©Roberto Besana

 

 

Guardare questa foto mi suggerisce varie sensazioni.

Che cosa vedo? E, soprattutto, che cosa guardo?

Vedo una casa con un albero, ma guardo soprattutto l’albero che mi sembra il protagonista.

Tuttavia, confrontato con la casa, mi fa pensare ad un bonsai pur non essendo molto piccolo. Certamente non è un bonsai, ma ne subisce la stessa sorte.

Leggo che quella del bonsai è un’antica arte orientale che consiste nel coltivare alberi in miniatura. Non si tratta di una specie geneticamente nana, ma di una pianta normale che viene mantenuta piccola attraverso tecniche specifiche di potatura, riduzione delle radici e legatura. Viene mantenuta piccola. Cioè quella pianta vorrebbe crescere, ma glielo si impedisce perchè così ci piace di più.

Questa pratica mi fa pensare alla “bonsailizzazione” (mio neologismo) in Cina dei piedi delle bambine. Era una pratica molto dolorosa consistente nella rottura e stretta fasciatura dei piedi delle bambine per modificarne le dimensioni. Si chiamavano “piedi di loto” ed era uno “status simbol” durante le dinastie Song, Ming e Qing, ma finalmente e fortunatamente questa pratica scomparve con l’avvento della Repubblica Popolare Cinese nella prima metà del secolo scorso.

Non così per gli alberi e i bonsai continuano ad essere prodotti consigliandoci anche come farne in casa.

Né questo è l’unico modo ricorrente di denaturalizzare gli alberi che vorrebbero crescere secondo natura, ma gli si costringe a crescere secondo mode e disegni rispondenti ai nostri gusti. Penso alle potature che portano a disegni di sconfortante bruttezza e ai giardini all’italiana, all’inglese, alla francese… che sono  evidenti forzature della natura. Con scarso o nullo rispetto per la biodiversità.

Tuttavia, ad onor del vero, come si dice, in Italia non stiamo messi male. Abbiamo una copertura forestale di oltre 11 milioni di ettari e siamo primi in Europa per la biodiversità. E, dopo aver fatto la festa agli alberi, ogni anno il 21 novembre si celebra la festa degli alberi. Per ricordare che la Terra è anche natura e che nella natura un ruolo importantissimo viene svolto dagli alberi.

Allora l’albero della foto può essere annoverato tra le eccezioni. E, comunque, è sempre meglio del muro che ha alle spalle.

Ugo Leone

Roberto Besana
Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022

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