Ciò che non c’è

Cosa abbiamo qui?

“Tre donne”, di Umberto Boccioni.

Ma non è roba per noi.

Perché mai?

Vi ricordate la Kodak Tmax 3200 ASA?

O la pellicola Ilford di pari sensibilità nominale, e non vi è nemmeno bisogno di rimembrare poiché è tuttora prodotta.

Non vi è più tipico caso del concetto di Necessità/Virtù: una cosa ci tocca per forza ed allora ce la facciamo piacere.

Anche fuor d’ipocrisia, intendo.

Non possiamo evitare una visibile granulosità, ergo cavalchiamo il gesuitico accidente in chiave espressiva.
Nel digitale si dice no.

Il rumore da amplificazione del segnale non ha lo stesso fascino della alogenurica grana, si dice.

E si dice bene.

Ma in digitale commettiamo ben altre turpitudini.

Partendo dal più profondo punto dell’ abisso, l’impiego di filtri digitali autoasseriti “artistici”.

Nei più malfamati bassifondi li si usa per “recuperare” una fotografia malfatta, ma noi non siamo più lì, nevvero?

Facciamo allora un gioco, se v’aggrada.

Esiste un sito di argomento fotografico in Rete in cui ogni titolo reca un punto esclamativo conclusivo.

Sapete, una volta anche Quattroruote aveva un redattore letterario, con il compito di sorvegliare i brani dei colleghi tecnici.

Vi andrebbe di spedire una figura così nel summentovato sito?

Naturalmente dovrebbe essere incaricato di intimare l’elisione di tutti quei segni pleonastici che anziché apportare sottraggono, ma dubito che il redattore inviato troverebbe terreno fertile, culturalmente ricettivo.

Allora, non potendo influire su quei punti esclamativi là, il nostro gioco sarà un altro.

È cioè: non usare più il comando “chiarezza” di Photoshop (nonché il suo omologo in Capture One, anche se si giova di una migliore messa a punto quanto a non insorgenza di aloni, e di una utile quadripartizione regolativa) per valori positivi.

Affare fatto?

Facciamo che lo abbiamo stipulato.

Poverini, ora non potrete più avvalervi di una enfatizzazione del contrasto nei toni medi, che è quello che fanno gli algoritmi quando spostate a destra il relativo cursore.

Epperò, ora non imiterete più – consapevolmente o no – i pittori.

Esistono mezzi più sofisticati e puntuali per giostrare con i valori tonali.

Ecco perché nell’incipit ho ho asserito che il dipinto di Boccioni non è roba per noi.

Tutte quelle insistite linee, ma lo stesso varrebbe per una tecnica puntillistica, o per l’impiego della spatola…

No, noi non siamo pittori.

Abbiamo un tesoro davanti.

Che mediamo, sì.

Ma senza tradire.

 

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Claudio Trezzani

https://www.saatchiart.com/account/artworks/874534

 

 

 

 

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