Sedurre con indizi

Romel de la Torre, 1963.

Il pittore volutamente non termina il ritratto, ed il risultato è pregevole.

Un momento, però.

Cosa significa “non terminare”, forse evitare di trarre una conclusione?

Profittevolmente, no.

Perché è questa, la conclusione.

L’autore voleva sottolineare elementi, eliderne altri, ed il risultato configura una potente – definitiva – sintesi del suo sentire “relativo”.

Noi fotografi invece non possiamo lasciare tratti “incompiuti” nell’intenzionale governo dei dati.

Oppure no?

Possiamo accennare, con delicatezza non scevra da pregnanza.

Massimiliano Campelli va al lago.

Tratta un tema che anch’io ho largamente battuto, sugli stessi identici soggetti/oggetti.

Ma la fotografia di Massimiliano è particolarmente riuscita.

L’animale non turba il disegno, lo interpreta.

Qualcosa che ha appena fatto determina l’indizio di un cerchio.

Che rende il grafismo verticale delle aste di bandiere – nel tratto di pertinenza – più nervoso a sinistra, più tortuoso a destra.

Il suo intervento s’inscrive armoniosamente in un serico arazzo che dipana una pudicizia di mezzi eppur orgogliosa della sua sembiatile vibrazione.

Ecco, cose così.

Il fotografo evita la volgarità della riproduzione diretta per immergersi nelle intime suggestioni di una proposizione terziamente mediata.

Sì, la Fotografia non consente plateali omissioni.

Piuttosto, garbate allusioni.

 

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Claudio Trezzani

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