, qualcosa si dice, qualcuno si muove. E’ indubbio che sia stato già ampiamente superato il limite del disagio professionale di chi fornisce immagini soprattutto al settore editoriale. La crisi che ha travolto quotidiani, periodici, case editrici, ricade sui professionisti che ora sono senza referenti, dequalificati, costretti a lavorare sottocosto o, peggio, invitati a contribuire gratis. Questa professione ha ormai scarsa tutela e concreto è il bisogno di costituire forme di controllo che impongano la ricostruzione degli argini che negli anni sono tracimati. Qualcuno sostiene che ci vorrebbe un sindacato internazionale che crei connessioni tra gli autori associati e renda pubbliche le offerte poco etiche che vengono loro fatte dai committenti. A me raramente quella parola piace. Soprattutto se per sindacato si intende il modello già noto che in questi anni ha fatto di tutto per non difendere i lavoratori. Mi piacerebbe invece un organo di tutela, un ordine di categoria come ne esistono per altre professioni, che si occupi e si preoccupi di fornire una vera assistenza a chi ne fa parte. E di dare delle direttive in un ambito dove ormai ognuno fa di testa sua. I professionisti sono quelli che più di tutti percepiscono la gravità della situazione attuale, un ente super partes potrebbe dare lo stimolo a creare solidarietà e aggregazione tra gli autori, controllare e imporre tariffari e rispetto degli accordi alle redazioni o ai clienti in genere. Una volta era facile. Da una parte c’era il professionista che offriva una competenza e dall’altro chi aveva il denaro per retribuire per la sua creatività. Oggi non vale più nessuna regola e, proprio come nel far west, vincono i più lesti.
Qualcuno si è accorto che in Italia ci sono agenzie che sistematicamente non pagano gli autori? Qualcuno si è accorto che le redazioni giornalistiche si servono sempre più di foto rubate dal web o di ragazzini inesperti che per due soldi vanno a coprire i servizi? Qualcuno si è accorto che ci sono perfetti sconosciuti improvvisati che propongono gratis ai giornali i loro scatti dei più disparati eventi, senza nemmeno pretendere un pagamento solo per mania di protagonismo? C’è perfino chi è disposto a pagare pur di essere pubblicato, e chi si fa pagare per acconsentire, travalicando ogni confine etico. Per non parlare di chi si inventa di fare il critico o di essere un photo editor o un curatore senza averne le competenze, dequalificando anche altri ambiti fin qui considerati di grande valore nel settore. Nemmeno l’autorevolezza di un museo intimorisce più gli improvvisati alla ricerca del loro spazio in questo mondo. Il valore del fare Fotografia risente ora più che mai della recessione economica, ma ha bisogno di una rinnovata professionalità per tornare a splendere, di un nuovo senso etico e di qualcuno che sappia indirizzarlo, anche attraverso limitazioni e incentivi. Al momento nessuno ha questo potere. Esistono associazioni di categoria e private aggregazioni, ma non basta. Solo una lobby forte (altra parola brutta, ma serve a descrivere il senso), autorevole a livello governativo e legale, che sappia imporre regole di accesso e (perché no?), anche esami di ammissione per poter esercitare, potrebbe avere sufficiente incisività per assicurare una buona condotta a tutti. L’auspicio è che si trovi il coraggio di formarne una.

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18 Comments

  1. Nessuno

    Da sempre fastidio quando aumenta la concorrenza. Credo comunque che tutti i fotografi abbiano iniziato improvvisando. Una volta la fotografia era più macchinosa e chimica, quindi ci volevano dei professionisti per ridurre i costi e per essere sicuri dei risultati. Inoltre una buona attrezzatura fotografica di base era un bell’investimento. Ma i tempi cambiano…

    1. Barbara Silbe Post author

      Non è questione di fastidio, non per me di certo. Tanto per cominciare per fregiarsi del titolo di “curatore” servirebbe una laurea, così come per chi scrive testi critici. La competenza passa attraverso studio ed esperienza, non dal parco giochi. Inoltre in molti Paesi esteri esiste un’università anche per chi decide di intraprendere la professione di fotografo, infatti la qualità fuori dai confini italiani è decisamente più alta che da noi anche per quello. Un conto è avvicinarsi alla fotografia da amatore, e allora ben venga l’improvvisazione e il divertimento, ma praticare seriamente un mestiere richiede ben altre competenze.

      1. Nessuno

        Negli altri paesi, la laurea non è come in Italia condizione necessaria ma non sufficiente per partecipare all’esame di stato. Dopo aver sostenuto con profitto l’esame di stato ci si iscrive agli albi. Una volta chi non era iscritto all’albo non poteva esercitare una professione. Ora basta una partita iva indipendentemente dalla laurea. Sinceramente, pur avendone tre, non sono tanto per seguire la corrente attuale che pretende lauree per ogni cosa. I più grandi fotografi del mondo non sono laureati per esempio, questo dovrebbe farci riflettere che il mondo non funziona come noi italiani pensiamo.

        1. Barbara Silbe Post author

          I grandi fotografi autodidatti sono l’eccezione, non possono essere la regola… La Fotografia richiede impegno e studio e cultura, per lo meno per chi vuole elevarsi e andare oltre il comune sentire, non è e non deve mai essere presa per il luogo dove tutti possono praticare a casaccio basandosi sul talento e su una partita IVA. Il talento non esiste, o è solo un seme che va innaffiato a dovere. E credo lei non abbia letto l’articolo fino in fondo se si incaponisce solo su questo esempio. Ho parlato di molte sfaccettature di questo mondo. Lo stato delle cose nel nostro Paese mi dà comunque più che ragione nel pensare che la qualità qui non sappiamo neanche dove sta di casa

          1. Nessuno

            Beh visto che mi da del Lei ricambio. Comunque, allo stato di fatto, ne abbiamo abbastanza di burocrazia, esami di ammissione e quant’altro. Deve essere il mercato a definire cosa è di qualità e cosa non lo è in base alla legge della domanda e dell’offerta. Prima ed ultima volta che commento in questo blog. Lasciate i commenti aperti e non siete in grado di rispettare le opinioni degli altri. Mi incaponisco… cose da pazzi…

        2. Barbara Silbe Post author

          Le davo del lei per due ragioni: per educazione e perché dal suo profilo qui non sapevo con chi stessi parlando, mi hanno insegnato a non prendermi certe libertà. Però se preferisce passiamo al tu, ne sarei felice. Non era neanche mia intenzione offendere, incaponirsi non è offensivo, era la constatazione che stessimo discutendo solo una piccola parte del problema, tutto qui. Ha ragione a dire che deve essere il mercato a definire chi ha un valore, in parte già accade. Ma quando chi di valore non ne ha si intrufola arrogandosi diritti e incarichi che non gli competono, questo finisce per dequalificare l’intero settore. Non sono a favore della burocrazia polverosa e inutile, non l’ho mai scritto, lo sostiene lei forse. Io auspico un organo di tutela che impedisca ai cialtroni di approfittarsene e che favorisca chi davvero merita.
          Almeno su questo mi darà ragione…

          1. Nessuno

            Normalmente io uso il tu perchè è la prassi da quando è nato internet. Inoltre il Lei ed il Voi presuppone che la persona a cui ci si rivolge sia implicitamente più nobile, adesso questo significato si è un po perso ma diciamo che le radici sono queste. Comunque va bene qualsiasi forma alla fine è solo un esercizio di dialettica. Non è un esercizio di dialettica dire ad una persona che appunto non si conosce affatto, della quale non si conoscono le potenzialita, studi e vita che si incaponisce. Infatti incaponirsi significa ostinarsi in qualcosa di irragionevole quindi se io dico a qualcuno che si incaponisce gli sto dando dell’ariete che sbatte la testa contro il muro senza motivo, quindi uno stupido. Chiarita questa cosa diciamo che c’è poco da constatare se non che abbiamo opinioni differenti. Io rispetto la Sua e Lei è libera di rispettare o meno la mia ma visto che è così educata dovrebbe, se posso consigliare. I giornali non sono stupidi, mettono quello che gli sembra più opportuno al prezzo più conveniente. Nel corso della storia ci sono state migliaia di professioni che sono nate e morte. Chi si è saputo adattare è sopravvissuto, chi non lo ha saputo fare si è estinto professionalmente parlando. E’ una cosa naturale fra l’altro. Più che una critica a chi propone fotografie di scarsa qualità, bisognerebbe guardare tristemente a chi dovrebbe essere in grado di giudicare e premiare. Poi è chiaro che se parliamo di una fotografia, essendo un’espressione artistica, tutto può essere considerato lecito. Quello che voglio incaponirmi a dire è che la fotografia ha una parte corposa di tecnica come tutte le arti. Tuttavia, questo non vuol dire che tutte le statue debbano essere uguali o tutti le pennellate devono esprimere un viso di proporzioni perfette. Allo stesso modo, catturare un momento, potrebbe essere considerato più prezioso di una fotografia senza rumore, perfettamente a fuoco e ligia alla regola dei terzi. Io non sono per la nobilitazione dell’arte, perchè l’arte è di tutti. Se chi si intrufola riesce a guadagnarci sopra lecitamente non vedo perchè non debba farlo. Se abbassa troppo i prezzi, naturalmente farà del nero e qui dovrebbe essere denunciato/a. Ma se chi si intrufola nella legalità riesce ad avere risultati apprezzati e viene pagato, è normale che da fastidio a quelli che c’erano prima ed adesso hanno la metà dei clienti. Quando la concorrenza spiccola fa il suo ingresso c’è solo un modo per rimanere a galla. Aumentare i prezzi. Se quello che facciamo è così tremendamente di qualità, ci saranno sicuramente degli estimatori pronti a pagare per averlo. In questo modo non saremo più costretti a sfornare foto come se fossero panini e si guadagnerebbe ugualmente. Ma la verità è un’altra. Siamo davvero sicuri che la nostra qualità sia così sublime ed inequivocabile? Questo io non lo so, posso parlare solo del mio lavoro dando una risposta negativa. Per quanto riguarda il discorso burocratico, più titoli obbligatori si richiedono per l’esercizio di una professione e più aumenta la burocrazia a danno della produttività. Non c’è niente da sostenere o ipotizzare, è così e lo sanno tutti. Per quanto riguarda l’organo di tutela dai cialtroni. Chi sono i cialtroni? Se si parla di quelli che lavorano in nero gli organi esistono già. Se si parla di quelli che lavorano secondo i dettami della legge cosa c’è da tutelare? Il diritto all’oligarchia?

        3. Barbara Silbe Post author

          Mamma mia, prima ho parlato di incaponirsi, ora noto una sicumera aggressiva che davvero mi piace poco. Dice di rispettare la mia opinione, ma non fa altro che attaccarmi con atteggiamenti saccenti. Mi ero posta in termini gentili e pronta al dialogo, difficile farlo con una persona tanto presuntuosa da aggredire il suo interlocutore senza voler progredire. Le faccio notare un po’ di cose: po’ si scrive con l’apostrofo, prima del ma ci vuole sempre la virgola, e la consonante dopo la congiunzione “e” oppure “a”, ci va solo se la parola che segue inizia con una vocale. Le sue tre lauree devono averle insegnato davvero poco di grammatica e sintassi. Ecco, vede, la Fotografia è un linguaggio, serve conoscere le regole anche lì, lo sapeva? Ma no, lei non lo sa, pensa che in quanto espressione artistica tutto è lecito, e questo dia il la ad autorizzare l’improvvisazione di chiunque. Molto facile, così, non crede? Facile pensare si tratti di oligarchia invece che di competenza, così farà la parte dell’emarginato incompreso invece che del superficiale che non sa e vuole pontificare. Certo che se lei, sul suo blog, pubblica il suo “gatto comodamente sdraiato sul letto”, nessuno le dirà nulla finché lei non si ergerà su un piedistallo da dove impartire disposizioni a chi ne sa più di lei o a chi potrebbe disgraziatamente imparare dalle cavolate che dice. Continui a fare il fotoamatore, ben venga tutta quella categoria di appassionati, ma non creda di essere titolare di una cattedra in materia e questo sarà un mondo un po’ più interessante. Si faccia un bagno di umiltà e ascolti il suo prossimo, invece di pontificare e cercare pretesti per fare polemica a ogni costo. La Fotografia non ha bisogno di insegnanti del suo calibro, le assicuro. Un amico prima, leggendo le sue risposte, mi ha detto: “Se fai il barista (o il professore) e come hobby fai il fotografo, scrivi e commenta di schiuma e gradazioni alcoliche, ma lascia stare la Fotografia”. Mi ha trovata terribilmente d’accordo…

          1. Nessuno

            Ero certo che mi avrebbe attaccato sulla lingua italiana. Mi sembra ovvio che scrivendo con lo smartphone non ho la stessa comodità sua a ricontrollare i testi. Comunque accetto tutti quanti i suoi punti di vista ma non li condivido. Sicuramente la fotografia non ha bisogno di insegnamenti del mio calibro, sono certo che non ne ha bisogno neppure Lei. Anzi, io posso imparare molto da tutti. Si ricordi però: “lei non è la fotografia”. Le auguro una buona serata.

        4. Barbara Silbe Post author

          Sa perché la attacco? Semplicemente per farle capire che non ha il diritto di stare sul piedistallo. E per rispondere ai suoi toni sgarbati. Certo che io non sono la Fotografia. Sono solo una che se ne occupa da 25 anni, con impegno, studio, dedizione, umiltà, amore, serietà. Una che di Fotografia ci vive e ci sogna e che vorrebbe vederla salire a livelli più altri di quelli nei quali si trova per colpa di tutta questa improvvisazione del cavolo nella quale annega. Io imparo, ogni giorno, sui libri e da quelli molto più bravi di me. E non mi permetto di criticare quello che non conosco. La saluto e la aspetto, alla prossima puntata

    2. Marco Mioli

      Non sono d’accordo “Nessuno”, dissocio completamente dal tuo punto di vista.
      La concorrenza non è mai stato un problema per chi sa fare!, anzi, è uno sprono a fare di più e meglio.
      Secondo punto, non conosco la tua storia professionale e neanche mi interessa, ma sostenere che tutti i fotografi: “abbiano iniziato improvvisando”, questa proprio non te le passo.
      Improvvisa chi non sa, chi non ha la concezione di quello che sta facendo. Forse volevi dire che nella fotografia si fa “sperimentazione”, ma non improvvisazione… non credi?!

  2. Andrea barbieri

    Caro “Nessuno”, lei scrive:

    è una considerazione che non c’entra nulla con l’articolo, perché l’articolo non parla di concorrenza, ma di una corsa ad abbassare la qualità (che è l’effetto contrario a quello che produce la concorrenza).

    Mi colpisce molto anche che lei scriva:

    Ovvero, lei scrive coperto dal nomignolo “Nessuno”, per rivolgersi a una persona che invece non nasconde la propria identità, e pretende dall’interlocutrice un atteggiamento che faccia cadere i formalismi. E’ davvero bizzarro (in un mondo normale).

    Infine, nel blog che si raggiunge cliccando sul suo nome, leggo un articolo che evidentemente si riferisce allo scambio di battute avuto qui nel colonnino dei commenti. Scrive tra l’altro:

    Ma Barbara Silbe non è una perfetta sconosciuta: esibisce la sua identità, chiunque può conoscere le sue competenze e avere idea del suo lavoro.
    Forse è qualcun altro il “perfetto sconosciuto”.

    1. Barbara Silbe Post author

      Buongiorno Andrea, grazie per il suo intervento, ma le consiglio di non dare così tanta (troppa) importanza a questo signor nessuno. Scrive cose talmente deliranti sia qui che sul suo blog, che rispondergli serve soltanto a sprecare energie a vuoto. Ha solo un bisogno disperato di protagonismo, e non si rende conto che per quello basterebbe un buon psicoterapeuta. Noi concentriamoci sul bello e sulla crescita della Fotografia che, mi sembra, sia argomento che interessa molto anche a lei.
      Mi auguro di rileggerla presto, un saluto

  3. Andrea barbieri

    Le tre citazioni di “Nessuno” saltate dal commento precedente sono:

    1) “Dà sempre fastidio quando aumenta la concorrenza.”

    2) “Beh visto che mi dà del Lei ricambio.”

    3) “Mi fa piacere che una perfetta sconosciuta si prenda la briga di insegnarmi a vivere.”

  4. Marcello Rocchi

    Visto che la discussione è diventata tra il Sig. Nessuno e la sig.ra Barbara Silbe mi limito a schierarmi come del resto fanno un pò tutti in questa diatriba ; il sig. Nessuno a espresso un suo parere che non sposa assolutamente ( e neanche io) le idee della sig. Barbara , ma sopratutto non è stato certo offensivo come viene detto da la Barbara Silbe la quale a pare mio non si può permettere di aggredire e offendere le persone che non la pensano come lei.
    E un altra cosa sig. Barbara, tutti i lavori incontrano la crisi io sinceramente mi sono rotto si sentir parlare di crisi , di difendere la professione..ecc ecc. oggi tutti ne parlano, forse difendendo diventano più professionali?….noo? o forse si?. Cari signori professioinisti non vi arrabbiate non è professionale, non perdete più il tempo a difendere qualcosa che se continuerete a pensarla cosi non avrete mai… gioite e ispiratevi a far meglio piuttosto che lamentarsi, non serve a niente , e se le persone oggi grazie alla tecnologia scattano di più benvenga…
    Grazie

  5. Marcello Rocchi

    Scusatemi ancora volevo sottolineare il titolo del post, non a caso ….
    COME TUTELARE LA FOTOGRAFIA IN UN MONDO DI IMPROVVISATI
    Ma fa ridere solo me?
    Ciao
    Grazie ancora

    1. nocsensei

      Buonasera Marcello. Il suo dinniego al contenuto dell’articolo era già stato espresso nel suo commento precedente.
      Questo suo ultimo invece (in cui inutilmente fa lo spiritoso il relazione al titolo dell’articolo) le fa fare solo una brutta figura, essendo del tutto gratutio e non necessario.
      La ringraziamo ugualmente per il tempo che ci ha dedicato e per averci seguito.

  6. Marcello Rocchi

    Mi scusi ma non sono d’accordo con lei, e comunque era solo per sottolineare alla sig Barbara e a tutti quelli che sono in accordo con il suo pensiero che la brutta figura la fanno loro perchè…. il titolo parla da solo e rende proprio l’idea di quanto si parli da l’alto al basso.
    Non me ne voglia ma credo che lo spirito di un fotografo professionista non debba essere questo, ma bensì un amore innato per l’arte indipendentemente da chi lo esprime e in che modo lo esprime.
    Credo che questo stesso sito sia nato per questo , non certo solo per personaggi di (nicchia) ma bensì per promuovere la passione soprattutto a …come li chiama la sig. Barbara e compagni che accondiscendono (improvvisati)…. a mio avviso loro si che fanno la brutta figura …io mi limito al solo fatto di rappresentare un pensiero in qui credo.
    Grazie a Lei

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