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I fotografi sono obsoleti?

Intelligenza Artificiale, automazione e innovazioni tecnologiche: come sopravvivere professionalmente in un mondo sempre più robotizzato.

 

Un robot al posto del fotografo

Una grande azienda di moda per la quale anni fa avevo scattato dei cataloghi, oggi non usa più fotografi. Al loro posto ci sono degli “operatori” che azionano dei robot usando degli iPad. Un fotografo non serve più: le luci vengono selezionate tra schemi prestabiliti e quando la foto è stata scattata viene automaticamente post-prodotta seguendo le linee guida pre-impostate. Tutto è integrato in nella struttura del robot, non c’è bisogno neppure di un cavalletto.

I costi sono inizialmente elevati, ma diventano piccoli per una azienda che ha una grande quantità di immagini da realizzare. Una volta preparato il capo, il gioco è fatto: la foto sarà presto pronta già ritoccata, ridimensionata e rinominata. Non stiamo parlando di immagini particolarmente creative o ricercate, ma di quelle immagini di cui oggi il mercato ha bisogno e che aiutano tanti fotografi a fatturare: indossati sempre nelle stesse posizioni e con la stessa luce, still-life che seguono linee guida precise e ripetitive.

 

Fotografare le modelle senza modelle e senza fotografi

Non si scoraggino le aziende che vogliono fotografare i propri capi indossati, ma non hanno un budget adeguato per pagare le modelle: con l’aiuto di un altro fornitore possono scattare su manichino e un programma farà apparire quei capi addosso ai modelli e alle modelle scelte nel menu, tutti con taglia campionario in una serie di pose standard e con trucco e capelli in linea con i redazionali di moda attuali. I risultati sono insospettabilmente naturali.

Ai fotografi che scattavano questi cataloghi di moda rimangono le aziende che non hanno scoperto i miracoli dell’automazione, oppure quelle che non si fidano ancora e – soprattutto – quelle con budget più modesti che non possono permettersi l’investimento. E poi le piccole realtà (e sono tante) che in genere affidano la realizzazione delle foto al fidanzato della figlia del titolare. La modella, ovviamente, è la figlia del titolare. Ci sono altri clienti che non si conformano a questa omologazione, ma sono pochi e dunque è meno facile lavorare per loro.

 

Avere la foto di un prodotto senza neanche fotografarlo

Se le foto devono essere ambientate o in esterni, fortunatamente i fotografi sono ancora presi in considerazione (quando non sono in competizione con il famoso fidanzato della figlia del titolare). Attenzione però: se si tratta di T-shirt e le esigenze non sono troppo specifiche, le cose potrebbero cambiare! Infatti: perché pagare un fotografo, i modelli, truccatore/parrucchiere, stylist e trasferte quando se ne può fare a meno? Con $15 al mese si può avere accesso illimitato (diritti di utilizzo inclusi) ad una grossa banca di immagini di modelle e di modelli fotografati con indosso una T-shirt. Un semplice click e il proprio disegno viene inserito sulle magliette in modo che segua le pieghe e le ombre. La T-shirt si può anche colorare e il disegno viene posizionato nel punto desiderato con le proporzioni giuste. Il risultato è naturale e realista: non si capisce che è un fotomontaggio. I modelli di corporature, etnie ed età diverse sono fotografati nella natura, in città, in casa, da soli, in gruppo, a coppia (etero o gay), con figli, cani, gatti, in bicicletta, mentre fanno yoga, pugilato, jogging, in condizioni climatiche diverse e con una moltitudine di varianti. A parte qualche eccezione, non si tratta di modelli da catalogo, sono principalmente ragazzi e ragazze della porta accanto con facce simpatiche in situazioni piacevoli o anche splendidi cinquantenni e adorabili vecchietti. Tutti perfetti per i social media.

Per le piccole aziende significa riuscire ad avere continuamente nuove immagini che non potrebbero permettersi se dovessero pagare una produzione. Naturalmente ci sono anche aziende più grosse che non disdegnano questo servizio: serve una foto di due ragazzi che ridono ad una festa con addosso l’ultima T-shirt? Pochi minuti e l’alta risoluzione è pronta.

 

Comprare una foto senza pagarla

E se occorrono immagini scattate in giro per il mondo, scenari da sogno da pubblicare su Instagram, oppure immagini nelle quali inserire un prodotto in post-produzione o semplicemente una scritta? Si possono comprare anche per pochi centesimi in una agenzia di micro-stock. Non pensiate che solo i piccoli clienti si rivolgano a loro. Nel 2009, sull’ultima copertina di Aprile di Time Magazine è stata pubblicata una fotografia acquistata da una agenzia di micro-stock (quando i prezzi erano più alti di ora) e pagata $31,50. Fino a quel momento per la copertina Time Magazine pagava normalmente tra 3.000 e i 10.000 dollari. L’autore è un fotoamatore che l’ha realizzata con una macchina fotografica non professionale e che non si sarebbe mai sognato di aspirare a tanto prestigio (e a cui, ovviamente, è arrivata soltanto una piccola frazione di quella cifra).

Il micro-stock è il fenomeno che ha fatto crollare i prezzi dello stock, ovvero il fenomeno che ha fatto crollare le produzioni. Ma a pensarci bene: perché pagare per le foto di micro-stock quando si possono avere delle immagini gratis? Oggi ci sono siti che regalano le foto scattate da chi ai soldi preferisce sapere che una sua foto è stata usata tante volte. Un po’ come avere tanti “like” su Facebook. Tutto questo è possibile anche grazie all’utilizzo di database sempre più sofisticati che agevolano le ricerche. Anche i photo-editor delle grandi case editrici o gli art-director delle agenzie pubblicitarie più prestigiose attingono a piene mani da queste banche di immagini. E se la qualità non è sempre eccelsa, non importa. Una buona grafica può fare miracoli. Inoltre, se proprio non si trova la foto che si sta cercando, prima di rivolgersi ad un fotografo si può sempre provare una applicazione che permette di costruire una fotografia scegliendo i personaggi, lo sfondo e tanti elementi personalizzabili, una specie di collage fotografico. Non ha avuto un grande successo, ma… esiste e viene usato da alcuni anche per creare foto pubblicitarie.

 

la copertina di Time Magazine del 27 Aprile 2009

 

E i fotografi?

In questo panorama viene da chiedersi: ma i fotografi professionisti come mai esistono ancora? In effetti è una domanda legittima e voi che mi state leggendo sapete bene che prima dell’automazione, dell’Intelligenza Artificiale e della diffusione accelerata di una moltitudine di novità tecnologiche, già altri fattori avevano cominciato a rendere molto difficile la nostra professione. Nel 2011 il fotografo di Life Magazine Jim Pickerell pubblicava un controverso articolo su Black Star Ring intitolato “Scusate studenti di fotografia, ma è il momento di trovare qualcos’altro da fare” e scriveva tra l’altro: “mi rattrista constatare come le scuole di fotografia stiano preparando gli studenti ad un hobby e non ad una carriera”. Le sue parole poco rassicuranti non erano le sole a lanciare un grido dall’arme. L’anno precedente l’agente di fotografi Neil Burgess (che fu a capo della Magnum Foto a New York) aveva proclamato la morte del fotogiornalismo con queste parole: “Credo che dobbiamo dire ai nostri figli che la professione di fotoreporter non esiste più. Ci sono migliaia di poveri cristi, che si indebitano enormemente sperando di laurearsi e ottenere un lavoro che nessuno è più disposto a pagare “.

 

Gli equilibri cambiano sempre più velocemente

Poi le cose hanno continuato a cambiare, ci siamo resi conto che è vero che l’editoria non ha più soldi da investire nel fotogiornalismo, che la pubblicità non produce quasi più immagini, che la moda vuole soprattutto foto per l’e-commerce pagandole prezzi stracciati, che su internet le foto si trovano anche gratis, che persino il mercato dell’arte boccheggia e che ci sono tanti, troppi sedicenti fotografi, ma è anche vero che c’è più richiesta di immagini e che ci sono nuove nicchie di mercato e nuovi modi di promuovere il proprio lavoro. Le cose si compensano? Quali sono i trend con più potenzialità di crescita nei quali noi fotografi potremmo continuare a guadagnare? La risposta non è così semplice perché non si tratta di individuare solo una nicchia di mercato, ma di continuare ad adattarsi ai cambiamenti sempre più rapidi del mondo. E la tecnologia sta progredendo con una velocità tale che noi facciamo fatica ad adeguarci così spesso e ristrutturare il nostro modo di lavorare.

 

Photoshop è superato

Paul Adshead ha pubblicato pochi giorni fa un articolo su Fstopper intitolato “La morte di Photoshop: un avvertimento per i fotografi” nel quale parla proprio del fatto che l’avanzamento della tecnologia sta rendendo anche Photoshop obsoleto. Come esempio cita Face App, l’applicazione che usa l’Intelligenza Artificiale per invecchiare, ringiovanire, fare sorridere o cambiare sesso ad una persona fotografata. Occorrono pochi secondi ed un click. I risultati, che normalmente richiederebbero giorni di lavorazione su Photoshop, sono impeccabili.

Il fotografo ci avvisa dei rischi: la post-produzione affidata all’intelligenza artificiale produrrà immagini omologate sempre più simili tra di loro e l’impronta del fotografo tenderà a scomparire. Inoltre, nel momento in cui determinate azioni (dallo scatto all’editing) sono facilmente automatizzabili e gestibili da operatori senza la formazione di un fotografo, la nostra professione perde valore.

 

Da giovane a vecchio: l’elaborazione del ritratto di Paul Adshead ha richiesto pochi secondi con Face App

 

 

L’appiattimento della creatività

Adshead ha ragione. Paradossalmente, però, è anche vero che molti clienti oggi vogliono proprio delle immagini che assomiglino a quelle della concorrenza e per loro l’omologazione è un valore. Chi sono questi clienti? Le grandi aziende che tengono d’occhio le altre grandi aziende che vendono bene. Spesso un cliente mi dà come riferimento la foto di un brand concorrente chiedendomi di avvicinarmi il più possibile a quel risultato (anche quando la foto è una campagna). Oppure le nuove realtà commerciali, per esempio i proprietari di un giardino botanico che, scoperta la facilità di aprire un negozio online, hanno lanciato una linea di moda. “Abbiamo tanto posto qua e possiamo fare un magazzino”, mi hanno spiegato quando mi hanno chiesto un preventivo per fare delle foto “come quelle di…”. Poi hanno concluso che la cosa migliore per loro sarebbe stato fare le foto da soli con l’iPhone.

Direi che siamo lontani anni luce da un cliente competente che sceglie un fotografo per il suo stile e che gli chiede di interpretare un concetto. Ma ora le esigenze del mercato vanno sempre più nella direzione di clienti che di immagine e comunicazione non capiscono molto. Un po’ come i nouveaux riches che vogliono gioielli simili a quelli indossati da personaggi in vista, ma non conoscono le pietre preziose e non hanno gusto. Ora la situazione è così. Nostalgia di tutta la competenza e la sperimentazione che c’era negli anni ’80 e ’90? Naturalmente sì.

 

Fotografi e clienti

Per noi, oggi, i tempi non sono tanto rosei e i fotografi che ho visto affrontare meglio la crisi, tutte le difficoltà e la confusione degli ultimi anni sono quelli che hanno saputo adattarsi rinnovandosi continuamente. In genere un po’ tutti scattiamo delle immagini per il piacere di procedere nel nostro percorso creativo e altre per… pagare le bollette.

C’è chi tiene duro diversificando il rischio. Per esempio ci sono dei miei studenti che hanno aperto degli studi in provincia e fotografano still-life per i negozi locali che vogliono vendere online, le stanze degli alberghi della zona perché possano promuoversi, matrimoni, foto di famiglia, bulloni o bottiglie di vino per aziende locali… un po’ di tutto. Se avessero chiesto il mio parere, li avrei invitati a riflettere bene prima di investire in uno studio, ma devo riconoscere che lavorano molto meglio di tanti miei colleghi abituati a pubblicare su riviste importanti o a fotografare per aziende conosciute. Comunque credo che sia una questione di tempo e prima o poi anche i clienti dei miei studenti cominceranno a fotografarsi da soli i bulloni usando il cubo illuminato con i led in vendita online, oppure scopriranno nuovi filtri di “beautification” che correggono automaticamente le imperfezioni, rendono la pelle più levigata, schiariscono i denti e il bianco degli occhi, migliorano la simmetria del viso, rimpiccioliscono il naso, eccetera… e allora diminuiranno anche i servizi fotografici commissionati da privati. A meno che – e questo è importante! – insieme all’immagine non venga anche venduta la memorabile esperienza di farsi fotografare. Cioè qualcosa che non si può comprare con una applicazione.

 

Come possono rispondere i fotografi

Viviamo in un momento storico senza precedenti nel quale la tecnologia è sempre più sofisticata, abbordabile e diffusa. Sta togliendo lavoro alle cassiere dei supermercati, è inevitabile che lo tolga anche ai fotografi.

A mio avviso, noi possiamo fare principalmente due cose:

  • rimanere molto aggiornati ed usare la tecnologia per semplificarci la vita e proporre servizi innovativi
  • offrire prestazioni che non siano sostituibili dall’intervento di un robot

 

Un fotografo professionista, a qualsiasi livello sia, continuerà ad avere ragione di esistere solo se proporrà ciò che la tecnologia da sola non è in grado di offrire, per esempio:

  • La creatività di chi ha una buona cultura fotografica, ha sviluppato un linguaggio visivo personale, ha la curiosità di aggiornarsi continuamente e l’entusiasmo di sperimentare nuovi approcci.
  • Uno stile unico ed inconfondibile che non può essere ottenuto con una applicazione o un filtro.
  • L’esperienza che permette di trovare soluzioni alle quali un “operatore” non può arrivare.
  • La capacità di interpretare il soggetto da fotografare a secondo dell’utilizzo e del risultato che si vuole ottenere.

 

Oppure anche

  • L’accesso ad un network privilegiato.

 

dalla pagina Instagram di The Sarorialist

 

A questo proposito, un caso esemplare è quello di Scott Shuman, meglio noto come The Sartorialist. Le foto che scatta per strada e pubblica sul suo fortunato blog e nei suoi libri gli garantiscono una grande notorietà nell’ambiente della moda e oltre. Grazie ad una forte identità professionale, gli vengono commissionati lavori da clienti che desiderano raggiungere il suo pubblico. Per esempio la realizzazione di immagini per grandi alberghi di lusso a Santo Domingo e in Messico. Quei clienti non acquistano solo delle foto, ma anche l’accesso al mondo del fotografo con la presenza sui suoi social media che raggiungono un pubblico specifico e molto numeroso (Instagram 1,1ml followers, Twitter 170mila, FB 313mila). In pratica non si può dire che sia solo un fotografo perché di fatto è anche un canale di comunicazione targettizzato, un media.

Nonostante non tutti i fotografi abbiano la capacità o la voglia di trasformarsi in un brand a questi livelli, è chiaro che ci sia un ritorno a caratterizzare la propria identità professionale con qualcosa di unico.

 

© Enzo Dal Verme. Ritratto di Paula.

 

Non è un caso se i miei workshop di ritratto continuano ad avere successo. Non insegno nulla che possa essere imparato da un tutorial su Youtube o in un Webminar. Gli studenti hanno delle esperienze divertenti e coinvolgenti, ricevono consigli personalizzati, devono affrontare situazioni sempre diverse e trovare con il mio aiuto le soluzioni più adatte. Si tratta di affinare la propria sensibilità e la capacità di interazione con il soggetto e sviluppare un approccio introspettivo. Le mie lezioni non possono essere impartite da un robot.

Fortunatamente anche i miei ritratti continuano ad essere apprezzati e il mio approccio non è replicabile da una applicazione. In altre parole, gran parte della mia professionalità non può essere sostituita dall’Intelligenza Artificiale e dall’automazione. Una caratteristica, questa, che oggi sembra indispensabile per sopravvivere professionalmente.

Ma questo non significa che tutti i lavori che faccio siano imperniati sull’unicità di quello che posso offrire. A volte scatto delle foto nelle quali la mia creatività conta meno rispetto alla mia capacità di realizzare in tempi brevi le immagini richieste del cliente. In quei casi mi torna molto utile essere bene informato sulle innovazioni che riguardano la nostra professione. L’Intelligenza Artificiale, oltre a farci concorrenza, può anche essere usata da noi e semplificarci la vita. Può aiutarci a lavorare meglio e ad offrire un servizio competitivo. Come? Lo racconterò nel prossimo articolo…

 

www.enzodalverme.com

 

 

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NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

2 Comments

  1. Alberto Procacciante

    L’articolo è fantastico. È documentato, ben scritto e molto profondo ma… Sono combattuto: da un lato non capisco come tu, caro Enzo Dal Verme, possa essere ottimista (perché mi sembra che tu ritenga sempre possibile ricavarsi una nicchia), dall’altro credo che le tue siano più speranze che convinzioni.
    Alcune delle cose che racconti nel tuo articolo mi giungono del tutto muove e mi gettano nello sconforto.
    Credo che molto presto nella fotografia professionale commerciale (ne esiste un altro tipo, dopotutto?) sopravviveranno soltanto quei fotografi che serviranno alle case di moda per rappresentare il senso di novità che esse vogliono comunicare. Però queste sono e saranno poche, perché la maggior parte dei produttori d’abbigliamento si accontenteranno di copiarsi tra loro.
    Hai accennato alla grande diffusione della fotografia e delle fotografie. Ebbene… chiamola pure inflazione, questa diffusione. E come per la l’inflazione monetaria, anche per la fotografia il suo valore si abbassa quanto più essa circola in quantità. Fino a qualche tempo fa, il gusto nella moda e nella fotografia era molto più codificato e sviluppato secondo canoni distillati nei secoli seppur soggetto a periodiche revisioni. Pochi fotografi, sarti e stilisti erano i registi del gusto e lo elargivano con parsimonia, lasciavano che penetrasse piano piano nella società e la permeasse. Quando le invenzioni diventavano ordinaria quotidianità persino per le persone meno sensibili alla moda, i creatori avevano già iniziato a diffondere qualcosa di più nuovo. In questo mo(n)do era ancora possibile dire cosa fosse un abito elegante o una buona fotografia.
    Oggi non più: oggi viviamo nel villaggio globale, uno vale uno e l’arte imita la vita: le fotografie delle riviste e delle case di moda somigliano ai selfie dei social. Sì è invertita la tendenza.
    E anche se non fosse così, i big data e l’intelligenza artificiale possono apprendere molto velocemente ogni nuovo stile fotografico e riprodurlo in tempo reale: non serve avere la cultura di quel fotografo, basta scimmiottare il suo stile.
    Allora che ne sarà dei fotografi? Fornitori come gli altri, come quelli dei bicchierini delle macchinette del caffè.
    E ora vorrei guardare la scena un po’ più da lontano. Facciamo il caso della Moda: i fotografi vengono sostituiti dai robot, la manodopera specializzata dai robot (dopo essere stata decentrata in Cina), i negozi vengono sostituiti dagli shop online, il marketing da uffici centralizzati ( si chiudono le filiali nazionali) e fra poco dall’intelligenza artificiale), le riviste di moda vengono sostituite dalle pagine Instagram delle influncer ( e quindi giornalisti, grafici, trasportatori, edicolanti…). Si capisce come continua il gioco, no? Ecco la mia domanda è questa: ma non è che cominciando a licenziare i fotografi (o i giornalisti o una qualunque di queste categorie) finirà che i vestiti se li potranno permettere soltanto i robot?

  2. enzo dal verme

    Accidenti che mega commento! Ti rispondo:
    Non mi sento particolarmente ottimista, piuttosto credo che sia importante capire cosa sia fattibile in questa situazione non proprio rosea. Se un fotografo ha puntato tutto su un servizio che ora può essere sostituito completamente da una macchina, è molto facile che il suo lavoro abbia i giorni contati. Nell’articolo suggerisco due strade percorribili, ma non è detto che fra una settimana o un mese nuovi elementi ci facciano capire che è tutto da riconsiderare. Una delle più grosse difficoltà oggi sta nel fatto che gli equilibri cambiano in continuazione ed è sempre più difficile prevedere possibili scenari futuri. Non solo per i fotografi.
    Fra pochi giorni pubblicherò un secondo articolo nel quale parlerò ancora di fotografia per la moda. Se il contenuto di questo articolo ti ha gettato nello sconforto, beh… mettiti comodo prima di leggere il prossimo. Tra le altre cose suggerirò anche una possibile evoluzione imprevista. È solo una ipotesi, non contiamoci troppo. Non si tratta di essere ottimisti o speranzosi, ma… possibilisti?

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