© Roberto Besana
In questo giardino, deserto e senza rumori dopo la pioggia primaverile, oggi il tempo pare fermarsi. Fiori, alberi, e il prato: tutto è quiete e bellezza…
Io sono qui, a vivere questi momenti… Chiudo gli occhi per ascoltare il silenzio. Sfioro i petali di rosa con queste perle d’acqua rannicchiatesi come un bacio delicato al risveglio. E godo dei raggi di un sole inatteso…
non sono sola –
la striscia luccicante
di una lumaca
Questa è la vita: un miracolo ordinario, con la terra che adesso profuma così bene dopo l’acquazzone. E questo è il momento dei sogni, che sorgono dalla calma profonda…
Joanna Delalande e Oscar Luparia
[1] Lo haibun è una combinazione di un testo in prosa con poesie in forma di haiku o di senryū. A sua volta, lo haiku è un genere letterario affermatosi in Giappone a partire dal XVII secolo, focalizzato su immagini del mondo naturale. Gli haiku tradizionali sono formati da soli tre versi che contengono 17 on (unità fonetiche assimilabili alle nostre sillabe) con schema 5-7-5, insieme a un kigo o riferimento stagionale. Il senryū è un’altra forma di poesia breve giapponese, con una costruzione simile a quella dello haiku, ma si differenzia da quest’ultimo sia per i temi (le vicende umane) sia per l’assenza del kigo.
Il testo in prosa di questo haibun è stato scritto da Joanna Delalande, mentre Oscar Luparia è l’autore della poesia breve.











