“Sorelle di lana” con Donatella Sarchini

© Roberto Besana

 

Gli animali che incontriamo casualmente sul nostro cammino ci guardano sempre con grande curiosità e interesse, senza mai giudicare aprioristicamente la nostra presenza e attività, perché ciò che conta per loro è soprattutto riuscire a percepire dal nostro odore, dai nostri gesti, dal nostro sguardo, se rappresentiamo o no un pericolo nei loro confronti.

Una volta certi che non faremo loro del male, gli animali si approcciano fiduciosi ai nuovi arrivati, esprimendo confidenza, curiosità e desiderio di giocare – soprattutto quando si tratta di esemplari giovani non ancora segnati dalle esperienze negative della vita.

Le pecore che pascolano tranquille tra l’erba hanno sempre un’aria immensamente fragile e indifesa, e ogni volta che mi capita di incontrarle non posso mai fare a meno di pensare alla famosa favola di Fedro “Superior stabat lupus…”, metafora graffiante e realistica di come un individuo prepotente riesca a sopraffare il più debole, quando c’è grande differenza tra le forze in gioco e quando la bilancia pende ahimè a sfavore del più fragile e del meno aggressivo tra i due.

Accorgersi di non essere temuti dagli animali, ma di essere invece istintivamente amati, è davvero una sensazione bellissima, perché è una sorta di cartina tornasole della nostra intima capacità di vivere in armonia con le altre specie con cui abbiamo l’occasione e la responsabilità di condividere il Pianeta.

 

Sguardi innocenti

si levano curiosi

Fra l’erba alta

 

uno haibun[1] di Donatella Sarchini – Fotografia di Roberto Besana  

 

[1] Lo haibun è una combinazione di un testo in prosa con poesie in forma di haiku o di senryū. A sua volta, lo haiku è un genere letterario affermatosi in Giappone a partire dal XVII secolo, focalizzato su immagini del mondo naturale. Gli haiku tradizionali sono formati da soli tre versi che contengono 17 on (unità fonetiche assimilabili alle nostre sillabe) con schema 5-7-5, insieme a un kigo o riferimento stagionale. Il senryū è un’altra forma di poesia breve giapponese, con una costruzione simile a quella dello haiku, ma si differenzia da quest’ultimo sia per i temi (le vicende umane) sia per l’assenza del kigo.

 

 

 

 

 

Roberto Besana (1954), nasce a Monza, risiede a La Spezia. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni. Nella sua fotografia riverbera la sensibilità ai temi ambientali per i quali è attivo nella diffusione di conoscenza e rispetto. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo all’attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sul periodico .eco e NOCSensei I suoi ultimi libri pubblicati - L’albero, dialoghi tra fotografo e scrittore, 2020 - Il Paesaggio, dialoghi tra fotografia e parola, 2021 - La Sfilata del Palio del Golfo, 2021 - L’acqua, dialoghi tra fotografia e parola, 2022

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