Andrea Baravalle, il fotografo viaggiatore.

Questo mese vi voglio parlare di un autore che ho conosciuto grazie a New Old Camera e al prezioso lavoro culturale che da anni porta avanti il suo titolare, Ryuichi Watanabe. Lui stesso, tempo fa, mi convocò al suo “quartier generale” di via San Michele del Carso 4, luogo molto frequentato della fotografia milanese, per farmi incontrare Andrea Baravalle, affermato avvocato e grande viaggiatore.

 

© Andrea Baravalle. Banda AMIR

 

Per conoscerci, siamo naturalmente partiti dall’analizzare il suo vasto archivio di scatti. Seppure autodidatta, ho subito compreso che Andrea prende la fotografia molto seriamente e altrettanto ha fatto con i molti viaggi che ha collezionato nel corso della sua vita nomade.

Ha percorso ogni latitudine e continente fin da quando era un bambino, prima al seguito dei suoi genitori, poi da adulto, spesso in solitaria, recandosi in posti inaccessibili o complicati, teatro di conflitti e sofferenze umane di ogni sorta, rischiando perfino di finire in prigione in un paio di occasioni.

 

© Andrea Baravalle. Afghanistan 2006

 

Ciò che lo muove è indubbiamente il bisogno di conoscenza, ciò che gli piace di più è incontrare le persone. Incontrarle umanamente, intendo, aiutarle quando è possibile farlo, e ritrarle scambiando i loro sguardi schietti.

Le sue immagini sono come interviste senza parole, dove ciascun soggetto è protagonista di una microstoria raccolta in qualche Paese lontano. Asia, Africa, Sud America, Australia… tante terre diverse per un medesimo interesse: comprendere altre culture usando una fotocamera.

 

© Andrea Baravalle. People

 

Per il momento Andrea scatta quasi esclusivamente a colori e il suo stile si colloca a metà fra il reportage di viaggio e l’antropologia, con forti ispirazioni al lavoro di giganti dell’obiettivo come Steve McCurry o Michael Yamashita.

In lui, per fortuna, nemmeno l’ombra di quella street photography superficiale, ormai un po’ noiosa, fatta prevalentemente di immagini rubate e casuali, che invade oggi le nostre bacheche social e i folder nei computer di aspiranti fotografi in ogni dove.

 

 

Qui si parla di rapporti diretti, di inquadrature frontali e partecipate, da entrambe le parti coinvolte: chi inquadra e chi è inquadrato.

Nel corpus di scatti che compone il porfolio di Andrea Baravalle, la cosa che stupisce maggiormente è proprio la profonda empatia con la quale riesce ad avvicinare qualunque individuo, anche i meno abituati a un volto occidentale.

A dimostrazione del fatto che se ci poniamo curiosi, senza pregiudizi e offrendo verità, il nostro prossimo ci viene sempre incontro.

 

 

Note biografiche

Andrea Baravalle (Alessandria, 1964) vive e lavora a Milano da circa 40 anni.

Avvocato civilista, penalista e Patrocinante in Cassazione, è abituato viaggiare fin da bambino. Mentre si trova a Singapore, appena quindicenne assiste in tv all’invasione dell’Afghanistan da parte dei Sovietici che oltrepassano con i propri thank il fiume Amu-Darhia. Da quel tragico episodio nascerà in lui il profondo desiderio di visitare l’Afghanistan.

È stato istruttore di vela e ha vinto numerosi trofei in diverse classi agonistiche di questa disciplina, per dedicarsi poi alla carriera di indossatore che contribuirà a fargli girare il mondo fino a quando rileverà il 49% delle quote di una nota agenzia internazionale di fotomodelle milanese.

Nel 2004 si trasferisce a Bali per buona parte del tempo e apre in Italia un negozio di arte e antichità orientali, pur continuando a esercitare la professione di avvocato, e continua a collezionare viaggi che intraprende spesso in solitaria. È stato 28 volte in India, 5 in Nepal, 4 in Australia, poi Giordania, Israele, Mongolia, Zaire, Rwanda l’anno prima del genocidio. Verrà arrestato per aver scattato foto in un mercato a Goma, in Congo. Prende spunto dal libro di Tiziano Terzani “Un indovino mi disse” per attraversare l’Asia Centrale senza mai prendere un aereo. Va in India, Pakistan, percorre la Karakhorum Highway, poi in Cina, Regione Autonoma degli Uyghur di religione islamica, Kyrgyzstan, Kazakzstan, Uzbekzstan e Iran, Paese che lascerà il giorno prima del crollo delle Torri Gemelle.

 

 

Nel 2002 attraversa da solo tutto il Sud America, compresa l’Amazzonia, e sviluppa la sua passione per la fotografia e per i primi piani delle persone che incontra. Dopo la partecipazione al suo primo Kumbh-Mela (poi altri tre nel corso degli anni), nel giugno 2004 tiene la sua prima mostra fotografica dal titolo “Magie e volti del Kumbh-Mela” ospitata all’Executive Lounge di Milano.
Al suo attivo anche decine di viaggi in Indonesia, Malesia, Vietnam, Laos, Cambogia, Myanmar e la parte indonesiana di Papua Nuova Guinea, la cosiddetta “wild Irjan Jaya”.

Poi il sud dell’Africa, di nuovo Pakistan, Kuwait, Saudi Arabia, Mauritius, Madagascar, Reunion. Nel maggio 2022 si reca in Ukraina per portare aiuti umanitari durante la guerra. Avendo con se solo accrediti stampa falsi, viene arrestato sulla strada Odessa/Kiyv. Accusato di essere una spia britannica o americana, viene picchiato, sbattuto in prigione, infine rilasciato e invitato a tornare in Italia. Rientrerà nel Paese attraverso la Transnistria. La sua prima, agognata volta (molto pericolosa) in Afghanistan è nel 2006, dove tornerà nel 2023 (sotto il potere dei Talebani), poi Irak, Kurdistan Irakeno, Sirya, Kurdistan siriano a pochi chilometri dai ribelli dell’Isis o, come lo chiamano lì, Daesh, poi Libano e Qatar.

Dopo aver lavorato per un tour operator online ed essere stato consulente del portale “Asia Centrale”, nell’agosto 2018 Andrea realizza il suo sogno di fondare un proprio tour operator, che oggi ha sede a Milano centro.

 

© Andrea Baravalle. People

 

 

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo sito web può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milano. info@newoldcamera.it
All rights are reserved. No part of this web site may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milan, Italy. info@newoldcamera.it

©2024 NOC Sensei – New Old Camera Srl

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *