Quella meravigliosa fotografia di Hemingway fatta di sei parole

Una piccola storia, forse di fantasia o forse no, ed un grande scrittore, forse autore della medesima o forse. Un minuscolo racconto che lascia pensanti e non finiti. Un perfetto esempio di Fotografia.

 

Quella meravigliosa fotografia di Hemingway fatta di sei parole

di Stefano Michelin


 

Ernest Hemingway, Milano, 1918 – ph Ermeni Studios

 

La leggenda vuole che negli anni ’20 il grande Ernest Hemingway riuscì a scrivere un racconto impiegando solo sei parole. Questa vicenda è molto nota e nel tempo ha subito diverse distorsioni, anzi, non si sa neppure se sia vera o inventata, almeno in parte. Quello che conta però è ciò che è arrivato fino a noi e soprattutto, la nozione che è possibile apprendere da questa vicenda.

A seguito di una scommessa persa pare presso l’Algonquin Round Table, un famoso circolo di New York attivo in particolare tra gli anni ’20 e ’30, cui prendevano parte non solo scrittori ma anche critici, attori e letterati di varia natura. Hemingway, all’epoca agli inizi della carriera, si trovò a dover comporre una storia usando il minor numero di parole possibili.

Alcune fonti parlano di una puntata persa in realtà al Lüchow’s Restaurant, un locale molto chic a Manhattan, ma poco cambia, Hamingway buttò su carta una manciata di parole che ebbero però la forza di risuonare con vigore e di aprire le porte dell’immaginazione: “Vendonsi: Scarpe da Bimbo, Mai Usate”.

A dire il vero circolano molte versioni in italiano mentre sulla versione originale pare ci siano pochi dubbi: ”For sale: baby shoes, never worn” e questa, in ogni caso, è Fotografia pura e semplice, diretta ed essenziale, precisa ma libera di volare.

Ai piccoli corsi o lezioni che ho avuto la fortuna di tenere, porto sempre questa vicenda come esempio di grande Fotografia perché racchiude un grande significato ed esprime, in pochissimo “spazio”, una serie di contenuti.

 

@ Gerald Weller

 

Delle varie versioni, questa è quella che più apprezzo anche perché la trovo molto in linea con i tempi. La parola di apertura, Vendonsi, anche se usata pure oggi, ci suona abbastanza strana o quanto meno obsoleta ma racchiude un concetto semplice ossia qualcosa di cui ci si vuole liberare ma non gratuitamente. Scarpe da Bimbo è l’articolo, fotograficamente potremmo quasi pensare al soggetto della immagine, e poi arriva il colpo di coda, quel Mai Usate che apre un mondo.

Se ripenso alla prima volta che ho sentito questa frase, non posso non riprovare quel pugno allo stomaco arrivato diretto.

 

Floyd Burroughs’ Work Shoes 1936
foto Walker Evans

 

In sole sei parole, Ernest Hemingway ha narrato una vicenda, che si apre e si chiude, e lasciato il lettore in sospensione con tanti interrogativi. Perché i genitori vogliono liberarsi delle scarpe? Forse un regalo

sbagliato o forse vogliono disfarsene per qualche motivo? Perché venderle? Hanno forse bisogno di soldi? E poi quel termine…Bimbo, così carico di affetto e tenerezza, seguito da Mai Usate che può suonare come qualcosa di perfettamente normale (ogni genitore ha venduto o regalato abiti o accessori non utili) oppure qualcosa di estremamente triste ed infelice.

Personalmente non mi piacciono le storie a lieto fine e anzi, caratterialmente sono portato a vedere molta più bellezza nella tristezza che nella felicità, ed in questa frase, personalmente, ci vedo una storia triste dall’epilogo drammatico che alle volte, da padre, mi fa bagnare gli occhi.

 

Elliott Erwitt. USA. New York City. 1950.

 

Ma perché possiamo vedere questa storia come “Fotografia”? Perché ne condivide ed esemplifica vari aspetti.
Prima di tutto ha un soggetto preciso, le scarpe, cui c’è dietro una storia, che inizia e finisce, e poi, soprattutto, lascia il lettore (per “noi”, l’osservatore) con quesiti non risolti.

Brassaï, alias Gyula Hálász, diceva che “la fotografia deve suggerire, non insistere o spiegare” e certamente questa frase, che sia realmente di Hemingway o no, si lega perfettamente al pensiero del grande fotografo di Brașov.

A dirla tutta, diverse fonti attribuiscono a questo breve racconto un anno di pubblicazione inconciliabile con Hemingway, una addirittura del 1910 quando The Spokane Press pubblicò un pezzo intitolato “Tragedy of Baby’s Death is Revealed in Sale of Clothes“ e quando il futuro premio Nobel aveva solo 10 o 11 anni.

Certo, non nego che ci voglia anche un po’ di fantasia nel vedere della Fotografia nella Scrittura ma questa, in fondo, è alla base di entrambe. Anzi, forse, è alla base della vita stessa e perderla vuol dire morire un poco. Ma questa è un’altra storia.

 

The Spokane Press, 1910

 

 

 

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One Comment

  1. Michele Filannino

    Ciao Stefano. Grazie mille per l’articolo stupendo.
    Nella frase di Hemingway in italiano c’è un piccolo refuso: “mia” al posto di “mai”.

    Grazie ancora,
    Michele.

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